ANTIMILITARISMO E OBIEZIONE, OGGI.

 

 

L'Obiezione, di coscienza o totale, è una delle più classiche pratiche di lotta antimilitarista. Essa è stata praticata in passato da antimilitaristi ed anarchici come azione diretta contro gli eserciti e contro le guerre.

In Italia, fino al 1972, anno in cui fu approvata la legge sull'obiezione di coscienza tuttora vigente, obiettare significava aprirsi una strada verso il carcere militare. L'entrata in vigore della legge permise ad un numero maggiore di persone di praticare tale scelta, ma essa non cancellava lo status militare, pertanto molti giovani in questi anni hanno preferito optare per l'obiezione totale, anche al servizio cosiddetto "civile", come scelta di rottura totale contro il sistema militarista.

Questa strategia politica va verificata rispetto ai cambiamenti che intervengono nella politica e nel sistema militare: con un esercito formato di soli volontari per es. l'obiezione, di coscienza o totale, non avrebbe certo forza e valenza di "rottura".

Esaminiamo il caso italiano, tempi cambiano, in questi ultimi anni il "modello di difesa" è profondamente mutato, cambiano le esigenze. Nei primi anni ottanta, precedendo il crollo dei "muri", l'esercito italiano ha assunto una connotazione non più di difesa/offesa verso il nemico "comunista" dei paesi dell'est europeo. Con gli interventi in Medio Oriente (in particolare in Libano) inizia l'attivismo militare italiano all'estero. Interventismo culminato nella partecipazione alla "Tempesta del deserto", la guerra contro l'IRAQ. Oggi le truppe italiane, inquadrate nel comando NATO, sono nei territori della ex Jugoslavia.

Il vecchio modello dell'esercito, quello di "leva", sta lasciando il posto ad un esercito sempre più professionalizzato e professionista: quindi ad una riduzione degli organici dei chiamati alla leva ed ad un aumento dei volontari.

In questa nuova situazione si colloca la revisione della legge dell'obiezione di coscienza del 1972. Una revisione contrastata dai vertici militaristi, una revisione che richiede un'analisi accurata, non ci possiamo accontentare della visione, presente in alcuni partiti di "sinistra", che è sufficiente una maggior "liberalizzazione" della pratica dell'obiezione.

La resistenza del sistema militare alla nuova legge era quasi ovvia: dopo essere stata approvata, a camere "sciolte" il Presidente Cossiga l'aveva rigettata; poi nella legislatura successiva fu approvata, con alcune modifiche, dalla Camera, ma lo scioglimento anticipato del parlamento liquidò le modifiche. Il Senato aveva ri-approvato il testo della precedente legislatura, ma la Camera, anche sotto la spinta di 4.000 emendamenti e una resistenza da parte della Lega Nord, lo ha di nuovo cambiato. Si dovrà di nuovo iniziare l'iter, con il rischio incombente di un nuovo scioglimento del parlamento, e quindi, di un nuovo insabbiamento.

Tra le novità previste si nota che il nuovo sistema di "servizio civile" non sarà più gestito dal Ministero della Difesa ma, tramite l'Ufficio per il servizio civile nazionale, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la collaborazione del ministro degli affari sociali.

Per l'appunto non si tratta di una legge "sull'obiezione di coscienza", bensì una legge sul "servizio civile". Siamo purtroppo abituati a confondere le cose e ciò potrebbe sembrare una lieve differenza, ma, in effetti, essa è profondissima, come differenti sono risultati e prospettive.

La proposta di legge approvata sul "Servizio civile non armato" prevedeva l'assegnazione al servizio civile (collegato alla protezione civile), oltre che di coloro i quali adducono motivi di "coscienza", anche di coloro che, ritenuti abili alla visita di leva, erano in esubero nella chiamata di leva per il servizio militare.

Una siffatta e mastodontica struttura veniva ritenuta dal sistema militare (in primis dal Gen. Corcione, ora ministro della Difesa) un concorrente al servizio di leva militare. Pertanto, dato che ancora il nostro sistema non prevede ancora un esercito totalmente composto di volontari, i generali hanno ben pensato di stoppare questa iniziativa, adducendo inoltre, anche la motivazione che il nuovo sistema avrebbe prodotto un'aggravio di spesa anziché risparmio (non dimentichiamo che i tagli agli organici dell'esercito sono stati "subiti" dai militari, in conseguenza della diminuzione delle risorse economiche, altrimenti avrebbero preferito più spesa, nuove armi e più uomini).

Ci riproponiamo di tornare in un prossimo futuro sui contenuti della proposta di legge modificata dalla Camera e sui quali si è già scatenata la polemica (basti pensare che è rientrata dalla finestra una durata maggiore per il servizio civile).

Ora ci interessa far rilevare che il sistema in discussione si collega direttamente ad un dibattito presente all'interno della coalizione di centrosinistra (ben espresso in uno dei dodici punti pubblicizzati dall'ex giudice Di Pietro: accanto all'esercito di volontari, valorizzazione dell'obiezione di coscienza fino alla creazione di un Servizio Volontario Nazionale. Rendere, cioè, praticamente obbligatorio un anno di servizio non più militare, ma civile (nella protezione civile, nei servizi sociali ecc).

E pensare che la vecchia legge sull'obiezione vietava la sostituzione del "servizio civile" in lavori di assistenza sociale (previsione solamente teorica, perché, nella maggior parte degli enti, associazioni o amministrazioni locali, gli obiettori sono sempre più chiamati a sostituire il personale nell'assistenza).

La classica quadratura del cerchio: valorizzazione del "volontariato" di stampo cattolico, un anno di lavoro gratis per tappare i buchi di uno "stato sociale" sempre più leggero ed inconsistente.

Sembra di essere tornati indietro, non a sessant'anni fa, ma di essere al tempo dei servizi obbligatori previsti dalle corvé medievali.

A quando il ripristino dello "Jus primae noctis"?

 

 

 

Circolo Culturale N. Papini

 

Fano 4.1.96

 

 

 

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