CRONISTORIA DEL 7° MEETING ANTICLERICALE

I dettagli dell'intolleranza religiosa in Italia

 

MAGGIO 1990 - Dopo le elezioni amministrative, il PSI (aumentato del 4%) presenta il conto agli altri partiti per la formazione di una nuova giunta; PCI e DC si accordano tra loro per la formazione di una giunta "anomala", che non sembra avere obiettivi politici comuni: si tratta di un patto per la semplice gestione delle cariche "amministrative", escludendo un PSI troppo "invadente". A questa giunta aderisce il PRI e, dall'esterno ma non tanto, la Lista Verde (che si accontenta di alcune "poltrone" minori).

Il Circolo "Papini" aveva già presentato richiesta per diverse sale e spazi pubblici il 24 maggio; per due di queste sale (più l'utilizzo per un giorno della "tensostruttura") aveva già ricevuto l'autorizzazione.

NOTA BENE: la firma che autorizza le due sale è quella di Francesco Baldarelli (l'attuale Sindaco e in precedenza Vicesindaco con delega alla cultura e al decentramento).

 

GIUGNO 1990 - E' reso pubblico che nell'Accordo "programmatico ed istituzionale" della nuova Giunta esiste un punto che riguarda noi ed il nostro Meeting; la nuova Giunta non concederà patrocinio e spazi pubblici per le nostre iniziative!

 

14 LUGLIO 1990 - Il Circolo Papini, in risposta al "Divieto di Meeting" instaurato dalla nuova Giunta, inoltra una richiesta (volutamente provocatoria) per svolgere "attività anticlericali" al Bastione Sangallo in Settembre, chiedendo anche il "patrocinio" del Comune.

 

17 LUGLIO 1990 - In una delle prime riunioni di Giunta, i partiti al potere mantengono "fede" al loro patto "programmatico" e non autorizzano la concessione del Bastione Sangallo per il Meeting Anticlericale, giustificando in pubblico tale decisione per le "troppe denunce" (riteniamo sia inammissibile che possa essere vietato uno spazio pubblico perché qualcuno ritiene che ci siano state "troppe denunce"; si deve considerare inoltre che, a parte queste annunziate ma non ancora notificate denunce, non sono stati riconosciuti reati "penali" per il meeting. Non crediamo sia possibile, comunque, che pubblici amministratori possano avere anche poteri di "organi giudiziari").

Altra giustificazione che si lascia circolare è "danni arrecati alle strutture pubbliche" nelle precedenti edizioni del Meeting. Invece la verità è che NON SONO MAI STATI ARRECATI DANNI alle strutture (anzi due anni fa lasciammo libero anticipatamente il luogo del meeting per far svolgere... "la festa dell'Amicizia" e ricevemmo una lettera autografa di un noto esponente DC che dichiarava di aver trovato strutture e spazio in perfette condizioni).

 

20 LUGLIO 1990 - Alcune posizioni a favore del Meeting vengono espresse pubblicamente; In casa comunista il fronte del NO è perplesso sulle decisioni prese dalla giunta, DP è contraria ed il PSI presenta in consiglio comunale alcuni "ordini del giorno" sulla questione.

Nel frattempo in una conferenza stampa di presentazione della giunta fanese si parla di meeting: Francesco Baldarelli ad una domanda sul perché degli spazi negati al Meeting, in evidente imbarazzo, cede la parola al Vicesindaco Giuliani il quale afferma che il Meeting è organizzato da "delinquenti" (al richiamo di un giornalista dice di assumersi tutte le responsabilità di tale affermazione).

 

25 LUGLIO 1990 - Non contenti di averci negato nuovi spazi "all'aperto" (ma la comunicazione ufficiale che ci nega il Bastione Sangallo non ci è pervenuta), la Giunta di Fano provvede a REVOCARE, con delibera, anche i permessi precedentemente rilasciati per le due sale richieste per le attività di Agosto, cioè per dibattiti e una mostra (S.Michele e S.Lazzaro - evidentemente questi "santi" non ci hanno portato fortuna).

Questa è una tipica azione da "regime": un sistema politico autoritario, per affermarsi, deve "cancellare" tutto cio' che ricorda o che è il frutto del "passato" (peccato che a dirigere questa "nuova" giunta sia proprio il personaggio che ha concesso le autorizzazioni: quale esempio di coerenza politica!).

