DICIOTTESIMO MEETING ANTICLERICALE

            DIBATTITI 

 

6 settembre 2002

IL LIBRO E LA  SPADA - dibattito su guerre, nazionalismi e religioni,  relazioni di Pippo Guerrieri, Mario Coglitore e Enzo Marzo

 

PIPPO  GURRIERI 

Nelle religioni troviamo tutto ed il contrario di tutto; più che né carne né pesce, ogni religione è sia carne sia pesce.

L’esigenza tutta terrena e materiale  di mantenersi a galla, di esistere nella sua caratteristica organizzata, rende necessaria un’ideologia opportunistica saggiamente amministrata da scaltri manager del corpo e dell’anima.

Ovviamente come la materia di questo dibattito ci permetterà di sviscerare, le posizioni diverse all’interno delle religioni sono apparentemente contrapposte, in realtà sono le due facce della stessa medaglia, sono reciprocamente funzionali con la sola differenza che regolarmente la posizione forte si impone su quella debole.

E’ questo il senso della doppia morale che contraddistingue l’ideologia cattolica e serve a perpetuarne la struttura.

D’altronde non è possibile affrontare diversamente la questione della guerra e dei nazionalismi in rapporto alle religioni, poiché un’ analisi di tipo filosofico si verrebbe a scontrare con la domanda di fondo: se esistono le guerre, perché dio non si adopera per cancellarle dalla faccia della terra? Forse non può o non vuole impedirle o non ne è a conoscenza; ma sia in un caso che in un altro potremmo pensare: che razza di dio è? Dovremmo dedurne che dio non esiste, visto che nessun dio onnipotente, giusto e buono potrebbe sopportare la brutalità della guerra!

La questione della guerra non solo affossa dio, ma ci riporta coi piedi per terra tra i lutti, il sangue, le stragi, le sofferenze, le schiavitù e la povertà che affliggono l’umanità.

La stessa Chiesa cattolica, ma ugualmente potremmo dire per le altre confessioni, mentre si appella al proprio dio nelle preghiere e nei sermoni, poi quasi non fidandosi dello stesso si rivolge agli uomini e alle istituzioni, ma anche in questo caso non approda a nulla.

La guerra come noi la conosciamo – e non certo quella ben studiata da antropologi tipo Clastres dove fungeva da regolatrice della vita e dell’autonomia delle società primitive – fa la sua comparsa nella storia dell’umanità con la nascita dei rapporti gerarchici tra gli individui e con il consolidarsi delle relazioni sociali di tipo autoritario che via via assumeranno le caratteristiche di quello che sarà chiamato stato, non a caso definito dagli anarchici come la più alta espressione della violenza.

Sono gli stati che concepiscono, allevano ed ingrassano la stessa concezione della guerra.

Da quando la religione cattolica è entrata a far parte dell’organizzazione statuale, con l’imperatore Costantino prima e con Teodosio poi in maniera definitiva, in un momento di sviluppo dello stato secondo forme  e strutture legislative,  economiche e militari che sono un punto di riferimento ancora oggi ed ha assunto la fisionomia di uno stato (o meglio di uno stato imperiale), in coincidenza con la sconfitta dell’Impero romano d’occidente da parte dei popoli germanici, la guerra è entrata a far parte permanentemente del proprio orizzonte.

Con Costantino la Chiesa si apre all’accettazione del servizio militare, della legittima difesa e della pena di morte e chi, tra i cristiani, non accetta tutto questo viene condannato e combattuto come eretico.

Dal momento della sua istituzionalizzazione, siamo ancora all’anno 325-381, passando poi alla nascita dello stato pontificio a metà del 700 fino alla caduta di quest’ultimo il 20 settembre 1870 e quindi per ben 1500 anni, la guerra e la violenza hanno accompagnato la vita di questo stato-religione.

Dopo la sua quasi scomparsa come entità territoriale ha continuato a farlo fino ai giorni nostri.

Le idee antigerarchiche e antimilitariste, egualitarie e antipolitiche propugnate dai primi cristiani sono finite in soffitta oppure emarginate tra eresie ed inquisizioni di ogni sorta.

Questo processo ha trovato modo di affermarsi e consolidarsi via via che si andava stabilizzando la struttura gerarchica nella chiesa accompagnata dalla rapida supremazia maschile.

L’accentuarsi delle posizione maschiliste contrarie ad ogni tipo di partecipazione e protagonismo femminile ed ostile alle problematiche connesse alla sessualità, la mai messa in discussione della schiavitù e l’abbandono delle primordiali riserve nei confronti del servizio militare e dell’esercito hanno fatto da miscela per lo sviluppo di un collegamento costante tra cattolicesimo e guerra.

