PERCHE’ QUELLO CHE SUCCEDE IN CHIAPAS DOVREBBE INTERESSARCI ?

 

In una regione del Sudest messicano, dall’altra parte del mondo, ci sono donne e uomini, le cui condizioni di vita, già molto dure, sono ulteriormente peggiorate con l’entrata in vigore del NAFTA, il Trattato del libero commercio tra Stati Uniti, Messico e Canada. L’impegno a far circolare liberamente le merci ha significato per il Messico, il paese economicamente più debole dei tre, un sostanziale peggioramento delle proprie condizioni economiche. Centinaia di piccole aziende sono fallite e migliaia di contadini sono stati ridotti alla fame perché non in grado di produrre prodotti agricoli e merci a un prezzo competitivo rispetto a quelle importate dagli Stati del Nord America. Le multinazionali statunitensi e asiatiche hanno invece creato, a ridosso del confine con gli Stati Uniti, aziende che assemblano televisori e videoregistratori destinati al mercato nordamericano, ma prodotti da schiavi pagati cinque dollari per dieci o più ore di lavoro al giorno.

Il Chiapas è la regione più povera di uno stato già impoverito dai tanto decantati principi economici del neoliberismo, recentemente assurto a religione monoteista planetaria; agli indigeni e ai contadini del Chiapas il nuovo dio neoliberista ha portato la morte per fame, per malattia, semplicemente per stenti!

Gli indigeni e i contadini chiapanecos hanno detto basta, si sono ribellati e, nel Capodanno del 94, hanno occupato in armi le principali municipalità della loro regione.

I giornalisti di tutto il mondo hanno così conosciuto uno strano personaggio, col volto coperto da un passamontagna, che parlava un linguaggio ancora più strano: non un capo guerrigliero che lancia proclami di fuoco, ma un semplice portavoce delle comunità indigene, un "subcomandante" dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale che chiedeva, pacatamente, ma fermamente, di aprire una trattativa col governo messicano per ottenere libertà, autogoverno, lavoro, servizi sanitari.... non il potere, dunque, ma il diritto ad una vita dignitosa.

Col passare del tempo quello strano personaggio senza volto, il subcomandante Marcos, è diventato molto noto, con il suo strano linguaggio ironico e poetico ed è diventata nota la sua causa, quella degli indigeni chiapanecos, noti quegli strani principi di democrazia assoluta che governano le comunità indigene, noti quell’assurdo rifiuto del potere e quel bizzarro principio del comandare ubbidendo.

Pochi anni fa il Chiapas era un luogo sconosciuto ai più, ma nell’agosto scorso migliaia di donne e uomini, provenienti da ogni parte del mondo, hanno raggiunto il Chiapas, si sono inoltrati nella Selva Lacandona (luogo quantomai scomodo), per partecipare a un grande incontro promosso dagli zapatisti.

Per giorni, donne e uomini di tutto il mondo, si sono parlati e si sono ascoltati; hanno parlato di come il neoliberismo, con l’ineluttabilità dei suoi principi economici "sacri e inviolabili", stia strangolando il pianeta, stia incrementando la miseria, la marginalizzazione dei più deboli, la disoccupazione, le nuove schiavitù, tanto nel Sud quanto nel Nord del Pianeta. Hanno parlato di come tutti i governi del mondo subiscono il ricatto dei sacerdoti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, organismi che dettano a tutti le loro condizioni ma che nessun popolo ha eletto e che nessuno controlla.

Perché quello che succede in Chiapas dovrebbe interessarci?

Perché l’ineluttabile meccanismo economico che affama gli indigeni è lo stesso che chiude le fabbriche dove i salari sono più alti e le garanzie sindacali maggiori, e sposta la produzione dove uomini, donne e bambini lavorano senza garanzie a salari infimi.

Perché l’ineluttabile meccanismo economico che affama gli indigeni è lo stesso che smantella lo stato sociale e fa mercato della salute degli uomini.

Perché l’ineluttabile meccanismo economico che affama gli indigeni è lo stesso che fa sparire la sicurezza dai luoghi di lavoro e riporta le morti bianche a livelli ottocenteschi.

Perché gli indigeni chiapanecos ci hanno detto che, forse, quei meccanismi economici non sono ineluttabili, e anche noi cominciamo a pensare che il "catastrofismo di fine secolo", sparso a piene mani dai filosofi del "postmoderno", non sia ineluttabile.

Adesso quello che succede in Chiapas ci interessa molto.... per questo dobbiamo rimboccarci le maniche.

 

 

Sabato 8 Febbraio 1997 ore 16.45

SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI FANO

Conferenza-dibattito su

"Chiapas, rivoluzione, libertà, zapatisti"

PARTECIPERA' PINO CACUCCI

(autore del libro "Puerto Escondido")

 

 

Circolo Culturale Napoleone Papini - Via Garibaldi 47 Fano 4/2/97

 

 

 

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