La delibera presenta diversi aspetti allarmanti:

1) Si dichiara di aver visionato il programma delle iniziative, questo è falso. La richiesta delle sale era stata semplicemente giustificata dall'esigenza di svolgervi dibattiti pubblici senza presentare "programmi"; il programma fu presentato in seguito per garantire a una Giunta... scadente la ...qualità ed entità delle iniziative, viste le polemiche e le falsità della delibera.

2) Vi si legge che l'Amministrazione di Fano ha sempre favorito TUTTE le manifestazioni e "non intende negare la libertà di espressione del proprio pensiero" e in conseguenza di cio'... provvede immediatamente, solo per noi, ad instaurare il "divieto" di esprimere idee in luoghi pubblici.

3) Si dichiara che il Meeting in passato ha creato "situazioni di turbativa pubblica", e cio' è falso: nei nostri meeting NON CI SONO STATI PROBLEMI DI ORDINE PUBBLICO (tantomeno durante i dibattiti pubblici visto che l'oggetto del contendere sono le due sale), le autorità di polizia NON SONO MAI DOVUTE INTERVENIRE PER TALI MOTIVI. Forse qualcuno si è sentito "turbato" dalla nostra possibilità di espressione (ma anche noi talvolta ci sentiamo turbati da certe "decisioni").

4) Si dichiara che noi non avremmo garantito lo "svolgimento ordinato della stessa", anche questo è un falso, queste garanzie non sono state richieste e comunque nel modulo di richiesta tale "garanzia" era contenuta nella formula "standard". Inoltre, come abbiamo detto, le precedenti iniziative si erano sempre svolte in maniera "ordinata". Quello che invece c'era stato era una campagna denigratoria preordinata e ben orchestrata CONTRO DI NOI, riguardante "reati di opinione" per i quali siamo stati sempre considerati "colpevoli" e a torto, riguardante pregiudizi sui meeting scorsi che comunque vanno chiariti e mai dovrebbero essere chiamati a giustificare divieti su nuove iniziative (il Segretario generale del comune così si esprime nella sua "lettera" considerata "base" della delibera: "qualora l'iniziativa dovesse consistere" nel meeting anticlericale, la si vieti!);

5) Questa delibera è stata fatta in fretta, infatti è stata revocata l'autorizzazione all'utilizzo della sala del centro sociale "S. Lazzaro" al Circolo Papini, mentre la richiesta era stata fatta dall'Associazione per lo Sbattezzo.

 

26 LUGLIO 1990 - L'inconsistenza degli "addebiti" a noi mossi è evidenziata da alcune dichiarazioni rilasciate da consiglieri democristiani al "Corriere Adriatico": tra le motivazioni del divieto "... episodi di volgarità e goliardia ...", crediamo di essere i primi in assoluto a cui sono stati negati diritti fondamentali in quanto "goliardi".

Quindi, nonostante che nella delibera del 25.7.9O non ne venga fatto cenno (perché giuridicamente falso): viene fatta circolare ad arte la notizia che avevamo in passato commesso "reati" (naturalmente d'opinione). Ciò è assolutamente falso ed è ribadito dal nostro comunicato del 26.7.90 (ripreso in parte dalla stampa il 28.7.90).

 

30 LUGLIO/ 1 AGOSTO 1990 - Nel PCI le acque probabilmente non sono del tutto tranquille, con un intervento sulla stampa, seppure limitato, il consigliere eletto nelle liste PCI, Paolo Bonetti, si dichiara contro la "censura preventiva". Anche all'interno del partito la decisione di "obbedire" al Vescovo non è ben vista, qualcuno pensa a risarcimenti "privati" per farsi perdonare, in qualche maniera, del divieto "pubblico". Questa posizione pero' non diventa "ufficiale" e l'articolo apparso sulla Gazzetta tronca qualsiasi ipotesi del genere (questa pratica della Gazzetta di "anticipare" si ripete, con effetti negativi, anche più avanti). Comunque per ragioni di "etica politica", oltre che per ragioni tecnico-organizzative, non avremmo potuto accettare questi "risarcimenti".

