ANTICLERICALI ALLE SOGLIE DEL 2000

Nell’iniziare questa relazione, porto i saluti a tutti i compagni da parte del compagno Franco Leggio, colui che ha tenuto vivo per un buon trentennio l’anticlericalismo anarchico; un compagno cui tutti noi che oggi continuiamo questa battaglia, siamo riconoscenti.

Mentre venivo qui a Fano, ieri, attraversando lo stretto di Messina, osservavo la Madonnina, cui è stato posto un cartello luminoso che indicava il numero 560; indicava, cioè, che mancano 560 giorni all’inizio del Giubileo.

A parte la trovata del cartello che va a ritroso fino al 2000, la cosa mi ha fatto riflettere sul secolo che sta finendo, e come, tra la fine dell’800 e questa, si sia finita anche di consumare la tradizione laica, anticlericale, antireligiosa di quelle forze repubblicane, socialiste e comuniste che su questi temi erano state nostre compagne di strada. Si tratta di forze che hanno mollato perché la loro vocazione per il potere le ha progressivamente avvicinate alla contaminazione con la chiesa, cioè con un pilastro tra i più solidi del dominio, sotto qualsiasi ideologia.

Meglio così: un equivoco in meno.

Per quanto ci riguarda, dopo avere arginato il luogo comune che rigettava l’anticlericalismo perché ottocentesco (e tuttavia occorre rilevare quanta diffusione abbiano ancora testi dell’800 come "La Peste religiosa" di Most o "Dio non esiste" di Faure, dei quali solo noi de "La Fiaccola" non so quante edizioni abbiamo potuto fare, segno che dopotutto l’ottocento sull’argomento aveva detto molto e bene); dopo esserci sforzati di costruire un anticlericalismo moderno, cosa alquanto difficoltosa, ci troviamo oggi difronte al fatto di essere rimasti, noi anarchici, l’unica forza politica a non trovarsi a disagio difronte alla battaglia anticlericale, anzi che può considerarla come parte integrante del proprio patrimonio culturale e politico.

E dobbiamo capire che su questo terreno si può costruire un forte movimento di opposizione, capace di ricompattare con gli anarchici, tutti i sinceri e non occasionali anticlericali e atei desiderosi di un impegno costante. Si tratta di una responsabilità riversatasi sul movimento anarchico, che ci dobbiamo assumere sino in fondo.

Come editori de "La Fiaccola" constatiamo quotidianamente quanta fame di letteratura anticlericale e ateistica esista; per questo, in previsione del Giubileo abbiamo deciso di aumentare l’uscita di titoli sull’argomento.

La forza della chiesa

Ma naturalmente non possiamo limitarci a guardare solo in mezzo a noi; dobbiamo osservare e analizzare la forza crescente della chiesa nella nostra società per operare quel salto di qualità che può ridare un senso diffuso all’anticlericalismo.

La Chiesa, specie in Italia, paese che "ospita" il Vaticano, è riuscita a superare ogni crisi sviluppatasi al suo interno; è riuscita a recuperare ogni tipo di contraddizione che per un certo momento aveva potuto dare l’impressione di poterne incrinare l’immagine e la potenza; dopo la cosiddetta "crisi delle ideologie" (una balla cui non abbiamo mai creduto), la chiesa cattolica, e la sua ideologia, si sono affermati come un punto di aggregazione formidabile; e dopo la scoperta, da parte della sinistra, del cosiddetto "partito leggero", la chiesa è rimasta l’unico vero movimento di massa in grado di veicolare consensi e mobilitare risorse.

Tutto questo trova una agghiacciante conferma in modo particolare nel Meridione d’Italia, dove attorno alla chiesa cattolica si aggrega, come sempre, il conservatorismo, ed oggi si ricompatta la DC con tutto l’arco delle forze reazionarie.

