Concluso positivamente il 16° meeting anticlericale
Tutti a Roma nel 2000
La scommessa di spostare il meeting anticlericale dalla consueta cornice fanese si é rivelata una scelta felice.
Dal 1 al 4 luglio, a Bologna, si é tenuta la 16° edizione dell’annuale appuntamento degli anticlericali in Italia con una buona partecipazione di pubblico sia alle sessioni di discussione che agli eventi conviviali che caratterizzano il meeting come una festa popolare. Determinanti l’impegno del circolo "Berneri" e dell’USI di Bologna, dei Gruppi Anarchici Imolesi, del gruppo "los Solidarios" di Modena, del "Club dell’Utopista" di Mestre, per la buona riuscita della manifestazione assieme alla ormai collaudata squadra dell’Associazione per lo Sbattezzo che cura l’organizzazione ed il funzionamento di questa manifestazione negli ultimi anni.
Nonostante il contesto bolognese potesse far pensare ad un meeting ghettizzato all’interno di una città in preda alla reazione, la partecipazione, la simpatia e la solidarietà prodottasi attorno al meeting testimonia lo spazio politico, sociale e culturale dell’iniziativa anticlericale. Nonostante il caldo "infernale" i dibattiti che si svolgevano alla mattina ed al pomeriggio sono stati interessanti e partecipati dando nuovi argomenti, spessore d’analisi e indicazioni all’attività anticlericale che si ridisegna come una battaglia di libertà contro i patti di potere che legano fra di loro l’organizzazione gerarchica della chiesa cattolica, le istituzioni dello stato di ogni ordine e grado, i partiti politici istituzionali sia di governo che di opposizione.
L’elenco degli interventi e degli argomenti trattati ripreso dal programma ampiamente pubblicizzato dà solo in parte conto del peso dell’iniziativa. Con ogni probabilità l’Associazione per lo Sbattezzo pubblicherà ampia sintesi dei materiali prodotti al fine di produrre materiale a sostegno delle prossime iniziative antigiubilari. Nel corso dell’assemblea di domenica mattina si é formalizzato l’impegno ad organizzare il 17° meeting anticlericale a Roma dandogli la valenza di importante manifestazione di contestazione del giubileo papalino. Il riferimento specifico per questa iniziativa sarà il collettivo redazionale della rivista "Ipazia" che oltre al proficuo lavoro redazionale sta aggregando attorno a sé l’attività anticlericale a Roma. In questo senso un importante banco di prova e trampolino di lancio sarà la manifestazione anticlericale internazionale che si svolgerà il 17 febbraio 2000 in piazza di Campo de’ Fiori. Un altro appuntamento di rilevo é previsto per il 19 settembre prossimo nel biellese utilizzando l’annuale manifestazione che ricorda il movimento ereticale dolciniano, movimento noto per la radicalità con la quale attaccava il potere temporale del papato e per la brutalità con la quale il papato stesso lo represse.
Anche l’attivo del bilancio economico dà conto della riuscita del meeting, attivo che sarà utilizzato per produrre materiale di controinformazione, agitazione e propaganda.
Tiziana e Walter
La produzione del 16° meeting anticlericale.
Giovedì 1 luglio alle ore 17, con gli interventi di Emma Pie di Pordenone, Paola Brolati di Venezia e Pietro Adamo di Milano, si é aperta la sessione del meeting anticlericale dedicata alla critica della sessuofobia tipica delle dottrine autoritarie ed alla rivendicazione della libertà di gioco, amore e godimento che caratterizza le tensioni libertarie. Particolare attenzione é stata data al punto di vista femminile sia per il suo carattere antiautoritario sia perché é il femminile l’oggetto privilegiato della repressione sessuofobica. Andrea Papi di Forlì, in un suo intervento, sottolineando la comune matrice autoritaria delle dottrine, ha paragonato e raccontato della sessuofobia del maoismo in rapporto alla sessuofobia cattolica, con esilaranti racconti della pratiche sessuofobiche dei maoisti italiani del gruppo "Servire il Popolo" il cui leader carismatico dopo essere fuggito con la cassa é oggi approdato nelle file di Comunione e Liberazione. Una compagna del collettivo femminista lesbico bolognese "Clitoristrix" ha denunciato la sessuofobia implicita nella cultura moderna anche quella che si produce nei così detti movimenti antagonisti che nascondono la realtà del corpo sotto le ideologie politiche o semplicemente al conformismo sia pure di "sinistra". Un esponente del circolo "Russel" di Treviso ha ripreso i più consueti temi delle pratiche sessuofobiche clericali che tuonano dai pulpiti per poi perdersi in pratiche pedofile all’ombra delle sacrestie. Il senso del dibattito anche se scontato ma niente affatto irrilevante ha chiarito come la libertà, la critica ai dogmatismi siano inscindibili dalla rivendicazione e dalla pratica della piena libertà sessuale omo ed etero, al maschile ed al femminile con l’unico vincolo della reciproca disponibilità e rispetto.