Dall’accettazione dell’esercito alla benedizione delle armi, dal battesimo dei soldati all’intruppamento dei sacerdoti in divisa e alla teoria della guerra santa e della violenza giustificata, che trovano continue basi di appoggio nell’antico testamento, nei sacri testi e negli scritti di antichi padri come Attanasio, dottore della Chiesa che già nel IV secolo scriveva:”l’assassinio non è consentito, tuttavia in guerra è legittimo nonché lodevole uccidere gli avversari”.

Quindi più la Chiesa acquisisce potere e più questo potere può essere difeso solo con la violenza e  con l’inganno, ieri con la guerra santa, le crociate e i tribunali dell’inquisizione e oggi con la politica, la finanza, la forza di persuasione, il falso umanitarismo e l’evangelizzazione.

Con lo sfaldamento dell’impero bizantino, sotto i colpi dell’avanzante Islam, l’influenza cristiana andò concentrandosi sull’Europa centro occidentale dove il dominio dei Franchi fu alla base del rilancio della chiesa di Roma che da quel momento ha dominato la vita culturale non solo in occidente.

Il tanto insistere da parte del Vaticano sulla religione cattolica come fondamento della cultura occidentale è la prova che tra l’occidente opulente, imperialista, globalizzante e causa della povertà degli altri tre quarti del pianeta e la chiesa cattolica vi è un indissolubile legame che porta la Chiesa stessa ad essere corresponsabile dei crimini che l’occidente ha commesso e continua a commettere.

La doppia morale continua a caratterizzare la politica odierna dello stato del Vaticano e del cattolicesimo; mentre  si sprecano gli appelli alla pace,le preghiere e le veglie, appare evidente quanto poco o nulla questi gesti formali influenzino le scelte delle grandi potenze e soprattutto quanto fino ad oggi siano stati inutili e non siano riusciti a fermare alcun conflitto.

In realtà alla Chiesa interessa salvaguardare il proprio patrimonio di pecore, senza però arretrare di un solo millimetro dalle proprie posizioni di dominio e privilegio e dando di volta in volta un colpo al cerchio ed un colpo alla botte,purché le cose restino come sono perpetuando le proprie posizioni.

La teoria della guerra legittima si è andata modernizzando, cosicché un’ eminente personalità cattolica come don Luigi Sturzo, durante l’esilio londinese tra il 1926 e il 1928, scriveva che “le varie chiese si sono limitate a predicare la pace come un bene e sono costrette dalla pubblica opinione e dalle autorità politiche ad appoggiare ogni guerra combattuta sostenendo con la loro fede   e con i presidi di culto i combattenti delle due parti in conflitto”…”una guerra è legittima se autorizzata dall’ONU, contro uno stato membro ribelle, si tratterebbe invero dell’esercizio di polizia e di repressione perché la forza senza il diritto è tirannia, il diritto senza la forza è anarchia. E’ così all’interno degli stati ed è così nella comunità internazionale”. Queste citazioni sono tratte dal volume “La comunità internazionale e il diritto di guerra”.

Negli ultimi dodici anni il revival degli appelli papali contro la guerra ha accompagnato, come una ripetitiva colonna sonora, i momenti salienti delle più immani carneficine tecnologiche di fine e inizio secolo dalla guerra del Golfo del ’91 (quando le tuonanti prese di posizione di Giovanni Paolo II impressionarono positivamente persino l’ultra sinistra orfana del ’89), a tutta la vicenda balcanica (con tutte le sue guerre e le sue stragi culminate coi bombardamenti alla Serbia e al Kosovo e nella cui genesi troviamo le forzature vaticane per la frammentazione della Jugoslavia e la nascita dello stato cattolico croato e le responsabilità, dirette ed indirette e documentate,  della Chiesa romana nel finanziamento all’esercito croato, con punti di riferimento come la Caritas di Spalato e l’ordine francescano di Erzegovina o il santuario di Medjugorie che diventa luogo di riorganizzazione del nazionalismo croato) fino alla guerra americana all’Afghanistan (accompagnata in tutte le sue fasi dall’altisonante quanto inutile monito pacifista papale).

Più la parola pace tuona da S.Pietro, più i falchi dell’Opus Dei, la Chiesa americana, l’ordine dei cappellani e la destra cattolica evocano la guerra e più le bombe calano sulle vittime civili, le città e i villaggi a ristabilire l’ordine globale e del capitale USA.

Nemmeno nella tragica questione palestinese, dove pur la Chiesa romana ha i suoi interessi diretti, specialmente a Gerusalemme, lo schema cambia, nonostante il palese scavalcamento dell’ONU o la sua subalternità alla strategia della sola grande potenza rimasta.

