Duecento firme: e in testa un cappuccio?

 

Siamo alle solite: non contenti d'esser riusciti a impedirci lo scorso anno di svolgere a Fano i nostri dibattiti, non contenti d'aver usato mezzi politici da vecchio trentennio, incriminandoci di "reati" mai commessi e di opinioni diverse dalle loro..., raccolgono firme di nonne e zie sempre convinti che le loro pruderie e le loro intolleranze contino più di qualsiasi altra cosa al mondo.

Abbiamo letto anche l'opinione di un certo Don Luciano, parroco fanese, su L'Europeo: arrabbiato con noi anticlericali, dimostra il suo clericalismo affermando che le "autorità" che vanno a messa proprio perché ci vanno dovrebbero impedire il Meeting.

Ma caro parroco, la religiosità non ha niente a che fare col suo clericalismo, e ognuno, perlomeno finché l'Italia rimane Repubblica, può perlomeno tentare di dire ciò che pensa, finché lei e altri che la pensano come lei non dichiareranno l'Inquisizione a norma di legge.

Chi sono questi signori e signore anonimi che protestano col Prefetto perché ci lascia discutere e manifestare in pubblico?

Forse gli stessi che firmano contro gli immigrati, per la pena di morte, e che mai firmano invece quando si tratta di chiedere spazi sociali, verde pubblico, o di dire stop alle guerre?

Forse si', o forse no, comunque è certo che si tratta di persone che gridano allo scandalo, pronte a vedere la pagliuzza nell'occhio altrui senza vedere il cappuccio razzista e intollerante che si portano addosso.

Forse sono gli stessi che, sempre dopo aver gridato, inveito, insultato, stracciato i nostri manifesti regolarmente affissi,...dicono di essere "offesi" dal Meeting, continuando a fantasticare su quel che in realtà il Meeting non è e sul "buoncostume" del quale essi si credono gli stilisti.

 

Circolo Culturale "N. Papini".

 

9/O8/1991.

 

 

 

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