La democrazia apparente: appunti sui servizi segreti
In Italia il primo servizio segreto, ufficio I come fu denominato, risale al 1863. Si trattava di un organo istituito presso lo stato maggiore dell'esercito e destinato negli anni ad assumere un'importanza sempre maggiore. Non è un caso che la sua origine si collochi in ambito militare; in epoca moderna, chiamiamola così, l'esercito costituiva uno dei perni fondamentali nell'articolazione della macchina statale. Come si può facilmente constatare rileggendo cronache vicine e lontane, anche più tardi il potere dei militari sarà piuttosto consistente.
Ma per le notizie di carattere storico sarà sufficiente consultare una buona bibliografia. Esaminare la questione, invece, nella prospettiva di un'analisi politica può risultare difficile. Si fà un gran parlare ultimamente del ruolo e dell'operato dei servizi segreti di un'Italia sedicente democratica: a tratti il problema riemerge con una certa forza. Poi, dopo un rimescolamento di carte da parte degli organi preposti, per così dire, ci si accorge che quasi niente è cambiato: ad eccezione forse di un paio di trasferimenti. Mi sembra assolutamente esemplificativo il polverone sollevato nelle ultime settimane a proposito del Sisde (Servizio informazioni sicurezza democratica) e dei suoi brillanti dirigenti che scopriamo coinvolti non soltanto nello stragismo degli ultimi ventanni ma anche nello scandalo di Tangentopoli con tanto di storno di capitali, interessi privati in atti d'ufficio e altre decine di bazzeccole di questo genere.
Se la storia può servire a qualcosa, in questo senso, l'uso che ne dobbiamo fare è semplicemente quello di tracciare, per l'ennesima volta (le cose ripetute giovano, recita una antichissima massima latina), un percorso ben visibile all'interno di un quadro infinitamente più ampio e dai contorni per certi versi imprecisi, che ci racconta episodi di una politica del controllo e del dominio da parecchi decenni in grado di sorvegliare lo sviluppo ed i mutamenti di una società complessa: la società del capitale.
Tuttavia il sistema economico che definiamo capitalista è soltanto un aspetto di quella complessità, con buona pace di tutti i marxisti del mondo; altre e più sottili strutture articolano la geografia dell'imprevedibile. Il potere sfugge a se stesso nel tacito rinnovamento, ineludibile, del proprio esercizio.
In quanto struttura occulta, ma in teoria sotto la giurisdizione di organi legalmente previsti nelle costituzioni degli Stati contemporanei, e la cui azione quindi dovrebbe comunque rispettare le regole del gioco democratico, i servizi segreti finiscono per costituire potentissime agenzie in proprio in grado di manipolare con destrezza cose e persone.
A questo punto l'idea di servizio segreto deviato, che da più parti ci si ostina a contrapporre ad un immaginario servizio pulito o degli onesti, se volete, assume delle connotazioni che vale la pena di discutere. La questione va precisata in termini molto chiari: non esistono deviazioni nei servizi, esistono semplicemente servizi. Per definizione un tale ambito di potere ristretto ma ad alta concentrazione acquista vita propria, funziona per se stesso. Al massimo, di tanto in tanto, per un gruppo specifico di gestione che ne usa le risorse, davvero imponenti.
Recentemente, come dimostrano alcune inchieste che forse non hanno la notorietà che meritano (e infatti la loro pubblicazione è affidata ad editori minori), stabiliscono con una certa esattezza quale sia il livello di articolazione di questi poteri occulti che sono al punto di intersezione, perlomeno per quanto riguarda il caso italiano ma sarebbe abbastanza semplice gettare uno sguardo anche oltre confine (od oltre oceano se preferite), degli interessi di Massoneria, Mafia, destra internazionale, interi settori dello Stato, corpi militari, Carabinieri, Polizia. Ognuno con la sua specificità, ognuno con il suo livello di appartenenza e di tornaconto. Per chi mastica un po' di letteratura sull'argomento l'incontro con i medesimi personaggi, che appaiono e scompaiono in un gioco di ombre cinesi davvero impressionante, forma un quadretto davvero ameno; una foto di famiglia dalle enormi proporzioni in cui gli eventi della storia recente e meno recente, storia dolorosa di stragi ed omicidi, di occultamento di prove, di denaro e scambio di favori diventano fatti di una cronologia che scorre da sola.
