DICIOTTESIMO MEETING ANTICLERICALE

            DIBATTITI 

 

8 settembre 2002

DALL’EMBRIONE ALLA CLONAZIONE – dibattito su bioetica e biotecnologie, interventi di Gazzola Chiara  e  Luisa Siddi

 

GAZZOLA CHIARA

Il materiale che ho consultato per svolgere questa relazione è molto vario: testi scientifico-tecnici, legilativo-giuridici, etico-filosofici, di impostazione cattolica e laica; scuole di pensiero estremamente specialistiche verso le quali ho tentato un approccio da non addetta ai lavori e dove spesso anche gli autori laici si sentono quasi in dovere di riportare le tesi cattoliche.

Viviamo in un sistema sociale tutt’altro che semplice e basato su principi di sfruttamento che inevitabilmente genera brutalità e complessità ed in questo contesto una delle definizioni di bioetica è: area della filosofia pratica che avanza argomentazioni giustificativi delle condotte relative al trattamento degli esseri umani rese oggi possibili dagli sviluppi delle scienze biologiche e dalle loro applicazioni tecnologiche.

Ciò significa che vi è una quantità di argomentazioni concatenate che vanno dalla procreazione assistita all’aborto, dalla medicina predittiva all’accanimento terapeutico, dal consenso informato alla predazione di organi, dalla manipolazione genetica allo sfruttamento delle risorse naturali, dalla clonazione all’eutanasia; ciò nonostante vengono esclusi dal dibattito altri temi come la pericolosità dei posti di lavoro, i genocidi e le guerre!

La definizione di inizio della vita e della morte è ancora un tabù, come lo è sempre stato: nell’antica Grecia sull’isola di Delos, sacra ad Apollo – dio della bellezza e dell’eterna giovinezza – vi erano due divieti: nascere e morire; le donne partorienti e gli agonizzanti venivano trasferiti su un’altra isola, l’isola di Mikonos.

Nel 2000 una cellula fecondata è già vita, mentre un corpo definito in morte cerebrale, ma con il cuore che batte è già morto e pronto per l’espianto degli organi.

Al di là di tutte le soluzioni prospettate e applicate assistiamo a giustificazioni morali, per non dire metafisiche: se le religioni appagano un bisogno di immortalità, ora la scienza si impone con lo stesso delirio d’onnipotenza.

Per dirlo con le parole di Umberto Galimberti:”potenziata dalla religione, che aveva preparato il terreno per iscrivere la tecnica  in un progetto di salvezza, la tecnica ha portato la religione al suo crepuscolo, e, con la religione, la storia che è nata dalla visione religiosa del mondo… perché per la tecnica non ci sono limiti di principio ed è incontrollabile… l’unico fine che la tecnica s‘impone è il proprio potenziamento.”

La “comunità scientifica” ci viene presentata come un’entità al di sopra delle parti che lavora in maniera univoca per il bene ed il progresso dell’umanità…ci dovremmo dimenticare delle scoperte scientifiche che applicate all’industria bellica hanno portato morte e sofferenze? Ci dovremmo scordare delle malattie nate nel XX secolo a causa del progresso industriale e farmacologico? Non dovremmo sottolineare che la ricerca ottiene risultati che superano nei fatti le attuali argomentazioni del dibattito? Non dovremmo pensare che la maggior parte delle nuove tecniche sfruttano il corpo delle donne perché per natura può generare altri esseri umani?

Le pratiche della fecondazione assistita ( ma anche quelle della clonazione terapeutica ), che dopo anni di sperimentazione ottengono risultati solo nel 15-20% dei casi, presuppongono un trattamento farmacologico e ormonale pesantissimo.

Il desiderio procreativo – che spesso è indotto da una cultura per la quale la donna è incompleta se non è madre e dove l’essere madre rappresenta una normalizzazione sociale da cui dipende il suo stare in casa per occuparsi di figli, anziani ed ammalati – è manipolato in maniera tale da indurre a processi speculativi che portano ad analogie pericolose tra ricchezza biologica ed arricchimento economico.