Venerdì 2 luglio alle ore 11 si é tenuta la sessione sulla scuola e l’ingerenza che i clericali vi vogliono esercitare sia attraverso il finanziamento statale alle loro scuole confessionali sia attraverso il perdurante insegnamento della dottrina cattolica nelle scuole pubbliche. Hanno relazionato Bruno Moretto del comitato "Scuola e Costituzione" di Bologna, Carlo Ghirardato della redazione della rivista "Libertaria" di Roma, Antonia Sani del comitato "Scuola e Costituzione" di Roma, Donato Romito della Federazione dei Comunisti Anarchici di Pesaro. Il dibattito ha analizzato le strategie di attacco alla libertà di insegnamento che si sviluppa attraverso l’intervento clericale nella scuola ben sostenuto dalle iniziative governative, ministeriali e parlamentari. Si é criticata la legge regionale dell’Emilia Romagna che finanzia le scuole private (al 90% cattoliche) con un contributo di 2 milioni annui per ogni iscritto. Il comitato "Scuola e Costituzione" si fà promotore di una raccolta di firme per indire un referendum regionale abrogativo di tale norma. In questo contesto vari interventi hanno sottolineato come le iniziative di lotta devono puntare a vincere sul piano culturale il conformismo imperante vero grimaldello dell’iniziativa reazionaria e come le iniziative di lotta dei lavoratori della scuola a difesa delle loro condizioni di lavoro si leghino alla battaglia contro la controriforma scolastica. Importante la testimonianza di Bruno Moretto che ha reso noto come nella provincia di Bologna il numero degli studenti che non seguono l’ora di religione abbia superato (53% contro 47%) coloro che vi partecipano. Considerando che nel 1986 nella "rossa" Bologna si era partiti con percentuali bulgare (80% di partecipanti all’ora di religione) il modificarsi dei comportamenti studenteschi che nelle medie inferiori e nelle elementari derivano anche da un modificarsi dei comportamenti dei genitori evidenzia come la battaglia condotta anche sul piano culturale sia oltremodo efficace anche messa in relazione alle sconfitte subite sul piano politico e istituzionale dalle forze laiciste. I dati di Bologna sono stati confermati anche da altri interventi (Roma e Milano) ed anche se non si hanno dati precisi a livello nazionale l’impressione che si é ricavata nel corso del dibattito é che la chiesa cattolica oggi punti maggiormente a farsi finanziare le scuole confessionali ritenendo strategicamente persa la battaglia di conservare la sua presenza nella scuola pubblica attraverso l’ora di religione che sempre più disertata diviene un’istituzione priva di senso ed efficacia. Contemporaneamente gli interventi di Carlo Ghirardato e di Donato Romito hanno evidenziato come nella lotta anticlericale ed antigovernativa non ci si possa appiattire sulla difesa acritica della scuola statale i cui spazi di libertà sono il prodotto non già delle leggi emanate dal parlamento ed applicate dal ministero, bensì delle lotte e dei movimenti libertari degli studenti e degli insegnanti e come sia di particolare interesse per il movimento libertario e per l’anticlericalismo la sperimentazione di scuole pubbliche nè di chiesa nè di stato.