Durante il 2000 abbiamo avuto modo di afferrare meglio la strategica doppiezza  vaticana con il giubileo dei militari e dei poliziotti.

Il papa ha benedetto un palco stracolmo di rappresentanti di eserciti e polizie di tutto il mondo, americolatini in testa con la loro scia sanguinaria e golpista di torture e dittature.

In questa occasione è stato ribadito che la pace si deve difendere anche con le armi.

Sotto lo stesso ombrello vaticano convivono gli obiettori di Pax Christi e i maggiori guerrafondai, in particolar modo quelli legati all’Opus Dei, tutti comunque rappresentanti della doppia morale cattolica.

Che credibilità può avere un intervento umanitario da parte della Chiesa cattolica, forte di missionari, volontari e progetti integrati nella politica vaticana aperta e sensibile alle esigenze della guerra?

Dopo alcuni secoli nel mondo delle missioni si è aperto un dibattito che ha dato vita a numerosi scontri con le gerarchie sul significato dell’evangelizzazione cattolica nelle aree povere del mondo, sulle responsabilità della Chiesa nelle colonizzazioni, nei genocidi e negli etnocidi di intere popolazioni, nella copertura di regimi sanguinari; questi scontri hanno dato vita a numerosi modelli che, sia pure non completamente autonomi da Roma, ne hanno tentato una contestazione generale.

L’attuale papa si è assunto il ruolo di pacificare e normalizzare le diocesi e le chiese locali ribelli, riconducendole all’ovile e condannando i preti e quei settori di chiesa di base che contestavano duramente l’occidente e la stessa politica vaticana.

Oggi possiamo dire che questa normalizzazione, specie in America Latina è avvenuta grazie all’apporto della CIA e dei servizi segreti americani, grazie al grande dispiego di energia messe in campo da parte di tutti i sostenitori dell’ordine e che la teologia della liberazione sopravvive solo in isole di ribellione e di indipendenza accerchiate oppure usate, a seconda dei casi, da parte della gerarchia.

Nonostante ciò la politica missionaria della Chiesa resta ambigua e sterile, a isole di avanzata solidarietà sociale si affiancano situazioni di pura e semplice complicità delle gerarchie cattoliche con i regimi.

Uno degli slogan maggiormente pubblicizzati nel giubileo fu quello di azzerare il debito dei paesi più poveri.

La grande elemosina richiesta dalla Chiesa ai paesi più ricchi non solo non metteva in discussione le cause del debito, ma tecnicamente poteva essere gestita solamente dagli organismi economici internazionali pronti a chiedere aggiustamenti strutturali e privatizzazioni in cambio della riduzione del debito prevista in 25 milioni di dollari e non per tutti, ma solo per i paesi poveri più indebitati.

E siamo al nocciolo della questione; la Chiesa cattolica in quanto potenza economica, culturale e morale è uno dei centri nevralgici del sistema economico capitalista.

E’ una pia illusione pensare di combattere questo sistema dall’interno di questo suo pilastro o di portare la Chiesa ad assumere posizioni di rottura; è qui che inciampano le acute analisi degli Zanotelli…il destino del terzo mondo rimane quello della cruda opposizione  alla pianificazione e al controllo delle nascite che conduce dritta alla fame, alla miseria, alle malattie, alle guerre e alla subalternità all’occidente.

La doppiezza vaticana è così spudorata da non temere più alcun attacco o alcuna critica contestatrice.

Ad esempio, il caso dell’otto per mille dell’Irpef in Italia: tutti noi abbiamo visto la pubblicità strappa lacrime con i bambini africani che giocano a pallone o che vanno nelle scuole rimesse a lucido dalle missioni, ma bisogna sapere che la quota dell’otto per mille che spetta al terzo mondo, comprese quelle destinate alle gerarchie locali, nel 1990 era il 7,39 % del totale pari a 30 miliardi, dopo aver raggiunto il picco nel ’95 con il 14,38 % pari a 125 miliardi, è via via scesa fino a tornare al 7,71 % nel 2002 pari a 70.000 euro.

Per aver un confronto si pensi che nei tre anni citati il sostentamento del clero ha avuto il 68,97% nel 1990, il  44,82% nel ’95 e il 33,89 nel 2002.

Se la parola trasparenza avesse un senso allora molte sarebbero le sorprese che potremmo trovare nelle raccolte di denaro che fanno capo al settore del cattolicesimo.