La cornice sapientemente modellata attorno non poteva che essere quella di una democrazia falsamente rincorsa nella quale hanno creduto in tanti. Ristabilimento delle regole del vivere civile. Ma contro che cosa, o meglio, in sostituzione di quale illegalità?
Facciamo un passo indietro. Nell'ottobre 1925 venne istituito il SIM, Servizio informazioni militari. I rapporti tra questa struttura e il regime non saranno mai chiariti completamente; resta il fatto che con il potenziamento della terza sezione, utilizzata per il controspionaggio, in realtà il controllo sull'opposizione diventa capillare. I fondi erogati al servizio raddoppiano velocemente nel corso di quel decennio e il SIM si affianca ad altre temibili organizzazioni nella persecuzione degli antifascisti, tra tutte l'OVRA (Opera vigilanza e repressione antifascismo) con scambio frequente di agenti e mezzi, che il regime ben tollerava. E' il periodo della direzione Roatta, generale dell'esercito che ottiene da Mussolini quelle sovvenzioni di cui si diceva. Nel dopoguerra la terza sezione diventerà l'ufficio D (difesa) dei nuovi servizi, segnando una delle prime linee di continuità tra sistemi di potere, per quanto sulla carta (in questo caso la Costituzione della Repubblica) radicalmente opposti nella valenza ideologica. Ma il binomio democrazia contro dittatura fà comunque salve le posizioni di numerosi funzionari che passano indenni da un contesto politico all'altro candeggiando la camicia. Lo stesso Roatta avrebbe detto più tardi, come riporta De Lutiis nel suo libro che troverete in bibliografia, "...non sono mai stato un generale fascista ne antifascista, ma soltanto un generale dell'esercito italiano. Il colore o la forma del governo non mi interessavano." O patria, o morte.
Non si contano le operazioni di eliminazione fisica degli avversari scomodi, operazioni speciali che Roatta avalla in perfetta complicità con il numero due del regime fascista Galeazzo Ciano. Nel 1937 Carlo e Nello Rosselli furono assassinati sulla strada che conduceva a Bagnoles-sur-l'Orne, una località della Normandia. Ignoti assalitori li picchiarono a morte dopo aver intercettato la loro auto. La carriera di Roatta prosegue indisturbata; lui i favori ai potenti sa come farli.
Le vicende del SIM, su cui vale la pena di soffermarsi ancora un attimo, corrono parallele a quelle di un'Italia sconvolta dalla guerra, dal settembre 1943, data della capitolazione ufficiale del regime e del voltafaccia nell'alleanza con Hitler e i governi dell'Asse, dalla ritirata sanguinosa dei tedeschi e dall'arrivo degli americani. La sinistra, risollevatasi, chiede a gran voce dalle pagine del quotidiano l'Unità la cancellazione del SIM, fino ad allora intoccato ed intoccabile. Probabilmente erano già cominciati i rapporti con il controspionaggio alleato, in particolare con l'OSS statunitense (Office of strategic service), alla cui guida Allen Dulles cerca di riorganizzare letteralmente l'Europa, e nella confusione di quei giorni si cerca di porre rimedio ad alcune situazioni che potrebbero rivelarsi dannose per la sicurezza delle reti spionistiche presenti e future. Viene istruito un processo contro i dirigenti del SIM e si chiede addirittura la condanna a morte dell'ambasciatore Anfuso, coinvolto nell'omicidio Rosselli. Per Roatta la previsione è l'ergastolo. In questo modo stava per essere stroncata la riorganizzazione della struttura del SIM, iniziata a ridosso dell'8 Settembre. Il generale senza ideologia viene posto agli arresti nel carcere di Regina Coeli e comincia una delle prime battaglie dei dossiers della sfortunata epopea italiana. Le prove sembrano schiaccianti, e il dibattimento ha inizio nel 1945. Roatta sfugge alla sue responsabilità, sparisce, in pigiama, dal liceo Virgilio trasformato in ospedale nel quale era stato ricoverato perchè cagionevole nella salute, eludendo la sorveglianza dei Carabinieri e se ne va quasi indisturbato dopo aver scavalcato un cancello.