I fautori di uno scientismo esasperato spesso tacciono sui rischi fisici, psicologici e relazionali di tali sperimentazioni.

Alcuni dati statistici sul trattamento pre-fecondazione sono conosciuti, ma si sa molto poco su ciò che possono provocare con il tempo… c’è chi parla di predisposizione ai tumori, ma non vi sono studi approfonditi, come sono approssimativi i dati sulle cause sociali ed ambientali della sterilità e questo avviene perché raramente le viene riconosciuta una dimensione sociale.

Il concetto stesso di salute dovrebbe avere uno stretto rapporto con le condizioni di vita, ma se nelle società semplici la malattia è quasi sempre un problema di cui si fa carico la collettività, nelle nostre società  “progredite” la mancanza di responsabilità sociale diventa la salvaguardia essenziale del sistema.

Se la procreazione assistita è un rimedio all’infertilità, può essere curioso sapere come alcune società semplici hanno rimediato a questo: tra i Samo della Burkina Faso alle bambine viene assegnato prestissimo il futuro marito, ma da ragazza sarà libera di scegliersi gli amanti fino a che rimane incinta, allora sposerà il marito promesso; presso un’altra popolazione africana, i Nuer, quando un uomo muore senza aver generato, sarà un parente prossimo a prendere il suo posto, ma i figli saranno quelli legittimi del defunto.

Queste maschere sociali alla sterilità si possono associare all’inseminazione eterologa, ma se nelle società semplici la collettività è a completa conoscenza di tutte le circostanze che rendono possibile la procreazione, nelle società moderne nascono infiniti problemi di natura giuridica e morale.

Attualmente la popolazione mondiale cresce del 2% all’anno ed il tasso di natalità è più basso dove vi è più modernità; nelle società rurali i bambini sono un bene economico, mentre in quelle industriali diventano un peso economico.

Ovviamente la decisione di usufruire di un qualsiasi trattamento medico rientra nella sfera della libertà di scelta personale, ma qui entra il gioco dei divieti.

Il dibattito sull’etica in campo medico porta ad accettare l’obiezione di coscienza, come sancito dalla 194 in Italia che in realtà legalizza un esercizio di potere del medico sulla donna che invece deve essere l’unica a poter decidere se ricorrere o meno all’interruzione di gravidanza.

Vietare per legge significa rendere clandestina ogni scelta alternativa e favorire soluzioni fuori dai confini del proprio paese e questo succede per l’aborto, ma anche per la fecondazione artificiale.

La maggior parte delle legislazioni attuali ammettono solo l’inseminazione omologa; la crioconservazione degli embrioni è legale per esempio in Belgio, in Danimarca, in Francia ed in Norvegia, ma è vietata in molti paesi; quasi ovunque possono accedere a queste tecniche solo coppie conviventi stabili e di sesso diverso, la FIVET è spesso vietata, in Belgio è permessa anche la fecondazione eterologa.

In Italia prima della legge esistevano circa 300 centri (il numero cambia tra le diverse fonti che ho consultato) tra pubblici e privati che praticavano la fecondazione artificiale utilizzando tecniche e metodologie diverse ed il ministero della sanità aveva individuato la Toscana come regione pilota.

L’attuale governo ha voluto accelerare i tempi del dibattito parlamentare per approvare una legge che è nettamente contro le donne ed è la sintesi di un regalo al Vaticano, non a caso la relazione introduttiva alla legge per più della metà del testo cita quanto esprime sull’argomento la Congregazione per la dottrina della fede della chiesa cattolica.

