Questo documento è tratto da Indymedia Italia (www.italy.indymedia.org) 
(pubblicato nei giorni 7 e 8 giugno 2004)
 
 
Blood Connection 
gli "affari di sangue" della famiglia Lucarelli. 
 
 
Il Signore del "Mandamento" di Muraglia 
Questa è la storia del trapianto di midollo osseo, il famoso "Protocollo
Pesaro",  la tecnica per la cura della talassemia. Soprattutto è la
storia di una "famiglia" che attorno al famoso protocollo, è riuscita a
coagulare potere e interessi incredibili, e da Pesaro, terra di
provincia sonnacchiosa e benestante è riuscita a costruire un Impero.
Questa è la storia della famiglia Lucarelli. 
 
Il potere Onnipotente 
Quella che vi racconteremo è una storia di potere vero, autentico, dove
fiumi di denaro fanno solo da sfondo alla vicenda, dove persino la
politica ha un ruolo subalterno e le categorie, quelle istituzionali,
economiche, scientifiche, massoniche, affaristiche, e malavitose, sono
solo compagni di viaggio occasionali. Un viaggio durato trent'anni. 
Questa è soprattutto la storia di un uomo e del suo delirio di
Onnipotenza. Il professor Guido Lucarelli ematologo di fama mondiale! 
 
La tela del ragno 
In trent'anni, Guido Lucarelli ha tessuto una tela che, partendo da
Muraglia, quartiere della periferia pesarese ha avvolto il pianeta,
basti pensare che il protocollo per la cura della talassemia, entra
prepotentemente in tantissimi "affari" internazionali. Inizia negli
Stati Uniti torna in Italia, passa da Chernobyl Ucraina, si sposta a
Minsk Biellorussia, si diffonde nei Paesi Arabi, sale sulla nave del G8
a Genova, sbarca in Israele, attraversa i famigerati check point ed
arriva da Arafat; ora è pronta a sbarcare in Irak, magistratura
permettendo! 
 
La leggenda e il sogno 
La storia, così come la racconta la storiografia ufficiale inizia molti
anni fa: "Eravamo nel 1971, un Ematologo preparato e "geniale" approdò
come primario all'ospedale San Salvatore di Pesaro. Non avendo a
disposizione una sede adatta all'attività clinica e scientifica che
intendeva fare, un giorno (o una notte?), aprì le porte di un sanatorio
abbandonato da anni, e lì iniziò a costruire la sua storia di medico, di
scienziato e di uomo che oggi costituisce quasi una leggenda. Guido
Lucarelli, questo è il nome del personaggio, è stato tra i pionieri
della tecnica di trapianto del midollo osseo. Dapprima solo nelle
malattie neoplastiche del sangue e che, dal 1981, estese poi alla cura
della talassemia. Il percorso scientifico è stato lungo e fortemente
contestato da parte della comunità scientifica e ciò costituisce una
storia a se stante di fatica, difficoltà e sofferenza che non può essere
raccontata in questo contesto. Basti dire che alla fine, sulla scorta
dei risultati e del controllo a lungo termine, arrivò infine il
riconoscimento da parte della comunità scientifica internazionale di
quello che tutto il mondo chiama "il protocollo di Pesaro" e che
costituisce oggigiorno, il miglior trattamento finalizzato alla
guarigione dei talassemici. Da sempre, da Guido Lucarelli, sono stati
accolti bambini e ragazzi "che arrivavano da lontano", soprattutto dai
paesi mediorientali del bacino del Mediterraneo. Molti erano ricchi,
paganti in proprio. Molti altri erano poveri, ma egualmente malati e
attorno a questi soprattutto, è nata, è cresciuta e si è consolidata
sino a diventare parte indissociabile del tessuto cittadino, la
solidarietà che ha assicurato borse di studio a biologi e medici
(italiani e stranieri), che ha fornito volontari, ospitalità alle
famiglie, scuola ai bambini ricoverati e tanto altro ancora. Questo per
oltre 20 anni. Guido Lucarelli aveva un sogno: realizzare un progetto
che coinvolgesse le Istituzioni e i governi, in modo da estendere a
migliaia di bambini ed adolescenti la possibilità di guarigione che era
in grado di offrire. Questo sogno era destinato a diventare un progetto,
quando vi fu l'incontro tra il patrimonio scientifico e solidaristico
rappresentato dalla storia dei "bambini di Lucarelli" e la capacità
organizzativa di Ilja Gardi, il Direttore generale arrivato ad
amministrare l'Ospedale San Salvatore nel 1999. Da questo incontro
nacque quello che attraverso diversi passaggi doveva diventare il
Progetto internazionale per lo studio e la cura della Talassemia. 
 
 
Trent'anni di buio 
Una notte del 1971 iniziava il sogno. Il 12 marzo 2004 la corte
d'Appello di Ancona suonava la sveglia: un sonno collettivo, durato
oltre trent'anni finiva alle quattro e mezzo di quel pomeriggio. Quel
giorno di marzo è accaduto un fatto impensabile, Guido Lucarelli è stato
condannato, perché ritenuto responsabile dei nove decessi che si sono
verificati nel suo reparto a causa di un'infezione di epatite B. 
 
L'inizio dalla fine 
La storia, dicevamo, inizia dalla fine, dalla sentenza del 12 marzo
della Corte d'Appello di Ancona che ribalta completamente la sentenza di
primo grado. La notizia è straordinaria, perché Lucarelli riguardo a
quell'infezione, si era sempre difeso accusando alcune persone di aver
intenzionalmente infettato i malati. 
Le persone accusate da Lucarelli di essere i mandanti e gli esecutori
del sabotaggio, sono quelli che la stampa definì fin da subito i "nemici
storici" del professore. 
I nemici storici di Lucarelli sono due medici, Adolfo Porcellini e
Annunziata Manna, un biologo Massimo Valentini e un portantino Claudio
Guiducci, tra loro hanno un unico elemento in comune, fanno sempre più
fatica ad assistere a sperimentazioni di protocolli che sui malati hanno
effetti devastanti. 
I risultati delle sperimentazioni cui hanno dovuto assistere, anzi a cui
hanno dovuto collaborare, sono oggi note a tutti; quello che segue è
l'elenco di quelle più clamorose, che per i malati si sono trasformate
in un vero e proprio bollettino di guerra, un lungo elenco di caduti in
nome della "ricerca". 
 
I trapianti di fegato fetale (effettuati da Lucarelli alla fine degli
anni '70 primi anni '80) 
Nel fegato fetale (il fegato del feto) sono presenti cellule staminali,
in grado di ripristinare le cellule della serie bianca o rossa del
sangue. A Pesaro si tentò questo esperimento. Una volta eliminate le
cellule malate di leucemia o di un'altra malattia genetica con
radio-chemioterapia, venivano reinfuse nei malati "sospensioni di
cellule" a base di fegato fetale. Non risulta che vi fosse né
autorizzazione ministeriale, né il consenso informato dei pazienti, ne
tantomeno il consenso della madre del feto cui veniva espiantato il
fegato. I risultati non sono noti. 
La stampa ha però riportato il caso di una bambina morta nell'81 per
embolia polmonare, (Francesca T.) in quanto il fegato disgregato, da
reinfondere, non era stato adeguatamente purificato. 
 
I trapianti di fegato fetale nei maiali 
Mentre ovunque i nuovi protocolli medici si sperimentano prima sugli
animali e poi sugli esseri umani, a Pesaro si fa il contrario: cioè dopo
aver provato il trapianto di fegato fetale sul uomo, si passa al maiale.
Dopo i primi insuccessi, si istituisce una porcilaia accanto al reparto
di ematologia, si nomina un responsabile, il veterinario Gaudenzi
(fratello dell'architetto "liberatore"), si impegna personale
ospedaliero nella cura dei porci: fecondazione, diagnosi radiologica,
irradiazione dei maiali sottoposti al trapianto, uccisione della scrofa
gravida per prelevare i maialini da cui ottenere il fegato, ecc. Il
furto nottetempo dei maiali mette definitivamente fine alla
sperimentazione. 
 
I trapianti di midollo osseo nei Talassemici (i trapianti iniziano nel
'81) 
La talassemia è una malattia genetica del sangue che tradizionalmente si
cura con trasfusioni o chelanti del ferro che permettono di vivere
almeno fino a 40 anni. 
Altre prospettive terapeutiche riguardano l'uso delle cellule staminali,
anche se la soluzione definitiva sta nell'eugenetica che, nelle aree
interessate e con pochi soldi, permette di identificare le coppie a
rischio e prevenire la nascita di bambini malati. Nelle Marche la
Talassemia è praticamente inesistente. 
La strada tentata dal prof. Lucarelli rispetto alla Talassemia è stata
quella del trapianto di midollo osseo che dalla metà degli anni 80, ha
monopolizzato le energie del reparto a discapito del suo compito
istituzionale, cioè curare i malati ematologici della provincia. 
Le condizioni dei 1.464 talassemici trapiantati non sono note. I dati
richiesti ripetutamente dal consigliere provinciale dei verdi Claudio
Mari e dal presidente della Provincia Palmiro Ucchielli, non sono mai
stati forniti. 
Una ricerca pubblicata nel '94 dal premio nobel Thomas, con cui
Lucarelli collabora da tempo, ci permette di conoscere i risultati
americani e confrontarli con quelli pesaresi. 
La ricerca riguarda i trenta maggiori centri degli Stati Uniti in cui si
effettuano trapianti di midollo osseo, inoltre riguarda un arco di tempo
che va dal '81 al '92, (10 anni) 
I trapianti effettuati, in dieci anni, nei trenta centri trapianto
americani tra i più prestigiosi, sono solo 30 (trenta). 
In quegli anni Lucarelli ha trapiantato in un mese quello che i trenta
maggiori centri americani hanno trapiantato in dieci anni! 
La stessa ricerca accerta una sopravvivenza dei trapiantati in una
percentuale del 57% (sopravvivenza che varia da due mesi a dieci anni
dall'intervento). 
Certamente, i risultati pesaresi saranno migliori, vista la quantità
industriale dei trapianti, ma in tutto il mondo e soprattutto negli
Stati Uniti, il trapianto continua a essere considerata una terapia
secondaria rispetto a quella tradizionale che offre una maggiore
aspettativa di vita, mentre il trapianto, invece, è riservato
generalmente a soggetti che non rispondono più alle terapie
tradizionali. 
 
Gli ibridomi artigianali (la sperimentazione dura un paio d'anni dall'89
al '90) 
Gli ibridomi artigianali sono cellule ibride ottenute fondendo tra loro
cellule particolari, le quali, una volta reinfuse nei pazienti,
avrebbero dovuto produrre grandi quantità di anticorpi. 
Per costruire queste cellule si usava l'ascite del topo, cioè un liquido
che in alcune particolari condizioni si forma nella pancia del topo, il
liquido si trattava, e in alcuni casi, sembra che sia stato  reinfuso
direttamente sui pazienti. 
 
