L’altra cultura

 

Qualcuno ha un’idea della cultura, quasi che fosse un bene di consumo al pari di un’auto da acquistare o di un nuovo maglione da indossare. Questa visione della cultura è figlia diretta di questo modello di società, la cultura, o almeno quello che l’amministrazione spaccia per tale è solo un bene di consumo, uno strumento per vendere meglio il "prodotto Fano" la città più bella e ricca del mondo, (Cesare dixit!); una specie di vestito buono... e dopo i semafori, i marciapiedi, gli anziani a guardia dell’invasione albanese, anche quest’anno potremmo andare a teatro, gustarci il barocco… e dormire sonni tranquilli…

Ovviamente per "vagheggiar Morfeo" devi almeno avere il conto corrente, ed essere collegato ad internet per prenotare il biglietto e un lavoro che ti permetta di rimanere a dormire a teatro…

Chi decide, di fatto, la politica culturale in questa città sono gli amministratori, sindaco in testa, le fondazioni bancarie, e qualche bel nome dell’imprenditoria nostrana, ovviamente qualche poltroncina e qualche soldarello non si negano a nessuno, non per nulla siamo nell’era della koncertazionen …

Per Cesare & compagni, la cultura è un bene per pochi, purtroppo pagato da tutti...

Noi crediamo invece che la cultura sia uno strumento da utilizzare, assieme ad altri, al fine di costruire una città degna di questo nome, ricordiamo a tutti solo alcuni dati:

Quest’impasse che Marx definirebbe "crisi" del modo di produzione capitalistico, delinea in realtà i contorni della sfida storica che contrappone l’umanità ai criteri che guidano la globalizzazione, una massa crescente di popolazione mondiale si trova alle prese con un sistema che non è in grado di assicurarne l’esistenza nonostante le immense capacità tecnologiche attuali.

Questa contraddizione è la sfida che abbiamo di fronte…

Fano, la città ricca, sarà sempre più la meta dell’emigrazione da parte dei popoli provenienti dal sud economico, per non parlare poi della periferia, degli esclusi, degli emarginati dei precari, anche di questa città.

Noi crediamo che sempre più aumenterà lo scarto tra chi possiede ricchezza e chi continuerà a fare i conti con la sopravvivenza… Siamo in un epoca, "dove il vecchio muore e il nuovo, ancora non riesce ad uscire" direbbe Gramsci, ma è proprio dentro a questo scarto che sta nascendo una nuova umanità, una nuova civiltà, fatta di solidarietà, di convivenza, di conoscenza e sviluppo compatibile, che a fatica, ma che anche nella nostra città è omai ben visibile. La cultura come ponte, come possibilità d’incontro di crescita collettiva, d’emancipazione.

Ci riferiamo alle esperienze del commercio equo, alle cooperative sociali, al movimento contro la guerra, ai volontari in kossovo, ai volontari che hanno portato medicinali a Belgrado rischiando di essere colpiti dalle bombe degli aerei del proprio paese, a quelli che lavorano con i bambini rom, alla solidarietà con il popolo Kurdo e le popolazioni del Ciapas, alle lotte degli studenti contro il finanziamento delle scuole private, alle lotte in difesa del posto di lavoro, degli operai dello Zuccherificio e della Mochi, le lotte ambientaliste contro l’aeroporto, le occupazioni a raffica di giovani che sempre più chiedono mezzi risorse e spazi sociali ecc.

Questi sono solo alcuni esempi di un umanità che non ci sta e che propone modelli sociali, culturali altri, dove democrazia, autogestione hanno un significato pieno, dove già esistono valori e segni di un nuovo umanesimo.

 

Circolo Culturale N. Papini

Fano, 12/11/99

 

 

 

 Tocca il diavolo per tornare alla Home Page

Tocca il maiale per tornare ai Comunicati Stampa