IMPERIALISMO E INTOLLERANZA COME MENTALITA' DI GUERRA

 

I mass media ci hanno fatto assistere al defilée della guerra: divise, aerei, mitragliatori, bombe, B52, computer... tutto ben presentato e ripresentato sino alla nausea, mentre i massacri di gente innocente sono stati taciuti, o al massimo accennati. Eppure la gente si chiede quanti sono morti nel Golfo, per consentire agli Stati Uniti di fare quella che il Presidente Bush ha definito una "operazione chirurgica", per la quale l'anestesia è finita prima del previsto. La superiorità tecnologica che le forze militari occidentali nel Golfo vantano, è quella che ha permesso al presidente Bush di presentare ai cittadini statunitensi questa guerra come una guerra "pulita": quasi una innocente scorribanda, che non avrebbe fatto morti tra gli americani, soprattutto. Pero' la verità trapela, sebbene ricoperta di glassa e bugie da tv e giornali: la guerra non è mai pulita, la guerra non è mai giusta. Le tonnellate di bombe hanno fatto vittime a migliaia, e altre vittime ci sono state, anche tra i soldati americani, continuando i potenti degli Stati Uniti e gli Alleati nella loro decisione di occupare militarmente il Kuwait, per assicurarsi la vittoria economica e politica.

Così, con la scusa di un dittatore da ammazzare, gli Stati Uniti invadono militarmente il Mediterraneo, rafforzano le basi militari, inviano un contingente militare enorme nel Golfo, una forza militare che già ha fatto più violenze e sganciato più bombe di quante mai un "pazzo dittatore" potesse fare.

Potremmo definire queste azioni, questi raggiri diplomatici, queste scuse, ed anche il precedente regime di affari militari che tutte le nazioni occidentali hanno consapevolmente tenuto con Saddam Hussein, la strada inevitabile che l'Occidente deve percorrere per non soffocare nella recessione economica: le armi vendute per armare un dittatore, poi quelle usate per sopprimere un popolo, e quelle dispiegate a difesa di un futuro dittatore al posto di Saddam, sono un guadagno per i paesi occidentali. Soprattutto la difesa dei privilegi delle potenti multinazionali occidentali del petrolio è per l'Occidente un altro miraggio della stabilità economica, dovesse essa costare altre migliaia di morti in altre future guerre contro il mondo arabo. In questo caso, potremmo definire i due blocchi contrapposti, uno ricco e che basa le ricchezze sullo sfruttamento delle risorse dell'altro, Uccidente e Moriente.

E' bene analizzare brevemente anche le false ragioni, le scuse intellettuali, e le motivazioni psicologiche che paesi sfrontatamente ricchi e grassi sfoderano per scorazzare in terre a loro straniere e ribelli.

Da sempre conosciamo una parola "imperialismo", molto cara a dittatori ma più che altro concetto non nominato ma usato dalle nazioni ricche:

se si addice ad Hussein, che fonda il suo potere sulla fede del suo popolo per la conquista di un po' di benessere in più a scapito di morti e invasioni di altri paesi... non è forse patrimonio storico proprio della nostra cara Italia, e degli Stati Uniti, che della Italia Imperiale e fascista sono tanto ammiratori? Tant'è vero che hanno ripreso dalla cultura antico romana l'architettura, simboli, e floride ispirazioni holliwoodiane, ove essi figuravano come i Conquistatori. Ebbene, pensiamo a Hiroshima e Nagasaki, ove tante vittime furono fatte in nome della fine di una guerra, pensiamo alla offesa al popolo palestinese ed allo stato di Israele appoggiato in tutte le sue razzie, pensiamo alla Nato in Europa, alle guerre del Vietnam e di Corea, .... gli Stati Uniti sono degli imperialisti più di qualsiasi altra nazione al mondo, sfoggiano i loro privilegi pure all'Onu, e posseggono un arsenale militare che assieme quello sovietico è in grado di ridurre in ginocchio qualsiasi nazione. A questo dobbiamo pensare prima di preoccuparci perché un dittatore ha invaso il Kuwait. Dobbiamo considerare che la mentalità imperialista di un dittatore può finire col dittatore stesso, ma che quella di una nazione, di una superpotenza è destinata a durare e a metterci in pericolo ogni qualvolta, sotto la pressione delle esigenze economiche, questa superpotenza decide di usarci, di manipolarci, di pretendere da noi, in nome della sua forza, qualcosa. Pensiamo a Gladio.

