Una croce di legno al cimitero dell’Ulivo? …. Forse sarà utile se un giorno l’impianto di cremazione entrerà in funzione…

 

Avevamo preparato questa nota più di un mese fa, quando, dopo la richiesta della curia fanese di benedire ed installare una croce al cimitero dell’Ulivo, si aprì un dibattito sull’opportunità o meno di questi simboli cattolici in un cimitero non confessionale. Non ritenevamo l’argomento particolarmente stimolante e pertanto non avevamo diffuso la nota. Dopo le dichiarazioni fatte dal Sindaco di Fano alla stampa, in commento alle attività anticlericali e dell’Associazione dello Sbattezzo e che toccano anche questa questione riteniamo giusto divulgarle.

 

Abbiamo un profondo rispetto dei defunti e delle loro volontà ed è per questo che ci siamo finora astenuti dall’entrare nella tenzone che ha coninvolto la stampa locale, comunque vorremmo tentare di toccare altri temi oltre la semplice polemica sulla croce.

 

Innanzi tutto riteniamo che tutto quello che è avvenuto (la discussione sulla croce, simbologia di un cattolicesimo di forma e non di sostanza, sul terreno, se consacrato o meno dalla benedizione, la richiesta di spazi per le messe ed il dibattito successivo) serva ai… vivi.

Per i poveri morti queste sono richieste e polemiche inutili.

E allora perché utilizzarli e scomodarli, perché andare alla conta di quanti musulmani ci sono sepolti, di quanti ateii vi riposano, quanti ebrei o buddisti sono colà?

I poveri defunti non si sono mai lamentati (possiamo dirlo con estrema sicurezza) della loro collocazione, della qualità della terra della mancanza di simboli religiosi.

Non condividiamo la libanesizzazione del cimitero invocata dalle autorità cattoliche le quali, forti della tradizione religiosa del nostro territorio, invocano spazi ed un privilegio di “maggioranza” (ma allora non si dovrebbero neanche lamentare delle situazioni in cui invece sono minoranza e subiscono l’altrui integralismo). Una semplice domanda: un cristiano morto in un paese arabo non dovrebbe avere sepoltura in un cimitero consacrato con il rito islamico? La religione dovrebbe dividere anche i morti?

Non comprendiamo neanche questa percentuale assunta a verità divina: i cattolici sono il 98%. Ma di che cosa? Dei nati e battezzzati? Dei moribondi con i sacri conforti? Dei viventi? (compresi anche gli immigrati irregolari?). E se vivendi a che età: allo scoccare della maggiore età, in età adulta o in quella del rincitrullimento? L’Associazione per lo Sbattezzo ci può illustrare che migliaia di persone, regolrmente battezzate quando non erano in grado di intendere e volere, al raggiungimento della ragione hanno poi ripudiato questo sacramento di incorporazione alla Chiesa Cattolica. Da che parte della percentuale stanno questi?

Ai progettisti laici del cimitero dell’Ulivo comunque non perdoniamo di non aver previsto un tempio della ragione (per atei e razionalsti), una pira induista (con annesso laghetto consacrato dall’acqua del gange) e neppure una torre per zoroastriani.

Ma soprattutto pensiamo che, a dieci anni dalla creazione di questo bellissimo cimitero dotato di tutti i comfort, a parte le polemiche sui simboli, nessuno si sia ancora attivato per far entrare in funzione l’impianto di cremazione.

Per favore… non fiori ma opere di bene!

 

Circolo Culturale N. Papini

 

Fano, 20/12/2002

 

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