Di lezioni di "etica politica" certi dirigenti del PCI locale ne avrebbero proprio bisogno, infatti qualcuno, pur di arginare e tamponare il malcontento che serpeggiava, non trova di meglio che diffondere la voce che in fondo non eravamo seri, che la nostra era un'accozzaglia di persone malfamate e giù di lì e soprattutto (per quel che importa allo "zoccolo duro") avremmo potuto infangare il buon nome del PCI e rovinare il patrimonio e le strutture del "partito". Pertanto lo "svenderci" non era stato negativo. Per noi invece questo è stato un'atto infamante compiuto pur di salvaguardarsi le comode poltroncine, gli affari e i patti di potere con la DC.

Sempre il 30 luglio si discute di meeting in consiglio comunale; il PSI aveva presentato alcuni ordini del giorno che, pur con diversi "distinguo" ribadivano il nostro diritto ad esprimerci pubblicamente (con ciò cercando anche di cogliere alcune delle contraddizioni emerse in casa comunista).

Ma come al solito la "ragion di partito" prendeva il sopravvento rispetto ai "diritti" dei cittadini e tutti ordinatamente, magari defilati, alzavano le mani secondo gli ordini di scuderia (si crea una strana "santa alleanza" di contrari al meeting anticlericale: PCI/DC/PRI/LISTA VERDE/MSI; chissà che a quest'ultimo partito non venga offerto un posto in giunta?)

Ci stupiva il comportamento del consigliere della Lista Verde locale che si schierava e votava a favore della posizione sostenuta dalla giunta comunale.

Ma all'interno della Lista Verde le decisioni non erano state così lineari: altri esponenti della lista avevano deciso per una posizione di "dissociazione" rispetto alle posizioni della Giunta. Ma l'effetto "poltrona" portava anche qui al prevalere della "ragion di stato" e della disinformazione (nota: nella stessa seduta del consiglio veniva votata la nomina del nuovo presidente dell'AMAF -Azienda municipalizzata trasporti- proposto proprio dalla "Lista Verde").

Ciò che colpisce nell'Ordine del Giorno approvato è la disinformazione se non proprio le affermazioni false, si parla di "volgarità e violenza": mentre la volgarità può essere un concetto estetico (dunque variabile) LA VIOLENZA NEL MEETING NON C'E' MAI STATA. Ma il comportamento non chiaro della giunta non è solo nell'Ordine del Giorno ma in tutta la vicenda: 1) Il sindaco dichiara che è intendimento di dare parere contrario all'utilizzo di spazi pubblici MENTRE LA DELIBERA DI REVOCA E' GIA' STATA FATTA IL 25.7.90; 2) Il sindaco dichiara che in quel momento esistevano due richieste, una per le sale ed una per il Bastione Sangallo, per l'utilizzo delle due sale non esiste un "programma preciso" MENTRE NELLA DELIBERA DI REVOCA SI DICE "VISTO IL PROGRAMMA", e più avanti dichiara che si presume che questi dibattiti siano collegati al Meeting -E' STATO FATTO UN PROCESSO ALLE INTENZIONI-; 3) L'Ordine del Giorno presentato dalla giunta e poi approvato prevede di "non concedere spazi pubblici di particolare pregio architettonico", si potrebbe discutere sulla Sala S.Michele che è in un edificio di indubbio pregio, ma la Sala S.Lazzaro, un cubone di cemento in un centro commerciale, non pensiamo abbia un "particolare pregio architettonico".

 

2 AGOSTO 1990 - Mentre in campo nazionale infuriava la polemica sulla professionalità del giornalista, a Fano due quotidiani locali "facevano notizia" pubblicando una lettera anonima di un sedicente "islamico". A Roma veniva messa in discussione l'attendibilità delle fonti di alcuni reportage giornalistici (sulla P2), a Fano invece si dava tranquillamente credito ad una lettera anonima. Lettera assolutamente falsa (anche membri della comunità islamica locale concordavano sulla falsità) fatta ad arte per alimentare confusione nei confronti della nostra iniziativa ed utilizzata a regola d'arte dalla stampa locale (Il Resto del Carlino fino a quel momento abbastanza taciturno in questo caso titolava "forte"! (ALLAH... MENA).

Oggetto di questa lettera era una "vignetta" dedicata a Khomeini (non era la prima volta che si faceva dell'ironia sul quel capo di stato integralista, un'altra vignetta era apparsa su "Il Peccato 1" insieme ad una caricatura di Papa Wojtyla, guarda caso su questa vignetta si erano scatenati gli strali del DC Tecchi!).