L'imperialismo, si diceva, è anche una categoria psicologica. Gli antichi romani dicevano che la forza è efficace solo se rivestita di alcune idee. Dunque, queste idee sono quelle sbandierate come scuse per invadere e ammazzare; possono essere dunque quelle dei Musulmani e dei Crociati secoli fa, quelle di Hitler, tutte quelle invocazioni al santo, sacro, divino compito di certi bagni di sangue: ma oggi che il tempo è passato, la gente non ha più il concetto fatalista e religioso d'un tempo, e allora le uniche scuse restano quelle dei "diritti". Ormai, sentir dire "ha il diritto" "non ha il diritto per" evoca subito atmosfera di guerra: infatti, dai tempi della Corea e del Vietnam, è invocando i diritti che gli Usa vanno ad ammazzare, usano cioè per il loro vantaggio economico e politico delle scusanti attaccate al diritto internazionale. Sollecitarono la guerra di Corea, e poi andarono all'attacco, hanno atteso un errore di Hussein per correre poi frettolosamente alla guerra.

E' a queste motivazioni tutte intrise di verbi e aggettivi diplomatici, che si accompagnano pero' le evidenti dimostrazioni di mentalità paranoica e guerresca: i discorsi del presidente degli Stati Uniti fatti sotto due ridicoli missiloni Patriot; le bocche di squalo disegnate sui caccia bombardieri, le affermazioni di disprezzo nei confronti di tutti gli arabi, identificati come "terroristi" mentre nel medesimo tempo si sganciano tonnellate di bombe. Ecco che dietro ad una guerra corre tutta quella opinione pubblica che cova in seno un'anima violenta e vendicativa: il sentirsi dalla parte del più forte, come ai tempi dell'asilo, gratifica spioni, repressi, cattive coscienze di giornalisti tutti presi nel giustificare quello che gli sembra uno spettacolo di repressione e violenza troppo gustoso per la loro mentalità di vigliacchi del video. Parlano senza essere al fronte, sanno che non saranno coinvolti e che comunque alla gente piace sentire parlare colpi di scena.

Quante volte avrete sentito parlare coloro che giustificano la guerra come necessaria per eliminare una persona cattiva, Saddam Hussein? Non avete sentito che chi diceva questo aveva in se' uno spirito di vendetta, una sete di sangue che non si nasconde poi tanto dietro le ragionevoli scuse? Anche coloro che bramano la pena di morte, le esecuzioni, che leggono con ardore cronache di stragi e delitti, che adorano la disciplina delle carceri e delle caserme, applaudiranno a questa ed a qualsiasi altra guerra essi potranno avere, perché la guerra è la repressione della sessualità, del piacere, e chi vive con la repressione dentro sé ha bisogno e sarebbe disposto a qualsiasi credulità pur di sentirsi nel giusto.

Ed ecco un altro vocabolo: intolleranza. Chi vuole la guerra è intollerante: c'è chi dice "la pace ci sarà dopo la guerra, la guerra è necessaria per la pace". Anche molti pezzi grossi del cattolicesimo italiano si sono schierati a favore della guerra, lasciando agli attori della "Chiesa" (il Papa e CL) il compito di esprimere rammarico per questo conflitto. Cosi', mentre Wojtyla esprimeva parole di rammarico, i boss della Chiesa, come il Papa da sempre impegnati a benedire carri armati e a sedersi a fianco dei generali, esultavano per questa guerra, augurandosi una pronta vittoria. L'ex vescovo di Ancona, Tettamanzi (ora segretario generale della C.E.I.), ha dichiarato che vi sono certe proporzioni per dire se una guerra è giusta o meno, tra le quali "una certa proporzione tra il bene che si spera di ottenere e il male che si teme di provocare", il che, al di fuori della retorica ecclesiastica, significa che se si fa fuori qualche migliaia di civili per poi comandare, va sempre bene. In questi casi, gioca anche lo spirito intollerante, per il quale la morte e l'eliminazione, con la scusa di Saddam, di tanti civili arabi , è accettata perché gli arabi, essendo "diversi" da noi, danno fastidio a colui che non accetta la pluralità, che si sente minacciato, che vive inconsce minacce di morte, di povertà: pensiamo allo sgombero del rifugio per immigrati della Pantanella a Roma, avvenuto proprio all'inizio del conflitto, con grande spiegamento e violenza della Polizia: gli immigrati vengono considerati personaggi fastidiosi perché mettono in evidenza l'incapacità della nostra società ad aiutare, ed esprimere solidarietà e pace. Gli immigrati, con la loro presenza in Italia, mettono in evidenza la ristrettezza delle risorse sociali del nostro Paese: amplificano il malessere, la fatica di vivere decentemente che molti di noi fanno, aumentano la paura di molti "arrivati" al benessere ed al lusso, di doverlo cedere di nuovo, ricadendo nella povertà. La fobia anti araba raggruma queste paure e le convoglia sino a esprimersi in gesti di violenza e ostracismo. Violenza che diventa molto profonda allorché alle "paure dei cittadini" si aggiunge la paura per la presenza di gente che ha altre abitudini morali e religiose: abitudini che incuriosiscono e ledono la autoconvinzione di molti bianchi cattolici di essere gli unici depositari della buona condotta morale e religiosa ( ricordiamo che non è affatto sparita la superstizione che fa dei non battezzati degli esseri -bestiali- e dei non cattolici dei - sottosviluppati-! convinzione alimentata dal polacco bianco cattolico e borioso Wojtyla).