Terapia cellulare, le cellule dendritiche (questa sperimentazione inizia
nel '95) 
Le cellule dendritiche aumentano la reattività immunitaria e si ipotizza
che possano essere utili per "scatenare" la reazione dell'organismo
contro le malattie di tipo leucemico. 
In quegli anni le richieste di Ematologia alla farmacia dell'ospedale di
reagenti destinati alla produzione di cellule dendritiche sono abnormi. 
Il dr. Delfini, braccio destro di Lucarelli, responsabile della ricerca
su dette cellule, pubblica un lavoro scientifico al riguardo,
dichiarando però che detta sperimentazione è stata sviluppata solo in
"vitro" e non sull'uomo. 
Nello stesso periodo invece, gli americani con cui Pesaro collabora da
tempo, pubblicheranno un lavoro scientifico riguardante la
sperimentazione delle cellule  dendritiche sull'uomo. 
Per comprendere il possibile nesso tra le cellule denditriche e le morti
di epatite fulminante avvenute nel reparto diretto da Lucarelli, bisogna
sapere che solitamente, tra i contagiati di epatite virale di tipo B
solo uno su cento muore di epatite fulminante 
Nel reparto di Ematologia di Pesaro sono morti nove contagiati su 11,
cioè quasi il 90%, una percentuale scientificamente inspiegabile. 
Inoltre il meccanismo con cui l'organismo si libera della malattia non è
diretto ad attaccare il virus, ma alla distruzione della cellula epatica
infettata. 
E' la reazione immunitaria che distrugge l'epatocita infetto conducendo
così a guarigione il malato. 
Quando la reazione immunitaria è eccessiva, il fegato è distrutto
massivamente e si muore di epatite fulminante, ma normalmente tutto ciò
succede solo nell'1% dei casi. 
E' evidente, quindi, che per avere il 90% di morti significa che si è in
presenza di risposte immunitarie eccessive e contemporaneamente così
diffuse (9 morti su 11 infettati) che non può non alludere a un nesso
tra le morti e una qualche sperimentazione in atto nel reparto del tipo
delle cellule dendritiche. Inoltre, gli esperti della commissione
ministeriale che ha indagato sui decessi, hanno dichiarato che quelle
morti sono spiegabili solo partendo da un "esaltata risposta
immunitaria". 
 
Trapianto da donatore non correlato 
Il 27 aprile 2004 Lucarelli è stato raggiunto da un ulteriore avviso di
garanzia emesso dalla magistratura pesarese. Il professore avrebbe
trapiantato un bambino palestinese usando il midollo di un donatore "non
correlato" pur avendo a disposizione il midollo della sorella del bimbo
con caratteristiche genetiche assolutamente compatibili. Il bambino è
morto e come per le cellule dendritiche, il professore ha presentato una
relazione sui trapianti da donatori non correlati durante la prestigiosa
convention tenutasi a Seattle qualche mese fa! 
 
Gli scheletri nell'armadio 
Per riuscire a occultare tali e tanti "scheletri", Lucarelli ha bisogno
soprattutto di due cose, la prima è la sudditanza dell'intero ospedale;
uomini a lui legati sono collocati nei posti chiave di tutto il
S.Salvatore. La seconda cosa di cui ha bisogno è quella di avere un
reparto compatto, che segue fanaticamente il lavoro del capo, un reparto
che crede, obbedisce e combatte. A Ematologia non c'è posto per i
sentimenti: a Muraglia si producono i trapianti, con la stessa logica
con cui in azienda si producono le cucine. Chi non se la sente è fuori o
emarginato, comunque messo nella condizione di non nuocere. 
Inoltre, Lucarelli ha una potente arma nelle sue mani, con i professori
Mandelli e Tura è uno dei "padri padroni" dell'Ematologia italiana, ciò
significa che qualora qualcuno fosse stato cacciato dal reparto,
difficilmente avrebbe trovato posto in qualche altra équipe in Italia. 
 
Le epurazioni 
Come abbiamo già detto, nonostante la potenza di fuoco della "corazzata
Lucarelli", qualcuno all'interno del reparto si ribella, anzi succede
qualcosa di più un paio di dipendenti lo denunciano. Valentini il
biologo, denuncia Lucarelli perché non rispetta i protocolli medici
nell'accertamento delle malattie emotrasmissibili, (Epatite, AIDS, ecc.)
Guiducci, il portantino, si rivolge alla direzione dell'ospedale per
denunciare l'assenza degli aspiratori nella sala operatoria; per
l'eccessiva presenza di gas anestetico infatti Guiducci si era ammalato.
 
Operazione "nemici storici" 
Siamo nei primi anni '90, la dr.ssa Manna è "invitata" ad andarsene, se
ne va a Cremona, dove ritrova il dr. Porcellini "invitato ad andarsene"
l'anno prima. 
Negli anni che trascorreranno, dopo la prima epurazione Lucarelli,
lavora al consolidamento dell'Impero, nel '94 deve rispondere della
denuncia di Valentini, ed è in questo processo che inaugurerà
brillantemente la teoria dei "nemici storici". Il professore verrà
assolto, perché il tribunale gli riconoscerà di aver agito in "stato di
necessit"!. Valentini sarà allontanato dal reparto per "incompatibilità
ambientale". 
Il Professore ottenne l'allontanamento del biologo, perché come scrisse
allora nella richiesta inviata alla Direzione dell'Ospedale, temeva una
"falsificazione" dei dati di laboratorio da parte di Valentini.
(sabotaggio) 
La corazzata Lucarelli è invincibile e inarrestabile, addirittura a
Guiducci farà sparire la pianta organica della sala operatoria. Il
messaggio che arriva ai due, soprattutto dalla Direzione ospedaliera, è
chiarissimo: "chi tocca Lucarelli muore". 
 
 
Mister mille miliardi 
Per capire meglio gli interessi economici che ruotano attorno a
Lucarelli, bisogna farsi una domanda; quanto vale grossomodo questo
personaggio? Proviamo a fare qualche conto: i trapianti di midollo per
la Talassemia e la relativa cura costano circa 200 milioni, se li
moltiplichiamo per 1500 arriviamo a una cifra di 300 miliardi circa di
vecchie lire. 
Questi sono i soldi pagati dalla sanità pubblica per effettuare solo i
trapianti per la cura della Talassemia. Poi vi sono le leucemie e le
altre patologie del sangue. 
Inoltre occorre ristrutturare il S. Salvatore, altri 60 miliardi,
trasformarlo in Istituto di ricerca (Irccs), costruire la scuola
internazionale di Talassemia e mettere le mani sulla caserma Cialdini,
altri 600 miliardi circa. 
Vi sono inoltre i contributi delle case farmaceutiche e i soldi della
cooperazione internazionale, 
Infine ci sono i denari delle donazioni che vengono raccolti dalla
Fondazione Berloni, donazioni sostanziose. Pavarotti, per esempio, ha
donato alla Fondazione, il ricavato del primo concerto della serie
Pavarotti and friends. 
 
La Fondazione Berloni parte prima! 
La Fondazione assegna annualmente borse di studio a medici, biologi ed
infermieri, sia italiani sia stranieri, al fine di consentire loro
l'attuazione di programmi di ricerca scientifica e l'effettuazione di
trainings clinico-scientifici per l'apprendimento delle tecniche di cura
e trapianto di midollo osseo. 
La realizzazione di tali programmi si è concretizzata in seguito al
proficuo interscambio di informazioni ed esperienze scientifiche di cui
si è fatto promotore il Centro di Trapianto di Midollo Osseo di Pesaro
con i reparti di Ematologia dei principali ospedali italiani e dei più
importanti ospedali del mondo! 
Grazie alla istituzione di un protocollo di intesa, che ha
ufficializzato i rapporti tra i Ministeri della Sanità di Russia e
Bielorussia ed il corrispondente Ministero italiano, la Fondazione
Berloni ha elargito, da giugno del 1991, borse di studio per consentire
a medici ed infermieri provenienti da Mosca e da Minsk di apprendere
tecniche di cura che hanno consentito loro di operare presso il nuovo
ospedale di Minsk, la prima struttura nei territori dell'ex-Unione
Sovietica in grado di effettuare il trapianto di midollo osseo. In
previsione dell'aumento delle leucemie come conseguenza dell'effetto
radiante post-Chernobyl, la realizzazione di tale ospedale, inaugurato
nell'ottobre del 1993 e dotato di personale opportunamente istruito e
fornito di attrezzature all'avanguardia, renderà possibile salvare molte
vite. 
Analoghi progetti sono attualmente in programma in accordo con i
Ministeri della Sanità della Romania, Iran, India e Turchia. 
Le attività della Fondazione Berloni riguardano anche il finanziamento e
l'organizzazione di convegni ed incontri di carattere scientifico nel
campo della ematologia. 
Con scadenza quadriennale si svolge a Pesaro il Simposio Internazionale
sul trapianto di midollo osseo il quale vede la partecipazione delle
massime autorità del settore: in tale occasione vengono presentati i
risultati delle ricerche scientifiche condotte da clinici e medici fra i
più impegnati nel resto del mondo. 
La Fondazione Berloni, inoltre, finanzia la tenuta e la gestione del
registro internazionale dei trapianti di midollo osseo nella talassemia,
che raccoglie tutti i dati relativi ai trapianti effettuati per questa
patologia in tutto il mondo e che permette di attingere informazioni
utili per l'elaborazione di programmi di ricerca volti a cercare di
individuare nuovi metodi di cura radicale della talassemia. 
 
La Fondazione Berloni parte seconda 
Per contrastare l'effetto radiante dovuto all'esplosione della centrale
di Chernobyl in Ucraina, la fondazione Berloni collabora all'apertura
del reparto di Ematologia dispensando borse di studio per medici e
infermieri dell'Ospedale di Minsk, capitale della Biellorussia. 
Perché per contrastare l?effetto radiante di Chernobyl, la Fondazione
Berloni collabora alla riqualificazione del personale di un ospedale
situato a 800 chilometri di distanza dalla centrale nucleare? 
Sarà perché la principale risorsa economica della Biellorussia, è il
legno, materiale indispensabile per produrre le cucine? Sarà perché con
la Russia e l'Ucraina, fa parte di un mercato d'importanza strategica
per i cucinieri pesaresi?   
 
La Fondazione datata 
Dalla visura camerale della Fondazione Berloni risulta quanto segue: 
Data inizio attività: 29/07/86. Ditta cessata in data 21/07/86 con
denuncia del 15/10/90. 
Causale: Cessazione di ogni attività. 
La Fondazione denuncia la cessazione di ogni attività nel '90, per
cessare di esistere quattro anni prima. Inoltre il 26/08/95 a seguito
del recupero automatico dal Ministero  delle Finanze, la Fondazione
denuncia la modifica dei dati anagrafici. 
Se come risulta dalla visura, la Fondazione dal '90 al '95 cessa ogni
attivita, chi e a che titolo nel '92, incassa i fondi raccolti con la prima
edizione del Pavarotti and friends? 
 
Il banchiere di Allah 
Il 22 aprile '98 Abdulla Saif, governatore della Baharanian Monetary
Agency accompagnato da Hatem Abou Said vice presidente e direttore
generale della Arab Banking Corporation visitano il Centro Trapianti di
Midollo Osseo diretto dal prof. Lucarelli, da mesi ormai nella bufera
per la vicenda dell'epatite. 
"Scopo della visita di queste autorevoli personalità del mondo arabo,
rivela il portavoce della Fondazione Berloni è quello di portare un
generoso sostegno non solo morale, ma anche economico al Centro
Trapianti". 
Abdulla Saif ha dichiarato che la metà del suo cuore appartiene alla
città di Pesaro o meglio al professor Lucarelli e per questo motivo i
membri del consiglio di amministrazione della Arab Banking Corporation
hanno deciso di devolvere la generosa somma di 150 milioni di lire alla
Fondazione Berloni per la lotta contro la Talassemia! 
L'Arab Banking Corporation è un gruppo bancario multinazionale con sede
centrale in Bahrein e ha come soci principali la società di investimenti
dell'Emiro di Abu Dhabi, il ministero delle finanze del Kuwait e la
Banca Centrale della Libia, il resto del capitale è piazzato sui mercati
(occidentali). Oltre ad essere la banca del petrolio per antonomasia, è
tra le più importanti al mondo per quanto riguarda il commercio di armi,
ed è anche una delle principali banche estere che partecipano
all'esportazione di armi italiane dirette soprattutto in Medioriente e
in Africa. 
La banca, a cui Lucarelli ha rapito il cuore, ha un ruolo assai
importante anche nella ricostruzione dell'IRAK! 
 