 

3 AGOSTO 1990 - Nonostante il "travaglio" presentavamo alla stampa il programma del nostro meeting. La località, "segreta" secondo la stampa, non era nota neanche a noi. Dopo aver escluso la possibilità di tenere i dibattiti a Fano (i cinema erano occupati per la normale programmazione o per lavori, mentre gli altri cinema/teatri sono di proprietà della Curia o di enti collegati) si vagliava la possibilità di tenerli in località limitrofe.

 

11 AGOSTO 1990 - La scelta cadeva su San Costanzo, un paese a 11 Km da Fano dove c'è un Teatro Comunale (dal nome invitante "La Concordia") che poteva rappresentare una sistemazione adeguata per i dibattiti.

 

14 AGOSTO 1990 - La giunta comunale di San Costanzo (socialcomunista) valutava positivamente le nostre richieste e noi procedevamo al pagamento dell'affitto del Teatro.

 

18 AGOSTO 1990 - Qualche talpa pero' inizia a scavare: il primo manifesto da noi affisso a Fano ancora non indicava "il luogo" dei dibattiti, ma le forze dell'ordine (in senso... generale, le forze di polizia e le forze clericali) venivano a conoscenza della autorizzazione rilasciata a San Costanzo e iniziavano la loro opera di "persuasione".

 

19 AGOSTO 1990 - Il parroco di San Costanzo durante l'omelia domenicale sferra un attacco alla nostra iniziativa: anatemi, fulmini, inviti alla sollevazione popolare (ciò unito alla solita campagna di confusione e diffamazione).

 

20 AGOSTO 1990 - Viene sfruttata ad arte la reazione sconsiderata di un parroco di campagna, l'opposizione "democristiana" parte scatenata, vengono fatte circolare voci demenziali e gli "anticlericali" vengono descritti nelle maniere più immonde, addirittura vengono invitati gli esercenti di San Costanzo a non servirci neanche un bicchier d'acqua (dar da bere agli assetati sono parole di un libro che a San Costanzo non è più "Vangelo").

Don Benito (poi soprannominato dalla stampa "di nome e di fatto") lancia strali anche contro il sindaco e tutta la giunta, la DC minaccia chissà quali denunce.

Ma gli anatemi e la campagna diffamatoria nei nostri confronti non è sufficiente, iniziano le minacce, le intimidazioni: dapprima con telefonate anonime poi con minacce dirette.

I cattolici oltranzisti chiedono la piazza (antistante l'ingresso del Teatro) per arrivare al "confronto diretto" contro gli invasori anticlericali e minacciano di passare all'azione (nella piazza sono poi presenti le strutture della "Sagra Polentara" chissà che le vogliano utilizzare per farne legna per roghi!).

In tutto questo putiferio siamo rimasti tranquilli; di fronte alla violenza (quella verbale e quella minacciata) e alle prevaricazioni abbiamo preferito non fare da "esca" e rinunciare al Teatro. Non siamo mai stati noi a cercare lo scontro, sappiamo invece che è a questo punto che voleva portarci la provocazione con esiti quanto mai imprevedibili.

 

21 AGOSTO 1990 - Inizia per il VII meeting la ricerca disperata di alcune sale dove svolgere i dibattiti pubblici ed i gruppi di lavoro.

Il PCI, che aveva timidamente a suo tempo fatto balenare la possibilità di "indennizzarci" mettendoci a disposizione qualche spazio, viene contattato per verificare la possibilità di utilizzo di qualche sala di "Case del Popolo".

Ma il "Popolo", nella figura dei suoi rappresentanti, non riesce a trovare il tempo per riunire gli organi dirigenti competenti, i tempi "stretti" impediscono di prendere "decisioni". E' questa una maniera molto elegante di dirci di NO. Se ci fosse stata la volontà politica le decisioni sarebbero state prese in due minuti, ma per noi "figli di un Dio minore" e rompiscatole queste cose non si fanno. Una prova di tale "malafede" è la vicenda della richiesta "informale" di poter utilizzare una sala di un centro sociale di Pesaro (gestito da un comitato formato al 50% da anziani e al 50% da giovani), il gruppo degli anziani (un "feudo" PCI) nega spazi e minaccia addirittura picchetti contro eventuali nostri tentativi di "entrare".

