Il Giubileo: opinioni a confronto

 

Giubileo 2000, i preparativi per questo evento della religione cattolica stanno entrando nel vivo: da una parte si iniziano a spendere allegramente i miliardi che lo stato "laico" ha stanziato per questo avvenimento, dall'altra la chiesa cattolica tenta di ammantare di significati religiosi una operazione che potrebbe sembrare puramente commerciale.

I mezzi di comunicazione hanno iniziato a prestarsi al ruolo di "megafono" per le gerarchie ecclesiastiche: tutti i giorni in TV e nelle radio ci sono passerelle di tonache più o meno famose, non passa giorno che sulla stampa non ci sia l'intervento "etico" di qualche predicatore. Presto anche il mondo culturale inizierà ad osannare e a riverire questo evento piegandosi ed appiattendosi, ancora una volta, sul messaggio universalistico cattolico; con buona pace di non credenti, dubbiosi o critici.

Questa mostra, un nostro contributo di contro-informazione, vuole diffondere conoscenze di avvenimenti che altrimenti rimarrebbero "oscurate" dalla campagna pubblicitaria scatenata dalle gerarchie cattoliche e vaticane.

 

Pubblichiamo alcuni brani di autori con diverse opinioni:

I materiale di fonte cattolica sono stati tratti dai documenti presenti nel sito Internet "Ufficiale" del Vaticano (e sono evidenziati dal corsivo e dal colore viola), gli altri testi, in colore azzurro, sono tratti da un volume di Franco Mario Fiecchi su Bonifacio VIII.

 

 

 

 

LE ORIGINI

 

Le sue origini si ricollegano all'Antico Testamento. La legge di Mosé aveva fissato per il popolo ebraico un anno particolare: "Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel Paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, Né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo, esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest'anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo" (Libro del Levitico). La tromba con cui si annunciava questo anno particolare era un corno d'ariete, che in ebraico si dice "Yobel", da cui deriva la parola "Giubileo". La celebrazione di quest'anno comportava, tra l'altro, la restituzione delle terre agli antichi proprietari, la remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi e il riposo della terra

 

 

La parola "giubileo" deriva dalla parola ebraica "yovel" - capro, corno di capro usato come tromba, e quindi dalla locuzione "scenat-ajjovel" che significa "anno di tromba", cioè la ricorrenza di "sette settimane di anni"; l'inizio del cinquantennio che i sacerdoti del tempio (Gerusalemme) annunciavano appunto al suono delle trombe. In quell'anno la legge mosaica, preoccupata di impedire il soverchio accumulo di possessi terrieri da parte di una minoranza di ricchi, con la conseguente assoluta povertà dei troppi, nulla chiedeva per il tempio e per la casta sacerdotale, e tutto donava a favore dei poveri e degli sfortunati. Nell'anno giubilare ognuno aveva diritto di entrare nel pieno ed incondizionato possesso della proprietà terriera degli avi, grande o minima che fosse stata e che per qualsiasi motivo si fosse dovuta ipotecare o vendere durante il cinquantennio scaduto. Non si deve confondere "anno giubilare" con "anno sabbatico" il quale, senza data fissa, ricorreva ogni sette anni, concerneva il "riposo rotativo" dei campi, e riscattava solo la "libertà personale" degli schiavi ebrei: Ridava cioè, dopo sette anni, la libertà a coloro che, per momentanee difficoltà finanziarie, o per estrema povertà, avevano dovuto ipotecarsi come schiavi, o erano stati condannati dal giudice.

 

 

Nella tradizione cattolica il Giubileo è un grande evento religioso. E' l'anno della remissione dei peccati e delle pene per i peccati, è l'anno della riconciliazione tra i contendenti, della conversione e della penitenza sacramentale e, di conseguenza, della solidarietà, della speranza, della giustizia, dell'impegno al servizio di Dio nella gioia e nella pace con i fratelli. L'anno giubilare è soprattutto l'anno di Cristo, portatore di vita e di grazia all'umanità.

Nel nuovo Testamento Gesù si presenta come colui che porta a compimento l'antico Giubileo, essendo venuto a "predicare l'anno di grazia del signore" (Isaia).