Recentemente in Francia si è scoperto lo scandalo dei fondi per la lebbra raccolti dalla fondazione R.Follerau; parte dei fondi venivano stornati verso altre casse, centomila franchi versati annualmente al Vaticano, cinquantamila franchi a tre vescovi e 5,2 milioni di franchi alle chiese locali.

Da quando Giovanni Paolo II è ormai fuori combattimento il potere vaticano è ormai saldamente nelle mani di Sodano, di Ruini e dell’Opus Dei che si sono preoccupati di fornire  l’avvallo cattolico ai bombardamenti in Afghanistan da parte degli USA e di scaricare ogni tipo di pacifismo di matrice cattolica, il tutto condito con quel pizzico di misurata ambiguità che a loro non guasta mai.

La biografia di Sodano è abbastanza nota, in qualità di nunzio apostolico ha fornito una copertura al regime sanguinario di Pinochet.

I primi a prendere posizione di aperto appoggio a  Bush in Afghanistan sono stati i vescovi americani; l’episcopato USA il 19 settembre 2001 ha indirizzato una lettera  al presidente degli Stati Uniti d’America  nella quale si sosteneva che:”ogni risposta militare deve essere in accordo con i sacri principi morali, segnatamente con le norme della tradizione della guerra equa, quale la possibilità di successo, l’immunità dei civili e la proporzionalità”.

Ruini ha fornito l’apertura dei vescovi italiani al “ricorso alla forza delle armi”.

L’intervento più esplicito però è venuto dall’opusdeista Navarro  durante il viaggio in Kazakistan che, lasciando come al solito al pontefice il compito di parlare alle masse di pace contro l’odio e il fanatismo, ha affermato:”se qualcuno ha fatto un grave danno alla società e vi è il pericolo che, se resta libero, possa colpire ancora, si ha il diritto di organizzare l’autodifesa anche se si scelgono mezzi che possono essere aggressivi; talvolta l’autodifesa può implicare un’azione che può concludersi con la morte dell’aggressore”.

Dopo questa riedizione del porgere l’altra guancia, Navarro-Valls ha aggiunto che:” un’ eventuale azione deve essere diretta contro il terrorismo e non contro l’Islam. Il papa non è un pacifista ad oltranza, in taluni casi è più prudente agire che rimanere passivi; in nome della pace si sono commessi crimini orrendi”.

Il popolo afgano ringrazierà di tanto interessamento.

La dottrina cattolica in materia di guerra, così eloquentemente sintetizzata, non poteva che suscitare proteste e perplessità nei settori cristiani impegnati nel movimento pacifista e no-global, cosicché Navarro in una finta ritrattazione ha precisato meglio il suo pensiero:” ho solo spiegato due righe di catechismo ad un giornalista, nessuna via libera alle bombe USA… le azioni contro gli attacchi terroristici sarebbero una prevenzione contro una minaccia già esistente”; quindi dopo la guerra santa e la guerra giusta, anche la guerra preventiva entra a far parte della dottrina cattolica!

Sulle pagine della stampa cattolica gli interventi e i commenti a questa dichiarazione hanno dato vita ad un vivace dibattito; eloquente il caso de “L’avvenire” dove Galli della Loggia, a commento delle posizioni di Ruini, scriveva:”gli Stati Uniti sono l’unico paese cristiano dell’occidente, l’unico che può rispondere ad una guerra santa con una guerra santa”.

Durante i mesi dei bombardamenti americani non sono poi mancate le posizioni di cattolici che hanno trovato una giustificazione a tutto quanto stava avvenendo con citazioni prese dalle stesse sacre scritture.

Anche Ratzinger, che non poteva certo starsene zitto, in qualità di prefetto della congregazione della fede all’inquisizione, in una intervista trasmessa da radio vaticana ha messo i sigilli alla discussione, dicendo:” non si può escludere, secondo la tradizione cristiana, che in un mondo segnato dal peccato, vi possa essere un’aggressione al male che minaccia di distruggere non solo le persone, ma persino l’immagine dell’uomo in quanto tale. In questo caso difendersi, per difendere il prossimo, può essere un dovere”.

A questo punto possiamo dire che le sbrodolature di un Baget Bozzo commosso all’idea di un’Italia che va in guerra, “una guerra patriottica e nazionale”,  rappresentano la linea ufficiale, magari più grezza e ancora da spuntare, della Chiesa cattolica.

I vescovi americani ancora sentenziano:”rinnoviamo il nostro appello perché la risposta militare sia guidata dai limiti concordati dall’uso della forza”.

E mentre si dibattono nella logica della doppia morale, le bombe calano su popolazioni inermi.