Un poco di ospitalità ci viene offerta dal PSI, che ci mette a disposizione la sala riunioni della sezione "Andrea Costa" di Fano, e dalla CGIL che ugualmente mette a disposizione una saletta per le riunioni mattutine dei gruppi di lavoro.

 

22 AGOSTO 1990 - Anche il vice parroco di San Costanzo interviene sulla stampa per dire la sua, oltre alla deduzioni sul veleno che "evidentemente" sputeremo contro tutta la chiesa ed i suoi apparati, Don Genesio ci da un saggio di filosofia "... Libertà non è il permesso di far tutto, ma il permesso di poter parlare secondo verità e giustizia...". Quale sia la verità e quale la giustizia, supponiamo che intenda la verità "cattolica". Questa frase è emblematica di come i cattolici integralisti ed il clero intendano la vita democratica (una altra prova luminosa della filosofia reazionaria dell'apparato cattolico è poi venuta dal Cardinal Ratzinger nel suo discorso al Meeting di CL e cioè che "... la Chiesa non è una democrazia..." perché non può permettersi di esporre le sue "verità" al mutamento delle maggioranze d'opinione). Il caro Don Genesio conclude poi che "...non è giusto inveire contro la chiesa, fatta da uomini, ma incontaminati nella dottrina...": è una sottigliezza questa della "dottrina", usata come garanzia della assenza di peccato degli "uomini della chiesa"; in pratica, basterebbe accettare qualche dogma e ben celare la propria immoralità per essere poi sicuri di poter pontificare, giudicare, condannare senza tema.

 

23 AGOSTO 1990 - Cominciano a giungere messaggi di solidarietà "ufficiali": DP, il Circolo Gramsci e l'Istituto Pesarese per la storia del Movimento di Liberazione (in un periodo di "revisione" della storia della Resistenza chissà che non vengano messi al bando anche loro). La stampa nazionale (Il Manifesto) inizia a segnalare il caso-Fano (purtroppo la "crisi del Golfo" occupa molto spazio e nonostante diversi giornalisti si siano interessati del nostro caso lo spazio dedicato alle vicende del Meeting anticlericale rimarrà molto ridotto).

Il pomeriggio della "vigilia" (di penitenza come nella migliore tradizione cristiana) presentiamo alla Stampa quello che rimane del programmato 7° meeting anticlericale. Annunciamo che per ragioni di estrema precarietà, il dibattito sulla "Falsa liberazione" - il ruolo della Chiesa Cattolica nel processo di cambiamento dei paesi dell'Est - è rinviato ad un periodo migliore, ma che comunque le altre iniziative programmate si terranno (anche se in maniera ridotta) e che non saremo "invisibili" anche rispetto alla città.

I giornalisti ci accusano di reticenza per non aver voluto svelare il luogo dei dibattiti: noi spieghiamo che dopo tutto quello che avevamo passato eravamo ormai "carbonari", pertanto l'appuntamento per tutti gli interessati a partecipare ai dibattiti rimaneva presso la nostra sede per l'indomani, quando avremmo comunicato l'ubicazione del luogo.

E non avevamo tutti i torti, portiamo un esempio: il venerdì si apre il meeting alla sala Arcobaleno di Marotta e non ci sono problemi, il sabato sulla stampa viene pubblicata la notizia che "l'incontro anticlericale" si svolge in quella sala e subito nel pomeriggio la custode, "ispirata" da qualcuno, inizia a farci problemi.

Durante la conferenza stampa si parla anche della nostra vicenda e delle intimidazioni che abbiamo ricevuto ribadendo che però noi continueremo ad esprimere pubblicamente le nostre idee.

 

24 AGOSTO 1990 - Inizia l'ormai famoso 7° meeting anticlericale, la mattinata trascorre tranquilla, si ride delle ingenti forze di polizia inviate dal ministero degli Interni (8 persone la mattina e 10 pomeriggio e sera con annessi orari e percorsi pubblicati dalla locale Gazzetta).

Qualche problema viene creato da un disguido tecnico in cui viene comunicato il nome errato della Sala di Marotta (non era un diversivo per la stampa), ma problemi tecnici ed organizzativi caratterizzeranno questa edizione del meeting, anche se non dovuti alla nostra volontà. Il pendolarismo tra Fano e Marotta inoltre appesantisce e disturba, la figura dell'anticlericale pellegrino è pittoresca ma non siamo votati al martirio e all'autocommiserazione.