 

 

Nei primi due secoli del cristianesimo, quando in occidente questo cresceva ancora ristretto alla città di Roma e ai pochi scali marittimi delle sue vicinanze, sommersi come erano nella vita civile dei pagani, anche i seguaci della nuova fede adottarono la consuetudine romana di festeggiare l’avvento del nuovo secolo, volgendone però le manifestazioni in onore di Cristo Dio-Uomo. Solo dopo Nicea (anno 325), e tanto più con Gregorio Magno (anno 600), i pellegrini attratti a Roma per simile ricorrenza ebbero come meta le due tombe che ormai la Chiesa aveva dogmaticamente affermato essere quelle degli apostoli Pietro e Paolo. In tal modo, nell’avvicinarsi del Natale precedente ogni nuovo secolo, simile afflusso di persone invadeva Roma non più per delle manifestazioni civili che si iniziavano con gli annui saturnali (settimana di bagordi popolari) ma unicamente per quelle religiose che in particolar modo la Chiesa organizzava in tale ricorrenza: Festeggiamenti perciò tanto più solenni dopo che, con papa Liberio, la "nascita di Gesù" era stata abbinata a quella gnostica della "nascita del nuovo anno", fissata, su dati astronomici, al 25 dicembre. In seguito alle vicende politiche che travagliarono l’Italia nei periodi successivi (con l’eccezione dell’anno 1.000) tale consuetudine decadde.

 

 

Il Giubileo, comunemente, viene detto "Anno santo", non solo perché si inizia, si svolge e si conclude con solenni riti sacri, ma anche perché è destinato a promuovere la santità di vita. E' stato istituito infatti per consolidare la fede, favorire le opere di solidarietà e la comunione fraterna all'interno della Chiesa e nella società, richiamare e stimolare i credenti ad una più sincera e coerente professione di fede in Cristo unico Salvatore.

 

 

La parola "Giubileo" (usata per la prima volta da Clemente VI) applicata alla prassi cattolica della vendita delle indulgenze (e all'assoluzione tariffata di peccati e di crimini), e specialmente alla speculazione simoniaca inaugurata da Bonifacio VIII, è una parola frodata alla legge mosaica. Nel giubileo cattolico, a differenza del giubileo ebraico in cui i poveri e gli angariati potevano risollevare il capo ogni generazione, ogni frutto "tangibile" va alla Chiesa, cioè ai padroni della Chiesa, mentre gli stessi poveri saranno munti nella illusione di riscattare i loro peccati ricorrendo alla corruttibilità di un Dio perfetto. Circa il fatto che i 50 anni del giubileo ebraico siano divenuti per Bonifacio un lasso di tempo di esatti anni 100, il non avere egli nemmeno usata la parola giubileo ci assicura come questo papa non abbia per nulla voluto plagiare il giubileo ebraico, ma solo "cattolicizzare" la consuetudine romana per cui i pagani avevano sempre festeggiato l'avvento del nuovo secolo. Fu così istituito il "centenario indulgenziale" (che tanto denaro procurerà alla chiesa). Giovanni Villani, testimonio oculare, calcolerà in 200.000 i pellegrini accorsi in Roma per l'occasione. Roma in quel tempo non superava i 40.000 abitanti.

 

 

Il primo Giubileo ordinario fu indetto nel 1300 da Papa Bonifacio VIII, della nobile famiglia dei Caetani, con la Bolla "Antiquorum Habet Fida Relatio". Ne fu occasione remota l'ondata di spiritualità, di perdono, di fratellanza che si stava diffondendo in tutta la cristianità in contrapposizione agli odi e alle violenze dominanti in quell'epoca. L'occasione immediata è da riallacciare alla voce, iniziata a circolare nel dicembre 1299, secondo la quale nell'anno centenario i visitatori della basilica di San Pietro avrebbero ricevuto una "pienissima remissione dei peccati". L'enorme afflusso di pellegrini a Roma indusse Bonifacio VIII a concedere l'indulgenza per tutto l'anno 1300 e, in futuro, ogni cento anni. Tra i pellegrini di questo primo Giubileo vanno ricordati: Dante, Cimabue, Giotto, Carlo di Valois, fratello del re di Francia, con sua moglie Caterina. Dante Alighieri ne conserva un'eco in alcuni versi del Canto XXXI del Paradiso della "Divina Commedia".

 

 