Nel delirio dibattimentale c’è chi avrebbe voluto che ad avvalersi fossero solo le coppie sposate in chiesa, chi ha riproposto la figura del curatore del ventre e la tutela del seme maschile, mentre parte della sinistra si è risvegliata da un letargo decennale ammettendo che si metteva in discussione la laicità dello stato ed il rapporto tra stato e libertà dei cittadini.

In realtà la contrapposizione tra stato etico e stato laico è uno spartiacque per altri provvedimenti che limiteranno diritti e libertà per ogni individuo che faccia scelte diverse da quelle inquadrabili all’interno della famiglia tradizionale; si vuole cambiare la legge sull’aborto – peggiorandola ulteriormente -, sulle adozioni, sugli assegni di accompagnamento, sui centri di assistenza psichiatrica ecc.

La legge che regolamenta la procreazione assistita, inserendo la tutela giuridica dell’embrione la toglie alla donna che non potrà partorire anonimamente, che non potrà avvalersi dell’aborto terapeutico e che non avrà alcun controllo sul proprio corpo, come se questo fosse stato ceduto alla classe medica.

E’ vietata l’eterologa, è vietata alle donne sole e alle coppie non eterosessuali e tutto ciò significa insistere sul mito di una famiglia tradizionale che in realtà è in via di estinzione;  pedagogisti e tuttologi cattolici creano un gran allarmismo con le loro argomentazioni pseudo-scientifiche affermando che i bambini privi di chiare figure genitoriali subiranno traumi a causa di un’educazione che non può essere portatrice di  valori positivi; la tesi sarebbe che da genitori artificiali nascono figli artificiali e quindi si formerà una società artificiale.

L’appello del Vaticano alla sacralità della vita che ha imposto ad un parlamento di un altro stato il riconoscimento giuridico dell’embrione servirà a demonizzare ogni comportamento non voluto da dio e la spiegazione quindi è un atto di fede imposto anche agli individui che in quella fede non si riconoscono.

Da tempo questi sono argomenti prioritari per la chiesa.

Al meeting di Comunione Liberazione di qualche anno fa intervenne Roberto Fiore di Forza nuova che applauditissimo definì l’aborto il genocidio del XX secolo.

Il movimento per la vita, I legionari di cristo, Regnum christi e Militia christi sono tra le associazioni cattoliche più attive nell’ostacolare le interruzioni di gravidanza negli ospedali. A L’Aquila hanno ottenuto il monumento ai bambini mai nati nel cimitero, ma sono indagati per le pressioni esercitate sulle donne intenzionate ad abortire.

Militia christi organizza anche messe riparatrici per “crimini” come l’aborto, il gay pride, la fine del ramadan ed i suoi esponenti scientifici collaborano con l’Istituto di bioetica dell’università del sacro cuore ed auspicano una schedatura dei medici abortisti.

I documenti vaticani sono contrari all’aborto anche terapeutico, all’eutanasia, all’inseminazione artificiale omologa ed eterologa, alla contraccezione, alla pillola del giorno dopo (RU486) e alle tecniche di sterilizzazione.

In “temi di bioetica” di M.Cascone ed. SEI si legge: ”il cosiddetto diritto all’autodeterminazione della donna è una contraddizione in quanto significherebbe una scelta su di sé che coinvolgerebbe un’altra vita umana. Nessuno può autodeterminarsi scegliendo al posto di un altro” e poi “ il magistero afferma che l’uso di analgesici è lecito, ma se questi tolgono momentaneamente l’uso della coscienza vanno somministrati se il paziente ha avuto il tempo di adempiere ai suoi doveri verso dio, la famiglia e la società. Il dolore ha senso di partecipazione alla passione di cristo”.

Ferdinando Citterio nel libro “Le nuove frontiere della bioetica” della diocesi milanese scrive: ”ricorrere all’eutanasia priva la società della necessaria solidarietà e assistenza ai malati terminali, ma sospendere un trattamento terapeutico che condiziona l’esistenza è accettare ed arrendersi alla condizione, in questo caso la rinuncia è saggia.”