La religione cattolica è una religione imperialista e filo occidentale; l’attuale  Stato del Vaticano è il prodotto delle vittorie della Chiesa contro tutti i tentativi di cambiamento, non da ultimo la guerra condotta contro i fautori della teologia della liberazione combattuta con l’ausilio di mafie, massonerie, regimi fascisti e militari.

Nonostante i tentativi del Concilio vaticano II di imprimere un cambiamento, la restaurazione si è presa presto la rivincita e il papa della CIA e dell’Opus Dei ha imposto la linea di Roma che continua oggi grazie a tutti i suoi portavoce legati al fronte più integralista della destra politica, del capitale e della finanza.

Le religioni monoteiste tramano le loro guerre sante sia dove si combatte davvero con le armi (Filippine, Sudan…), sia dove lo scontro interreligioso cova come una bomba ad orologeria (Ucraina, Russia e paesi ex comunisti dove la Chiesa ortodossa  accusa quella cattolica di averle dichiarato guerra con il suo proselitismo e le sue missioni ed il suo lento strutturarsi come Chiesa universale).

Più da questi pulpiti si invoca la pace e più questo assume il significato reale di guerra ai diversi, ai nemici, agli avversari, agli ex confratelli, agli eretici e agli uomini liberi.

 

MARIO  COGLITORE

Nel mio intervento affronterò episodi e circostanze che fanno parte del nostro passato recente e che possono aiutare a chiarire le dinamiche  e i presupposti di altri avvenimenti più recenti.

La presenza e l’importanza del Vaticano,in tutto l’arco storico del ‘900, è stata per molti aspetti fondamentale; mi soffermerò ad analizzare ciò che è avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale e a tentare di sviscerare il ruolo della Chiesa cattolica per quanto riguarda soprattutto la nascita della democrazie occidentali  e i rapporti con il nazismo e con il fascismo.

Negli Stati Uniti è possibile accedere, dopo un certo periodo, a documenti che prima erano segreti e spulciando gli archivi della CIA e del Pentagono si viene a conoscenza di fatti che sembrano anche incredibili.

Uno di questi rapporti, classificato nel 1947, fu stilato da Vincent La Vista, avvocato che lavorava per i servizi segreti americani.

L’intelligence americana (OSS) era presente in Europa dal 1943, aveva al suo interno esponenti della massoneria e dirige le operazioni di “costruzione”  della democrazia.

Sostanzialmente i problemi erano: trattare la resa dei nazisti ed ostacolare il “pericolo rosso” rappresentato dall’URSS.

Ovviamente la realizzazione di questo obiettivo non avrebbe comportato il successo sperato se non ci fosse stata la complicità e l’aiuto diretto anche del Vaticano.

Nel rapporto a cui facevo riferimento prima è scritto esplicitamente che la Chiesa cattolica allora stava diventando la più grande organizzazione implicata nel traffico illegale di immigranti criminali: aiutava l’OSS a fare espatriare i peggiori criminali nazisti, non soltanto tedeschi, ma anche – per esempio – croati.

Nel  1941 Pavelic, che era un ustascia, fonda lo stato indipendente di Croazia che si allea immediatamente coi nazisti e controlla così quella piccola parte dell’Europa dell’est.

Pavelic è uno dei tanti nazifascisti che sono stati fatti espatriare verso lidi più sicuri, cioè in Sud America.

Vi sono dei rapporti strettissimi che il Vaticano instaura coi nazisti che devono fuggire, soprattutto con chi aveva avuto le principali responsabilità dell’olocausto, tra cui Mengele, Barbie e altri.

La pianificazione di tutto questo avviene nel centro di Roma in via Tomacelli 132, dove aveva sede il Collegio di San Girolamo degli Illirici che lavorava in stretto collegamento con la Croce Rossa che poteva fornire i passaporti.

Le più alte cariche politiche, strategiche e organizzative del regime croato, tedesco ed italiano vengono salvate e fatte espatriare non soltanto per evitare loro processi o ritorsioni, ma per essere ampiamente riutilizzate negli anni successivi.

L’OSS, che dal 1947 si chiamerà CIA, ha bisogno delle informazioni in possesso di questi personaggi, e soprattutto di quelli legati ad un rete di controspionaggio vastissima, per tenere sotto controllo la minaccia rappresentata dall’URSS.

Alcuni di questi poi ricopriranno anche in seguito cariche istituzionali importanti, legate magari ai servizi segreti occidentali.

Vi sono perciò delle linee di continuità nei tentacoli del potere a cui il Vaticano ha dato un contributo sostanziale.

Fu un prelato ustascia, Dragonovic, a dirigere tutte le ratlines, perché questo fu il nome che venne dato a tutta questa operazione: il canale dei topi, che corrisponde a quella fune che nei velieri funge come l’ultima possibilità di fuga per i topi, in caso di affondamento.