Alla fine del 1299 e quando, dopo tanto battagliare, malgrado grande urto di interessi temporali, di interdetti e scomuniche, l’orizzonte si era un pò schiarito. Bonifacio VIII verrà a cognizione dei "molti pellegrini" che ogni giorno affluivano a Roma per passare il Natale in orazione sulla tomba degli apostoli. Interpellati i più vecchi di Roma seppe da alcuni quanto narrato ad essi dai padri loro su una "remissione speciale dei peccati" in ricorrenza del nuovo secolo e quando confessati alla tomba dei due apostoli con donazione di qualche moneta in espiazione delle colpe. Poiché con l’approssimarsi del natale l’affluenza dei pellegrini si intensificava anche da paese oltre gli stati pontifici, Bonifacio ebbe l’intuizione geniale dell’immenso utile finanziario che avrebbe potuto trarre regolando i "donativi di qualche moneta" e intensificarono l’accorrere dei fedeli alle tombe di Pietro e Paolo. Un’intuizione davvero provvidenziale poiché le finanze della Chiesa erano pressoché esaurite. Il 22 febbraio 1300 (con molto ritardo) Bonifacio emise una speciale bolla dove si diceva "A sicurezza dei presenti e per memoria dei futuri, consta dall'antichità che a chi visita la basilica del principe degli apostoli in Roma, sono concesse grandi remissioni e indulgenze di peccati... concediamo non solo il pieno e più largo, ma un pienissimo perdono di tutti i peccati. A coloro che volessero tali indulgenze acquistare, ordiniamo che debbano visitare le suddette basiliche non meno di 30 giorni, almeno una volta al giorno se romani, se forestieri o provinciali, quindi giorni..."

 

 

Dopo il trasferimento della sede del Papa ad Avignone (1305-77) vennero formulate numerose richieste perché il secondo Giubileo fosse indetto nel 1350 e non nel 1400. Clemente VI acconsentì e ne fissò la scadenza ogni 50 anni. Alle basiliche da visitare, San Pietro e San Paolo fuori le mura, aggiunse quella di San Giovanni in Laterano. Successivamente, Urbano VI decise di spostare la cadenza a 33 anni, in riferimento al periodo della vita terrena di Gesù. Alla sua morte, il nuovo pontefice, Bonifacio IX, diede inizio all'Anno Santo del 1390. L'avvicinarsi della fine del secolo e l'afflusso consistente di pellegrini lo indussero ad indire un nuovo Giubileo nel 1400.

 

 

Bonifacio aveva trasformato l'indulgenza plenaria valida per la liberazione del santo sepolcro in quella

di un più comodo viaggio a Roma (tralasciamo per il momento le polemiche sulla veridicità delle ossa conservate nelle tombe di Paolo, scomparso in un naufragio, e Pietro, morto a Gerusalemme, la cui tomba, più volte profanata venne... rinnovata con ossa di dubbia provenienza). Nonostante che il 1300 fosse un anno quasi dimezzato, si narra che all'altare di S. Paolo due chierici erano incessantemente occupati "dì e notte" a rastrellare le monete gettate per le elemosine (pensate a cosa succedeva alla tomba di S. Pietro). Il cardinal Stefaneschi calcolerà in almeno 85.000 fiorini d'oro le offerte nelle due basiliche.

Ma oltre al papa anche i romani si fecero ricchi. I visitatori erano munti per almeno quindici giorni dai locandieri (in pena perchè tale occasione capitava solo ogni 100 anni). Per non parlare dei commerci "sacri". Gli ebrei romanizzati si specializzarono nel confezionare milioni di "reliquie taumaturgiche".

Indubbiamente il ricordo dei lucri giubilari dovette per molti anni rallegrare i romani e lasciare in loro traccia profonda e lusingatrice se, avvicinandosi il 1350, ed essendo ormai noto a tutti che gli ebrei avevano sempre festeggiato ogni cinquanta anni, si inscenarono tumulti per ottenere il ritorno a Roma di Clemente VI (che era in Avignone) e per richiedere l'accorciamento del giubileo.

 

 

Finito lo scisma d'Occidente, Martino V indisse l'Anno Santo per il 1425, introducendo due novità: la coniazione di una speciale medaglia commemorativa e l'apertura della Porta Santa a San Giovanni in Laterano. Secondo quanto stabilito da Urbano VI, il nuovo Giubileo si sarebbe dovuto celebrare nel 1433, ma non fu così. Solo sotto il pontificato di Nicolò V venne indetto un Giubileo per il 1450. Paolo II, con una Bolla del 1470, stabilì che in futuro il Giubileo si svolgesse ogni 25 anni. Ad indire il successivo, nel 1475, fu Sisto IV: per questa occasione il Papa volle che Roma fosse abbellita con nuove importanti opere, tra cui la Cappella Sistina e il ponte Sisto sul Tevere. Nel 1500 Alessandro VI volle che le porte Sante delle quattro basiliche venissero aperte contemporaneamente, riservando a sé l'apertura della Porta Santa di San Pietro. Clemente VII aprì solennemente, il 24 dicembre 1524, il nono. Ad indire il Giubileo per il 1550 fu Paolo III ma ad aprirlo fu Giulio III. Il notevole afflusso di pellegrini provocò non pochi problemi di assistenza. Nel 1575, sotto il pontificato di Gregorio XIII, confluirono a Roma oltre 300.000 persone da tutta l'Europa. I successivi Anni Santi del XVII secolo furono indetti da Clemente VIII (1600), Urbano VIII (1625), Innocenzo X (1650), Clemente X (1675).