La condanna della sessualità non finalizzata alla procreazione porta a considerare gli ammalati i AIDS come peccatori perché schiavi dei vizi del sesso.

Sulle biotecnologie i cattolici  spesso si contraddicono; per esempio Elio Sgreccia (vicepresidente della pontificia accademia per la vita) afferma :” noi non sposiamo

 la posizione metafisica ed ideologica di quanti affermano che toccare i geni delle piante e degli animali significa mettersi al posto di dio; anzi le biotecnologie vegetali possono risolvere problemi grandiosi: creare cibo nelle zone affamate, portare cibo nelle regioni impervie, aumentare complessivamente l’offerta di cibo per combattere la fame nel mondo”.

Il gesuita Bartolomeo Sorge dice che la cultura come la scienza sono terre di conquista, oggetti di evangelizzazione e questa non è ingerenza.

In scritti del Vaticano si legge: ”se il prezzo di queste ricerche è la dignità e l’incolumità della persona umana, la dignità del matrimonio o dell’amore, queste ricerche vanno fermate”; però sono ufficialmente ammesse la clonazione animale, gli organismi geneticamente modificati (OGM), la predazione d’organi, la vivisezione, gli eterotrapianti perché l’uomo è al vertice del creato e gli animali sono al suo servizio.

Erminio Trevisi, sempre nel libro della diocesi milanese, afferma chiaramente che gli OGM non sono nocivi per la salute, saremmo di fronte a pregiudizi per esaltare l’agricoltura biologica e aggiunge: “solo nella ricerca della verità e nell’esposizione delle proprie ragioni la scienza, il mercato e la politica onorano il proprio compito di essere al servizio del bene dell’uomo”.

E’ sufficiente una giustificazione morale e si passa dalla condanna all’ammissibilità quando ad agire sono i poteri statali e gli interessi economici e non i singoli individui che in quanto tali devono essere assoggettati ai divieti.

Rimane valido quanto affermò Wilhelm Reich: “la repressione sessuale ha la funzione di alleggerire lo stato di soggezione ed asservimento degli uomini, esattamente come la castrazione degli stalloni e dei tori deve assicurare docili animali da tiro”.

Nella “Donum vitae” di Giovanni Paolo II del 22 febbraio 1987 vi è la prima condanna ufficiale del Vaticano alla FIVET perché affida la vita e l’identità dell’embrione alla biologia.

Nell’ “Evangelium vitae” del 23 marzo 1995 invece si legge: “il cuore di ogni problema è l’eclissi del senso di dio. La sessualità in un ottica di materialismo pratico viene sganciata da ogni responsabilità procreativa… la chiesa diventa così guida per tutti, anche per i non credenti”.

In questo modo la chiesa esercita quel tentativo arrogante di essere “fuoco del mondo”, cioè portatrice di verità assoluta, con l’aggiunta ipocrita di equiparare verità a libertà.

La chiesa si sente minacciata dai soggetti che trasgrediscono la sua verità: se non si accetta quella verità imposta non si potrà essere liberi.

La stessa volontà di dominio la ritroviamo in una tecnica scientifica che inizialmente tentava di imitare i processi naturali e ora li modifica sostanzialmente; i sacerdoti delle religioni e i sacerdoti della scienza stabiliscono che cos’è bene e che cos’è male attraverso l’imposizione delle categorie del lecito e dell’illecito.

Sempre nel libro della diocesi milanese è scritto che il compito della bioetica è “un’ermeneutica del sospetto” nei confronti di una nuova tecnologia: vale a dire, l’onere della prova spetta a chi la propone.

Questo significherebbe stabilire a priori se il fine è buono o cattivo?

E la responsabilità cadrebbe sugli scienziati o su chi li finanzia?

