"Centesimo anno. Millesima frode"
(Renzo Audisio).
Molti hanno esaminato ed espresso giudizi sull'ultima lettera enciclica papale, la "Centesimus annus". Da vari pulpiti son giunte inevitabili genuflessioni a questo documento papale che, riprendendo la centenaria "Rerum Novarum" di papa Leone XIII, cerca di rilanciare la dottrina della Chiesa in fatto di politiche economiche e sociali. L'ultima enciclica di Wojtyla è subito divenuta, malgrado i contenuti scipiti, un best seller nell'oratoria da Messa e da post-Messa: 500 mila copie e cinque diversi editori (anche duemila copie in latino), innumerevoli presentazioni e riunioni*. Più che necessario, questo rilancio, in tempi come questi, quando si apre alle bramosie di convertire del Pontefice un nuovo mercato, l'Est, bramoso di benessere e fede in qualcosa di "nazionalista, capitalista". E la dottrina della Chiesa è tutto questo, ripresentata da Wojtyla nella sua enciclica come l'unica, la sola, l'insostituibile compagna del capitalismo nella sua avanzata alla conquista del mondo.
L'enciclica, come hanno già più volte denunciato i compagni anarchici che hanno avuto lo stomaco buono per leggersela tutta (a chi vuole fustigarsi e tentare consiglio molta calma), non è altro che l'ennesima logorroica dichiarazione di supremazia del Pontefice. In pratica, citando vangeli, povertà, solidarietà e chi più ne ha più ne metta, il Papa non fa altro che spedire una missiva agli industriali ed ai capi della politica e della finanza, rivendicando il ruolo della Chiesa nella società. Poco contano i riferimenti ai classici "poveri", ai lavoratori, ai diritti dei popoli: molto più rilevanti e numerose sono le dichiarazioni del Papa a favore di un capitalismo dinamico e, dice lui, "imprenditoriale", ove chi fa gli affari pero' riservi sempre alla chiesa cattolica quelle attenzioni necessarie a conservarle il suo ruolo di "madre caritatevole" dei poveri e degli oppressi dal capitalismo "buono".
Chiaramente, l'otto per mille rifulge nella enciclica come il sottinteso giusto mezzo da incrementare, per dare alla Chiesa quelle "attenzioni" che dice di meritare*.
Ma, per avvalorare la tesi che vede la Chiesa cattolica paladina dei poveri e dei lavoratori, il Papa non esita a lasciarsi andare in dichiarazioni (molto sofferte) del tipo "il salario deve essere sufficiente a mantenere l'operaio e la sua famiglia", senza specificare se l'operaio ha diritto alla piscina privata come il Papa o no, ma dando egualmente prova di grande "bontà". E noi che pensavamo Wojtyla ancora fermo alla servitù della gleba. Ma, naturalmente, l'operaio dovrà essere sposato, e avere almeno cinque figli, supponiamo, visto che per Wojtyla non solo questo salario sembra molto sudato, ma anche tutto dipendente dai meriti morali dell'operaio in questione. E' o non è il modello sociale di Wojtyla un modello tutto integralista, dove chi non crede e non buca il preservativo non " cresce nella grazia"?
La grande sete di giustizia di Wojtyla, la sua grande "illuminazione sindacale" lo porta a sciogliersi in altre pericolose e modernissime innovazioni, degne di cento anni di calvario: "il diritto a creare associazioni professionali di imprenditori e operai" egli lo concede largamente; dunque egli tollera i sindacati, magari costituiti da Agnelli e operai della Fiat insieme. Suggerisco le riunioni sindacali, dopo l'orario di lavoro, sullo yacht di Agnelli.
A parte queste ridicole concessioni ai diritti dei lavoratori fatte dal "santo padre" che a quanto pare di come e perché si lavora, ora che sta in Vaticano, non ricorda nulla, ...sono veramente degne di menzione le sue rampogne encicliche contro l'ateismo, padre di tutti i mali. Sembra che l'ateismo sia il nuovo nome del diavolo: il Papa dice infatti che è a causa dell'ateismo che i lavoratori si lanciano nella lotta di classe, mettendosi a litigare coi loro cari padroni e governanti. Non solo, ma a causa dell'ateismo, secondo Wojtyla, divengono possibili i regimi dittatoriali e insane concezioni della vita...naturalmente qui si tratta dell'abile sempiterna mossa del Papa che addossa le colpe e le cause dei regimi dittatoriali dell'Est a stili di vita e di pensiero (appunto l'essere atei e il combattere il capitalismo).
Continuando a dibattersi in acque alte, per portar acqua al proprio mulino di capo dei credenti cattolici, il Pontefice lancia anatemi sugli atei e sull'ateismo, causa a suo dire della rovina del mondo. Naturalmente le moine al capitalismo si sprecano: Wojtyla predica infatti l'asservimento al lavoro, alle direttive dei "lungimiranti" e "onesti" imprenditori, e la sottomissione totale alla dottrina dell'asservimento:
"che si sia provveduto convenientemente al riposo" del lavoratore è per Wojtyla accettabile solo se il riposo collima col recupero delle energie spese nella fatica; non un minuto in più, mi raccomando, e sempre pronti a versare l'otto per mille, tanto necessario al riposo spirituale del clero!