I politici 
Con un simile "portafoglio clienti" è chiaro che Lucarelli, nel corso
degli anni, si è fatto molti, moltissimi amici; conta amicizie
importanti negli Stati Uniti, ma soprattutto è amico della politica che
conta, da Craxi a Forlani, all'ex ministro della sanità Veronesi, il
quale ha portato il progetto della scuola di Talassemia al G8 di Genova,
all'attuale ministro della salute Sirchia, suo compagno di corso, che
sponsorizza personalmente questo progetto. Partecipa alla fondazione di
Officina, il laboratorio politico marchigiano del vice-ministro
dell'economia Baldassarri. è anche amico personale di Vattani, che si
adopera per far avere a Lucarelli un'onorificenza dal presidente Ciampi.
 
Gli amici degli amici 
Di amicizie che contano, Lucarelli ne ha una lista quasi infinita; gli
imprenditori ovviamente, innanzi tutto i mobilieri, a cui è legato da
vincoli di parentela, e poi costruttori, industriali ecc. Luciano
Pavarotti, Lucio Dalla, Monica Vitti, Gianluca Vialli, Walter Magnifico
e Ario Costa sono alcuni dei nomi dei personaggi famosi che partecipano
gratuitamente alle sue campagne per la raccolta fondi. 
 
Giornali e televisioni 
Durante i giorni dello scoppio dell'infezione, i giornali locali e
nazionali fanno a gara per sostenere la tesi del sabotaggio esterno al
reparto. Quotidiani come la Repubblica o il Corriere della Sera si
appassionano per così dire, all'ipotesi terroristico-biologica, in
questa caccia al bioterrorista anche settimanali come Panorama,
l'Espresso e Diario, daranno il loro bel contributo. 
Anche le televisioni hanno collaborato al progetto di "disinformazione"
in modo massiccio, programmi come "Mixer", il "Tg1" e "il Fatto" di Enzo
Biagi, hanno regalato a Lucarelli la possibilità non di difendersi,
bensì di accusare apertamente degli innocenti, la famosa "manina interna
responsabile delle morti, che avrebbe agito nel suo reparto e intorno
alla quale si starebbe per stringere il cerchio"! 
 
La "Spectre" di Via Giolitti 
La storia, anzi la favola, che Lucarelli imbastisce per difendersi dalle
sue responsabilità è praticamente questa. Un gruppo di medici invidiosi,
allontanati da tempo da Ematologia, decide di vendicasi. 
Per vendicarsi, i medici invidiosi escogitano il seguente piano:
sottraggono una provetta di sangue infetto, lo lavorano nel laboratorio
dell'ospedale, confezionano dieci flebo bomba, otto le portano in
reparto e le allacciano ai malati; dopo due mesi, in piena epidemia,
tornano in quel reparto ripetono l'operazione allacciando altre quattro
flebo. Infine, siccome Lucarelli ha intuito la verità, attirano l'anello
debole della catena, Guiducci, (il portantino) in uno stanzino del
seminterrato dell'ospedale, lo strangolano, lo appendono ai tubi che
passano sul soffitto e gli mettono in tasca delle lettere false che
accusano Lucarelli di essere il vero e unico responsabile delle morti.
Ultimato il lavoro, i sabotatori, chiudono la porta dello stanzino e se
ne tornano a casa a dormire. 
L'organizzazione che avrebbe pianificato e eseguito questo piano
diabolico, non è il KGB o la CIA, sono Valentini e Guiducci, la
micidiale "Spectre di Via Giolitti". 
 
In dubbio pro reo 
Lucarelli non deve dimostrare il sabotaggio, deve solo fare in modo che
quell'ipotesi, sia "ragionevolmente configurabile" deve seminare dubbi.
Lucarelli costruisce il depistaggio, muovendosi su quattro direttrici,
la prima riguarda la "bonifica" del reparto, la seconda riguarda la
confutazione sistematica di tutti i risultati scientifici delle varie
commissioni di esperti, la terza è la costruzione mediatica del
sabotaggio, la quarta  è la costruzione giudiziaria di questa ipotesi.
Addentrandoci maggiormente in questa storia incontreremo anche alcuni
dei clamorosi falsi mediatici costruiti da Lucarelli per avvalorare la
pista del sabotaggio. 
 
Le domande 
Vogliamo ritornare a rileggere i fatti accaduti in quei giorni, per
trovare le risposte a domande che hanno tragicamente segnato la sorte di
persone ingiustamente accusate di delitti mostruosi. 
Vi è stata una trama ordita da Lucarelli e dai suoi amici, avvallata da
super esperti di famiglia, dalle varie direzioni dell'ospedale pesarese
e coperta dall'intervento di politici, con l'ausilio massiccio dei
media? 
E con tale trama, Lucarelli ha tentato in tutti i modi di far deragliare
l'inchiesta prima e il processo poi? 
E infine, dopo le accuse quotidiane, le analisi del sangue illegali e la
loro divulgazione, ha stretto e costretto Claudio Guiducci al suicidio
nel seminterrato dell'ospedale? 
Le risposte a queste domande sono già dentro le carte del processo è
necessaria solo una semplice rilettura dei fatti. 
Ufficialmente questa brutta storia d'infezione ospedaliera inizia
l'ultimo dell'anno del 1997! 
 
Il 31 dicembre 
La sera del 31 dicembre 1997 la direzione dell'ospedale di Pesaro
costituisce il Comitato Infettivo Ospedaliero, (per intenderci il CIO
non è altro che un gruppo di medici, biologi e quant'altro, che
intervengono nel caso in cui in ospedale si sviluppino infezioni!) 
Quattro sono le stranezze che riguardano il CIO, la sua costituzione, ma
soprattutto la sua composizione. 
La prima stranezza è che la delibera era stata approvata anni prima, ma
fino a quel 31 dicembre a nessuno era venuto in mente di renderla
operativa. 
La seconda è la coincidenza con lo sviluppo dell'infezione, di cui
ufficialmente nulla si dovrebbe sapere. 
La terza è che, se l'ospedale non fosse in emergenza nessuno si
sognerebbe di costituire il CIO l'ultimo dell'anno! 
La quarta, la più sconcertante, riguarda la composizione del Comitato:
Lucarelli e i suoi collaboratori, infatti, fanno parte del CIO. 
Come capiremo addentrandoci maggiormente in questa vicenda, la
costituzione in fretta e furia del CIO è solo la prima delle invenzioni
che consentiranno a Lucarelli il depistaggio. 
 
Il medico di Parma 
Nell'Agosto 1997 un giovane medico di Parma, Franco Ferri, scopre di
essere ammalato di leucemia e, dopo un ricovero nell'ospedale della sua
città, decide di affidarsi alle cure del prof. Lucarelli, ematologo di
fama internazionale, nonché primario di Ematologia all'ospedale di
Pesaro. 
Franco entra nel reparto il 22 settembre e il ricovero dura poco più di
un mese. 
Il 27 ottobre viene dimesso in attesa del trapianto di midollo osseo,
trapianto che viene fissato per il 12 gennaio '98. 
Tutte le analisi effettuate in questo periodo sono nella norma e
confermano che Franco, pur affetto da leucemia, sta abbastanza bene. 
Dopo aver effettuato ulteriori controlli durante il periodo natalizio,
il 31 dicembre, Franco viene contattato telefonicamente dal reparto di
Ematologia perché i medici hanno riscontrato valori anomali nelle sue
transaminasi e i markers dell'epatite B sono positivi, gli consigliano
un ulteriore controllo. Il 2 gennaio, dopo l'esito sfavorevole delle
analisi di controllo, invitano il giovane medico a ricoverarsi presso il
reparto malattie infettive dell'ospedale di Pesaro, previa verifica, 
della disponibilità del posto letto! 
Franco è sconvolto, ma ciò non gli impedisce di porsi una domanda
inevitabile: dove ha contratto l'epatite? 
Il "periodo finestra" dell'epatite è di circa due mesi, periodo che
coincide con i primi giorni del ricovero a Pesaro. Franco è deciso a
scoprire la verità e confida a sua moglie Cristiana che, "una volta
individuato il responsabile, gli farà pagare duramente le conseguenze
della sua imperizia". 
I medici di ematologia consigliano il ricovero presso il reparto
infettivi di Pesaro perché dicono, così potranno tenere "la situazione
sotto controllo"! 
Franco dicevamo ripete le analisi a Parma: le transaminasi sono arrivate
a 200, e solo il 4 gennaio si ricovera a Pesaro presso il reparto
infettivi. Intanto le sue condizioni peggiorano, la sua rabbia cresce
ogni giorno di più anche se non la manifesta, perché sa che la sua vita
dipende da quei medici e dal loro intervento. "Adesso ho bisogno di loro
perché devo fare il trapianto, ma quando starò bene gliela farò pagare,
mi risarciranno a peso d'oro - dirà alla moglie -. 
Nel frattempo le transaminasi "schizzano" a 14.000 e nella notte tra il
12 e 13 Gennaio, Franco Ferri, il giovane medico di Parma, muore. 
Prima di morire però Franco, raccomanda la moglie di denunciare
l'accaduto alla magistratura. La moglie del medico, Cristiana Cipollini,
contatta due avvocati di Rimini con cui prende accordi per andare in
Procura e inviare con urgenza un medico legale esterno all'ospedale che
possa assistere all'autopsia. 
I sanitari del S.Salvatore tentano di effettuare l'autopsia al riparo da
sguardi indiscreti, ma Cristiana Cipollini si oppone con tutte le sue
forze e minaccia i medici preposti, di chiamare i Carabinieri. 
Il giorno dopo, il sostituto procuratore Maria Fucci, a cui la moglie
del medico si è rivolta, incarica dell'autopsia il dott. Gualandri
dell'Istituto di medicina legale di Modena. 
Ed è da questa autopsia, che scatta l'inchiesta e esplode il "caso
Lucarelli". 
 
