Scuola né pubblica né privata

 

Si usa frequentemente la parola "pubblico" in opposizione a "privato" dando per scontata la loro opposizione in ambito educativo, perché si sottointende che il "pubblico" riguardi le scuole che sono fatte per tutti mentre il "privato" quelle in qualche modo di elite. In realtà la parola pubblico inerisce a tutto ciò che viene fatto in funzione e che riguarda, appunto, il pubblico, inteso nel senso lato della parola. In effetti anche una scuola considerata giuridicamente privata svolge comunque una funzione che riguarda l'interesse pubblico. Quindi a mio avviso tutto l'ambito scolastico, nel momento in cui si pone per distribuire l'istruzione a chiunque lo voglia, rientra in qualche modo nell'ambito pubblico, indipendentemente che sia gestito giuridicamente in forma privata o istituzionale.

La vera differenza infatti non sta tanto tra i due termini comunemente usati, quanto tra gestione statale o comunque istituzionale e gestione non statale e non istituzionale, le quali entrambe, pur con differenze sostanziali tra loro, agiscono e si pongono nel medesimo ambito, che è appunto quello del pubblico. Le scuole statali o comunque derivate da enti istituzionali dipendono e sono gestite da organismi dello stato e delle istituzioni, mentre le altre sono gestite da enti, cooperative, persone che hanno una loro filosofia, o un loro specifico interesse che teoricamente in alcuni casi può perfettamente coincidere con quello statale ed istituzionale. A livello di senso escluderei dunque la contrapposizione congenita che continuamente viene sbandierata, a sinistra in genere difendendo a priori ad oltranza quello che viene definito "pubblico" ed osteggiando quello che viene definito "privato". È una contrapposizione precostituita ed ideologica, del tutto astratta, che non ha corrispondenza nel reale. Quindi ritengo sia falsa e, cosa ancora peggiore, falsificante, in quanto impedisce una lettura della realtà che possa essere utile e funzionale alla comprensione di ciò che si vorrebbe fare e realizzare.

Ciò che è sorprendente è che ci siano degli anarchici che si schierano a spada tratta nella difesa tout court delle scuole statali ed istituzionali, sostenendo implicitamente che dovrebbero essere l'unico tipo di istituzioni scolastiche verso cui protendere. È sorprendente perché l'anarchico, per scelta, dovrebbe lottare ed agire per escludere lo stato e qualsiasi istituzione autoritaria dalla gestione delle cose pubbliche, in funzione di forme autogestionarie e, soprattutto, antiautoritarie. Direi che questo è il fondamento base, teorico ed esistenziale insieme, di chiunque si riconosca nei principi anarchici.

Ciò che distingue una pedagogia libertaria, in cui gli anarchici si riconoscono, e le conseguenti istituzioni che la dovrebbero rendere fattiva, non è l'appartenenza gestionale, bensì la discriminante metodologica. All'anarchico cioè interessa quale tipo di relazioni si possano e debbano determinare tra gli educatori e coloro che usufruiscono della competenza di questi e, soprattutto, il metodo che si usa per realizzare l'opera educativa, che dovrebbe essere non autoritario, fondato sull'esperienza diretta di ogni individuo coinvolto e tendente a trasmettere la voglia di vivere la libertà al suo più alto livello etico e sociale. Attraverso l'opera educativa gli anarchici tendono perciò all'autonomia degli individui, che si realizza attraverso metodi di autogestione collettiva, e rifuggono tutto ciò che sa di eterogestione, di autorità costituita e di leggi in difesa di sistemi capitalisti e statali o comunque di dominio sotto qualsiasi forma si manifesti.

Quando non può far altro, allora l'anarchico impegnato nel campo pedagogico svolge la sua opera il più coerentemente possibile, e lotta per riuscirci, all'interno di istituzioni scolastiche preesistenti, statali o no ha poca importanza. Ma se è in grado di farlo, allora, assieme ad altri compagni e compagne, dovrebbe poter mettere in piedi istituti scolastici che gestisce direttamente ed in piena libertà, realizzando in opera la metodologia che lo distingue. Va da sé che se ci fossero, come quando ci sono effettivamente stati, tali istituti, secondo la dizione usuale corrente, verrebbero collocati nel "privato", quindi automaticamente declassati da una superficiale cultura di "sinistra" come nemici della res publica, cioè dell'interesse pubblico. Il che, da qualsiasi punto di vista lo si possa guardare, è evidentemente un non senso e, soprattutto, è contrario a ciò che dovremmo e vorremmo far sapere per agire in funzione di una società fondata sui principi di libertà sociale dell'anarchismo.

Andrea Papi

 

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