 

 

Il sociale

Vedendo le vostre belle città, ricche di verde, ordinate, pulite, le immagino anche con servizi pubblici efficienti, senza molte carenze da questo punto di vista. Ma pensate al Sud, pensate alle metropoli, pensate alla maggior parte delle regioni italiane: ebbene, qui la chiesa si cerca di affermare come un’organizzazione parallela allo Stato, capace di essere presente in una vasta gamma di settori che il liberismo trionfante lascia scoperti: strutture di assistenza e accoglienza, spazi sociali per specifiche categorie (anziani, bambini, emarginati ecc;); la cooperazione sociale, che le permette di essere destinataria di finanziamenti ed incentivi economici d’ogni tipo, attuando una gestione della mano d’opera secondo i dettami del liberismo rampante: flessibilità, mobilità, autosfruttamento, ecc., alla faccia del conclamato modernismo solidaristico antiliberista. Nei quartieri più esposti al rischio criminalità poi, è spesso la chiesa a fungere da avamposto antimafioso. E non è sufficiente dire che funge da tappabuchi, coprendo le mancanze dello Stato: essa osa di più, e va ponendosi come alternativa mutualistica, solidaristica, di base, antiliberista ed antimafiosa.

In un recente corso interno a progetti di cooperazione sociale, esponenti della chiesa partivano da Proudhon per spiegare le origini delle loro attuali esperienze... questo per dire come siano in grado (o tentino) di fagogitare tutto.

Fatto sta che con il suo operato la chiesa sta mettendo in atto una feroce mistificazione e sta costruendo un insidioso consenso a sinistra (anche se occorre dire che è la sinistra ad avere ormai perso la bussola), capitalizzando energie per il suo discorso globalizzante, cioè del suo porsi come alternativa globale: etico-morale, politico e sociale, al sistema.

Nel campo del sociale, mentre le esperienze messe in atto dalla cosiddetta sinistra, compresi noi anarchici, come i Centri Sociali Autogestiti, mostrano il fiato corto, l’apparato clericale invece avanza.

Questo sarà senz’altro uno dei campi di battaglia su cui si misureranno le nostre forze e le loro, in cui ci contenderemo metro per metro gli spazi, in cui si renderà più che mai necessario mettere in atto esperienze di tipo laico.

Clericali a 360°

Quello che la Chiesa cattolica sta cercando di offrire, sono alternative a 360°, evitando di lasciare scoperti spazi e questioni. Pensiamo a come sta rispondendo alla concorrenza delle varie sette evangeliche e simili, creando e stimolando la costruzione di sette interne (catecumenali, comunità, focolarini, carismatici e così via) che stanno dando possibilità di sfogo mistico e isterico a migliaia di persone apparentemente normali. La chiesa sta lavorando alla costruzione, direi quasi alla maniera leninista, di cellule ufficiali e ufficiose nei quartieri (pardon, parrocchie), nei luoghi di lavoro, nei condomini, dando vita ad una capillare rete militante e rispondendo a bisogni aggregativi e di militanza mai sopiti, con cui ha clamorosamente rilanciato la sua presenza sul territorio. I segnali? I tanti personaggi che portano dietro a loro la Bibbia, le migliaia di quadretti di Padre Pio e di Madonne Piangenti, le gite ai santuari di questi nuovi miti del cattolicesimo di massa e popolare.

Le sette "esterne"

Ciò che non dobbiamo sottovalutare è anche il fenomeno delle cosiddette sette esterne alla chiesa cattolica; un moderno anticlericalismo non può distogliere la propria attenzione da qualcosa che è ormai più di un semplice fenomeno. Noi dobbiamo farne risaltare non solo la falsa pretesa di porsi come alternativa alla chiesa cattolica, ma anche la loro ben provata pericolosità sociale, la loro fitta opera di inquadramento ideologico e inquadramento religioso delle coscienze sotto gerarchie spesso subdole. Si pensi, tra l’altro, all’insidiosa New Age, a Nuova Acropoli che va organizzando nel febbraio del 2000 un concentramento mondiale a Roma in occasione dell’anniversario di giordano Bruno; si pensi alle varie sette arancioni, al Scientology, al Partito Umanista, con cui abbiamo avuto, come Sicilia libertaria, problemi giudiziari in seguito a loro querele, e via via si scenda verso quelle che già dall’apparenza si presentano come chiese minoritarie (almeno qui in Italia), filiazioni di ben più potenti apparati religiosi (Testimoni di Geova e protestanti vari).

