NON DIAMO LA DELEGA ALLE CONFEDERAZIONI SINDACALI A TRATTARE SUL COSTO DEL LAVORO

 

Nel mese di giugno è iniziato un confronto tra governo, sindacati e padroni sulla cosiddetta "trattativa sul costo del lavoro e la ristrutturazione del salario".

La trattativa è divisa in diverse parti: la modifica (o abolizione) della scala mobile, il sistema pensionistico, la ristrutturazione del pubblico impiego, i nuovi meccanismi di contrattazione e rappresentanza.

Ancora una volta, come purtroppo avviene ormai da tempo, si intende scaricare sui lavoratori e sui ceti più deboli di questa società il costo di una economia basata sul profitto.

I padroni, in vista dell'unificazione europea del 1992, ribadiscono che il rispetto rigoroso dei principi della competitività delle aziende sul mercato, della maggior produttività e flessibilità della forza lavoro sono la ricetta esclusiva per evitare il collasso dell'economia, rivendicando in tal modo per sé maggior libertà di sfruttare, di arricchirsi e di comandare nella società.

Tutto ciò con il consenso dichiarato dei sindacati, come in più occasioni dimostrato dai dirigenti nazionali, senza che i diretti interessati, i lavoratori, siano stati minimamente consultati o chiamati ad esprimere il loro parere.

COMPITO DEI LAVORATORI E' QUELLO DI BLOCCARE E SCONFIGGERE QUESTO DISEGNO.

Dobbiamo quindi rafforzare la vera unità dei lavoratori valorizzando la omogeneità su punti chiave che oggi, di fatto, riguardano tutti i settori del mondo del lavoro.

Riteniamo a questo fine che ci siano dei temi centrali ed unificanti su cui intervenire immediatamente:

1) RISTRUTTURAZIONE DEL SALARIO E DELLA CONTRATTAZIONE

2) DIRITTO DI SCIOPERO

3) RAPPRESENTANZE DEI LAVORATORI

4) TAGLI ALLE SPESE SOCIALI E ALLA SPESA PREVIDENZIALE

1) Rispetto alla ristrutturazione del salario e della contrattazione proponiamo:

- mantenimento della scala mobile, migliorandone il meccanismo attraverso l'adeguamento mensile all'inflazione e con la revisione del paniere sindacale, attualmente basato su un numero di prodotti limitati per quantità e qualità. Rivendichiamo il nostro diritto all'accesso e all'uso di tutte le merci, affermando che la rilevazione va effettuata su tutti i prodotti.

- No alla eliminazione di voci retributive che sono parte integrante del salario. No all'utilizzo delle liquidazioni come forma di autofinanziamento delle imprese e per ovviare a carenze nei servizi sociali ed assistenziali, inadeguati e inefficienti.

- No all'allungamento della durata dei contratti collettivi di lavoro.

- Chiediamo il riconoscimento di un congruo assegno di disoccupazione a chi abbia perso il posto di lavoro o sia in cerca di occupazione.

- La contrattazione nazionale deve definire criteri validi per tutti, senza possibilità di deroghe su problemi quali gli straordinari, il lavoro notturno, ecc.

- Orario di lavoro a 35 ore per tutte le categorie.

- Pari diritti per i lavoratori nelle grandi e piccole imprese e pari diritti per i lavoratori immigrati e per tutte le categorie discriminate.

- No ai progetti di privatizzazione dei servizi pubblici e alla privatizzazione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici.

2) Diritto di sciopero

Rivendichiamo pieno diritto di sciopero per tutte le categorie di lavoratori e l'abrogazione della legge di limitazione del diritto di sciopero già in vigore nei servizi pubblici.

3) Rappresentanze dei lavoratori

I delegati devono attuare la volontà dei lavoratori e non la propria. Non possono quindi contrattare su nessuna materia senza il mandato vincolante dei lavoratori. Affermiamo l'urgenza che nelle fabbriche ed in tutti i posti di lavoro si sviluppi un serio dibattito per la difesa del ruolo e dell'autonomia dei consigli, sede dove i lavoratori discutono delle proprie esigenze e decidono sulle forme rivendicative di lotta. A tale scopo, affinché ai regolamenti delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) imposti dai vertici confederali, si contrapponga la realizzazione, in ogni luogo di lavoro, di un sindacato scelto direttamente da tutti i lavoratori, occorre prevedere modalità di elezione dei delegati scelti tra tutti i lavoratori, con un mandato revocabile in ogni momento dall'assemblea dei lavoratori.

 

4) Tagli alle spese sociali, al sistema previdenziale e pensionistico.

- Siamo contro ogni riforma del sistema pensionistico che aggravi le già pessime condizioni dei pensionati, che riduca gli importi delle pensioni erogate, che comporti un prolungamento dell'attività lavorativa e maggiori versamenti contributivi.

- Siamo contro i recenti provvedimenti governativi che attaccano il nostro diritto alla salute, alla casa, allo studio, al salario.

Riteniamo di dover sviluppare un ampio dibattito ed una vasta propaganda su questi temi. Per questo la nostra indicazione è che si costituiscano comitati territoriali che siano sede di discussione, di elaborazione di proposte, di radicamento nel territorio e nei quartieri.

 

COMITATO PER LA DIFESA DEL SALARIO

 

Il Comitato per la difesa del salario aderisce alla raccolta nazionale di firme contro la trattativa sul costo del lavoro.

Per informazioni sulla raccolta di firme e sulle proposte indicate rivolgersi presso la sede provvisoria del Comitato:

Via Garibaldi 47 Fano (c/o Papini).

 

 

18.7.91

 

 

 

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