 

 

La storia della Chiesa non dice se per concedere la necessaria bolla Clemente VI abbia preteso una... parte (com'era solito fare). La bolla "Unigenitus" del gennaio 1343 contiene, per la prima volta, la parola giubileo. Il papa non si recò a Roma per l'apertura del giubileo, che venne inaugurato da due cardinali. Proclamato con sei anni di anticipo non è da stupire che detto giubileo riuscì superiore a quello di Bonifacio con danaro gettato, con profusione pari ai peccati, attorno alle miniere d'oro (le tombe degli apostoli).

Urbano VI e Clemente VII (due papi regolarmente eletti... nello stesso periodo) provvederanno entrambi ad anticipare la cuccagna aurea riducendo l'intervallo giubilare (ogni 33 anni). Urbano però morì prima di festeggiare l'evento, mentre Bonifacio IX poté godere di ben due giubilei consecutivi.

Poco dopo, dovendo il papa Martino rifarsi delle molte spese sostenute nei tre anni di peregrinaggio fra Basilea, Milano e Firenze e non fidandosi di raggiungere gli anni 82 per attendere il giubileo normale, indirà il giubileo della natività del 1423. Speranza errata in quanto la peste bubbonica si inaricherà di rarefare l'affluenza di peccatori a Roma. Anche Paolo II, assunto al soglio nel 1464 (sicuro di vivere almeno fino al 1475) penserà di ridurre l'intervallo a 25 anni. Aspirazione intempestiva perché morì, "d'indigestione di meloni" nel 1471.

 

 

Innocenzo X é il promotore del Giubileo nel 1700. Intanto, crescevano le iniziative per venire incontro alle esigenze dei pellegrini, come accadde anche nel 1725, sotto il pontificato di Benedetto XIII. Predicatore instancabile nell'Anno Santo del 1750 (indetto da Benedetto XIV) fu San Leonardo da Porto Maurizio, che eresse nel Colosseo 14 edicole per il pio esercizio della Via Crucis e una grande croce in mezzo all'arena. Clemente XIV promulgò il Giubileo per il 1775 ma non poté aprirlo perché morì tre mesi prima dell'apertura solenne ( al quale provvide il nuovo pontefice Pio VI). La difficile situazione della Chiesa al tempo dell'egemonia napoleonica non permise a Pio VII di indire un Giubileo per il 1800.

Oltre mezzo milione di pellegrini giunse a Roma nel 1825: Leone XII sostituì per le consuete visite dei fedeli la basilica di San Paolo fuori le mura, distrutta dall'incendio del 1823, con la basilica minore di Santa Maria in Trastevere. Venticinque anni dopo lo svolgimento dell'Anno Santo non fu consentito dalle vicende della Repubblica Romana e del temporaneo esilio di Pio IX. Lo stesso pontefice poté però indire quello del 1875, privato delle cerimonie di apertura e di chiusura della Porta Santa a causa dell'occupazione di Roma da parte delle truppe di Vittorio Emanuele II.

Spettò a Leone XIII indire il ventiduesimo giubileo, quello del XX secolo.

 

 

Fra il 1475 e il 1775 saranno 12 i giubilei ordinari, ma molti santi padri vorranno lucrare per conto proprio, così altri 38 giubilei che, per quanto "ridotti" a poche settimane, arrecheranno sempre grande aiuto finanziario alla romana curia nella sua costante lotta contro "l'etica dei Vangeli". Perciò nel 1800, in seguito alle traversie sofferte da Pio VI a causa di quel potere temporale che egli pure anteponeva al regno dei cieli, come nel 1850 in odio alla "Repubblica Romana" (che pure era stata sopraffatta da 25.000 soldati francesi alleati del santo padre), e così nel 1875 quale protesta pubblica di Pio IX contro la presa di Roma, non fu indetto giubileo alcuno. Nel 1900 Leone XIII proclamerà l'anno santo malgrado l'opposizione degli ambasciatori di Francia e di Austria, preoccupati per il troppo danaro che i pellegrini avrebbero esportato da quegli stati per farsi rimettere i peccati a Roma, anziché, più economicamente, dai loro parroci. A compenso però dei tre mancati giubilei di cui sopra la curia romana sarà risarcita con tre anni santi successivi: quello di turno del 1925, quello della apparente rinuncia al potere temporale del 1929 e infine quello ispirato alla rapacità di Urbano VI, l'anno della natività, del 1933, che molto profitto quattrinaro recheranno alla santa sede, anche se non serviranno a scongiurare la seconda guerra mondiale...