Sabato 21 aprile 2001 ore 18 presso la libreria "Mondadori" - Corso Matteotti 184, Fano -

Incontro con Mimmo Franzinelli autore del libro:

"Delatori. Spie e confidenti anonimi: l'arma segreta del regime fascista"

 

 

 

 

"Il nemico vi ascolta. Tacete!". Così ammoniva, In piena guerra, un famoso manifesto di Gino Boccasile raffigurante il volto di un soldato inglese, elmetto sulle ventitrè e mano tesa all'orecchio. Il regime fascista temeva che preziose informazioni belliche potessero per leggerezza finire in mano nemica. Ma nei vent'anni precedenti il consiglio migliore da dare agli italiani doveva semmai essere questo: "Tacete, l'amico vi ascolta!". Esempio. Nel 1935 a Roma un probo cittadino denuncia tal Domenico Polimeni, venditore di giornali cieco dalla nascita, avendolo udito pronunciare sulla pubblica via la seguente frase: "Mussolini ha vinto la battaglia del grano e il pane aumenta!". Il caso finisce sul tavolo del Duce e si conclude come di prammatica. "Presi gli ordini di S.E. il Capo del Governo: merita il confino". Il disgraziato sconta due anni tra Ponza e le Tremiti, e viene poi amnistiato. Ma non è finita. Ringraziando il ministero degli Interni con una lettera in Braille, il nostro ribadisce le proprie convinzioni antifasciste. Risultato: altri tre anni di confino. Questo non è che uno dei moltissimi casi, più spesso tragici che grotteschi, descritti da Mimmo Franzinelli nel suo nuovo lavoro, Delatori. Spie e confidenti anonimi: l'arma segreta del regime fascista, in libreria tra pochissimi giorni. Due anni fa lo storico bresciano, sempre attraverso un uso sapiente di fonti archivistiche inedite, aveva esplorato il mondo della polizia segreta fascista con un saggio - i tentacoli dell'Ovra (Bollati Boringhieri) - che gli valse meritatamente il premio Viareggio. L'attuale volume, spostando il fuoco dagli informatori professionali a quelli occasionai rappresenta la seconda metà di un dittico "spionistico", che nell'insieme rivela il terribile grado di inquinamento subito dalla vita civile italiana durante il fascismo (e finora ignorato dalla storiografia). Il tutto sotto la morbosa e narcisistica regia del "grande voyeur" Mussolini, meno crudele di Hitler e Stalin, ma altrettanto pernicioso. Il delatore del Ventennio, di solito anonimo, agiva talvolta per motivi "ideali", cioè per simpatia politica nei confronti del regime dominante. Ma più spesso concorrevano ragioni meno "nobili", come l'odio personale, il desiderio di trarre profitti attraverso una "concorrenza sleale" (vedi l'ultimo film di Ettore Scola), il gusto per l'intrigo, il rancore verso un compagno di lavoro, e così via. Le denunce furono decine e decine di migliaia, e in almeno la metà dei casi provocarono danni seri alle vittime, colpevoli di "offese al Duce", dell'ascolto di "Radio Londra" o di altre violazioni del codice penale. Non erano quasi mai dei militanti antifascisti (a questi pensava l'Ovra), ma dei poveri diavoli che si esponevano con sfoghi imprudenti in luoghi pubblici. Solo occasionalmente spuntano nomi illustri, come padre Agostino Gemelli (di cui Franzinelli documenta una "soffiata" compromettente) o come il giornalista Luigi Barzini jr. (che, arrestato, nel tentativo di evitare sanzioni confessò la propria attività informativa a favore del regime). Ma i protagonisti del libro sono per lo più degli sconosciuti, di modesta estrazione sociale, finiti a vario titolo nelle maglie della repressione. Franzinelli ha selezionato una serie di "casi" rappresentativi, suddividendoli un po' per materia (ad esempio, lo spionaggio nell'ambiente ecclesiastico o in quello resistenziale), ma soprattutto in ordine cronologico. Ben due capitoli sono dedicati alle conseguenze delle leggi razziali del 1938, anno individuato come il punto di svolta per una più intensa attività delatoria, culminata all'epoca di Salò con l'adozione di taglie sugli ebrei: 5 mila lire per ogni uomo, 2 o 3 mila per donne e bambini, decine di migliaia di lire per un rabbino. Il volume, corredato da un centinaio di pagine di documenti, si chiude con un inquietante capitolo sulla "resa dei conti" nel dopoguerra, dalle rappresaglie pantigiane all'epurazione mancata. Avendo sotto mano un materiale così abbondante e significativo. Franzinelli poteva soggiacere alla tentazione di trasformarsi nel Goldhagen italiano, Si ricorderanno le polemiche suscitate pochi anni fa dallo storico americano con il suo saggio sui Volenterosi carnefici di Hitler, basato sulla convinzione di una colpevolezza "genetica" del popolo tedesco nel sostegno fornito al nazismo. Con i Delatori esce definitivamente a pezzi il mito del "bravo italiano" in cui si è cullata buona parte della storiografia nostrana. Ma è soprattutto il regime fascista a rivelare il proprio volto corruttore, gravido di conseguenze ancor oggi palpabili nei vizi pubblici del Bel Paese.

 

Sandro Gerbi - Il sole 24 Ore

 

 

Mimino Franzinelli,

"Delatori. Spie e confidenti anonimi: l'arma segreta del regime fascista",

Mondadori, Milano 2001. pagg 454, L.35.000.

 

 

 

Il lato oscuro dello stato - 2001

 

 

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