CON LE CHITARRE E I SANPIETRINI
Realtà politico Sociali in rete, Una settimana autogestita.
Tre sfide da aprire; a noi stessi, alla città, alla Giunta comunale.
Stiamo costruendo una settimana autogestita, che vuole essere un'occasione di lavoro comune, un occasione per aprire canali di comunicazione-contaminazione tra realtà politico-sociali diverse sulle cose da fare, mentre già le pratichiamo, un'occasione per costruire forme concrete di mutualismo per dare forma organizzata ad un lavoro, che abbiamo fatto in questi anni.
Un'occasione per tessere i nodi di quelle relazioni informali che caratterizzano le nostre reti sul territorio e nella Città; e che costituiscono, per la propria concezione di democrazia diretta e partecipata l'essenza stessa del nostro agire politico, sociale e culturale. Un'occasione, dunque, per aprire un confronto a tutto campo su noi stessi, sul nostro modo di relazionarci, fra di noi e con gli altri (soggetti collettivi e politici) e soprattutto con quelli che ci attraversano.
Vorremmo cogliere questa occasione di lavoro collettivo, concependola prima di tutto come una sfida da lanciare a noi stessi, individuando nel lavoro in rete la dimensione nella quale costruire una comunicazione orizzontale che sappia collocare l'autogestione e l'autorganizzazione in relazione con il conflitto e la trasformazione sociale e politica.
Lavoro di Rete che oltre a partire da un idea radicalmente diversa della democrazia e dei rapporti sociali, deve saper fare i conti con la dimensione concreta di quello che facciamo, per questo motivo siamo partiti dall'idea di mettere assieme quello che già autoproduciamo per costruire un metodo di lavoro che sia un banco di prova, un laboratorio, dove sperimentare concretamente la capacità di costruire forme di mutualismo, di lavoro collettivo e di relazione con gli altri, per ridurre il più possibile la distanza tra forma e contenuto di quello che vogliamo trasmettere, per evidenziare anche attraverso la proposta culturale la nostra critica agli stili di vita imposti da questa società.
Dovremmo, cioè, saper produrre quella soggettività al plurale, fatta di identità, valori e proposte, senza la quale ogni iniziativa diventa astratta, inutile, ed incapace di coinvolgere nella sua azione.
Non si tratta di mettere da parte le differenze, di aprirci indistintamente a tutti o di mediare sulla propria identità e sui propri contenuti per un'indistinta unità, ma al contrario trovare il metodo comune imparando a guardare le differenze come un'occasione per crescere ed arricchirsi, per porsi nuove domande e nuovi orizzonti a partire da quello che già si fa, rivendicando orgogliosamente le proprie identità ed i propri percorsi senza per questo pretendere di imporli sugli altri, cercando di verificare nella pratica concreta le relazioni che costruiamo fra noi e gli altri, senza paura del confronto.
Per questi motivi vorremmo rendere i nostri valori e le nostre proposte "costitutive" della manifestazione, nel senso che vorremmo che esse "vivano" in modo interattivo già nel modo in cui la costruiamo, provando a coinvolgere anche altre realtà ma anche singoli individui.
Riuscire a costituire effettivamente questa rete tra realtà politico-sociali (ma forse non sufficiente) per essere credibili nel confronto-scontro con questa Città e con chi la governa.
Altre due sfide, Autogestione come "modello" di relazioni libere e di cittadinanza piena per tutti, aprendo da subito nuovi spazi in questa città, Autogestione come "altro" e "contro".
Per quanto riguarda il rapporto con la Giunta Comunale, riusciremo ad essere "altro" e "contro" solo se sapremo portare la nostra voce fuori dei nostri luoghi, disturbando la loro Cultura da vetrina, entrando nei posti in cui decidono che "siamo fuori norma", mettendo in discussione la loro legalità, pretendendo, rivendicando il senso pieno dell'autogestione, che sia riconosciuto di non riconoscersi negli stili di vita dominanti, in questa normalità imposta.
Le realtà autogestite Fanesi
Fano, 1/7/98
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