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DICIOTTESIMO MEETING ANTICLERICALE DIBATTITI
8 settembre 2002 LA VICENDA GIUDIZIARIA DEL FILM “I BANCHIERI DI DIO”
Il regista di questo film è Giuseppe Ferrara che potremmo definire come lo specialista della dietrologia italiana; altri suoi film hanno raccontato il caso Falcone, il caso Moro e Dalla Chiesa e hanno circolato non solo nelle sale d’essai, ma anche in una distribuzione più ampia portando sullo schermo alcune delle vicende più infamanti della storia della Repubblica italiana degli ultimi venti anni. Questo film “I banchieri di dio” racconta il caso Calvi ed era in cantiere da qualche anno, ma evidentemente Ferrara ha trovato difficoltà a portare avanti il progetto soprattutto per quanto riguardava la copertura dei costi. Il Ministero dei beni culturali ha stanziato 4 miliardi per coprire le spese del film, grazie anche all’interessamento del papà di Carlo Verdone, che quindi finalmente esce nelle sale cinematografiche. Il film, oltre a denunciare tutte le malefatte dello IOR, del Vaticano, di Marcinkus, della P2 con gli intrecci che ne derivarono tra alta finanza, faccendieri, trafficanti di armi, massoneria, politica e gerarchie ecclesiastiche ecc., per la prima volta nella storia del cinema italiano fa vedere Giovanni Paolo II e lo fa vedere, anche se solo di spalle, perché direttamente coinvolto nelle trame nere che vengono via via raccontate (anni fa il “Papocchio” faceva vedere il papa, ma in un contesto ironico). L’offensiva contro il film, però non è venuta dal Vaticano, per lo meno non direttamente, ma da Flavio Carboni, la cui interpretazione nel film è affidata al bravissimo Giancarlo Giannini, che era membro della P2, era legato ai settori distorti della massoneria, alla banda della Magliana di Roma e che nel film viene descritto non come l’esecutore materiale del delitto, ma come quello che ha accompagnato Calvi a morire. Carboni si rivolge al tribunale per chiedere il sequestro del film, avvalendosi della procedura d’urgenza, denunciando di sentirsi seriamente danneggiato dai contenuti della pellicola; molti a questo punto pensarono che il film fosse sparito dalle sale perché era stato sequestrato, mentre la sentenza del sequestro poneva come condizione che Carboni versasse 3 miliardi di vecchie lire come cauzione,in attesa della fine della causa giudiziaria, in realtà Carboni non versò questi soldi. Il film quindi non era sequestrabile, però a questo punto Carboni, spendendo molto meno, ha “avvisato” tutto il circuito della distribuzione cinematografica che poteva essere a rischio di denuncia e la pellicola ”spontaneamente” è stata ritirata dalla circolazione. Quindi non si tratta di sequestro, ma di intimidazione mafiosa ed omertosa. Ferrara rimase senza copie del film, ad eccezione di un VHS che si era tenuto precedentemente; va annotato il fatto che il regista si aspettava una ripercussione in qualche modo negativa, ma mai si sarebbe immaginato che la casa distributrice del film arrivasse a tanto. Ferrara pensò che poteva essere il caso di far uscire un libro (“Il caso Calvi” ed. Massari) che includesse la sceneggiatura del film, e così fece; in questo libro sono pubblicate anche le lettere del figlio di Calvi che autonomamente continuò ad indagare sulla vicenda di questo delitto. La presentazione del libro in varie località d’Italia ha permesso di far chiarezza non solo sulla vicenda giudiziaria del film, ma di raccogliere solidarietà da personaggi del cinema e della cultura e testimonianze di giudici che a loro volta indagano su fatti che hanno una stretta correlazione a tutto il caso Calvi e comunque di aggiungere ulteriori pezzi a questo puzzle di personaggi e situazioni di cui il film ed il libro parlano, compreso quel garbuglio incredibile che è la massoneria inglese. Vi è poi un altro libro, che ha lo stesso titolo del film (“I banchieri di dio” ed. riuniti) che invece approfondisce e si attiene a tutte le carte processuali e quindi alla vicenda giudiziaria del caso Calvi. La sentenza sul film arrivò molto presto con esito positivo mentre Carboni fu condannato a pagare le spese processuali. Quello che tutti si