La strage 
Franco Ferri, il medico di Parma, non è ne il primo ne l'unico a morire:
il primo infettato, era morto il 29 dicembre '97; il secondo il 4
gennaio '98; il terzo, Franco Ferri, il giovane medico, muore il 13
gennaio. Altri tre muoiono a gennaio e tre a febbraio, l'ultimo muore il
7 aprile '98. 
In poco più di tre mesi, muoiono nove persone, una strage. I periti
nominati dall'ospedale accertano che l'infezione è partita da un
paziente portatore sano dell'epatite B, ricoverato a ottobre assieme a
sette dei pazienti che poi sarebbero deceduti. 
Come il virus possa essere passato da un paziente all'altro, (dato che
l'epatite B si trasmette solo tramite il contagio con il sangue o con
emoderivati infetti) è il "mistero" su cui indaga la procura. 
Per capire i passaggi tragici di questa vicenda, bisogna tornare a quel
31 dicembre; a Ematologia già sanno che qualcosa è andato storto. Il 9 e
il 13 dello stesso mese ci sono già state due siero conversioni, e le
risposte delle analisi del medico di Parma confermano che la situazione
è grave. 
Nel frattempo in reparto l'epatite si sta sviluppando in fretta, il 29
dicembre c'è già stato il primo morto, il 31 la sieroconversione del
medico di Parma, uno che d'epatite e d'infezioni se ne intende. 
Quel giorno, dopo aver appreso la notizia, il giovane medico, telefonerà
ai responsabili del reparto pesarese, per sapere quando, come e
soprattutto per colpa di chi, lui è stato infettato dal virus
dell'epatite, la Direzione dell'Ospedale quindi, la sera, (o la notte?)
del 31 dicembre costituisce il C.I.O. (Comitato Infezioni Ospedaliere),
"dimenticandosi" però di segnalare agli organi competenti, l'insorgenza
dell'infezione, così come prevede la legge in casi di questo genere. 
 
Il 29 gennaio del '98 
la notizia dell'infezione diventa pubblica, il magistrato ha già i
risultati dell'autopsia del medico di Parma e la sua cartella clinica;
nello stesso periodo iniziano i sequestri di cartelle cliniche e le
autopsie di altri morti sospetti. Il direttore sanitario, Giovanni
Fiorenzuolo, in un intervista dice: "Ci troviamo di fronte a un caso
d'infezione ospedaliera, ci sono molti casi d'infezioni di questo genere
e purtroppo non sono prevedibili!" 
La direzione dell'ospedale chiede aiuto a un esperto epidemiologo
(esperto in epidemie) dell'Ospedale Spallanzani di Roma, e soprattutto
afferma di aver fatto scattare controlli e bonifiche. 
Chi ha chiamato l'esperto dello Spallanzani? Il CIO. Chi effettua
controlli e bonifiche? Il CIO. 
Da più parti si critica la scelta dei controlli affidati ai controllati,
ma quando la critica comincia a farsi pressante, interviene l'Assessore
Regionale alla Sanità Mascioni, per ribadire la piena fiducia alla
Direzione dell'Ospedale di Pesaro e al Professor Lucarelli. 
Nel frattempo Lucarelli ha costituito il famigerato CIE, (Comitato
Infezioni Ematologia) e i risultati si vedono subito: al Magistrato
vengono consegnate cartelle cliniche scritte in modo poco chiaro,  viene
"dimenticato" un laboratorio illegale di oltre 400 mq, (il laboratorio
verrà scoperto dai NAS solo alcuni mesi dopo) viene sostituita la
macchina per la separazione e la raccolta delle cellule staminali
perfettamente funzionante. Infine, il CIE comincia ad indagare per
proprio conto, su come possa essersi sviluppata l'infezione e per
trovare i colpevoli! 
 
Il 30 gennaio '98 
Due giorni dopo la diffusione della notizia dell'infezione, Lucarelli in
un'intervista alla stampa,  riporta a proposito del sabotaggio, le "voci
provenienti dall'interno del reparto". Quel giorno segna l'inizio di una
campagna micidiale contro Claudio Guiducci e Massimo Valentini,
rispettivamente portantino e biologo dell'ospedale di Pesaro, il braccio
e la mente del complotto secondo Lucarelli, i suoi cosiddetti "nemici
storici". 
Cosa hanno di "speciale" i due? Sono due che pensano ai malati prima di
tutto, sono pericolosi perché hanno avuto il coraggio di denunciare,
anni addietro, il fatto che a Ematologia si operava al di fuori della
legge. 
Se qualcuno allora li avesse ascoltati, questo ulteriore disastro non
sarebbe accaduto. Ora, dopo l'esplosione dell'epidemia, dopo la denuncia
della moglie del medico di Parma, dopo la carneficina, i due sono la
prova vivente della "malpractice" di Lucarelli. Bisogna eliminarli
coinvolgendoli nella strage,  rispolverando il vecchio e caro teorema
dei "nemici storici". Il teorema che Lucarelli aveva già usato anni
prima con ottimi risultati contro Valentini. 
 
Il ritorno dei nemici storici 
Febbraio è il mese dell'inizio della "campagna di primavera" contro i
due: l'impiego di uomini e mezzi è enorme,  i giornali locali diventano
la cassa di risonanza quotidiana del sabotaggio. 
Anche importanti quotidiani nazionali si schierano dalla parte del
"professore che cura i bambini", affascinati dalla storia del sabotaggio
bioterrorista. Soprattutto ci sono le interviste filoguidate di Carlo
Lucarelli che, sfruttando la sua notorietà televisiva come giallista,
attraverso la stampa, traccia "l'identikit psicologico" del mostro. 
Significativa a questo proposito è l'intervista che Carlo Lucarelli
rilascia il 21 marzo al Corriere della sera dal titolo "ecco l'identikit
del colpevolele". 
 
Così parlò il giallista 
Il 21 marzo è la data più importante, Il "giorno più lungo" dell'intera
vicenda; in un intervista al Corriere della Sera, Carlo Lucarelli dice:
"Il mostro, se mai esiste, è un giovane di sufficienti studi e poca
intelligenza, magari senza famiglia che vive qua intorno. Ha sete di
vendetta, ma non perché in ospedale gli sia morto qualche caro.
Acciuffarlo è questione di tempo, perché prima o poi si tradisce o muore
dello stesso male che ha provocato"! 
Claudio Guiducci è il giovane con sufficienti studi, che vive lì
intorno, è senza famiglia e potrebbe anche morire di epatite, dato che
l'aveva contratta tempo prima, e siccome Carlo Lucarelli non è 
Nostradamus, è chiaro che il nome e i relativi dati personali del
colpevole lui li conosce molto bene. 
 
Il dottor Petrelli 
Il 20 marzo, il giorno prima dell'intervista di Nostradamus Lucarelli,
il responsabile del C.I.O. il dottor Petrelli in un'intervista
dichiarava che: "Un solo dipendente, peraltro non più in forza a
Ematologia, era risultato positivo all'epatite, ma dalle analisi di
laboratorio sul genoma è apparso un identikit del virus completamente
diverso!. 
Chi ha chiesto al dr.Petrelli di controllare il genoma dell'epatite di
Guiducci, quando era ormai strato individuato il "paziente Indice" da
cui era partita l'infezione? Chi è il mandante di questa operazione?
Petrelli poi comunica alla stampa il risultato negativo delle analisi
illegali, perché? 
Per dare ufficialmente e pubblicamente un nome e cognome al mostro. 
Ma soprattutto risulta chiaro che in Ospedale è in atto "un'indagine
parallela" che parte da Ematologia e coinvolge tutti gli uomini del
Professore, dislocati all'interno e all'esterno dell'Ospedale. 
 
I postini della "Spectre" 
Il 20 marzo '98 il Resto del Carlino pubblica un articolo sulla cronaca
nazionale dal titolo "Epatite Killer, chi minaccia il primario?". Il
servizio parla del sabotaggio che si stava arricchendo di elementi nuovi
e cioè delle minacce  ricevute da Lucarelli tempo addietro. Così
prosegue l'articolo: "Lucarelli racconta di aver avuto in passato
minacce verbali e scritte. E se gliele chiedi, apre un cassetto di un
suo studio e ne tira fuori qualcuna. Non si ricorda neanche a quando
risalgono. Eccone una, scritta sulla busta di una carta oramai
ingiallita. E' un messaggio subdolo  inequivocabile, anonimo (chi la fa
l'aspetti anche tardi). Poi c'è un altra lettera. "tagliati i capelli
buffone". 
Chi ha "costruito" la lettera di minaccia dal messaggio subdolo e
inequivocabile, non si è però reso conto degli errori  commessi. 
Il primo riguarda il francobollo dal valore di £ 600 e rappresenta il
castello Scaligero di Sirmione. 
Il periodo in cui in Italia si poteva spedire una lettera con quel
francobollo, va dal novembre '86 al febbraio '88. A quel tempo la
"Spectre" non era ancora nata, Porcellini, Manna, e Valentini lavoravano
ancora tutti assieme a Ematologia alle dipendenze di Lucarelli (le
epurazioni inizieranno alla fine del '99). 
Ma c'è dell'altro, l'indirizzo è scritto in modo così preciso da
ricalcare le lettere, gli spazi e la punteggiatura della macchina da
scrivere, e sembra proprio che i trasferibili siano serviti solo per
sovrascrivere un vecchio indirizzo, mentre il messaggio contenuto nel
biglietto ha una grafia sgangherata, con lettere che fuggono da tutte le
parti. La lettera è stata quasi certamente autoprodotta manipolando una
vecchia busta. Le lettere minatorie del 20 marzo serviranno per
preparare il terreno al coinvolgimento mediatico giudiziario dei dottori
Manna e Porcellini. Lucarelli, durante il processo accuserà i due di
averlo minacciato per corrispondenza! 
 
Sbatti il mostro in prima pagina 
Anche le televisioni dicevamo, si schierano in difesa del Professore. Ai
microfoni di Pino Scaccia del TG1, anche Lucarelli padre prova a
tracciare l'identikit del sabotatore: "è uno che conosce bene il
reparto, e sa bene come muoversi, si è uno che potrei conoscere, non ce
l'ha con me, ma odia l'ospedale?" 
L'accusa più forte Lucarelli la lancia dalle telecamere di "Mixer",
programma condotto da Giovanni Minoli, ex uomo di Craxi e amico
personale del Professore. In quella trasmissione, Lucarelli guardando
fisso la telecamera e allungando l'indice accusatorio dice: "Quella
manina interna colpevole delle morti ormai è circondata". 
Da quel giorno, in Ospedale Claudio Guiducci sarà soprannominato
"manina". La notizia si diffonde a macchia d'olio anche in città, ormai
tutti sanno chi è l'untore. 
Sempre in quel periodo in una delle tante interviste, riferendosi al
killer, dice: "Vorrei averlo nelle mie mani per un minuto soltanto, lo
strangolerei". Un desiderio che di li a poco verrà in qualche modo
esaudito. 
Per gli uomini del Professore il messaggio è chiaro; infatti, in questo
periodo iniziano le telefonate anonime e una serie di biglietti sono
recapitati a Claudio Guiducci. Il tono delle telefonate e dei biglietti
è più o meno lo stesso: l'assassino, hai dato la morte, troverai la
morte! 
Anche il figlio Carlo ha una "visione premonitrice", in un'intervista
all'ANSA, sempre del 20 marzo, afferma che: "se c'è un serial killer che
va in giro ad ammazzare otto persone deve essere preso, e se invece è un
sabotatore, che lo prendano lo stesso prima che si impicchi per i sensi
di colpa!. .. 
 