Venerdì pomeriggio le sessioni del meeting sono proseguite con il dibattito sulle politiche governative e clericali nell’evento giubilare. Giubimarket era intitolata la sessione a sottolineare la dimensione economica oltre che politica e culturale del giubileo. Gli interventi di Menai Taoufik, Federico Sora e Francesco Carlizza hanno analizzato diversi aspetti del problema. Menai Taoufik, tunisino abitante in Italia dal 1985, attivo nel movimento di lotta per l’affermazione della libertà degli immigrati e contro le discriminazioni razziali e sociali nei loro confronti, ha portato un interessante contributo, basato anche sulla sua personale esperienza, nel quale ha sottolineato la carità pelosa del movimento cattolico che utilizza a piene mani finanziamenti pubblici a fini assistenziali esercitando in realtà una egemonia ed un controllo dottrinario, politico e sociale sul fenomeno immigrazione. Parlando anche della cultura islamica ha messo in evidenza come le strutture clericali (tipiche degli sciiti e quasi assenti fra i sunniti) siano produttrici e del tutto funzionali alle logiche di potere e come l’intervento clericale si basi sull’affermazione dottrinaria di essere portatore di verità rivelate e da questo faccia discendere la rivendicazione ad esercitare il privilegio e la dominazione sulle persone. Sempre in riferimento all’egemonia cattolica ha ben messo in evidenza come la chiesa cattolica pretenda di poter esercitare un controllo sulla libertà delle persone, imponendo il proprio credo, la propria cultura e la propria lingua anche alle minoranze religiose. Sulla libertà di insegnamento ha sottolineato come mentre la chiesa cattolica pretende di istituire scuole confessionali finanziate dallo stato osteggi i semplici corsi di lingua araba o il riconoscimento degli studi effettuati nei paesi di origine dai giovani immigrati. In relazione alle strutture clericali delle religioni non cattoliche, Taoufik, ha messo in evidenza la strategia papale elaborata attorno all’evento giubilare tesa a cercare un accordo con le altre religioni monoteiste (ebrei e mussulmani) ma come in quest’accordo "ecumenico" il papato rivendichi a sé la primazia e la rappresentanza. Non é un caso che la più grande moschea in Italia sia stata costruita su progetto vaticano mentre la Conferenza Episcopale Italiana osteggi con ogni mezzo l’esercizio del culto della altre religioni.
Federico Sora, in relazione al "Protocollo di intenti" firmato tra governo e parti sociali relativo al Giubileo, firmato il 3 giugno, che istituzionalizza per la prima volta il "lavoro nero e non tutelato" applicato ai lavori connessi all'evento giubilare, e citando ampiamente il "Sole 24 Ore" ha messo in evidenza la convergenza di interessi non solo economici fra padronato e papato attorno all’evento giubilare. Oltre agli evidenti interessi economici derivanti dagli investimenti governativi a favore del giubileo che ammontano ad oltre 6 mila miliardi di lire, la Confindustria é particolarmente interessata all’intervento della chiesa a favore di una moratoria di scioperi e contratti di lavoro nel corso del 2000. La Confindustria richiama il governo a far rispettare le intese in tal senso raggiunte con il comitato paritetico governo-vaticano per il giubileo ed intima ai sindacati la sospensione di qualsiasi forma di agitazione, manifestazione, sciopero, vertenza per tutto l’anno prossimo. Della fedeltà a tale moratoria da parte dei sindacati di Stato (CGIL-CISL-UIL-UGL) la Confindustria non ha dubbi ma mette in evidenza come il governo dovrà tenere sotto controllo le forze sindacali autonome ed i movimenti di base. Sia invocando l’afflusso di pellegrini, sia invocando l’uscita dalla congiuntura economica, sia invocando l’aumento dei profitti, il padronato italiano invoca il blocco dell’attività politica e sindacale del movimento dei lavoratori in particolar modo nei settori alberghiero, turistico, dei pubblici esercizi, dei servizi pubblici e dei trasporti, dei lavori pubblici e delle grandi opere, invoca l’ampio utilizzo del lavoro interinale in questi settori per far fronte alle punte di attività che si prevedono per la chiusura dei cantieri del giubileo e per l’aumento del flusso turistico. Quanto queste pretese siano strumentali l’ha evidenziato Francesco Carlizza nel suo documentatissimo intervento che di miliardo in miliardo ha radiografato le spese a favore del giubileo cattolico. La massa degli interventi é a favore della costruzione, restauro e ristrutturazione di chiese, conventi e proprietà immobiliari ecclesiastiche (con la scusa che serviranno come ostelli del pellegrino), in minima parte i fondi per il giubileo sono stati utilizzati e saranno utilizzati per opere di (dubbia) pubblica utilità. Esemplificativo é il caso della terza linea della metropolitana a Roma, il sottopasso per Castel Sant’Angelo, il megaparcheggio nella campagna romana dove stivare qualche centinaia di migliaia di pellegrini che seguiranno le cerimonie giubilari su maxischermo.