Intensificare la battaglia anticlericale

A fronte di tutto questo dobbiamo intensificare la battaglia anticlericale, dobbiamo accoppiare ai nostri modesti mezzi anche iniziative scaturite dalla fantasia o dall’attenzione a esperienze altrui, come, ad esempio, le processioni blasfeme di Spagna, lo scherno, la controinformazione, la decontaminazione motivata (ma, al limite anche no) dei luoghi pubblici da tutte le immagini del potere cleroteocratico, iniziativa questa che potrà avere una sua capillarità.

Certo, dobbiamo evitare uno dei limiti dell’anticlericalismo: quello di attaccare il clero per la propria incoerenza, che finora ha provocato una inutile distinzione in coerenti e incoerenti, buoni e cattivi. L’anticlericalismo dev’essere radicale; il clero va attaccato in quanto, nelle sue varie eccezioni, quindi anche quelle derivate dalla coerenza, resta uno dei principali strumenti del dominio dell’uomo sull’uomo; buoni o cattivi, i preti sono facce della stessa medaglia.

Non dico che l’unico cattolico buono è quello morto, ma è senza dubbio quello che rompe con la gerarchia, rompe con l’istituzione, rompe con il fatto di essere soldato di Cristo, pastore del gregge, pecora del pastore ecc., e diventa individuo libero (anche di credere, se gli piace).

La chiesa col tempo recupera le proprie contraddizioni e tutte le sue momentanee incoerenze: anche in materia di sesso, di questione femminile: prima o poi le avremo le donne-prete, o i preti pedofili legalizzati, o l’omosessualità benedetta e ufficializzata. Pensate che in tema di cremazione quanti passi "avanti" abbia fatto il Vaticano, che è ormai sull’orlo di accettare tale pratica. Noi, come editori de "La Fiaccola", siamo stati recentemente contattati dal Vaticano, per vie ufficiose, comunque tramite preti locali, perché un prete polacco cercava il nostro vecchio libretto sulla cremazione, tema che era oggetto di alcuni suoi studi particolari.

Proposte e impegni

Credo che un impegno particolare vada posto verso il mondo della scuola, sia perché è un settore in cui siamo abbastanza presenti, sia soprattutto perché è nel campo dell’istruzione che si giocano oggi alcuni dei più cocenti rapporti tra società e clero. Il problema è: strappare i bambini dalle grinfie clericali e cattoliche, specie quelli delle materne e degli asili nido, dove hanno luogo i misfatti più pesanti. Un nostro compito dev’essere quello di favorire l’incontro tra le varie associazioni presenti nel settore per mettere in piedi una strategia di lotta martellante ed in profondità.

Non possiamo non porci il problema degli strumenti. Noi come gruppo editoriale stiamo mettendo un certo impegno nel pubblicare da qui al 2000 una serie di libri e opuscoli anticlericali e ateistici, ma è chiaro che l’anticlericalismo abbisogna di strumenti di propaganda di massa: manifesti, volantini, opuscoletti; abbiamo bisogno, da qui al Giubileo, di un giornale quantomeno mensile; io proporrei "Il Peccato", magari in versione di sole due pagine, ma a cadenza regolare, così come mi orienterei verso due grossi meeting, quello dell’estate ‘99, l’ultimo del secolo, qui a Fano, e quello del 2000, spostato a Roma, nell’anniversario del rogo di Giordano Bruno, a Campo dei Fiori. Proposte che sottopongo a voi tutti e sulle quali spero mediteremo.

Pippo Gurrieri