Per quanto riguarda la clonazione su internet si diffondono le offerte: “insura clone” per 50.000 dollari garantisce ai genitori lo stoccaggio del DNA del futuro figlio, la “Valian” con sede nelle Bahamas per 200.000 dollari offre cloni; la “Valian” è sostenuta dalla setta religiosa dei raeliani che vede nella clonazione un mezzo per replicare i genomi all’infinito e raggiungere così la vita eterna.

La clonazione terapeutica è utilizzata per produrre pelle, cellule di sangue, trapianti di midollo osseo, per la cura delle malattie genetiche ed è anche una delle tecniche della fecondazione artificiale.

Mentre la clonazione completa del corpo umano avrebbe come obiettivi la replica di individui che si distinguono per genio o bellezza, per studi sulla natura umana, per utilizzare soggetti in operazioni di spionaggio o azioni militari, per avere a disposizione in appositi congelatori una coppia da utilizzare in caso servissero organi o altri pezzi di ricambio o per semplice curiosità di come va a finire…

Comunque la corsa alla brevettabilità delle linee cellulari e delle cellule staminali è giustificata da ciò che promettono queste ricerche, cioè la rigenerazione delle cellule…il mito della razza pura e dell’eterna giovinezza!

Medicina predittiva, trapiantistica e rigenerativa sono al servizio delle persone ricche dei paesi ricchi e come si riforniscono i ricchi se non dai poveri?

Chi fornisce organi? Chi presta uteri?

Per clonare serve un ovocita enucleato, cioè un ovocita a cui è stato tolto il nucleo per inserirvi quello di un altro soggetto; questo avviene dopo stimolazioni ormonali che possono provocare una sindrome da iperstimolazione con danni al fegato e con il rischio di un ictus.

Quando nel 1943 fu isolato il progesterone e nel 1953 furono sintetizzati i progestinici, ne derivò l’associazione progestinico-estrogeno che fu sperimentata su 265 donne portoricane finché si arrivò alla diffusione commerciale dell’Enovid, la prima pillola anticoncezionale che da allora viene diffusa su larga scala subendo poi modifiche sostanziali, da quanto tempo le donne fungono da cavie?

C’è chi vede nelle donne-cavie-contenitori uno sbocco occupazionale: farsi fecondare, abortire e donare il feto alla ricerca, superando gli ostacoli giuridici della crioconservazione.

L’embrione è soggetto giuridico, la donna è solo un contenitore…ed a vincere sarà la biologia assunta a dogma?

Il termine bioetica nasce negli anni ’70 e lo si fa risalire all’oncologo V.R.Potter che ebbe l’esigenza di dare una definizione e una limitazione ad un progresso scientifico che sembrava già allora non avere freni; come se, correndo ai ripari con giustificazioni morali e filosofiche, si fosse presa consapevolezza che la situazione era ormai sfuggita di mano e che si vive in un mondo dove di naturale non vi sia più nulla.

Anton Leist asserisce che “è fuorviante parlare di valori perché il concetto di valore è personale, massimalistico e quindi impreciso, mentre il diritto è un concetto sociale, minimalistico e quindi esatto; secondo lui in bioetica è essenziale parlare di autonomia dell’utente perché è l’unico soggetto che può prendere la decisione.

Parte della cosiddetta bioetica laica afferma che la scienza deve essere libera di fare il suo percorso, le discriminanti nasceranno sull’utilizzo degli strumenti e dei risultati delle ricerche.

Tutto ciò mi pare riduttivo perché non esiste una scienza neutra, ma stanziamenti mirati a ricerche precise finanziate dai privati, ma anche dai governi e non a caso le scoperte scientifiche sono accompagnate dagli scandali sui brevetti e l’inquinamento dei dati.

Giuseppe Longo, docente di teoria dell’informazione sostiene: “crediamo di avere il controllo delle tecniche e delle conseguenze di queste tecniche, ma è un’illusione! La spinta del mercato spesso fa inquinare le ricerche e le scoperte, le fa più frettolose di quanto non si possa sospettare.”