Tutto in ventiquattro ore 
Il 21 marzo 1998, come abbiamo precedentemente accennato, è il giorno
più importante della "campagna di primavera" della famiglia Lucarelli. 
In poco più di ventiquattrore  dei sabotatori, si saprà proprio tutto.
Si saprà che l'untore che  avrebbe infettato materialmente i malati,
lavorava a Ematologia fino alla fine di luglio, per poi essere
trasferito in un altro reparto, si saprà che ha avuto l'epatite e che il
suo genoma non corrisponde a quello del paziente indice, che abita li
vicino, che è orfano, che ha frequentato la scuola professionale, che
non ha parenti morti in reparto. E' lui la "manina" responsabile delle
morti. Il nome del bioterrorista è Claudio Guiducci. 
Nel pomeriggio dello stesso giorno veniva ascoltato in procura il
biologo Massimo Valentini. Il giorno dopo, il 22 marzo, il Resto del
Carlino, con un tempismo davvero straordinario, pubblicherà un articolo
sulla guerra sotterranea tra il biologo da una parte e il primario
dall'altra. Nell'articolo si afferma che Valentini avrebbe denunciato
Lucarelli perché gli aveva tolto la titolarità di una ricerca sulle
cellule monoclonali cui il biologo stava lavorando, inaugurando in
questo modo la teoria dei "medici invidiosi". In realtà Valentini
denuncia il primario perché non rispettava i protocolli di sicurezza
nell'aferesi. 
Anche Valentini individuato e sbattuto in prima pagina,  all'appello
mancano soltanto i "fiancheggiatori",  i dottori Manna e Porcellini, ma
anche per loro, grazie alle "lettere minatorie dal castello di
Sirmione", il destino è segnato, è solo questione di tempo! 
 
Il "mistero" della flebo manomessa 
Venerdì 3 aprile, qualche giorno dopo le lettere anonime, spunta un
altro "giallo" nell'inchiesta sul contagio da epatite B. Un infermiera
del reparto scopre un flacone di fleboclisi manomesso. Era aperto e
presentava dei fori. La segnalazione arriva subito alla procura e ai
giornali. Dice però l'avvocato Monaco che tutela gli interessi del
primario Guido Lucarelli "Non penso che sia il caso di dare troppa
importanza a questo ritrovamento. Probabilmente c'è un difetto di
fabbricazione. Ho comunque segnalato alla procura questa circostanza,
tenuto conto del momento che sta attraversando il reparto di
Ematologia". 
La strategia della tensione continua, qualcuno "manomette" le flebo di
Ematologia, le flebo però sbagliando bersaglio, "esplodono" tramite i
giornali, in faccia all'opinione pubblica! 
 
Il virus ritrovato 
Il 14 maggio gli esperti della procura, trovano tracce del virus di
epatite B nel sedimento dei contenitori d'azoto. Il magistrato sequestra
i contenitori di criopreservazione e il materiale biologico contenuto
nell'azoto contaminato. Uno solo  dei nove pazienti morti per epatite,
ha subito la reinfusione di quel materiale biologico, quindi il
ritrovamento del virus non è utile per spiegare il precedente contagio,
ma ciò che sconcerta, è che dopo cinque mesi e le varie bonifiche, il
virus sia ancora presente in reparto all'interno di contenitori che non
avrebbero dovuto presentare nessun tipo di contaminazione. 
Dopo questo ritrovamento, Lucarelli si autosospende. Così il professore
annuncia alla stampa la sua decisione : "Chiedo scusa ai miei malati che
per un pò di tempo non mi vedranno presente". Dalle parole del
Professore, si intuisce che l'autosospensione è un provvedimento a
carattere provvisorio, infatti! 
 
La rivolta della Vandea 
Il 16 maggio, il giorno dopo l'autosospensione, tutto il reparto chiede
la revoca delle dimissioni, anzi, il Resto del Carlino parla di una vera
e propria "rivolta pro Lucarelli ad Ematologia". In reparto si
raccolgono le firme per fare rientrare immediatamente il Professore al
suo posto, non sono i soli a raccogliere firme, Il professor Tura e
Mandelli, gli altri due pezzi da novanta dell'Ematologia italiana,
saranno i promotori di una raccolta di firme tra gli illustri primari
ematologi di tutta Italia, in ventiquattrore ne raccoglieranno settanta!
 
Gli scudi umani 
Lo stesso giorno i pazienti ricoverati in reparto scrivono una lettera
indirizzandola tramite la stampa direttamente al professore. Scrivono i
malati: "Visto che la sua assenza ha già comportato uno squilibrio
nell'organizzazione, nella gestione del reparto e visto che la sua
supervisione è garanzia indispensabile per le nostre gravi patologie,
lei deve tornare al più presto al suo posto. Se ciò non avverrà la
protesta dei malati salirà di ampiezza, fino ai massimi livelli delle
autorità e dell'opinione pubblica. La lettera verrà firmata da tutti i
malati e dai loro familiari. 
 
"Torna prof, voglio guarire" 
Anche Maria Grazia, la ragazzina pugliese di 11 anni, che ha rischiato
di morire a causa dell'infezione d'epatite, scriverà ai giornali: "Sono
qui dal luglio '97 ad spettare il trapianto. Adesso finalmente ho
trovato il donatore ma è andato via il mio professore. Io preferisco che
il trapianto sia seguito dal professor Lucarelli che mi ha curato,
incoraggiato e mi ha aiutato a superare tanti momenti difficili. Forse
voi non potete capire perché questi problemi non li avete, ma se la
sfortuna girasse da voi vi accorgereste come è brutto stare in questa
situazione. Questo è l'unico centro conosciuto in tutto il mondo e se
voi lo fate chiudere non sapete quanti problemi causerete alle famiglie
che hanno figli mariti o mogli che non stanno bene e devono sottoporsi
al trapianto. Lo scopo per cui vi scrivo è per farvi capire di far
tornare Lucarelli a dirigere quest'ospedale come ha fatto fino a pochi
giorni fa!. 
Il 24 maggio Lucarelli tornerà a dirigere il reparto, la bambina verrà
trapiantata a luglio, morirà l'anno dopo per il rigetto del midollo
trapiantato. 
 
Dal giudice appassionatamente 
Per quanto riguarda il fronte giudiziario, il 6 febbraio Lucarelli va
dal Magistrato e indica sostanzialmente tutti gli elementi dell'ipotesi
dolosa (il sabotaggio): esecutore, ipotetici mandanti e mezzi usati per
la trasmissione dell'infezione. Dopo di lui, altri operatori del reparto
iniziano a "collaborare". 
La caposala Vergoni, viene sentita il 14 marzo. La Carletti  viene
ascoltata il 19 marzo e racconta al Magistrato, di episodi successi
tempo addietro a Ematologia. Episodi legati alla presenza di Guiducci
nel reparto: parla di cartelle cliniche fotocopiate in orari strani e
della sparizione di alcune provette dal carrello dei prelievi? 
Le accuse sono labili, ma sufficienti per far sì che il magistrato
interroghi Guiducci e ordini la perquisizione in casa sua, nel corso
della perquisizione non viene trovato nulla di rilevante ai fini
dell'inchiesta. Gli investigatori, trovano solo alcuni farmaci comuni di
proprietà dell'ospedale e per questa appropriazione indebita,  Guiducci
viene denunciato. 
 
Canestrari 
Intanto, le analisi del laboratorio di microbiologia di Ancona,
accertano che l'infezione è partita da un paziente portatore sano, "il
paziente indice", il suo nome è Canestrari. 
Anche le "dichiarazioni spontanee" al magistrato continuano: si parla di
una provetta trafugata da Guiducci con un nome scritto sull'etichetta e
quel nome sembra essere proprio di un tal Canestrari. 
La mattina di venerdì 19 giugno, alle 7.30, Claudio Guiducci viene
trovato impiccato in una stanzetta buia del seminterrato dell'ospedale
S.Salvatore: in tasca ha una lettera indirizzata alla moglie e un
biglietto per il maresciallo che l'aveva convocato in Procura. Queste
sono alcune delle cose che scrive Claudio nella lettera: "Tutta questa
situazione che hanno creato nei miei confronti, è diventata
insopportabile per me, anche se io non c'entro assolutamente. Ma a
qualcuno del reparto fa comodo farmi entrare in prima persona, andando a
raccontare alla magistratura delle ignobili bugie nei miei confronti,
(cosa che hanno studiato a tavolino nei mesi trascorsi prima che venisse
fuori tutto). Sono stato incolpato di aver preso delle provette di
sangue di un ammalato positivo all'epatite B. Anche la direzione ha le
sue colpe, perché facendomi un esame specifico senza il mio consenso
dovrà pagarne le conseguenze, al mio avvocato chiedo di andare fino in
fondo chiedendo il risarcimento" 
Poi l'accusa pesantissima nei confronti dei responsabili morali della
sua morte: "A tutte queste persone, dico che avranno sulla coscienza non
più nove morti, bensì dieci, io faccio questo gesto non perché sia
colpevole, ma perché non ce la faccio più a sopportare questa
situazione. Addio a tutti" 
La lettera, ironia della sorte, diventerà il punto di forza dell'accusa
della super teste Carletti contro Claudio Guiducci, ma di ciò parleremo
più avanti. 
Vi sono, però alcune stranezze nella morte di Claudio Guiducci. Claudio
è stato trovato la mattina di venerdì penzolante da una corda, fissata
in alcuni tubi che attraversano la stanza a circa quattro metri da
terra, i suoi piedi toccavano terra e le ginocchia formavano un angolo
di circa 90 gradi. 
Inoltre l'infermiera che ha scoperto il corpo dice di ricordare che la
porta era chiusa dall'esterno. Anche la lettera lascia qualche dubbio,
essendo scritta in stampatello! 
Solo stranezze certo, ma al magistrato sarebbe bastato solo qualche
accertamento in più per fugare ogni dubbio su quella morte, sarebbe
stato sufficiente effettuare la perizia calligrafica della lettera
lasciata da Guiducci. 
Invece il procuratore Savoldelli dichiarerà in un intervista che: "non
c'è niente da sapere è un suicidio classico come gli altri otto di
questi mesi, spiegato ampiamente in una lettera". 
Il giorno dopo la sua morte, Guiducci doveva essere ascoltato dalla
procura; sarebbe stato messo a confronto con Paola Carletti, la
testimone che afferma di averlo visto trafugare cartelle e provette. 
Sono state queste dichiarazioni che costringono la Procura a indagare,
il confronto, a detta del magistrato doveva servire per escludere, una
volta per tutte, la tesi del sabotaggio. (tesi per altro esclusa da
tutti gli esperti scientifici delle varie commissioni d'indagine) 
L?inchiesta si protrae ancora per qualche tempo, fino ad arrivare al
rinvio a giudizio per Lucarelli e Fiorenzuolo, rispettivamente Primario
di Ematologia e Direttore Sanitario dell'Ospedale, per omicidio colposo
plurimo. 
Dopo vari rinvii, il processo inizia a maggio del 2001 con rito
abbreviato, davanti al giudice unico Andreucci. 
Quasi tutti i famigliari dei pazienti morti si ritirano dal processo
perché risarciti dall'ospedale, ma, nonostante il risarcimento,
Lucarelli continuerà puntualmente ad accusare Guiducci (che ovviamente
non può difendersi) e Valentini, (anche lui non può difendersi, non è
imputato di nulla, è stato convocato solo come testimone, ma non verrà
neppure ascoltato). 
A ottobre, il giudice Andreucci decide di riaprire il dibattimento, ma
in aula convoca solo i testimoni a favore della tesi del sabotaggio. 
La testimone è praticamente una, Paola Carletti: è lei che confida alla
caposala Vergoni che informerà Lucarelli di aver visto Claudio Guiducci
trafugare la provetta. 
L?architrave quindi che sostiene l?accusa del sabotaggio sono le
dichiarazioni della Carletti, 
ma chi è Paola Carletti? 
 