Il meeting occupa alcuni spazi fissi (sala PSI, sala Arcobaleno, banco in Piazza Amiani e, limitatamente alla sera del venerdì, la Tensostruttura), ci sono inoltre altre iniziative estemporanee.

Nella sala del PSI, durante la mattinata, si tiene un gruppo di lavoro generico (i socialisti, preparati al peggio, assistono allibiti alla partecipazione di arzilli vecchietti -anziché i temibili "punk"- e di gente che parla normalmente di questioni giuridiche e parlamentari, il cui orientamento politico è variegato e discute senza nessun "pregiudizio").

L'esposizione di libri e materiali in una piazza centrale di Fano è stata possibile grazie ad uno stratagemma, abbiamo fatto richiesta di esporre materiale sui diritti degli animali - l'uomo, anche se intelligente, è sempre un animale, addirittura certi politici sembrano non possedere neanche questa particolare caratteristica - lo striscione che compare in piazza è "Per i diritti degli animali ". La L.A.V. (Lega Anti Vivisezione) collabora a questa esposizione.

Durante la mattinata un gruppo di anticlericali, vestiti da "angioletti" si reca in delegazione dal Vice sindaco Giuliano a portare dei doni simbolici ed a cantare canzoni augurali.

Nel pomeriggio si apre a Marotta con la presentazione della bibliografia "Ateismo, laicismo, anticlericalismo", l'autore, Mimmo Franzinelli presenta il primo volume (dei dieci previsti) dedicato a "Chiesa, Stato e società in Italia", non mancano riferimenti polemici alla condizione di semi-clandestinità in cui siamo costretti.

La sera si occupa lo spazio della Tensostruttura, l'occupazione non è abusiva. La giunta comunale (ciò in contrasto con quanto fatto approvare al consiglio comunale) si era dimenticata di "revocare" l'autorizzazione all'utilizzo per il giorno di questa area, e noi provvediamo immediatamente ad installarvi i nostri tappetini da venditori ambulanti (extracomunitari illegali), facciamo un'esibizione con diapositive, musiche e mangiafuoco. Gli "smadonnari" intanto sono al lavoro con i gessetti, il pavimento della Tensostruttura viene "ridisegnato" di icone "anticlericali", la gente osserva, ride, pochi "benpensanti" si scandalizzano... forse perché nessuno chiede "offerte".

 

25 AGOSTO 1990 - I quotidiani locali annunciano che... nella prima giornata del meeting non è successo nulla e tutto è stato tranquillo. Qualcuno si stupisce che "l'orda barbarica e satanica anticlericale" non era poi così riconoscibile (per via di questo infamante marchio di "Unni malvestiti" un quotidiano locale dice che siamo "pochi"). Appare un comunicato del Vescovo che oltre ai soliti anatemi riconosce in fondo di non avere la coscienza pulita, infatti si parla di "mancanza di reciproco rispetto".

Nei tre giorni comunque la stampa rimane a debita distanza dalle nostre iniziative; a parte una rara eccezione, quali siano le fonti utilizzate per poi riferire ai lettori proprio non lo sappiamo.

Nella mattinata di sabato le riunioni avvengono nei previsti tre gruppi di lavoro:

Il gruppo su "Donne e Potere" in cui viene trattato l'attacco degli integralisti cattolici alla libertà sessuale femminile e la situazione delle donne nel mondo del lavoro e della politica con riferimento all'autoritarismo;

Il gruppo sulla nuova Tassa di Religione, si occupa del rilancio della campagna per l'obiezione fiscale contro l'otto per mille arricchendo questa forma di protesta con una serie di ricorsi legali e di legittimità;

Il gruppo di lavoro sull'ora di religione cattolica nella scuola prende in esame come riprendere la battaglia sulla questione anche alla luce della recente "revisione" dell'Intesa fatta con accordi sottobanco e con la compiacenza di un partito di sinistra (Com'è noto l'On. Mattarella ha firmato la revisione dell'Intesa di soppiatto, mentre c'era stato un voto che impegnava il ministro a riferire sull'andamento della trattativa; quelle che non sono note sono alcune vicende di patti sotterranei -o sottobanco-: in particolare si dà per certo un accordo tra la sinistra democristiana, di cui l'On. Mattarella è un esponente, e il PCI; in cambio della tranquilla riuscita dell'operazione di revisione -con tutti gli aspetti negativi dei suoi contenuti- veniva garantiva una posizione rigida della sinistra democristiana nella vicenda della legge "Mammì" sulla regolamentazione delle trasmissioni radiotelevisive, fino ad arrivare, come è poi accaduto, alle dimissioni da incarichi di governo. Ciò spiega, ma non giustifica, la debole protesta dei deputati del PCI su questa vicenda).