I nazisti venivano ospitati al convento di San Girolamo degli Illirici a Roma e poi, con regolare passaporto, mandati in Spagna, Argentina, Brasile ecc.

Le ratlines erano tanto efficaci perché disponevano della quantità sufficiente di denaro e di appoggi logistici; la polizia italiana forniva i passaporti falsi,il Consolato argentino i visti per l’espatrio, la documentazione per l’imbarco era gestita da un funzionario del  Dipartimento di Stato americano a Genova e il Vaticano, attraverso Dragonovic, sorvegliava ed aiutava i criminali nazisti alla fuga.

La preoccupazione che emerge dal rapporto di Vincent La Vista è non tanto quella di capire come e perché i nazisti fossero aiutati a sopravvivere, ma il perché l’URSS a sua volta era interessata ad infiltrare suoi esponenti in queste ratlines; ciò che in realtà accadde è che lo spionaggio sovietico riuscì a penetrare in territorio americano.

Nonostante le gerarchie vaticane abbiano sempre negato queste loro responsabilità, anche di fronte a documentazioni oggettive, è necessario aggiungere che il ruolo di Dragonovic non fu solo quello di proteggere delle persone, ma di accogliere e gestire nelle proprie casse denari e tesori come quello donato da Pavelic al Vaticano.

Siamo quindi in circostanze che vedono la Chiesa cattolica protagonista non di dinamiche religiose, ma strategico-politiche; ovviamente c’è chi dubita sulla veridicità di queste fonti, ma se consideriamo che queste sono rimaste top secret per cinquant’anni e che probabilmente nei prossimi anni altro verrà alla luce, potremmo invece affermare che molta parte della storia, dal dopo guerra ad oggi, è ancora da scrivere.

Il diretto superiore nella gerarchia ecclesiastica  di padre Dragonovic era il segretario di stato vaticano dell’epoca Montini, che in seguito diventò più famoso con il nome di papa Paolo VI.

Montini, durante il suo pontificato, si guardò bene dal prendere posizioni che potessero far trapelare eventuali sue responsabilità, del resto pochi sono gli alti prelati che compaiono in questa fetta di storia oltre a Dragonovic che probabilmente fu sacrificato affinché altri rimanessero sconosciuti.

Oltre alle ratlines esistevano altre organizzazioni che attuavano obiettivi similari, come  l’Odessa, forse più famosa anche perché vi sono alcuni film che ne parlano, o la Stillhilfe che in tedesco significa aiuto silenzioso, attuato nei confronti dei prigionieri di guerra e degli internati.

Anche l’ “Aiuto silenzioso” si serviva del convento di San Girolamo e di Dragonovic, ma non per fare espatriare gli interessati, bensì perché fossero riciclati direttamente nelle istituzioni della Germania Federale.

In terra Jugoslava invece avvenne che il riciclo degli ustascia aveva una funzionalità mirata al controllo di Tito attraverso il controspionaggio.

In Croazia uno dei vescovi di Zagabria fu Stepinac, cardinale ustascia responsabile di crimini orrendi e sostenitore di Pavelic,  che recentemente è stato beatificato.

Nel libro di Rivelli “L’arcivescovo del genocidio” (Kaos ed.) è scritto: ”Croazia, sabato 3 ottobre 1998. Il santuario di Maria Bistica è stipato di fedeli, sull’altare dove troneggia una grande statua antica della Madonna, Giovanni Paolo II celebra la solenne funzione che sancisce la beatificazione di Stepinac; il pontefice e tutti gli altri prelati presenti  indossano paramenti rosso porpora che è il colore del martirio. La cerimonia raggiunge il culmine quando una bambina di Dubrovnik, guarita da una paralisi per un miracolo della vergine del santuario mariano, porge al santo padre una teca d’argento a forma di guglia gotica contenente il dito della mano destra di Stepinac e il papa s’inchina a baciare la preziosa reliquia. Subito dopo nel santuario viene tolto il drappo che copre un grande ritratto del nuovo beato Stepinac, definito servo di Dio e martire della fede ed immortalato fra la cattedrale di Zagabria e la basilica di San Pietro. La solenne  cerimonia volge al termine e il presidente dello stato croato, l’ex comunista Tudjman raggiunge il pontefice sull’altare; nella navata del santuario si innalzano possenti le note dell’inno nazionale croato cantato a gran voce dai fedeli, il cardinale Sodano e gli altri prelati ascoltano l’inno mettendosi la mano destra sul cuore.