Mentre Edoardo Boncinelli, biologo ricercatore al S.Raffaele di Milano afferma che “lo scienziato non deve porsi dilemmi morali altrimenti smetterebbe di essere scienziato. E’ sbagliato fare una crociata contro chi sperimenta su embrioni tacciandolo d’immoralità.”

Nel sostenere ciò Boncinelli non parla mai di mercato e di speculazione, anche se spesso i risultati delle ricerche rappresentano una guerra di propaganda fra scienza pubblica e privata, fra interessi contrapposti.

Nel 1984 il sig. Moore venne a sapere che i ricercatori avevano ottenuto un brevetto per la coltura delle cellule linfocite da lui fornite utili per estrarre la linfochina. Da  questo brevetto si ricavarono 3 miliardi di dollari; ne seguì il processo intentato da Moore per la partecipazione ai guadagni, ma la corte suprema della California respinse la richiesta perché la causa del profitto non erano le cellule, ma il lavoro di ricerca.

Si pone raramente la questione del corpo che diventa merce; i farmaci dopo essere stati sperimentati sugli animali, vanno provati sugli esseri umani anche perché gli effetti sugli animali sono completamente diversi.

Tra avversari e sostenitori di diverse tesi bioetiche si inserisce anche la corrente non-antropocentrica dell’ecologismo che pone la natura come soggetto morale insistendo su una definizione di etica diversa appunto da quella antropocentrica che individua un equilibrio di diritti e doveri solo tra esseri umani.

La natura, diventando soggetto morale, verrà difesa dagli stessi ecologisti non-antropocentrici che si autocandidano a portatori di verità.

C’è poi chi auspica il passaggio da un’etica della sacralità della vita (ESV) ad un’etica della qualità della vita (EQV) dove il criterio fondamentale non sia l’obbedienza ad un dovere assoluto, ma la considerazione del benessere della persona nel rispetto delle scelte individuali e tutto ciò sembrerebbe molto allettante, ma non possiamo prescindere dal fare i conti con i grossi interessi che manipolano questa qualità della vita che è comunque succube di un modello di sviluppo di stampo liberista: a mio parere se non si modifica quest’ultimo non possiamo neppure immaginare una diversa qualità della vita.

Simona Argentieri su Micromega (n°4 – 2000) scrive: “nel miscuglio di pensiero magico-irrazionale ed ipertecnologico che contraddistingue il nostro tempo, c’è il diffuso bisogno di scongiurare il pericolo che qualcuno insinui dubbi sulla qualità della vita piuttosto che sulla mera sopravvivenza.”

Le riflessioni bioetiche da parte del movimento delle donne si rifanno in gran parte ai dibattiti della 4° Conferenza internazionale di Pechino del 1995 che riproposero il concetto culturale dei due generi sessuali in antitesi a chi riconduce tutto ad una valenza di natura e procreazione, come fanno gli integralisti di tutte le religioni.

Parte del femminismo istituzionale si appella al concetto del “prendersi cura” (ethics of care), cioè alla differente sensibilità femminile che parla il linguaggio delle relazioni in contrasto con quella maschile troppo tecnica, astratta e giurista; si arriva a concludere che tutto ciò che è fatto da una donna è migliore, perché frutto di una maggior sensibilità…se così fosse la Moratti sarebbe un uomo!…ma non solo, così dovremmo essere contente e gratificate di essere comandate da donne-manager e donne-ministro e difese da donne-soldato!…

Il “prendersi cura” diventa lo stereotipo del nuovo patriarcato che dipinge le donne ancora una volta come esseri votati al sacrificio, alla pazienza ed al proprio annullamento esistenziale e questo partendo da una nuova coscienza riproduttiva da cui gli uomini sono esclusi.