Si compie una delle più importanti esfiltrazioni, nel gergo dei servizi messa in fuga di qualcuno oltre frontiera, nella storia del nascente governo democratico. Roatta si era rifugiato in Vaticano e di lì sarebbe partito con la moglie per la Spagna da dove ritornerà nel 1966. Forse con la benedizione dello stesso Papa.
Lentamente cominciamo a cogliere l'adeguamento delle strutture dei servizi alla realtà che cambia così repentinamente. Ma la minaccia comunista è sempre alle porte e gli americani lo sanno molto bene. Bisogna cominciare a gettare le basi di un sistema di potere che tenga conto delle mutate necessità storiche e politiche. Inizia il periodo del riciclaggio. Il fenomeno ha una portata sicuramente europea, specialmente in Germania dove col processo di Norimberga vengono in sostanza incriminate soltanto le mummie del Terzo Reich.
Un uomo del calibro di Gehlen è già in viaggio per gli Stati Uniti. Reinhard Gehlen era responsabile dell'unità di spionaggio del Terzo Reich Fremde Heere Ost (eserciti stranieri dell'Est) e fedele soldato del Führer. Allen Dulles lo spedì a dirigere la sezione affari sovietici dell'OSS. Alcuni anni dopo Gehlen rientrò in Germania e divenne direttore del servizio di controspionaggio federale (BND). Una bella carriera, non c'è dubbio.
Nel paese degli aranci e dei limoni, la riconversione degli elementi peggiori della vecchia classe dirigente fascista procede di pari passo con altrettanta celerità. Di Roatta si è già detto. La stessa impunità viene riservata ai responsabili principali delle operazioni speciali del SIM, dell'OVRA e della palude torbida delle varie squadracce mussoliniane. Nel 1947 viene nominato Ministro degli Interni Mario Scelba, protagonista della repressione di operai e braccianti negli anni immediatamente a ridosso della proclamazione della Repubblica democratica fondata sul lavoro. A questo proposito va ricordato che la nomina dell'uomo che avrebbe inventato il reparto Celere della Polizia di Stato (negli anni divenuto via via tristemente famoso per i metodi antiguerriglia promossi sul campo nella repressione delle agitazioni di piazza) trova consenso anche in casa PCI: il compagno Togliatti dà il beneplacito senza battere ciglio. Come lo stesso Scelba conferma in un'intervista comparsa nel 1988 sulla rivista Prospettive nel mondo, "[...] Allontanai, con buonuscite o trasferimenti nelle isole, per tutto il 1947, gli ottomila comunisti infiltratisi nella Polizia, e assunsi diciottomila agenti fidatissimi...Posso aggiungere che non mi limitai a reclutare forze di Polizia affidabili, ma creai una serie di poteri per l'emergenza, una rete parallela a quella ufficiale che avrebbe assunto automaticamente ogni potere in caso di insurrezione." Lascio a chi legge ogni ulteriore considerazione.
Continuiamo con i fatti. Diamo un rapido sguardo alla situazione delle forze di Polizia negli anni '50: su 64 prefetti di primo grado, 64 prefetti non di primo grado e 241 prefetti, soltanto due non erano di provenienza fascista; di 135 questori e 139 vicequestori, soltanto 5 avevano avuto rapporti con la Resistenza; e, infine, su 603 commissari, commissari aggiunti e vicecommissari, solo 34 erano stati in contatto con i partigiani.
Nel 1946 i servizi segreti, perlomeno sulla carta, non esistono; restano attivi gli uffici I di armata. Un anno dopo l'Ufficio informazioni dello stato maggiore dell'esercito riprende a funzionare a pieno ritmo. E' la premessa per la ricostituzione di un servizio segreto perfettamente efficiente; infatti con le elezioni dell'Aprile 1948 e l'adesione (ovvia) al Patto Atlantico si dà corpo all'organigramma del Servizio informazioni forze armate (SIFAR), definitivamente legittimato nel 1949, per l'esattezza il primo Settembre.