Ancora sulle questioni di ordine pubblico relative all’evento giubilare, Francesco ha messo in evidenza come già le prove del fuoco si stiano sperimentando a Roma con interi quartieri blindati e militarizzati utilizzando le manifestazioni cattoliche a paravento. Come, su dettatura dell’Agenzia per il giubileo, della Cei e del Vaticano sia allo studio del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Roma (Prefetto, Questore e Sindaco) la moratoria di qualsiasi manifestazione pubblica extracattolica nel 2000 a Roma. Anche in virtù di ciò assume rilevanza politica la manifestazione anticlericale prevista per il 17 febbraio a Campo de’ Fiori.
Sabato mattina si é svolta la sessione contro gli integralismi organizzata dalla Rete delle donne anarchiche. Michelle Maurice e Danielle Bigillon di Lione hanno parlato della loro esperienza sviluppatasi assieme alle donne algerine immigrate in Francia. Temi come l’aborto, la contraccezione, la libertà sessuale trovano gli integralismi cattolico e mussulmano accomunati nella repressione della libertà e dei bisogni delle donne. Al meeting le compagne francesi hanno portato un documento che a Lione avevano diffuso nei quartieri fra le donne e nel quale si difendeva la libertà di aborto e si propagandava la contraccezione; la propaganda pubblica della contraccezione, in Francia, é ancora illegale in quanto non é mai stata abrogata una legge del 1920 che ne prevedeva la censura. L’azione delle compagne francesi si é rivolta, anche sul piano culturale, per contrastare la falsa tolleranza dei costumi arabi che prevedono il velo alle giovani donne e che, in realtà, utilizza tali costumi per ribadirne la sottomissione. Emanuela Scuccato ha messo in evidenza come non esista un islam unico e omogeneo. Sarebbe un errore assimilare le condizioni di vita, le aspirazioni e le speranza delle donne algerine, tunisine, somale o egiziane in quanto il mondo mussulmano é stato diviso da numerosi e profondi conflitti. Ogni donna, quindi, parte da un proprio bagaglio culturale, da una serie di usanze, credenze, imposizioni che contraddistinguono il contesto dal quale proviene. Per esempio una donna affermava: "io sono nata in Marocco e quando una nasce lì é mussulmana per forza, anche se é atea non lo può dire, per legge". Secondo Emanuela non basta la comprensione di questa specificità culturale bisogna cooperare con queste donne per affrontare concretamente i problemi che ne derivano; per esempio come potrà un medico relazionarsi con una donna che ha subito mutilazioni sessuali e assisterla nel parto se non ha affrontato anticipatamente il problema confrontandosi con questa realtà.
