Guerre agli infedeli. Fano, 2 Marzo 1991.
Intervento di Saverio Craparo sulla guerra del Golfo.
E' difficile parlare della situazione internazionale in breve, e soprattutto in questi giorni, quando la situazione mutava di ora in ora. Mi è venuto in mente un articolo che la Rossanda ha scritto sul manifesto di domenica scorsa, subito dopo l'attacco di terra; la Rossanda diceva sostanzialmente che tutto ciò poteva stupire, perché avevamo abbandonato vecchi strumenti d'analisi, vecchie categorie, come quella di "imperialismo".
Beh, se non si abbandonano questi "vecchi strumenti", probabilmente la lettura della situazione risulta più semplice, e più statica nel tempo, perché la lettura ante guerra non si differenzia molto da quella del dopo guerra. Soprattutto si riescono a capire un po' di cose che nella propaganda fatta per i "fedeli" non è facile discernere.
Tanto per cominciare il "diritto dei popoli": la guerra fatta per il diritto dei popoli è ormai una favoletta che non convince più nessuno, e che ha fatto contrasto con una notizia di subito dopo la "liberazione" di Kuwait city. La notizia è che l'Emiro ed il Governo in esilio per prima cosa hanno stabilito la legge marziale. Ed un'altra notizia passata tra le righe è che Kuwait city è libera: si sentono in lontananza colpi nei quartieri periferici; perché la resistenza kuwaitiana sta rastrellando gli iracheni rimasti ed i palestinesi che hanno collaborato col regime. Da questo si può cominciare a capire qualcosa di più.
Il Kuwait è un paese dalle dimensioni del Lazio, con una popolazione di un milione e ottocentomila abitanti circa, di cui solo seicentomila sono cittadini kuwaitiani. Di questi seicentomila solo 63.000 hanno il diritto di voto. Costoro sono stati chiamati a votare l'ultima volta quasi un ventennio fa, e siccome hanno espresso alcune critiche alla gestione dell'Emiro, il Parlamento è stato sciolto e non se n'è parlato più.
Nel 1971 un altro Parlamento aveva chiesto l'annessione all'Iraq.
Leggendo questi dati e le notizie di cui dicevo, si può cominciare a capire che la "resistenza kuwaitiana" è la polizia dell'Emiro, che gli iracheni dentro Kuwait city non ci sono, ma ci sono i palestinesi, quei trecentomila palestinesi che fanno parte del milione e oltre di lavoratori che stanno in Kuwait senza diritti civili.
Evidentemente non sono i "diritti dei popoli" quelli che la Coalizione è andata a difendere.
Le ragioni del conflitto si rivelano chiare: oggi è apparso sul Sole 24 Ore un articolo intitolato "Corsa ai grandi contratti, schiacciante la preponderanza delle società USA". Leggo solo due brani: "la torta da spartire è comunque ricchissima e come è noto avvantaggerà le aziende di quei Paesi che si sono impegnati militarmente a fianco del Kuwait", e più oltre, "la superiorità delle imprese USA è comunque per ora schiacciante, grazie alla presenza nell'Emirato del Corpo dei Genieri dell'esercito cui sono state affidate tutte le opere di pronto intervento".
Siamo giunti al 2 Agosto, all'embargo, all'arrivo delle truppe, allo scoppio della guerra, in una situazione internazionale di profonda crisi dei paesi capitalistici avanzati.
In particolare gli USA e la GB, che guarda caso sono le potenze che più si sono impegnate in questo conflitto, che ne hanno determinato le sorti e che ora rivendicano il diritto agli appalti per la ricostruzione.
Qualcuno ha anche detto che la quantità di appalti cui si poteva aspirare dipendeva dal numero di morti avuti in guerra.
Questi due Paesi sono giunti al 1990 in una profonda crisi economica. Escono da una disastrosa esperienza monetarista prolungata per un decennio. Ed hanno bisogno di uscire dalla recessione cui vanno incontro, una recessione di nuovo tipo: non coi grossi crolli del capitalismo come nel '29, o per certi versi alla fine degli anni sessanta. Ma già la Borsa aveva subito un paio di duri colpi, e la GB cominciava a scendere nella classifica dei paesi industrializzati. Gli USA avevano difficoltà sul mercato internazionale, un grosso deficit commerciale, un disavanzo di parte pubblica elevatissimo ed un sistema bancario che cominciava a fare acqua; la struttura del sistema bancario americano (quella delle casse rurali) accusava colpi in quanto la Russia non comprava più grano, i grandi produttori non vendevano più e non avevano quindi risparmi.