aspettavano era che il film tornasse nelle sale, che per la casa distributrice poteva anche essere motivo per una campagna pubblicitaria; in realtà, a parte una veloce ricomparsa a Milano e a Roma, non ha più circolato. La RAI si era precedentemente impegnata ad acquistare la pellicola e quindi ci aspettiamo, prima o poi, che vada in onda. Prima si accennava alla massoneria inglese collegata al delitto Calvi per aspetti secondari, secondo alcuni, ma comunque curiosi anche se un po’ macabri da raccontare. Sul cosiddetto suicidio di Calvi c’è stata tutta un’accurata messa in scena: la scelta del ponte, il fatto che Calvi avesse dei mattoni in tasca e indossasse un cappuccio fanno risalire a rituali massonici. Il ponte ha i colori bianco azzurri della bandiera argentina che può essere collegata alla vendita di missili da parte di Calvi, in accordo con il Vaticano, al dittatore argentino per la guerra alle Malvine; inoltre vicino a questo ponte londinese c’è la sede dell’Opus Dei. Sul Tamigi poi hanno competenza due polizie diverse, a seconda del lato, per cui nel caso di Calvi non intervenne Scotland Yard, ma la City Police, diretta da un duca di Edimburgo membro della massoneria, che all’epoca dei fatti aveva subito sentenziato che si trattava di un suicidio, tesi sostenuta per parecchio tempo, fino a che la stessa giustizia inglese dovette riconoscere il contrario. Si fa fatica a credere che queste circostanze siano del tutto casuali… se si pensa che fino all’istruttoria di Almerighi,che ricostruisce l’intreccio di trame nere che costituiscono poi tutta la vicenda politica e finanziaria che si conclude con l’uccisione di Calvi, si continua a parlare di suicidio! Come spesso avviene c’è chi fa in modo che tutto l’iter giudiziario non si concluda e, per fare degli esempi, la sola perizia sul cadavere di Calvi è rimasta aperta per anni; anzi possiamo dire che a più di venti anni dalla sua morte il processo vero e proprio non sia ancora cominciato! Siamo di fronte ad una vicenda complicatissima, sulla quale molti hanno scritto ed indagato, ma se al più presto non si riesce a far luce su alcuni aspetti che sono di competenza dei magistrati e dei giudici, cioè dell’istituzione che dovrebbe amministrare la giustizia in Italia, si rischia che non venga mai fatta perché nel frattempo i protagonisti e i testimoni se ne vanno ecc. Un’eventuale sentenza potrà magari dire che si sia trattato di un omicidio, ma che i responsabili sono ignoti... cioè rimarrà uno dei tanti misteri italiani! I coinvolgimenti politici e finanziari sono tantissimi e a livelli diversificati, per es. la responsabilità vaticana c’è per quanto riguarda la vicenda soprattutto del Banco Ambrosiano, ma probabilmente non per il delitto, che sembra aver interessato altre sfere di potere. In tutto questo poi si diversificano anche le responsabilità dirette di alcuni personaggi con le responsabilità delle istituzioni che essi stessi rappresentano, per es. se fosse vero che Marcinkus era membro della massoneria, questo rappresenterebbe un caso anomalo perché nella massoneria, generalmente, non entrano donne e prelati. Il film poi descrive bene come, da un punto di vista finanziario, sia Calvi che Marcinkus siano usciti sconfitti, quest’ultimo sembra stia facendo il parroco in Arizona e si sia ritirato a vita tranquilla per sopravvivere, e che a trarne un vantaggio enorme sia stata l’Opus Dei. L’impressione che rimane, dalla visione della pellicola, è di un medio evo proiettato nei meccanismi della finanza attuale irrealizzabile senza precise strategie di connivenza e di omertà. Una considerazione più prettamente politica: tutte queste vicende legate agli scandali nazionali ed internazionali e che troppo spesso rimangono dei misteri non risolti proprio perché in Italia la classe politica agisce solo per interessi che vanno coperti o usati come merce di scambio per altri interessi ancora; quindi tutto il male che la destra produce non sarebbe tale se non ci fosse una sinistra, politica ed intellettuale, così brava a fare altrettanto, cioè ad avere altrettante ramificazioni nelle varie sfere di potere.
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