Paola Carletti 
Non è una semplice portantina, non è una dipendente dell'ospedale, ha un
contratto particolare per cui è pagata direttamente da Lucarelli con i
soldi delle donazioni e degli sponsor, ma soprattutto è anche confidente
dei carabinieri, è un personaggio già incontrato in altri processi in
altri anni, sembra la copia, senza barba e con la gonna di Mario
Merlino, il fascista finto anarchico infiltrato dai servizi nel gruppo
Valpreda. In una telefonata intercettata, agli atti del processo, il
carabiniere Di Fabio chiede alla Carletti: "sai qualcosa su chi traffica
quelle armi a Pesaro?" 
La lettura delle intercettazioni svelano più di qualsiasi altro
passaggio processuale, il vero volto della Carletti, ma rimandano ad
altre domande che ancora attendono risposte. 
La prima domanda riguarda il suo ruolo di confidente. Il carabiniere non
chiede alla Carletti il nome di qualche spacciatore locale, le chiede i
nomi di pericolosi trafficanti di armi. Alla domanda del carabiniere Di
Fabio sulle armi la Carletti risponde: "non posso parlare" perché? 
In un'altra intercettazione telefonica parlando di Guiducci dice: "lui
ora è braccato o parla, o schioppa o s'ammazza". Un altra profezia
sconvolgente. 
Leggendo le intercettazioni, e le varie deposizioni della Carletti si
arriva a una sola solida certezza,  non è l'ingenua donna delle pulizie,
quale vorrebbe far credere di essere! 
 
Nu "Bellu" giornalista 
Lunedì 1 ottobre del 2001  il quotidiano La Repubblica, dedica un intera
pagina della cronaca al processo che si è aperto qualche mese prima.
L'articolo porta la firma di Giovanni Maria Bellu, la tecnica della
costruzione dell'articolo è la solita, il cronista ricostruisce la
storia assieme al figlio del professore, ma stavolta il Bellu pur di
avvalorare le dichiarazioni della superteste, aggiunge nuovi elementi
raccolti da una sua personale ricerca investigativa. Scrive il Bellu:
"Ed ecco che da una rapida verifica sulla stampa locale, si scopre che
il contenuto di cartelle cliniche ancora formalmente "riservate" veniva
addirittura trasferito in interrogazioni parlamentari. Cioè la prova
documentale, insomma,  della fuga di notizie di cui la Carletti parlò in
quel lontano marzo del '98 quando la verità forse era a portata di
mano!. 
L'interrogazione parlamentare a cui si riferisce il giornalista è quella
presentata da alcuni  senatori di Rifondazione Comunista.
L'interrogazione parlamentare in questione, era in realtà la copia di un
analoga interrogazione presentata in Regione dall'allora consigliera
Cristina Cecchini che riguardava la morte di Francesca T. una bambina di
tredici anni morta durante il trapianto di fegato fetale. 
 
Francesca 
Questa è la storia che non si può raccontare, la storia che nessuno mai
ha voluto sentire, la "storia Indice": dopo la morte di Francesca, il
reparto non sarà più lo stesso. Correva l'anno, è il caso di dirlo,
1981. Francesca venne ricoverata  perché affetta da Leucemia, dopo un
periodo di cure, la piccola stava guarendo, Francesca era in remissione.
Durante il lento ma progressivo miglioramento, Lucarelli decise di
sottoporla a trapianto di fegato fetale, incaricò quindi un suo
assistente, di preparare le cellule, filtrarle e reinfonderle nel
paziente, Siccome l'assistente, quella sera era stato invitato a cena ed
era in ritardo, si dimenticò di filtrare le cellule, le quali, una volta
iniettate alla bambina le provocarono la morte per embolia polmonare
(una morte atroce). 
Quella morte fece così scalpore tra gli addetti ai lavori, che tutti
vennero a conoscenza dell'esito di quell'autopsia. Il giorno dopo, la
reazione di Lucarelli fu di profonda indignazione, non per la morte
della bambina, ma per l'esperimento andato male, le sue parole furono
esattamente queste: "Mio dio cosa abbiamo combinato, dobbiamo avvertire
subito gli americani". 
E il nostro giornalista? Non indaga su questa vicenda, non gli importa
nulla della terribile morte di Francesca, per lui è solo un nome su una
cartella clinica fotocopiata, a lui basta tenere il gioco ai Lucarelli,
fare da sponda alla Carletti. E' proprio vero che quando il saggio
indica la luna, il cretino, (nel migliore dei casi) guarda il dito. 
 
Lunedì 12 novembre del 2001 
Paola Carletti viene convocata come teste al processo Lucarelli:
racconta di quella mattina in cui Guiducci le ha mostrato la provetta
trafugata, con il nome di Canestrari scritto a penna in stampatello
sull'etichetta; dice anche di averne riconosciuto la calligrafia
confrontandola con la lettera lasciata da Claudio e pubblicata da un
giornale il giorno del suicidio, anch'essa scritta in stampatello! 
La copia della lettera di Claudio pubblicata da un giornale è poco
leggibile vista la riduzione fotografica, e le uniche parole che si
riescono a leggere bene sono le ultime due e cioè: 
"Addio a tutti" 
Le lettere uguali, contenute nel nome di CANESTRARI e nelle parole ADDIO
A TUTTI, sono tre, una A una T e una I. 
Paola Carletti dice di intravedere l'etichetta della provetta nel
settembre del '97, la riduzione della lettera lasciata da Claudio
Guiducci, verrà pubblicata dopo dieci mesi, il 21giugno '98, e leggendo
quelle poche righe, lei la "signora in giallo di Ematologia" tornando
indietro con la memoria riesce, a distanza di così tanto tempo, a
visualizzare quella provetta e a comparare quelle lettere. 
 
Le provette 
Vi sono altri particolari su cui occorre fare qualche ragionamento: il
primo riguarda le provette, è ormai prassi consolidata, che le provette
utilizzate per i prelievi abbiano appiccicate etichette prestampate, ed
abbiano anche il tappo di colore diverso, per distinguerle a seconda del
tipo di analisi per cui verranno utilizzate. 
Oltre a queste provette, la Carletti afferma che qualche volta veniva
usata una provetta di riserva con un tappo bianco e con un'etichetta
bianca, ed è questa, secondo la Carletti, la provetta trafugata da
Claudio Guiducci, quella di riserva, "quella che serve per l'Emocromo",
ma questa volta, la memoria bionica, le gioca un brutto scherzo, perché
la provetta per l'Emocromo ha il tappo viola. 
La Carletti non ricorda il colore del tappo di una provetta che tiene in
mano tutti i giorni, ma riconosce perfettamente la calligrafia di
Claudio Guiducci dopo dieci mesi! 
Claudio Guiducci, che non lavorava più a Ematologia da alcuni mesi, come
faceva a sapere dell'epatite di Canestrari? Come faceva a sapere che
quella mattina avrebbero prelevato il sangue proprio a quel paziente?
Come faceva a sapere che avrebbero riempito una provetta di riserva? 
E la Carletti? La novella "Fletcher" incontra un collega allontanato dal
reparto, lo sorprende mentre  entra notte tempo da una finestra, lo vede
andarsene con il sangue infetto di un paziente e non dice niente a
nessuno? Non ne parla né con i colleghi né con la caposala? A Ematologia
è normale che le persone se ne vadano con qualche provetta piena di
sangue nelle tasche? 
Perché Claudio avrebbe dovuto trafugare la provetta e scriverci il nome
di Canetrari in stampatello? Sa bene che è la provetta con il sangue di
Canestrari, l'ha appena presa dal carrello dei prelievi! 
Perché la provetta trafugata non poteva avere i tappi colorati e
l'etichetta prestampata? Perché il laboratorio analisi si sarebbe
accorto della mancanza della provetta e se ne sarebbe lamentato con
l'infermiera che avrebbe dovuto ripetere il prelievo e quindi tra
laboratorio e reparto qualcuno se ne sarebbe ricordato. Ecco quindi
apparire dal nulla la provetta di riserva, anonima, con una piccola
etichetta appiccicata sopra (solo sei mesi dopo il prelievo diventerà la
provetta più importante delle migliaia che transitano a ematologia) con
su scritto il cognome del paziente più anonimo degli oltre cento
pazienti ricoverati in quei mesi, Canestrari. 
Per quale motivo Guiducci avrebbe dovuto mostrare la provetta trafugata
alla Paoletti? 
Solo per farsi scoprire, è il nome di Canestrari scritto a mano da
Claudio sulla provetta che lo incastra! 
Ma non è finita; continuiamo a ragionare delle accuse della Carletti.
Claudio avrebbe quindi trafugato il sangue infetto da Ematologia, sangue
che opportunamente trattato, va rispedito in reparto all'interno delle
flebo. E qui secondo il ragionamento della Carletti entra in ballo
Valentini il biologo, ma Valentini ha già a disposizione il sangue di
Canestrari, è il biologo del laboratorio analisi, non ha bisogno di
trafugare le provette! 
Andiamo avanti in questo delirio: i due in qualche modo costruiscono le
undici flebo bomba al S.Salvatore, e le spediscono nel reparto di
Muraglia? 
Ovviamente no, perché le flebo consegnate al reparto verrebbero
distribuite per tutti i piani, (primo, secondo e day hospital) e
l'infezione quindi, si sarebbe distribuita a macchia di leopardo.
Invece, l'infezione scoppia solo tra i pazienti del primo piano,
"risparmiando" stranamente tutti gli ammalati talassemici, quelli
seguiti personalmente da Lucarelli, l'obbiettivo principale di un
eventuale sabotaggio. 
Qualcuno del reparto, avrebbe dovuto notare Valentini e/o Guiducci,
degli estranei che lavorano in un ospedale dall'altra parte della città,
allacciare ai malati, ben sette flebo il 20 di ottobre 97, e altre
quattro a dicembre (due mesi dopo). 
La responsabilità di questa incredibile e tragica vicenda, non è solo di
Lucarelli e dei suoi "collaboratori", ha un ruolo rilevante anche parte
della Magistratura, la quale lascia ingenuamente affondare Claudio
Guiducci in questo mare di miserabili bugie e accuse preconfezionate. 
 
L'arma dei Carabinieri 
In questa inchiesta vi sono tre testimonianze pesanti come macigni da cui
non si può sfuggire. 
La prima è la testimonianza di Cristiana Cipollini, senza la sua
denuncia molto probabilmente di questa infezione non si sarebbe saputo
nulla. 
La seconda è la denuncia lasciata da Claudio Guiducci nella lettera
d'addio, egli aveva capito prima di tutti contro chi sarebbe andata a
cozzare la giustizia. 
La terza sono le parole che i Carabinieri di Pesaro usano per definire
Paola Carletti: le parole sono due, "confidente inaffidabile". 
Chi conosce un pò l'Arma e il suo linguaggio sa bene che una tale
definizione è più di un giudizio, è una sentenza, una sentenza senza
appello. 
Senza l'intervento dell'Arma che smaschera clamorosamente la Carletti,
probabilmente non saremmo mai arrivati alla verità, e forse saremmo
ancora a dare la caccia alla "Spectre di via Giolitti". 
 