A questo punto Giovanni Paolo II cancella definitivamente la memoria storica su Stepinac e lo fa dinnanzi al mondo: “Stepinac non ha versato il suo sangue nel senso stretto della parola; la sua morte è stata causata dalle lunghe sofferenze subite e gli ultimi quindici anni della sua vita furono un continuo susseguirsi di vessazioni. Nel beato Stepinac si sintetizza l’intera tragedia che ha colpito le popolazioni croate e l’Europa nel corso di questo secolo segnato dai tre grandi mali del fascismo, del nazismo e del comunismo. Il cardinale di Zagabria, dopo aver subito nel proprio corpo e nel proprio spirito, le atrocità del sistema comunista è ora consegnato alla memoria dei suoi connazionali con le fulgide insegne del martirio.  Perdonare e riconciliarsi vuol dire purificare la memoria dall’odio, dai rancori e dalla voglia di vendetta”. 

Sugli anni della dittatura ustascia e dell’olocausto balcanico Giovanni Paolo II non dice una sola parola”.

Ecco l’ennesima conferma delle complicità del Vaticano coi regimi totalitari e della funzionalità politica che hanno le ingerenze religiose nelle politiche statali.

Ecco l’ennesima conferma dell’esistenza di queste reti segrete, supportate dallo Stato del Vaticano,  che indubitabilmente sono state artefici del destino e della storia futura dei criminali nazisti, a prescindere dal ruolo da loro svolto negli anni del regime.

Inoltre ciò che successe in quegli anni fu determinante per l’assetto politico dell’Europa post bellica e della costruzione di tutto il nuovo concetto di democrazia occidentale.

Ovviamente questo è solo uno degli aspetti di quelle che sono le molteplici ramificazioni strategiche che la Chiesa cattolica è in grado di attuare nell’assetto politico ed economico mondiale.

La memoria storica di questi avvenimenti subisce sempre ogni tipo di violenza, ma lo sforzo di tenerla viva serve a capire anche gli accadimenti più attuali.

 

ENZO  MARZO

Le prime due relazioni affrontano l’argomento con due approcci diversi: una analizzando un fatto storico relativamente poco conosciuto e l’altra più generale che mi è parsa abbastanza esaustiva.

Fino ad ora si è tenuta in considerazione soprattutto la Chiesa cattolica, vorrei a questo punto fare una carrellata su argomentazioni più generali per estendere maggiormente alcuni concetti.

Il clericalismo andrebbe considerato come pensiero dogmatico che ha come magistra vitae la Chiesa cattolica, ma trova poi diversi strumenti di espressione: il pensiero ideologico, il pensiero delle altre religioni o i pensieri che, in qualche misura, diventano dominanti.

Per la storia delle nostre democrazie e del rapporto tra l’individuo e la collettività è importante considerare quello che è stato l’uso della propaganda.

Si dice che i regimi totalitari dello scorso secolo abbiano usato la propaganda con scientificità, cioè per convincere le cosiddette masse a seguire un pensiero tramite una forza di persuasione forzosa.

Si pensi all’importanza che ha avuto in questo senso l’utilizzo della radio durante il fascismo e il nazismo.

Non si sa però che la propaganda – come uso violento delle argomentazioni non da un punto di vista critico, ma concettuale -  ebbe inizio negli USA nel 1917, quando Wilson era stato eletto come presidente su una campagna retta dallo slogan “né sconfitte, né vittorie” che sintetizzava l’atteggiamento pacifista americano nei riguardi della prima guerra mondiale.

Le ragioni e gli interessi della politica internazionale di allora portarono gli USA a decidere di intervenire direttamente nel conflitto mondiale e quindi vi fu la necessità di convincere di questo la popolazione.

Il tributo di sangue che i soldati americani pagarono in Europa fu molto alto, quattro su nove non tornarono a casa.

La propaganda quindi era indispensabile e si usarono molteplici tecniche tra cui i comizi itineranti – ne furono fatti ben 850 milioni – che coinvolgevano anche piccoli gruppi di ascoltatori utilizzando tre o quattro argomenti forti.

Questa fu la prima trasposizione in politica della propaganda che fino a quel momento era stata usata a vantaggio di prodotti commerciali e che ebbe un effetto dirompente sia per l’efficacia, sia per l’oggetto che intendevano smerciare.

C’è un motivo per cui tutto questo sia successo nel 1917 e va ricondotto alla novità rappresentata dall’irruzione delle masse nella storia del mondo, a cavallo della fine ‘800 e inizio ‘900, anche a causa del suffragio universale – anche se solo maschile – che spaventò moltissimo tutte le ideologie e le classi dirigenti che si posero il problema di come accaparrarsi i consensi.