Una "sana concezione della proprietà privata" (supponiamo si tratti della concezione che lascia i soldoni a chi se li è presi per primo, e magari restituisce alla Chiesa lo Stato Pontificio con annessi gabellieri), è quella che Wojtyla si augura trionfi in tutto il mondo, con l'ausilio della Chiesa nelle opere di misericordia (che pero' tra poco consisteranno anche nell'ospitare centinaia di migliaia di emigrati dall'est, come se la caverà la...Chiesa? Andreotti ha già offerto l'otto per mille dello Stato all'uopo ). Amen.
Dopo innumerevoli riassunti storici e politici, attraverso i quali Wojtyla ci mostra la Chiesa sempre all'avanguardia e in guardia contro i "cattivi" ("Metà del continente era sotto il dominio della dittatura comunista, mentre l'altra metà si organizzava a difendersi contro tale pericolo" sembra una favola di Tolkien), potrete trovare nella enciclica papale anche l'immancabile rampogna contro l'aborto legale. Se infatti il Papa si schiera dalla parte del blocco occidentale, benedicendo le dittature di qua e maledicendo le dittature di là, è indubbio che egli non è un difensore delle libertà bensì del suo tornaconto in numero di fedeli e seguaci. Se egli si schiera contro l'aborto legale non è certo perché vuole evitare alle donne il "trauma dell'aborto", bensì perché vuole vietare alle donne anche l'ultima cruenta forma di contraccezione, e ridurle in proliferatrici a beneficio degli orfanatrofi di Santa Romana Chiesa. Non a caso è abitudine del Papa, quando parla di genere umano e di persone, dire "uomo", no? E questa è un'abitudine purtroppo dilagata al di là del "sano" maschilismo della Chiesa.
(...)Enti assistenziali, orfanatrofi e ospizi, presenza negli ospedali, nelle caserme, nei centri di recupero d'ogni genere: attraverso il volontariato la Chiesa ed i suoi organismi affiliati offrono allo Stato manodopera non qualificata ma a buon prezzo, per rimediare alle brutture della società.
Tra le brutture della società, ce ne dà la conferma questa enciclica ignorante, reazionaria, millantatrice, quelle di cui la dottrina della Chiesa è responsabile sono molte, tante.
Non convince nessuno Wojtyla, col suo parlare di 'carità', perché la carità è il peggior rimedio alla miseria e la miglior cura delle coscienze di ricchi e truffatori*. Non convince nessuno nemmeno quando parla di 'pace', per essere poi qualche giorno dopo in Polonia a incensare dal pulpito i generali polacchi "che fecero grande la nazione"*.
Ricordiamo Wojtyla alla Cecchignola, a benedire carri armati, ricordiamolo a ricevimenti col fior fiore di generali dittatori, di bancarottieri, di fascisti e compari della "Gladio".
Questa enciclica, infarcita di retorica e completamente vuota di contenuti reali, non è altro che un ennesimo segno di brutalità papale. Non sarà l'ultimo: la lotta contro la dignità ed i diritti dei non credenti è aperta. Inoltre eminenti voci del padronato si levano a difesa dei privilegi della Chiesa in campo economico e politico*: per rendere il Vaticano più forte economicamente, più capace di incidere moralmente e politicamente, ora che il capitalismo si lancia alla conquista di paesi ove non è proprio detto che i diritti dei lavoratori siano stati dimenticati come méta, ove non è detto che tutti pensino che il lavoro sia la "vocazione dell'uomo", che la "famiglia deve essere fondata sul matrimonio", che droga e pornografia siano frutto del "vuoto spirituale"... cioè della mancata visita del Papa.
* vedi "La rivincita di Dio", su Panorama 09/06/'91.
* e già sull'otto per mille, meccanismo inserito arbitrariamente nella autotassazione, c'è molto da dire: esso è infatti l'espressione della volontà della Chiesa di prendere soldi a tutti e senza rendere conto del proprio operato. L'otto per mille è infatti un meccanismo maggioritario, che non tiene conto delle astensioni, e che non ha previsti rendiconti sull'uso del denaro incassato.
* ricordiamo che, del denaro Irpef fagocitato, la Chiesa versa una minima parte ad opere assistenziali, per molte delle quali del resto percepisce già laute rette.
Le Curie sono invece impegnate in operazioni finanziarie tese all'acquisizione del potere economico e politico, vedi la Curia di Trento, lanciata al dominio del potente Istituto Atesino di Sviluppo.
* come il generale polacco Sobieski.
* vedi gli articoli ospitati dal "Sole 24 Ore", "Le encicliche sociali", a celebrazione delle encicliche di Leone XIII e di questa ultima di Wojtyla.
dada knorr
3/7/91
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