Il sistema neuronale delle casse rurali è così andato in crisi, e questa crisi si stava propagando anche alle banche più grandi, come la Chase Manhattan. La crisi andava superata. Cosa meglio di una guerra per superare una crisi economica: la guerra comporta un grosso dispendio di materiali e poi un grosso bisogno di ricostruzione e quindi appalti. Il meccanismo economico rientra allora in funzione. Così si risolve anche una crisi politica che si innestava su quella economica. La GB ha cambiato premier proprio in questo periodo, e gli USA avevano una delle presidenze meno popolari che si siano mai avute. Bush veniva chiamato "lo smidollato", incapace di prendere qualsiasi decisione, mentre ora la sua popolarità è alle stelle ed egli si appresta ad iniziare una campagna presidenziale sicuramente favorevole.
Un'altra contingenza internazionale ha favorito questa soluzione: l'altro gigante economico (escludendo il Giappone), la Germania, ha una serie di problemi interni: l'integrazione delle due germanie, e la ricostruzione della germania est, facevano sì che stesse in disparte nell'affare che si stava preparando.
Dunque la causa principale di questa guerra è la crisi economica dei Paesi occidentali, e il bisogno di farvi fronte.
Un altro problema da risolvere è la posizione politica dello stato d'Israele: che non poteva veder crescere all'interno del mondo arabo una potenza militare che potesse fare da punto di riferimento, e quindi aveva la necessità di eliminare questa potenza; cosa che non poteva fare direttamente perché questo avrebbe sicuramente fatto nascere un fronte arabo unito contro Israele.
Certo che si ascoltavano i dirigenti israeliani, si poteva dar loro almeno la patente di una grande onestà: hanno sempre detto con chiarezza cosa volevano e perché, contrariamente alla propaganda che è stata svolta dalle nostre parti.
Non ho parlato di -petrolio- perché non credo che sia il motivo principale della guerra: sicuramente il controllo dell'area e della risorsa è importante, ma non era certo la presenza di Saddam Hussein in Kuwait a poter cambiare gli equilibri politici della distribuzione del petrolio. Saddam non ha mai fatto cenno di non voler vendere il petrolio (anzi ne avrebbe avuto bisogno per la ricostruzione economica). Gli occidentali controllano anche l'Arabia Saudita, che da sola possiede un quarto delle risorse petrolifere accertate, e che produce petrolio molto al di sotto delle proprie capacità, e quindi il controllo strategico della situazione ce l'hanno.
Qualcosa va anche detto dello svolgimento di questa guerra: ormai è evidente a tutti che la caduta del bipolarismo, dal punto di vista dell'equilibrio internazionale è tutt'altro che una sicurezza. Anzi, l'assenza di un antagonista ha giocato a favore dello scatenarsi del conflitto.
C'è stata poi la divisione nel mondo arabo: nonostante ci sia una forte esigenza di unità da parte delle masse arabe, i candidati al ruolo di traino erano tanti e incompatibili politicamente, non era possibile una unità antioccidentale come richiesto dalle masse arabe. Ma questa guerra non pacificherà nulla: può scomparire Saddam ma nascerà qualche altra figura in grado di aggregare gli arabi, come in parte è accaduto in questo periodo.
Qui stanno i guasti del colonialismo, della "sistemazione" che l'area mediorientale ha avuto da parte del colonialismo britannico alla fine della 1° guerra mondiale, con l'aggravante della costituzione dello stato d'Israele dopo la 2° guerra mondiale. Certo l'assenza dell'URSS rispetto alla situazione ha giocato il ruolo più grande. C'è stato uno scambio tra potenze: la Russia ha avuto mano libera sui problemi interni (i conflitti tra nazionalità e la riduzione del ruolo di Gorbaciov), due giorni prima delle ostilità del golfo la Lituania è stata invasa dalle truppe, e in cambio la Coalizione la mano libera ad oriente, ove l'Urss aveva una "tradizionale" presenza proprio tramite l'Iraq.
Le ragioni di "scambio" USA/URSS probabilmente sono state chiare anche al Pontefice, che ha visto mettersi in crisi le possibilità di penetrazione all'interno dell'Urss da parte del Vaticano. Quella strategia che da un decennio la Chiesa persegue, di conquista dei territori dell'Est da parte del cattolicesimo, a partire dalla Polonia. E la Lituania come sapete è il paese più cattolico dell'Urss.
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