Il SIFAR è identico al SIM, in buona sostanza. Prima di tutto perchè è il risultato, come il precedente servizio, di una circolare interna del ministro della difesa, all'epoca Pacciardi, e non di una decisione parlamentare. In secondo luogo raccoglie molti degli elementi, già abbastanza squallidi oltrechè pericolosi, che gravitavano attorno agli ambienti del regime. Contemporaneamente vengono istituiti per ognuna delle tre forze armate i Servizi informazioni operative e situazione (SIOS), che troveremo attivi e coinvolti negli anni successivi in molte delle situazioni scabrose di questo tormentato paese. L'esempio classico può essere quello del disastro aereo di Ustica, per il quale il SIOS Aereonautica si è largamente adoperato nel tentativo di depistare le indagini e fornire improbabili versioni dei fatti.
Giovanni De Lorenzo assume la direzione del SIFAR nel 1955. Sono gli anni infausti del golpe strisciante e delle famose schedature, oltre 155.000, di esponenti della sinistra istituzionale e non, semplici simpatizzanti, sindacalisti, operai. Fino alla riforma del 1965, quando fu istituito il SID, Servizio informazioni difesa, il SIFAR del generale De Lorenzo reggerà le fila del controllo occulto della politica italiana degli anni caldi precedenti al rivoluzionario decennio aperto dalla contestazione del 1968.
Si infittiscono i rapporti con i servizi statunitensi che fin dal dopoguerra hanno installato un'importante centro operativo in Italia. La stazione CIA di Roma funziona egregiamente: attraverso il lavoro paziente di alcuni tra i loro migliori agenti, gli americani sono in grado di tessere una fitta ragnatela che piegherà le decisioni del governo alla volontà degli alleati d'oltreoceano. La rete Stay Behind, al secolo Gladio, attiva anche in molti altri paesi europei, risulta, come ha osservato lo stesso giudice Casson nella sua indagine, da accordi intercorsi tra servizi segreti, nel nostro caso CIA e SIFAR, scavalcando qualsiasi decisione del parlamento, l'unico organismo in grado di ratificare trattati internazionali di questa natura, qualora essi fossero ritenuti legittimi. Vecchia abitudine, questa, di organizare reti clandestine totalmente svincolate da qualsiasi controllo. E alla faccia di una democrazia costruita in realtà sulle feroci repressioni operaie di Scelba.
Vale la pena, a questo punto, di introdurre un singolare, a quei tempi giovanotto che negli anni a cavallo tra la caduta del fascismo ed il ripristino della cosiddetta legalità istituzionale iniziava la sua brillante formazione. Licio Gelli era nato a Pistoia nel 1919, aveva combattuto in Albania e successivamente era diventato sottotenente delle SS naziste. Spiava i partigiani e li denunciava ai tedeschi; un ufficiale di collegamento che presto si specializzò nel doppiogioco. Comunicava ai nazisti i nascondigli della Resistenza e poi avvertiva gli stessi partigiani consentendo loro di mettersi in salvo. Gelli non era persona che si faceva molti scrupoli, il suo problema era quello di acquisire potere. La collaborazione con i comunisti, per i quali lavorò alcuni anni, gli valse la vita in almeno un'occcasione dopo la sconfitta dell'esercito nazista quando stava per essere condannato come spia. Nel 1956 passò direttamente alle dipendenze dei servizi segreti italiani. Aveva già acquisito l'esperienza sufficiente per destreggiarsi nelle situazioni più difficili, i suoi rapporti con l'intelligence americana erano solidi e le sue finanze, frutto di numerose rapine di guerra, robuste. La sua ascesa ai vertici del potere politico occulto fu inarrestabile: con la costituzione del raggruppamento Gelli - P2 il venerabile maestro creava un centro strategico fondamentale nella geografia del dominio in Europa e oltreoceano.
L'esempio di Gelli può essere assunto come elemento chiave della costruzione lenta ed inesorabile di una democrazia nata malata. O forse addirittura inesistente. Barricati dietro ad un'ideologia paranoicamente anti-comunista, e sorretti certamente dalle paure di un'intero segmento della cultura borghese più retriva, i profeti del terrore cominciavano a seminare il loro vento. La tempesta raccolta, non occorrerà citare decine di fatti ormai noti, li avrebbe ripagati degli sforzi compiuti.
