UN’ ESTATE… CALDA
ESTATE: caldo tropicale, colpi di sole… il clima favorisce la caduta di lucidità nelle prestazioni cerebrali.
Senza questa premessa sarebbero incomprensibili alcune esternazioni pubbliche di responsabili politici o rappresentanti di associazioni.
Esaminiamo le ultime novità: il responsabile provinciale delle attività venatorie di Forza Italia tuona contro la "parcomania", cioè l’aumento delle zone protette dalla caccia. Questa tendenza rischierebbe, secondo loro, di far scendere sotto l’87,5% del territorio le aree dove è permesso l’esercizio della caccia (come prevede la legge regionale nelle Marche). La legge è già di per sé discutibile: come si può stabilire a tavolino la percentuale del territorio da destinare alla caccia, o all’agricoltura, oppure alla pastorizia, all’incolto, a territorio urbano o industriale? Perché mai l’87,5% del territorio deve essere destinato alla caccia e non una percentuale diversa, magari, una proporzione pari al numero dei cacciatori sul totale della popolazione?.
Nel denunciare da parte di Forza Italia il "rischio" che la quota delle aree escluse dalla caccia ecceda la percentuale stabilita nel 12,5%, si fa un complesso calcolo comprendendo le zone di rispetto (intorno alle abitazioni, alle strade ecc.) insieme alle aree protette.
La proposta di questo responsabile è forse quella di aprire la caccia anche nelle vie, piazze e nei giardini di case private o edifici pubblici?
L’assurdità di una "rigorosa" applicazione della citata legge viene messa in evidenza anche dalla parte del comunicato che evidenzia la possibilità per le aziende agricole di impedire l’esercizio dell’arte venatoria, costruendo recinti (sempre con caratteristiche ed altezze a norma di legge). Altra assurdità della legge: se tutte le aziende agricole delimitassero le loro aree, dove si eserciterebbe la caccia per rispettare le percentuali?
Tralasciamo le farneticazioni sui soldi pubblici che, se spesi per i parchi, non producono ricchezza: la conservazione dell’ambiente non è una ricchezza?
Tralasciamo pure la questione elettorale: non è l’esigua percentuale di verdi che garantisce il rispetto dell’ambiente, è la RAGIONEVOLEZZA che lo richiede.
Tralasciamo anche un ragionamento sugli incendi dolosi che colpiscono spesso, ed in modo non casuale, le zone protette: di chi sono le responsabilità? Le aree desertiche colpite dagli incendi come sono da considerare? rimangono tra zone protette o vanno considerate tra quelle dove si può esercitare la caccia?
I cacciatori preferiscono ragionare in termini di lobby organizzate, ma non rappresentano la maggioranza dei cittadini.
Anche le ultime esternazioni dei rappresentanti di UNAVI e Federcaccia dimostrano poca lucidità: si cercano di salvaguardare le agevolazioni di cui godono i cacciatori, in barba a qualsiasi problematica di compatibilità ambientale di carattere universale.
Queste corporazioni si sentono danneggiate dai ricorsi al TAR da parte di associazioni ambientaliste finalizzate a modificare il calendario venatorio. Quindi vorrebbero chiedere il risarcimento dei danni materiali e morali.
Immaginatevi invece se tutti i cittadini iniziassero a chiedere conto dei danni che subisce l’ambiente, la fauna, la natura a coloro che esercitano la caccia.
Se dovesse passare la richiesta di danni dei cacciatori potrebbe passare anche quella dei non cacciatori… ne vedremmo delle belle. Ma è solo l’estate….
Finiamo la rassegna con le prese di posizioni della Confcommercio sull’acqua. E’ noto che l’acqua di Fano fa schifo e nessuno vorrebbe pagarla perché è imbevibile. Anche noi saremmo per la gratuità di un bene primario per l’utilizzo alimentare.
Però la lamentela di alcuni commercianti (albergatori), i quali si sentono penalizzati perché in estate l’acqua costa più che nelle altre stagioni, è francamente incomprensibile. Non ci vogliono grossi studi per capire che il momento critico per le risorse idriche è proprio durante la stagione calda e secca, quando il consumo è maggiore e la "produzione" più bassa.
Se è un problemi di costi, che metterebbero fuori mercato gli albergatori di Fano, perché non chiudono gli alberghi d’estate e li tengono aperti d’inverno? Non è una proposta scema, pagherebbero meno l’acqua e tra l’altro ci sarebbe minor concorrenza con le zone limitrofe.
E’ evidente, però, che non si può solo ragionare in termini di costi e ricavi: alcune scelte sono improponibili per vincoli esterni ambientali imprescindibili (almeno finché l’estate rimarrà in estate e l’inverno in inverno).
Come è imprescindibile il rispetto delle risorse ambientali non rinnovabili.
Purtroppo l’ambiente e la natura per qualcuno sono diventate merce, variabili dipendenti vincolate all’utilizzo egoistico e al beneficio economico di pochi.
Non stupitevi poi se qualcuno si ribella.
Circolo Culturale Napoleone Papini
Fano, 18/8/2001
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