Melita Richter é intervenuta in relazione all’integralismo che si é andato affermando nella realtà della ex Jugoslavia mettendo in evidenza la complicità della chiesa cattolica e di quella ortodossa con i diversi regimi nazionalisti che si sono formati nel conflitto balcanico. Preti e pope benedicono le rispettive armate che combattono per la sacra patria, per la sacra bandiera e per il sacro suolo. Il ruolo politico e culturale delle chiese si é espresso esaltando le differenze etniche e culturali trasformandole in esasperati nazionalismi. L’islamismo in Bosnia é stato dipinto come una minaccia alle porte della bianca e cristiana Europa mentre in realtà tale movimento traeva sostegno dall’avversione ai nazionalismi croato e serbo, vi erano atei e comunisti che si dicevano islamici per esprimere la loro avversione ai regimi di Zagabria e Belgrado che volevano spartirsi la Bosnia. Quando si portano le nazioni alla guerra le donne vengono escluse dalla vita sociale e relegate nello spazio domestico a servizio del combattente e della patria. Molte donne della ex Jugoslavia si sono ribellate alla creazione del nemico, alle differenze basate sulle etnie e le religioni, cercando di uscire dalla logica della manipolazione del pensiero. Ciò si é verificato soprattutto nei centri urbani (Belgrado, Serajevo, Zagabria e Lubiana), sottolinea la Richter, grazie all’influenza del movimento femminista sviluppatosi negli anni ‘60 e ‘70 che ha creato una rete di solidarietà fra le donne che ha retto ai tempi ed alle lacerazioni. La Richter non ha trascurato di illustrare le atrocità fisiche e morali subite dalle donne durante le guerre balcaniche. Il prezzo che le donne hanno pagato é stato spaventoso.Maria Matteo ha sottolineato come emergesse, anche dagli interventi che la avevano preceduta, la questione della identità e della differenza, intorno alla quale si é sviluppata gran parte della storia del movimento per la libertà della donna. Identità femminile negata in contrapposizione alla differenza delle tante io che insieme lavorano e cooperano per la costruzione di pratiche di solidarietà. Sulla negazione dell’identità e della differenza passano le strategie oppressive degli stati, dei nazionalismi e delle chiese. L’identità femminile é uno degli elementi più sovversivi, capace di mettere in discussione la società gerarchica e patriarcale fondata sulla famiglia eterosessuale. La lotta per la libertà femminile é lotta per libertà di tutti. Dobbiamo giungere a poter pensare che da questo paese e da questo mondo tutte le forme di integralismo e di oppressione di chiesa ma anche di religione che le donne hanno sempre sperimentato sui loro corpi, possano essere bandite come orrende barbarie.
Sabato pomeriggio si é svolta la sessione contro il Trattamento Religioso Obbligatorio. Sono intervenute Chiara Gazzola dell’Associazione per lo Sbattezzo, Elisabetta Medda della redazione di Sicilia Libertaria e Stefano Disegni della redazione di Cuore. Oggetto del dibattito era la denuncia delle ingerenze dei preti nella vita quotidiana e privata delle persone a limitazione della loro libertà a ostentazione della loro egemonia. Il rito iniziatico del battesimo impartito agli infanti é sicuramente il più infame ma, a seguire, non meno fastidiosi ed invadenti sono le estreme unzioni impartite dai cappellani ospedalieri ai moribondi, i funerali religiosi imposti (tramite parenti bigotti) anche agli atei ed anticlericali convinti e (come é stato denunciato da numerosi interventi) in contrasto con le esplicite volontà testamentali; la negazione del diritto all’eutanasia ed al suicidio, i crocefissi negli ospedali, nelle aule scolastiche, negli uffici pubblici, le funzioni religiose trasmesse da radio e televisioni, le funzioni religiose di inaugurazione degli anni scolastici e durante le manifestazioni pubbliche, la condanna pubblica dell’aborto, delle pratiche contraccettive, della libertà sessuale, omosessuale gay e lesbica e via dicendo. Particolarmente efficace l’intervento di Stefano Disegni che dalle colonne di Cuore ha lanciato la campagna "fino a quando i preti si faranno i cazzi nostri noi ci faremo i loro" a rivendicazione del diritto alla critica pubblica anticlericale fino a quando le gerarchie ecclesiastiche vorranno ergersi a dottori morali dei comportamenti e delle regole sociali. Chiara ha illustrato la proposta già emersa in preparazione del meeting anticlericale di dare alle stampe una "Carta di autodifesa contro il Trattamento Religioso Obbligatorio" e di cui é stato pubblicato il sunto sul Peccato n. 10 e da questa sessione é uscita l’indicazione di dare alle stampe tale "carta d’identità" che potrà essere richiesta all’Associazione e utilizzata non solo per la propaganda ma come documento da esibire a mo’ di autodifesa, autodichiarazione, autocertificazione di fronte ad ogni torto o sopruso subito.