Gli anni '70 conoscono il periodo buio dello stragismo targato SID. La bufera dei servizi, termine che ricorre spesso nelle cronache di questi giorni, travolge fatti e persone in un fiume di sangue.
Il 24 Ottobre 1977 viene varata l'ennesima riforma dei servizi. L'idea che vuole sembrare risolutiva è quella di distinguere tra servizi civili e militari: da una parte il SISDE (Servizio informazioni sicurezza democratica) e dall'altra il SISMI (Servizio informazioni sicurezza militare), coordinati da un organo unico alle dipendenze del Presidente del Consiglio, un comitato esecutivo di sorveglianza, il CESIS. L'ammiraglio Henke, il generale Miceli e tutta la dirigenza SID erano usciti malconci dagli scandali di quel decennio. Non c'era situazione critica che non li avesse visti coinvolti a depistare, falsare, intervenire pesantemente a normalizare.
La strategia della tensione era stata un prodotto schietto della loro logica eternamente destabilizzante. Con il caso Moro, infine, l'incrinatura nei poteri dello Stato rischiava di tradursi in crollo definitivo. Lo strappo venne ricucito con la stessa tecnica quarantennale: ripristino delle strutture, passaggio di consegne, spostamento nell'esercizio del potere. Ma lo slittamento fu, all'interno, davvero impercettibile se si considera ciò che sono stati gli anni ottanta. Con Craxi a capo del governo, agli 007 nostrani fu persino concessa licenza di uccidere, nella migliore tradizione bondiana. Fino all'attuale rimercificazione spettacolare. Travolti da Tangentopoli, gli appartenenti al SISDE sembrano rinnovare gli antichi necrologi. Cambiamento totale, tramonto delle vecchie logiche, abbandono dei fondi neri.
Nell'Europa del dopo-muro, i servizi segreti riadattano in fretta le loro già fluide caratteristiche alle mutate condizioni. Il conflitto jugoslavo garantisce del resto la parziale fruibilità di canali preferenziali di comunicazione per il commercio di armi, plutonio, droga, denaro riciclato e riciclabile. Un vero paradiso per gli oscuri personaggi che si aggirano tra le macerie dell'ex impero sovietico, saccheggiando tutto quello di cui ci si può impadronire.
All'Ovest una macchina perfetta, quella del Capitale, attende con pazienza l'arrivo di nuova materia prima da trasformare subito in merce. La concussione contestata agli appartenenti al SISDE se per un verso è certamente documentabile, per un altro è soltanto polvere sollevata dinanzi ai nostri occhi. Cominciano da subito, infatti, le proposte per il solito riaggiustamento delle strutture. Sembra che le due classiche branche dei servizi rimangano immutate, a parte il cambiamento nella denominazione. Un centro di controllo sovrintende ai due dipartimenti, interno e difesa, sotto l'alto patrocinio del Presidente del Consiglio. Variazioni minime, la sostanza quasi certamente non cambierà.
L'unica soluzione, dopo una stagione durata più di quarant’anni e disseminata di morti, è quella che ha proposto Felice Casson: abolizione definitiva dei servizi. Ma le trame parallele dell'Italia democratica sono fin troppo connaturate al sistema per sperare in una loro completa scomparsa. Perchè esse sono il sistema.
Mario Coglitore
BIBLIOGRAFIA di riferimento
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G. De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Editori Riuniti, Roma 1985.
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C. Stajano, M. Fini, La forza della democrazia, Einaudi, Torino 1977.
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R. Zangrandi, Inchiesta sul Sifar, Editori Riuniti, Roma 1970.
D. Yallop, In nome di Dio, Pironti editore, Napoli 1985.
G. Flamini, Il partito del golpe, Bovolenta editore, Ferrara 1981-1985 (quattro volumi in sei tomi complessivi).
M. Coglitore, S. Scarso (a cura di), La notte dei gladiatori, omissioni e silenzi della Repubblica, Calusca edizioni, Padova 1992.
L. Grimaldi, Da gladio a cosa nostra, Edizioni Kappa Vu, Udine 1933.
G. Barbacetto, Il grande vecchio, Baldini e Castoldi, Milano 1993.
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