Post cronaca delle manifestazioni anticlericali a Bologna.

Nuove e vecchie simonie.

 

Buono é stato l’esito della manifestazione DeWoytilizziamo Bologna, promossa dal circolo anarchico Camillo Berneri. Circa 150 persone hanno partecipato al comizio in Piazza Verdi, venerdì 27 settembre alle ore 18, ed al successivo tentativo di manifestazione, bloccato dalle forze dell’ordine mentre cortei di ciellini scorrazzavano per la città.

Circa 500 persone hanno partecipato alla festa anticlericale che si é svolta a Porta S.Stefano, sabato 28 settembre dalle 17 alle 2 del 29 settembre mentre in contemporanea si svolgeva il megaconcerto in mondovisione al Centro Agro Alimentare di Bologna. Altrettante erano presenti nell’altra zona dewoytilizzata di sabato sera al Teatro Occupato di Via Irnerio.

All’iniziativa delle zone dewoytilizzate hanno dato la loro adesione e partecipazione alcuni gruppi della sinistra rivoluzionaria bolognese ed il collettivo femminista del Covo delle guerriere.

Proteste e manifestazioni, in città, si sono date anche ad opera dell’Arci-gay.

Il nostro concerto ha visto esibirsi le ragazze del gruppo Tremende ed il gruppo misto 400 colpi.

Mentre il nostro era completamente autofinanziato ed autogestito, il concerto papale, costato 2 miliardi, veniva sponsorizzato dalla RAI. Mentre le nostre manifestazioni sono costate meno di 2 milioni e sono state completamente autofinanziate, le loro sono costate circa 20 miliardi di cui 12 miliardi a carico di un gruppo di sponsor privati (ma dove li avranno presi tutti quei soldi?) e 8 miliardi a carico degli enti locali. Ovviamente in questo bilancio non entrano i soldi stanziati dal ministero degli Interni per i circa 4000 agenti (segreti, in borghese ed in divisa) che per una settimana hanno ulteriormente militarizzato Bologna; altrettanto dicasi per gli straordinari dei vigili urbani (peraltro in vertenza sindacale).

Nel dopo evento, alcune polemiche da noi innescate, hanno trovato eco sulla stampa locale: i costi della manifestazione cattolica, la blindatura della città, la reverenziale subalternità delle istituzioni pubbliche alla manifestazione papalina, la normalizzazione di Bologna a città cattolica, apostolica e romana, il carattere invasivo e pervasivo delle processioni giubilanti. Così come sono stati ampiamente ridimensionati i numeri e la dimensione della partecipazione popolare alla kermesse cattolica: circa 400 mila persone distribuite nella settimana di "adorazione eucaristica", comprese le circa 150 mila che hanno partecipato al megaconcerto.

La manifestazione vaticana, come ricordato nel nostro precedente articolo, si caratterizzava per l’apertura ufficiale della campagna giubilare. "Da Bologna verso il Giubileo" recitava lo slogan ufficiale della manifestazione ed in perfetto stile giubilare si é svolta tale manifestazione: fiumi di denaro, sfacciata esibizione di potenza, incontri benedicenti alla presenza della autorità civili ossequienti e servili, evento massmediologico totalizzante e totalitario.

Ma anche la nostra contromanifestazione si é dimostrata valida e capace di far sentire la sua voce e la sua eco. Anche noi possiamo dire: da Bologna contro il giubileo, esemplificando il percorso di una campagna a livello nazionale che sappia essere fattivo contrappunto alle iniziative papaline.

Sul terreno delle contro manifestazioni possiamo accompagnare alla consueta critica ateistica ed anticlericale un’iniziativa specifica di carattere antiautoritario e di critica sociale: la strategia di fondo del Vaticano, in vista del 2000 e del simbolismo che esso rappresenta, tende alla riproposizione di un’egemonia culturale e politica che i movimenti sociali e culturali degli ultimi 30 anni avevano messo in crisi. Tale egemonia, per altro, non si esercita esclusivamente nella sfera dei sentimenti, del pensiero e delle credenze, bensì invade il sociale ed il politico: la dottrina cattolica vuole ergersi a criterio ispiratore della legge (ivi comprese tutte le normative sociali circa il matrimonio, la libertà sessuale, il ruolo delle donne, ecc.); la gerarchia cattolica, detentrice di tale dottrina, vuole ergersi a classe dirigente, con tutti gli attributi del caso e del rango (quindi ulteriore incremento delle spese statali a sostegno del clero); il movimento cattolico, legittimato da tale strategia, tende a conquistare nuovi spazi d’intervento nella sfera pubblica (scuole private, volontariato, terzo settore, cooperazione allo sviluppo), risaldando gli epigoni del potere cattolico: la croce, la spada e la questua. Infatti l’attivismo cattolico é tutt’altro che caritatevole ed altruista ma tende ad egemonizzare fette consistenti della spesa pubblica (anche in funzione delle riforme strutturali alle quali stiamo assistendo) dai soldi erogati direttamente a sostegno del clero, ai soldi per il finanziamento del Giubileo, ai soldi per il volontariato e per il finanziamento del terzo settore, a quelli per la scuola privata, la partita che stiamo giocando ha un controvalore monetario di circa 100 mila miliardi. Si può ben comprendere allora come non si stia trattando della libertà delle coscienze della quale siamo sicuramente i più rispettosi, ma di ingenti risorse pubbliche che vengono dirottate a sostegno di un’organizzazione gerarchica che intende piegare, secondo il più classico stile totalitario, anche le nostre coscienze alla loro dottrina.

 

 

 

 

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