Un giudice uscito di penna 
Durante il processo di primo grado, "il giudice Andreucci nel novembre
del 2001 ha richiesto tutti gli atti di quel filone di inchiesta
ingiallito, quello del sabotaggio, riproducendo un classico della
narrativa gialla: l'investigatore solerte e pensoso che rilegge i
verbali da cima a fondo cercando una verità che è da sempre sotto i suoi
occhi in attesa di essere svelata. C'è da dire che con la sua aria
gentile e dimessa, il nostro giudice sarebbe potuto uscire dalla penna
inquieta di George Simenon, in un altrettanto nebbiosa storia di
provincia. Nella realtà, il giudice Andreucci è entrato di prepotenza
fra i personaggi del mistery con una mossa tutt'altro che sorprendente
per chi lo conosce e sa che di un verbale di polizia giudiziaria
conterebbe anche le firme, qualora gli sembrassero "stranamente"
troppe!" 
Questa è la descrizione che fa Carlo Lucarelli del giudice Andreucci in
un articolo scritto assieme a Natascia Ronchetti per il periodico
Diario. Un giudice uscito dalla penna inquieta di George Simenon. 
Com'è noto Andreucci richiede "gli atti relativi" gli atti cioè legati
all'ipotesi del sabotaggio, convoca tutti i testimoni in tribunale, li
ascolta attentamente uno ad uno e alla fine decide che l'audizione del
testimone chiave, il biologo Valentini, che tanto avrebbe avuto da
raccontare su tutta la vicenda, non è più necessaria. Come figlio di
penna del sor Simenon non c'è male! 
 
La selva oscura 
Il 3 febbraio 2002 il giudice Andreucci assolveva Lucarelli con queste
motivazioni: 
"..L'ipotesi del sabotaggio risulta, all'esito delle indagini
preliminari e dell'istruttoria integrativa, tutt'altro che destituita di
fondamento.  Anzi, diversamente dall'ipotesi colposa, basata come si è
osservato, sull'enunciazione probabilistica di fatti non sostenuti da
prova in senso materiale, l'ipotesi dolosa appare dotata di maggiore
concretezza e ragionevolmente configurabile in base a dichiarazioni
testimoniali che il giudice considera complessivamente credibili, anche
alla luce delle conversazioni telefoniche intercettate, dichiarazioni,
scritti e comportamenti del Guiducci e deduzioni logiche. 
Tutto ciò nonostante l'indagine su questa ipotesi alternativa sia stata
indubbiamente meno approfondita di quella riguardante l'ipotesi colposa
e le sue possibilità di ulteriore approfondimento siano state
irrimediabilmente bloccate dal suicidio di Claudio Guiducci" 
Il suicidio di Guiducci ha posto, è il caso di dirlo, una pietra tombale
sulla possibilità di sviluppare ulteriormente e portare a termine le
indagini sull'ipotesi dolosa.  Egli era, infatti, o il solo protagonista
dell'ipotetico sabotaggio o l'anello di collegamento con gli eventuali
mandanti.  Con la conseguenza che verosimilmente essa non potrà mai, né
essere provata né essere smentita con sicurezza. 
I motivi del suicidio potrebbero essere spiegati soltanto da Guiducci. 
La complessità dell'animo umano, delle pulsioni e dei sentimenti che
muovono ad una scelta così radicale non possono essere facilmente né
compiutamente esplorati! 
Il suicidio assume obiettivamente il significato di una fuga di fronte
all'atto istruttorio. Implicita confessione di colpevolezza, disperata
protesta di innocenza?  Di fronte a questi interrogativi il giudice non
può che fermarsi, senza poter dare una risposta certa, né nel senso
della colpevolezza, né in quello dell'innocenza. 
Si deve tuttavia osservare che Guiducci, qualora fosse stato innocente,
nulla avrebbe dovuto temere da un confronto con la Carletti o con
qualunque altro interlocutore.  Avrebbe potuto contrastare e contestare
le accuse, difendersi evidenziando la calunnia dei suoi accusatori. 
Egli era munito di un difensore amico ed era amico di un avvocato. 
Aveva a disposizione tutti i mezzi per potere affrontare serenamente il
confronto, ben sapendo che esso non aveva un carattere ultimativo. 
Il suicidio come disperata protesta di innocenza ha un senso razionale
qualora la persona si trovi schiacciata da accuse a cui non riesce a
rispondere, a controbattere, quando avverte ineluttabile una condanna
ingiusta, non quando può ancora lottare. 
E Guiducci nel caso dei prelievi ematici su di lui effettuati aveva
reagito, come si è visto, da lottatore, non da succube. 
A questo punto è però necessario fermarsi poiché neanche il giudice può
sindacare la razionalità di una scelta suicidaria. 
Il suicidio, comunque, può concorrere per un verso a rafforzare la
credibilità dell'ipotesi del sabotaggio, per un altro contribuisce
oggettivamente a rendere questa non verificabile ma anche non
eliminabile. L'individuazione certa nel Canestrari del caso indice e
fonte del contagio consente di escludere la fondatezza dell'ipotesi
della sperimentazione selvaggia come causa dell'infezione dei pazienti
deceduti. 
In base alle risultanze delle indagini svolte deve, inoltre, affermarsi
che non è stata acquisita la prova della esistenza di pratiche definite
come sperimentazione selvaggia o comunque non consentita! 
Tale eventuale pratica di sperimentazione ben potrebbe avere costituito
l'ambito in cui si è realizzato materialmente l'ipotetico intervento di
sabotaggio, teso a colpire il prof. Lucarelli su un punto sensibile e
riservato! 
Questa circostanza potrebbe spiegare la ragione per cui così rapidamente
il prof. Lucarelli realizzò che si trattava di sabotaggio,
individuandone anche esecutore e modalità (la famosa "manina"), senza
peraltro potere, per comprensibili motivi, esternare compiutamente le
ragioni della propria intuizione. 
L'innesto del sabotaggio su pratiche di sperimentazione abusiva
costituisce tuttavia soltanto una ipotesi, ormai non più verificabile,
poiché anche questa ricerca è stata chiusa d'autorità dalla morte del
Guiducci. 
Concludendo, l'affermazione della ragionevole configurabilità
dell'ipotesi dell'intervento doloso non comporta affermazione di
responsabilità nei confronti del Guiducci né delle persone variamente
indicate come a lui collegate. Essa comporta semplicemente ma
ineluttabilmente sotto il profilo logico, l'esclusione della possibilità
che l'ipotesi ricostruttiva della vicenda, enunciata nelle imputazioni
possa essere considerata provata!. 
 
La sentenza Minestrone 
Il giudice Andreucci elabora una sentenza così contorta che persino la
lingua italiana gli si rivolta contro. Assolve Lucarelli perché
l'ipotesi del sabotaggio è, secondo lui, la più plausibile; ritiene
credibile la filastrocca della Carletti, reputa di fatto il suicidio di
Guiducci come il modo per sfuggire all'atto istruttorio e infine,
riguardo alla sperimentazione selvaggia, la ipotizza come ambito su cui
si sarebbe innescato il sabotaggio. 
Per il giudice Andreucci, garantista tutto d'un pezzo, Lucarelli è
innocente a prescindere. E pensare che Carlo Lucarelli il giallista, lo
aveva presentato ai suoi lettori come uno che conterebbe anche le firme
di un verbale, qualora gli sembrassero "stranamente" troppe!! 
 
GIUSTIZIA! 
La Corte d'appello utilizza poche pagine per riformare la sentenza
Andreucci, liquida la  credibilità della super teste Carletti e la
teoria del sabotaggio con queste righe: "Erroneo risulta l'assunto del
primo giudice circa la sussistenza di elementi idonei a far ritenere
l'ipotesi dolosa ragionevolmente configurabile e sotto il profilo
probatorio, dotata addirittura di maggiori elementi a sostegno e
pertanto, in concreto, più probabile di quella colposa. 
Anche a tralasciare le pur consistenti valutazioni critiche
prospettabili alla credibilità della teste Carletti Paola,
(Inattendibilità che il Guiducci già alle ore 5.40 fosse in possesso
della provetta contenete il sangue del Canestrari, dato che il prelievo
non iniziava prima delle ore 6. Inattendibilità  che la provetta
mostratale dal Guiducci presentasse un etichetta scritta a mano dallo
stesso Guiducci atteso che le etichette venivano stampate al computer.
Impossibilità che la provetta fosse del giorno precedente, dato che le
provette dei prelievi, qualora non richieste dal laboratorio di analisi,
venivano eliminate entro le ore 11 dello stesso giorno) . 
 
La prova scientifica 
Così continua la sentenza: "decisiva appare la constatazione che
l'insorgenza del secondo focolaio infettivo verificatasi verso la metà
del mese di dicembre '97 e che ha contagiato altri quattro pazienti con
l'identico ceppo virale  del Canestrari,  smentisce categoricamente ogni
possibilità  fattuale e logica della ipotizzata condotta dolosa di
inquinamento delle bottiglie flebo con il sangue del Canestrari, costui
infatti non era più ricoverato all'ospedale San Salvatore, sin dal
13/11/97 era stato ricoverato all'ospedale di Fano ove era deceduto il
07/12/97. 
Nè era possibile che in reparto di Ematologia fosse rimasta non
utilizzata qualche flebo risalente all'ottobre precedente, epoca del
primo focolaio infettivo, avendo la caposala Vergoni Tiziana chiarito
che il reparto veniva rifornita ogni giorno dalla farmacia delle flebo
occorrenti, che qualche rimanenza veniva consumata prima delle nuove, e
che pertanto le eventuali rimanenze potevano permanere in reparto
pochissimi giorni. 
E' così da escludere in punto di fatto, e con certezza, che nel dicembre
del '97 fosse disponibile nel reparto di Ematologia, o nel laboratorio
di analisi o in qualsiasi altro luogo dell'ospedale San Salvatore di
Pesaro, sangue del Canestrari da usare per l'inquinamento di ulteriori
flebo. Ed è conseguentemente da escludere con pari certezza ogni
possibilità di ritenere configurabile e attendibile la ipotesi dolosa. 
Tale ipotesi è rimasta una mera congettura del prof. Lucarelli,
personalmente rispettabile per essere stata fin dall'inizio sostenuta
con fermezza e coerenza, ma processualmente insostenibile!. 
 
La lunga marcia 
Ci sono voluti sette lunghi interminabili anni perché Fiorella Giuliani,
Mario Paci, Franco Ferri, Luciana Antonelli, Saturno Frattini, Maria
Vittoria Agostini, Aldo Rivelli, Paola Bronzetti, Pierina Forlani
avessero giustizia. All'appello dei "dieci omicidi senza importanza"
manca il nome dell'ultima vittima, Claudio Guiducci, ma anche per i
carnefici di Claudio, l'epilogo giudiziario è ormai questione di ore! 
 
Il Senatore e il professore 
La lista dei personaggi pubblici legati a Lucarelli è praticamente
sterminata, ma alcuni più di altri hanno avuto un ruolo, recitano una
parte importante in questa vicenda. Primo fra tutti è il Senatore
Mascioni che all'epoca dei fatti era Assessore alla Sanità della Regione
Marche, è lui che alza lo "scudo protettivo" della politica attorno a
Lucarelli, è Mascioni che avvalla l'extraterritorialità del reparto.
Perché Mascioni ha così tanti riguardi per Lucarelli? Forse perché anche
lui fa parte della "famiglia".  La stessa "famiglia" che ha contribuito
alla sua elezione come Assessore Regionale prima e come Senatore poi. 
 