Tutti i totalitarismi furono forme più o meno raffinate per trovare una soluzione a questo problema.

Che relazione c’è tra tutto questo e la religione?

Il cristianesimo, come e forse più delle altre religioni monoteiste, deve fare i conti con la modernità e con il confronto delle altre ideologie.

Il pensiero dogmatico per eccellenza deve ricomporsi di fronte anche a tutta una serie di libertà rivendicate e conquistate nella società, come la libertà di voto, di stampa, di parola e di pensiero.

Il Sillabo è della fine del 1800, e non del 1400; non cambia il pensiero, ma l’atteggiamento e  gli argomenti usati per la propaganda religiosa.

Quando il papa, quest’ultimo papa, chiede scusa,per la responsabilità diretta della Chiesa in avvenimenti di decenni precedenti, è assolutamente non credibile perché non compie alcuna revisione sul tipo di pensiero che ha prodotto quegli avvenimenti!

La “Splendor veritatis” va a confermare tutta la struttura ecclesiastica  e quanto il pensiero dogmatico continui ad essere la linea guida del cattolicesimo.

Se la Chiesa cattolica non reprime la libertà di parola è perché non può, non perché non vorrebbe o abbia introdotto veramente dentro di sè questo valore.

L’Islam si trova in una condizione più arretrata rispetto a quella dei paesi cattolici perché l’impatto con la modernità è stato parziale; mentre da noi il clericalismo è abbastanza indiretto perché la frattura di diritto tra il potere cattolico e lo stato si è verificata, nei paesi musulmani gli stati sono ancora teocratici, e quindi questo passaggio, che anche lì diverrà obbligato a causa della pressione della modernità, rende alcune contraddizioni molto più esplicite.

Come si è verificato negli USA nel 1917, dove le masse anche più acculturate si sono fatte convincere della necessità di vendere la merce meno vendibile che si potesse immaginare all’epoca e cioè la propria vita, anche oggi si impone la questione della propaganda nella vita degli individui.

Questo processo di individualizzazione della propaganda sembra irreversibile, attraverso anche forme di totalitarismo più morbide che ottengono uguali risultati anche su fatti non strettamente    politici, come il consumismo.

Il concetto di propaganda andrebbe ovviamente visto meglio perché, a seconda se la si costruisce o la si subisce, la stessa forma di convincimento su un dato argomento potrebbe essere chiamata propaganda o ricerca di consenso.

La differenza la potremmo porre sull’esistenza o meno di fonti plurali che agiscono sull’opinione pubblica nell’intenzione di produrre una comunicazione.

A metà del 1800 vi erano solamente tre agenzie di stampa: una in Francia, una in Inghilterra e una in Germania e non casualmente, visto che questi tre paesi corrispondevano alle tre grandi potenze politiche dell’epoca.

Oggi le principali agenzie di stampa sono quattro: due americane, una inglese e una francese e forniscono, per esempio per quanto riguarda le cronache e i commenti sulle guerre, notizie molto più ampie rispetto a quelle fornite dagli stessi inviati  delle testate giornalistiche.

Le redazioni dei giornali poi compiono una elaborazione ulteriore (che non ha niente a che vedere con l’obiettività) perché hanno a disposizione anche internet o altri mezzi di diffusione delle notizie.

Ovviamente questo lavoro subisce poi i condizionamenti di pensiero imposti dai proprietari dei vari mezzi di comunicazione.

Lo stesso concetto di fonte giornalistica non è quello che ci si potrebbe immaginare e, soprattutto quando si verifica una guerra, la prima vittima è l’informazione che viene subito controllata e censurata da più parti.

Il contrasto fra masse ed individui è ancora irrisolto o meglio continuamente verifichiamo come – con l’utilizzo di scarsi mezzi – il singolo individuo rifluisce all’interno di un pensiero dogmatico e dominante o di una sorta di non-pensiero di tipo massificante.

Quindi il libero pensiero è attaccato da molte forme di clericalismo presenti nella società e dobbiamo rivolgere la nostra attenzione e la nostra critica anche ad ambiti meno riconoscibili.

Vorrei ora esprimere il mio pensiero su ciò che potremmo fare affinché la libertà di pensiero e di parola divenga non un’enunciazione astratta, ma una realtà: penso che non dovremmo entrare in circoli viziosi per l’accaparramento – come associazioni laiche o altro – delle quote dell’otto per mille o cose simili, ma dovremmo portare avanti una battaglia culturale affinché la religione continui ad esistere solo in  una sfera privata di libera scelta dei singoli individui e che non costituisca un’ingerenza verso chi la pensa diversamente.

 

 

 

 

 

 

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