Il pomeriggio si prosegue con i seminari a Marotta, in programma (cioè in quello che rimaneva) era previsto un intervento di Birgit Wust della "Bunte Liste" di Friburgo (RFT) su "il nudo ed il tabù - eros e morale cattolica"; la relazione pero' inevitabilmente scivolava sulle questioni di attualità e si parlava di parallelismi tra la situazione italiana e certi aspetti della situazione tedesca (limitazione degli spazi di libertà e di espressione del pensiero).

 

26 AGOSTO 1990 - Dopo aver gonfiato il caso, la stampa ignora o minimizza il nostro appuntamento, mentre ampi spazi sono lasciati ad interventi delle Donne DC (il titolo dato dal Resto del Carlino è emblematico: Siamo alla prevaricazione della altrui libertà) e del Vescovo sulla "dissacrazione" della fede e sul "nostro" gusto per lo scandalo. Mentre lo scandalo è stato provocato e voluto dai comportamenti liberticidi, diffamatori ed integralisti di giunte comunali, parroci e "fedeli benpensanti". Quanto alla dissacrazione non ci sembra che sia stata "truculenta": quella del "famoso" scatolone della "Comunione Computerizzata" (che riprendeva ed integrava un'idea -la confessione computerizzata esposta un paio di anni fa alla Triennale) giocava sull'ironia e non sull'irriverenza; Radio Dynamite (giornale parlato diffuso dai nostri megafoni ambulanti) non faceva altro che "amplificare" luoghi comuni che detti al di fuori dell'aurea mistica della "sacralità" appaiono come enormi sciocchezze e banalità.

Appariva invece su "La Stampa" un articolo di Marcello Pera che, pur con le limitatezze di chi ha sentito le "cose" da lontano, ridicoleggia il comportamento "integralista" della giunta DC/PCI di Fano.

La domenica mattina si svolgeva l'annuale assemblea dei soci dell'Associazione per lo Sbattezzo, assemblea quest'anno allargata ai rappresentanti di altre associazioni Laiche (Ass.Naz. del Libero Pensiero "Giordano Bruno", Ass.Dem. "Giuditta Tavani Arquati", ALRI -Ass. per la Libertà Religiosa in Italia, Comitato Romano per la Laicità della scuola, AS.STER. ecc.), oltre alle relazioni presentate dai gruppi di lavoro ed il bilancio dell'attività svolta nell'anno passato (stampa, convegni, iniziative varie) si discuteva della proposta di una "Federazione delle Associazione Laiche".

Nel pomeriggio il dibattito proseguiva (da rilevare la presenza di molti osservatori attirati dalle polemiche e rimasti favorevolmente impressionati dal dibattito), partecipava ed interveniva anche il Sindaco del Comune di San Costanzo che faceva il punto della situazione scatenatasi a San Costanzo (gazzarra scatenata da un gruppetto di scalmanati ed esaltati).

Il Meeting si chiudeva così pacificamente.

In serata una larga rappresentanza di anticlericali partecipava ad un spettacolo/dibattito organizzato da un circolo culturale, con il patrocinio del Comune di Fano: era prevista la lettura di brani dell'Antigone (testo quanto mai indicato nel nostro caso) e seguivano dei brevi interventi di Adriana Zarri, Rossana Rossanda ed altri. Avremmo voluto intervenire e far rilevare che mentre si declamava la tragedia greca, nei fatti a Fano si compiva un'azione di censura autoritaria; purtroppo era già tardi e non c'era tempo per discutere.... Questa (sponsorizzata e finanziata dal Comune) si che è cultura: infatti c'è solo lo spazio per gli interventi di illuminati personaggi ma non c'è spazio per il dibattito.

I nostri meeting dove tutti possono (anzi sono invitati a prendere la parola) non danno "decoro al dibattito culturale" (dall'intervento del sindaco Baldarelli alla seduta del 30.7.90) e pertanto sono da VIETARE.

 

Circolo Culturale N. Papini

30/9/90

 

 

 

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