Il folgorato sulla via di Gerusalemme 
Altro personaggio chiave di questa storia è Jlia Gardi, all'epoca dei
fatti chiamato a sostituire il direttore generale dimissionario
Ricciarelli. 
Gardi con la delibera del 27 gennaio '99 modifica il contratto stipulato
con l'assicurazione solo qualche mese prima, dal ex direttore generale
Ricciarelli. Con la delibera di gennaio, Gardi ottiene
dall'assicurazione l'approvazione dell'appendice N. 11. 
Così recita l'appendice N. 11 ciò allo scopo di ottenere la rinuncia da
parte della compagnia assicurativa, al diritto di rivalsa nei confronti
del personale medico relativamente ai sinistri dagli stessi cagionati
per colpa grave. 
Grazie all'approvazione dell'appendice N. 11 a fronte di un premio
aggiuntivo pagato dall'azienda ospedaliera, l'assicurazione risarcirà le
famiglie dei pazienti deceduti, sosterrà le spese legali dei dipendenti
(Lucarelli e Fiorenzuolo) chiamati in giudizio e soprattutto rinuncerà
al diritto di rivalsa qualora fossero condannati. 
Nella stipula dell'Appendice, vi sono due "stranezze" per così dire. La
prima riguarda il tipo di contratto, andando a verificare le polizze
assicurative di altre aziende ospedaliere, L'unico contratto
"modificato" che abbiamo trovato è quello pesarese. 
La seconda stranezza riguarda l'operazione economica. Per quale ragione
economica, l'assicurazione avrebbe accettato l'appendice n. 11  dato che
siamo alla vigilia del rinvio a giudizio di Fiorenzuolo e Lucarelli ed è
evidente che bisognerà risarcire le famiglie delle vittime e sostenere
le relative spese processuali? (La nuova appendice costerà quasi
immediatamente all'assicurazione più di due miliardi di vecchie lire). 
Perché l'assicurazione accetta una "appendice" così costosa? 
La Giunta Regionale con nota del 17 settembre 2002, delegherà L'azienda
ospedaliera S.Salvatore, (cioè Gardi), a stipulare il contratto
assicurativo per tutte le aziende ospedaliere e sanitarie della regione
e cioè le ASL n. 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10-11-12-13 e le aziende ospedaliere
Lancisi, Salesi, Umberto I e INRCA di Ancona. Il periodo di copertura
assicurativa in questione è di tre anni prorogabile per altri tre. Quale
assicurazione si aggiudicherà il contratto miliardario? L'assicurazione
dell'appendice n. 11 
 
Gardi'land 
Inoltre Gardi recupera 60 miliardi dalla Regione e inizia la
ristrutturazione dell'ospedale di Pesaro. Il progetto di questa
ristrutturazione è dell'architetto Gaudenzi anche lui un uomo del clan
Lucarelli, chi avrò aiutato Gardi a recuperare i miliardi dalla Regione?
Chi sarà riuscito a sdoganare quei fondi che erano destinati alla
costruzione del nuovo Ospedale e a trasformarli in fondi da spendere per
la ristrutturazione del S.Salvatore? 
Alcuni giorni dopo la sentenza di primo grado Lucarelli & Gardi volano a
Roma e mettono a punto insieme con il ministro Sirchia, il progetto
della Scuola Internazionale di Talassemia e la trasformazione
dell'Ospedale pesarese in Irccs. Assieme alla ristrutturazione
dell'Ospedale, il progetto prevede il recupero dell'area delle caserme,
(l'affare da 600 di miliardi!). Chi è il responsabile amministrativo del
progetto? Gardi. Chi il responsabile scientifico? Lucarelli. Da chi
sarebbe stato composto il consiglio d'amministrazione della Fondazione
che avrebbe gestito i fondi di tale carrozzone? Dai soliti "noti" 
 
Liberi X Poco
La dottoressa Giuseppina Catalano entra in questa vicenda dalla porta di
servizio, viene portata a Pesaro a dirigere il reparto di Oncologia
dall'allora Assessore Mascioni, con la benedizione, di Lucarelli. 
Durante l'inchiesta, si distingue per una lettera aperta ai giornali,
anzi a un solo giornale invitando tutti al silenzio, soprattutto i
giornalisti e politici che chiedono chiarezza su questa vicenda. Nella
stessa lettera snocciola  gli ottimi risultati raggiunti dall'ospedale
durante la direzione Ricciarelli. 
(Ricciarelli è il direttore generale del S.Salvatore, che apprese la
notizia dell'epidemia scoppiata nel suo ospedale, dal giornale) 
La lettera è chiaramente indirizzata alle poche persone che vogliono la
verità e già allora la Catalano parla di un agguato politico contro
l'ospedale e i suoi dirigenti. Non solo, ma il metodo  della
distribuzione della lettera ai giornali, ricalca l'approccio di
Lucarelli e dei suoi, che hanno individuato nel Messaggero e Corriere
Adriatico i principali strumenti della campagna contro di loro. 
Il 2 luglio '98, durante il Convegno sulle Sperimentazioni cliniche
nella pratica ospedaliera, Giuseppina Catalano, consigliere comunale del
PDS, è la protagonista di un durissimo attacco nei confronti del
consigliere regionale dello stesso partito Cristina Cecchini, rea di
aver parlato di sperimentazione in Consiglio Regionale affermando:
"...un'accusa infamante gratuita e fantastica...". 
La Catalano nella sua introduzione ha avuto parole di fuoco anche sulle
recenti dimissioni di Ricciarelli: "le sue dimissioni, sono maturate in
un clima di terribili pressioni psicologiche, di chi ha cavalcato
selvaggiamente i sentimenti di angoscia per i morti di epatite e quello
di umana compassione per un suicidio che è stato correlato, prima di uno
straccio d?indagine, al dramma delle epatiti, e santificato prima di
qualunque accusa o assoluzione. Le dimissioni di Ricciarelli sono da
imputare al clima di sguaiato pescaggio nel torbido con depistaggio
della verità e autentici falsi ideologici. "Ai lavori era presente anche
il primario di ematologia Guido Lucarelli". 
Claudio Guiducci era stato sepolto da una decina di giorni e già si
diffondevano dubbi sulla sua morte e si cominciavano ad insinuare altre
ipotesi (omicidio). 
Questa volta non vi sarà alcuna processione di testimoni, di confidenti
dei carabinieri o di esperti di famiglia, per chiedere alla procura
ulteriori accertamenti. 
Questa volta, la lettera lasciata da Claudio che accusa Lucarelli, non
può essere fatta sparire come era accaduto tempo addietro con la pianta
organica della sala operatoria; quindi si comincia a tingere di giallo
il seminterrato, lettera compresa. 
Dopo questa ulteriore mano di giallo, riprenderanno gli attacchi ai
"nemici storici" e ai loro nuovi compagni di viaggio, Cristina Cecchini
e Claudio Mari. 
Dalla stanza nel seminterrato dell'Ospedale, la "Spectre di via
Giolitti" riemergerà, dando ulteriore prova della sua geometrica
potenza!. 
Ma torniamo all'Oncologa, la Catalano, entusiasta del assoluzione del
Professore della cui innocenza anche lei non aveva mai dubitato, assieme
agli altri due, Lucarelli e Gardi, si lancia nell'affare Irccs e Scuola
di Talassemia. 
Questo affare, quello cioè dell'Ircss e della scuola e caserme, come
abbiamo già detto in precedenza vale 600 miliardi circa. 
L"operazione Irccs viene, in qualche modo, "congelata" dalla Regione
Marche. Per forzare la mano alla Regione, Lucarelli riprendeva i viaggi
del dolore, riportando a Pesaro dalla Palestina, alcuni bambini da
trapiantare. 
I bambini palestinesi vengono trasferiti a Pesaro, "ostaggi" di
Lucarelli e del suo progetto, sbandierati in ogni dove, e appena la
Regione boccia definitivamente la trasformazione ospedaliera, operati e
rispediti a Ramallah o a Gaza. 
I bambini che vivono sotto occupazione israeliana, si saranno potuti
curare convenientemente? Chi li ha trapiantati, avrà rispettato la
deontologia medica che regola tali protocolli? E soprattutto, stanno
bene? sono ancora vivi? 
Le risposte a queste domande stanno arrivando dalla Magistratura
pesarese che ha aperto due inchieste per la morte di alcuni di questi
bambini(?) 
Nello stesso periodo,  Lucarelli, fonda una Lista Civica (Liberi X
Pesaro) con Gardi, Catalano e l'architetto Gaudenzi. Lo scopo di questa
"operazione" è quello di tornare a stringere la città e soprattutto
l'Ospedale tra le loro mani. 
Il professore e i suoi amici, sanno bene che un Ospedale troppo a lungo
"de-Lucarellizzato comincerebbe a restituire alcuni dei tanti scheletri
nascosti nell'armadio di Ematologia". 
 
Ippocrate e la fabbrika  
Qualche tempo fa il New England Journal of Medicine ha scritto
polemicamente in un editoriale: "La medicina è in vendita?". L'articolo
si riferiva a quei settori della medicina dove la corruzione è più
"diffusa, soprattutto in quei campi in cui la complicità con gli
interessi industriali particolarmente forte". Dice proprio così,
"corruzione", senza paura di usare questa parola per indicare le
connivenze con interessi forti e poco trasparenti. Dice l'editorialista:
"Il problema non è tanto che alcune persone guadagnino miliardi grazie
al sostegno delle industrie: se uno ci paga le tasse, diventa una scelta
di coscienza. Il problema è quando le società di medici che nascono per
rispondere a interessi industriali particolari, scrivono le linee guida
per quel determinato campo medico, pur essendo alle prese con
finanziamenti sempre più interessati. E' una situazione di conflitto di
interesse non più accettabile". 
L'articolo del New England Journal of Medicine ci fa capire come, sempre
di più la classe medica sia al centro di interessi economici e
industriali e come ciò abbia di fatto spostato l'attenzione dalla cura
ai pazienti, dall'umanità di cui la malattia ha bisogno, al business,
alla produzione, al mercato e al conseguente sviluppo della ricerca ad
ogni costo. 
Ed è in questa filosofia "neoliberista" che che affondano le radici
della "blood connection pesarese, é la logica "fordista" della catena di
montaggio del trapianto, il brodo di coltura ideologico, responsabile, 
infine, delle morti per quella infezione. 
Dove Franco Ferri e tutti gli altri, entrano, quando vi entrano, nelle
percentuali d'insuccesso della "statistica taroccata". Nemmeno la strage
è riuscita a rallentare la produzione della fabbrika della salute di
Muraglia. 
"La vita é breve, l'arte è complessa; l'esperienza ingannevole, il
giudizio difficile". Da quando  quasi 2500 anni fa, il padre della
medicina empirica scriveva questo pragmatico aforisma, la scienza medica
ha fatto passi in avanti che il povero Ippocrate non poteva certo
immaginare. 
E non solo dal punto di vista delle conoscenze e della tecnologia. Anche
l'antico giuramento che porta il suo nome si scontra oggi con la
"modernità" di una scienza costretta ad abbandonare la sua pretesa
incorruttibilità, per contaminarsi e sottomettersi a gli altri attori
della società e dell'economia globale. 
 
Altrainformazione
 
Pesaro                                                                                             
7 giugno 2004 
 
Articolo pubblicato da Indymedia Italia il 07/06/04 e 08/06/04 
 

 

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