Domenica dopo che nella mattinata si era svolta l’assemblea dell’Associazione per lo sbattezzo nel corso della quale erano emerse le indicazioni alle manifestazioni ricordate in apertura dell’articolo (Meeting Anticlericale a Roma nel 2000, incontro a Biella il 19 settembre per ricordare il movimento ereticale dolciniano, manifestazione anticlericale ed antigiubilare internazionale a Roma il 17 febbraio 2000 a 400 anni dal rogo di Giordano Bruno in Campo de’ Fiori) nel pomeriggio si é tenuta la sessione dedicata alla Piovra Vaticana. Sono intervenuti Pippo Gurrieri della redazione di Sicilia Libertaria, Mario Coglitore redattore di InterMarx e collaboratore di Germinal, Urbano del Comitato Lavoratori Cileni in esilio e Salvo Vaccaro redattore di Libertaria e collaboratore di Umanità Nova. Gli interventi di Pippo Gurrieri e Mario Coglitore che (contrariamente alla realtà) sembravano concordati e coordinati, hanno analizzato la struttura delle relazioni fra gerarchia cattolica e centri di potere economico, finanziario, spionistico, militare, massonico e mafioso. Una fitta rete di collegamenti, alleanze, cointeressi, partecipazioni azionarie, controlli bancari che lega le organizzazioni clericali (sia la gerarchia prelata che le organizzazioni collaterali quali Opus Dei, Compagnia di Gesù, Compagnia delle Opere, Cavallieri di Malta, ecc.) ai così detti poteri forti in una cointeressenza di poteri occulti che vedono la diplomazia e la finanza vaticana a fianco della CIA, del gruppo della Trilaterale, delle mafie e delle massonerie del mondo intero. Il Vaticano é al 51° posto nella classifica mondiale dei detentori di pacchetti azionari del mercato finanziario mondiale. Il Vaticano ha 20 mila miliardi di lire in depositi aurei presso i forzieri di Fort Knox. Il Vaticano ha una rete spionistica da fare invidia alla stessa CIA che collabora e ripaga con interventi di varia natura la collaborazione ecclesiastica al controllo del governo mondiale. In particolare l’intervento di Mario Coglitore ha sottolineato il delicato passaggio degli assetti di potere vaticani coincisi con il papato di Albino Luciano che dopo 33 giorni di azione é stato eliminato per fare posto a Karol Woytila il quale ha ampiamente ripagato la cordata dei suoi grandi elettori (da Marcinkus a Gelli, passando per la CIA) attraverso la sua implacabile azione contro il comunismo internazionale a sostegno delle dittature sudamericane e delle nuove mafie dell’ex impero sovietico.
Il ruolo vaticano a sostegno delle dittature latino americane lo ha messo bene in evidenza Urbano parlando della realtà cilena. Il suo intervento é ruotato attorno alla figura di Angelo Sodano, segretario di stato in Vaticano, nunzio apostolico in Cile negli anni della dittatura di Pinochet, grande promotore e protettore degli uomini dell’Opus Dei invischiati nella dittatura. Il cardinal Sodano oltre ad armare l’esercito croato di Tudjman (con 400 miliardi garantiti dalla banca tedesca) e a perorare la causa del dittatore Pinochet, é stato attivo mediatore nella guerra fra Cile e Argentina ma, per i lettori più attenti, é emerso che difendeva anche i suoi possedimenti terrieri nella terra del fuoco.
Salvo Vaccaro ha invece affrontato la politica vaticana internazionale letta attraverso l’impegno caritatevole della struttura clericale, in particolar modo nell’ambito della cooperazione internazionale a favore del sud del mondo. L’approccio di Salvo é stato particolarmente stimolante in quanto, per la sua ricerca, si é avvalso della collaborazione di due preti che ha intervistato sulle esperienze e le conoscenze della politica di cooperazione della chiesa cattolica. Ne é uscito un quadro che vede la chiesa cattolica impegnata in un’attivismo sfrenato determinato dalla coscienza di un deficit strategico che vede sempre più affermarsi la crisi delle vocazioni e l’egemonia culturale della chiesa. Il potere, quindi, va preservato attraverso massicci investimenti. La Caritas, solo per parlare di un’organizzazione cattolica famosa, ha a disposizione risorse paragonabili a quelle dello stato italiano, risorse garantite ovviamente dallo stesso stato italiano assieme al governo di Bruxelles ed a varie istituzioni sovra ed inter governative europee. La pretesa alterità della politica vaticana rispetto a quella statunitense é in realtà collaborazione nella lotta contro i movimenti di liberazione del sud del mondo a difesa del nord bianco e cristiano.