Contro queste tesi si schierano molti altri gruppi femministi; per esempio alcuni gruppi lesbici sono contrari alla procreazione assistita perché non accettano di considerare il corpo delle donne come contenitore e riproduttore, perché vi è il rischio di una selezione razziale, per lo spreco di denaro pubblico, perché le tecniche sono invasive e fanno della donna una cavia.

L’Arcilesbica però già nel 1995 si dichiarò pronta a diffondere un kit per l’autofecondazione e quindi si muove in un’ottica di modifica della legge; Giulia Crippa è convinta che non vi sarà mai alcun controllo sulle banche del seme se viene legalizzata solo l’inseminazione omologa.

Vi è poi un altro approccio etico, sostenuto in gran parte da donne intellettuali e professioniste che viene definita “etica dell’autenticità”.

Silvia Vegetti Finzi afferma che sul piano di principi etici che non hanno mediazione, ma giungono solamente a conflitti incolmabili, bisogna spostare la questione dai principi ai rimedi, nella ricerca del male minore; un’etica laica diviene così espressione di una morale autodiretta.

Marina Mengarelli Flamigni nel suo libro “I bambini nel cassetto” afferma che le tecniche di fecondazione artificiale oltre a dover essere libere, devono anche offrire la possibilità ad interpretazioni più ampie per affrontare la responsabilità e la libertà che queste nuove conoscenze consegnano a tutti; le scelte di fecondazione assistita  fanno emergere una nuova sensibilità sulla maternità e la paternità e la ricerca di una morale individuale, quella che appunto viene chiamata “etica dell’autenticità”, secondo la quale un soggetto non solo afferma con coraggio le proprie convinzioni, ma le mantiene anche di fronte ad una difficoltà e le traduce in un linguaggio comune, perché vi è un’assunzione di responsabilità.

Se la responsabilità da individuale diventa sociale, qualsiasi esito sarà legittimo e le scelte porteranno ad un’ulteriore qualificazione.

In un ambito di analisi critica rispetto a dogmi vecchi e nuovi e di ricerca di esiti di pensiero alternativi, penso che sempre di più ci troviamo di fronte a mostri che non considerano affatto la tutela della salute e la valenza della libertà di scelta e di pensiero, ma – tutelando i propri interessi – soggiacciono alla logica del delirio d’onnipotenza.

Inoltre ogni innovazione cambia la nostra vita anche in termini di relazioni tra individui e di come trascorriamo il nostro tempo… comunque subiamo delle trasformazioni: la logica del mercato è che o ti adegui o muori; le sofisticazioni genetiche portano a sofisticazioni culturali e non essendo promotrice di alcuna ideologia e non dovendo difendere interessi economici, mi sono solamente permessa di esprimere delle analisi e dei dubbi.

Forse vivremo presto in un mondo di individui clonati che vanno in guerra, di persone che vivranno sempre più a lungo, di cibo artificiale, di macchine che generano figli…ma al di là di quelle che possono essere delle esasperazioni, “Il sole 24 ore” del 15 marzo 1998 a firma di Gilberto Corbellini riporta la  notizia che “le industrie farmaceutiche hanno avviato un programma didattico nelle scuole per introdurre l’insegnamento della genetica molecolare per far comprendere che cosa significhi poter conoscere e modificare in modo diretto il nostro patrimonio genetico e quello degli altri esseri viventi”.

Il mutamento tecnico-scientifico crea un mutamento socio-culturale anche perché si sovrappongono sempre di più valori di riferimento ideologici, filosofici o religiosi differenti, ma da un possibile arricchimento si rischia di togliere significato alla differenziazione tra natura e cultura, cioè tra l’essere biologico ed innato e l’essere che cambia perché condizionato dall’ambiente e dalle esperienze.

Ciò che mi auguro è che tramite la consapevolezza e la conoscenza di tutte le trasformazioni a cui andremo incontro, potremo continuare a pensare e decidere come aprire spiragli di libertà, senza rinchiuderci in campane di vetro illusorie.

 

 

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