ADRIATICO DISCARICA DELLA NATO
Il 15 Maggio è scoppiato il caso clamoroso di centinaia di "bombe a grappolo" pescate nell'Adriatico a circa 20 miglia da Chioggia.
Ecco la cronaca di come tutte le autorità competenti hanno cercato di coprire il fatto.
Alle 7 del 10 Maggio un peschereccio di Chioggia tira su alcuni ordigni, uno dei quali esplode, ferendo tre marinai di cui uno gravemente.
Subito da tutte le parti si parla di residuati bellici, ma tra i pescatori di Chioggia si mette subito in discussione tale ipotesi: il tratto di mare in questione è battuto da decenni e gli ordigni talvolta finiti tra le reti avevano ben altre caratteristiche, mentre negli ultimi giorni avevano fatto la loro comparsa strani cilindri metallici di colore giallo che per l'aspetto e lo stato di conservazione non potevano certo risalire alla seconda guerra mondiale...
La stampa, la capitaneria e lo stesso Sindaco di Chioggia mostravano però di non prendere sul serio tali dichiarazioni, intanto gli artificieri fanno brillare velocemente le bombe inesplose.
La Marina compie dei controlli subacquei sui fondali del ritrovamento (fondali di appena 30 metri) senza vedere nulla...
A questo punto tutto sembra essere sotto controllo, ma i pescatori di Chioggia non ci stanno e con quattro pescherecci tornano "sul luogo del delitto" con le reti rastrellano il fondo, recuperando grappoli di bombe del tipo BLU 97 con tanto di paracadute attaccato.
Sono centinaia di micidiali bombe messe al bando dalla convenzione di Ginevra impiegate dalla NATO contro i serbi.
Questi micidiali strumenti di morte sono costituiti da un vettore principale, contenente ognuno un grappolo di oltre 100 bombe antiuomo.
Uno dei pescherecci ne tira su una cinquantina, altre reti sono abbandonate sul posto perché letteralmente piene di questi mini ordigni gialli e prima che le autorità militari
Prendano in consegna e facciano esplodere tutto l'arsenale, i pescatori avvisano del pericolo tutta la flotta peschereccia e fanno arrivare sul posto giornalisti, teleoperatori e fotografi che possano costatare direttamente di cosa si tratta.
Ormai il segreto militare non è più tale, non solo i bombardieri della NATO hanno disseminato centinaia di ordigni in mare, ma si sono ben guardati d'informare di tale atto le autorità italiane o di bonificare l'area...
La marineria dell'alto Adriatico risponde con il blocco della pesca a tempo indeterminato finché non saranno garantite verità e sicurezza...
Inizia quindi il balletto sui "siti di rilascio bombe", oltre a Chioggia, vi sarebbe una "fascia di rilascio" che va da Cattolica, a Senigallia, tra le 30 40 miglia dalla costa...Fano compreso!!!
Invece ordigni sono ripescati un po' ovunque, un peschereccio di S. Benedetto trova una bomba NATO tra le sue reti, a Pescara succede la stessa cosa, a Molfetta un F16 "rilascia" bombe e missili a qualche centinaio di metri da un peschereccio, per finire all'Istria dove la pesca ha subito colpi durissimi e la Croazia letteralmente infestata di ordigni bellici, a Termoli viene ritrovato un missile.
Tutto l'Adriatico è diventato pattumiera NATO
La bonifica è un'ulteriore balla (chi va per mare sa che ordigni grandi come una lattina di coca cola sono irrecuperabili) anzi saranno certamente recuperati, ma dai pescatori e dalle loro reti e l'uranio impoverito, quali ulteriori danni provocherà all'Adriatico e al suo già precario ecosistema? (altroché le mucillaggini)
Comitato contro la guerra dei Balcani
cip p.za amianifano 27/5/99