Tabloid e Tabù.
Anche quest'anno ci chiediamo cosa mai si attendano da noi i mass media di "trasgressivo" e "scandaloso": sembra che per alcuni il meeting anticlericale sia degno di attenzione solamente per la sua carica trasgressiva. Non si considera cioè la portata innovativa, e la spinta all'uscita dal silenzio, dei dibattiti e del materiale politico prodotto durante i meetings: sulla stampa spesso appaiono solamente battute e pettegolezzi riguardanti l'anticlericalismo.
Ne è esempio l'articolo di Perna sull'Europeo, uscito di recente, che mette in evidenza più le timidezze e le presunzioni del giornalista che le nostre intenzioni; veniamo definiti "nemici della Chiesa", e questo non ci sembra entusiasmante, visto che il nostro lavoro consiste nella lotta al clericalismo, ma non in "guerre" basate su luoghi comuni.
Del resto, sono anni che persone male informate (e non certo per nostra negligenza), speculano sul nostro anticlericalismo, definendolo sorpassato o esagerato senza aver mai fatto attenzione al nostro lavoro.
Notiamo quest'anno, come conferma della fissazione dei media per i fatti "trasgressivi" più che per i contenuti del Meeting, titoli altisonanti sulla performance "Via Trucis", che evidentemente ha colpito l'immaginario suscitando vivide immagini.
Ebbene, se alcuni hanno voluto pre-giudicarla blasfema, altri (come il Perna) le hanno dedicato titoli senza però citare nemmeno una parola dell'ampio programma del meeting.
Evidentemente si tratta dell'acuirsi di superficialità del giornalismo, tutto teso a ricercare "ciò che fa spettacolo" invece di ciò che fa ragionare. Ed anche "lo spettacolo" è divenuto privo di contenuti e semplice, manipolabile immagine.
In merito alla trasgressione, all'infrangere tabù, vogliamo far notare quanto una grossa parte della stampa ci tenga a evidenziare e ad inventarsi fatti trasgressivi, per poi attendere golosamente la "punizione" ed il "ritorno all'ordine".
Pensiamo ai titoli dello scorso anno, magnificanti la presenza a Fano di un vasto schieramento di forze dell'ordine, presenza in realtà strumentale essa stessa in quanto il meeting era stato vietato e semmai sarebbe stata necessaria la presenza di un giudice per processare l'abuso di autorità compiuto nei nostri confronti da parte dell'amministrazione comunale.
Così, mentre il settimo meeting veniva vietato sulla base di pretesti, gli stessi "tutori dei tabù" davano spettacolo.
Certo, abbiamo visto ben di peggio: abbiamo visto massacri in diretta per settimane quest'anno, presentati come inevitabili, quindi il "nostro" massacro non sembra stupire più di tanto. Del resto, il livello culturale dei giornalisti è spesso così basso, che più di un discorso a monosillabi o di una sequela di semplificazioni è difficile leggere sui tabloid e sui settimanali.
Tabù: dunque alcuni giornalisti anelano al blasfemo, come se tramite quello essi si sentissero gratificati. Si inventano infrazioni ai tabù, in attesa dello Stregone (la Legge, il Clero) che rimetta tutto a posto. Qualche anno fa fummo proprio noi i primi a discutere della Bestemmia come fenomeno di insubordinazione messo in pratica dal popolo dei credenti. E venimmo accusati d'essere degli apologeti della bestemmia! Evidentemente è a forza di semplificazioni che marcia la censura: così come accadde per le accuse a mostre e performances artistiche degli scorsi meetings. Certo, chi parteggia per il clero non vuole, ad esempio, che vengano mostrate le cartoline del noto collezionista Enrico Sturani, coi loro disegni anticlericali d'epoca; e tacciando il Meeting di "oscenità" può tentare di far sì che vengano impediti i ...dibattiti del meeting, che di certo infastidiscono, più dell'osceno che si starnazza, il Clero ed i suoi tentacoli temporali.
Chi invece scrive per un giornale (L'Europeo) che ha tutto l'interesse a dimostrare che il miglior anticlericale è Martelli, non può che tacere il programma del Meeting e raccogliere invece sotto forma di articolo altre "amenità" (come la dichiarazione del liberale Migliorini che crede di essere l'unico anticlericale in Italia).
Evidentemente questa società ha bisogno di rigurgitare i tabù sotto forma di spettacolo: ma noi non siamo interessati a quelle espressioni fini a se stesse e contorte che caratterizzano il vasto complesso di bigotti e bigotti trasgressivi.
Circolo Culturale "N.Papini".
22 Agosto 1991.
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