Insomma, per chi è infastidito dagli altri, dai deboli, dai poveri, da altre razze, da altre fedi, la guerra è sempre una occasione per sbarazzarsi degli importuni, lo sanno bene gi ebrei, che pero' come israeliani non sembrano del tutto avere imparato dalla storia a stare dalla parte dei più deboli.

Dal canto loro, i cattolici, in parte impegnati in romantiche opere assistenziali, son nella parte fondante delle loro istituzioni degli intolleranti: e dunque sempre pronti a esprimere solidarietà con i militari ed i potenti. L'ideologia di guerra, di morte in combattimento, del sacrificarsi per un fine giusto, è nella loro cultura. Come ha detto senza mezzi termini Gianni Baget Bozzo:" per cultura, il mondo cattolico è sensibile a ogni processo che consenta l'uso della forza nei termini della ragione e del diritto". Ricordiamo infatti l'Inquisizione, che si diceva fatta per diritto, e l'appoggio dato ad Hitler dal centro destra cattolico tedesco, nonché i Concordati firmati dalla Chiesa con Hitler e Mussolini, come alcuni tra i più fulgidi esempi di sensibilità del mondo cattolico di altri tempi ai "Diritti".

Il fine giustifica i mezzi? Per molti a quanto pare si', se l'appoggio dato anche a questa guerra viene presentato come appoggio dato ad un nobile fine, tacendo i delittuosi mezzi, e le azioni più turpi, nelle quali, come si sa, sono impareggiabili i criminali, detti anche strateghi di guerra. Se degli isterici giornalisti sul piede di guerra, accusano i pacifisti di "scavare fosse" di ostilità nei confronti degli Stati Uniti, cosa potremmo dire noi che vediamo ogni giorno sotterrata la tanto preziosa massima kantiana "agisci in modo da trattare l'umanità sempre come fine e mai come mezzo"?

Coloro che si servono delle vite altrui per fare il loro successo, possono accusare ragionevolmente chi si allontana da loro? E come è possibile scegliere tra un esercito ed un'altro? Chi ama la vita non sceglierà nessun esercito e mai potrà affermare che una guerra sia giusta. Ma nella nostra società chi è abbastanza profondamente amante della vita? Pensiamoci bene: una parte della umanità è convinta di essere virilmente padrona della Terra e di poterne fare tutte le schifezze che vuole; costoro quotidianamente la violentano o si rendono complici di questo stupro scaricandovi quintali di veleni e sprecandone le risorse per i loro lussi. Solo a ciò ci sarebbero ragioni sufficienti per ribellarsi con gran forza: ma evidentemente la maggior parte della gente preferisce intenerirsi per le immagini di uccelli avvolti nel petrolio ri-scodellate in Tv, piuttosto che ribellarsi alla vivisezione operata negli ospedali.

Per rimediare a certi scempi bisognerebbe infatti impegnarsi in modo compromettente nel costringere le forze politiche ed economiche a cedere potere.

Ciò ci renderebbe forse un po' più poveri: e rinunciare allo spreco ed alla automobile di grossa cilindrata, corazzata come un carro armato e grande come un carro funebre, non molti lo vorrebbero. E' questa corazza che ci si costruisce addosso che rende la gente amica della guerra: c'è chi non attende altro che di scorazzare munito di costosi fucili per le campagne, non sue, ad uccidere bestie che potrebbe benissimo lasciar campare. C'è chi si barda come un militare per andare allo stadio e sfogarsi dalla rabbia che gli cova dentro. Questa società produce videodipendenti abituati a guardare senza battere ciglio i peggiori massacri, gli stessi che magari poi si scandalizzano per l'erotismo e il film d'arte ma che amano la pornografia e le stupide violenze dei tanti film polizieschi o western . Le peggiori bugie raccontate dai governanti vengono fatte passare per buone purché non tocchino la propria routine di vita, e non la rendano ancora più insopportabile. Alcuni sembrano disposti a sottomettersi ai raggiri più ignobili: e pagano le spese di guerra, mentre i guadagni li ha già presi qualcun altro.

Una violenza che cova nella separazione dalla natura, dal poter decidere su se stessi, dagli altri, tramite una tecnologia che rende tutto rigido, meccanico, asettico, e copre qualsiasi bugia e qualsiasi errore. Questo si nasconde dietro l'esplosione della guerra. Il piacere di "giustiziare" qualcuno semplicemente premendo pulsanti, la corsa agli armamenti che si scopre non essere mai finita, ma ora solamente ristrutturata per far fronte alle difficoltà economiche delle superpotenze e al predominio USA, il rimbecillimento tecnologico della gente, a volte più interessata al telecomando che a ciò che accade, che è vivo, che è diverso da come lo si vede in Tv, che non è così semplice come lo si vorrebbe, che non è cosi' chiaro come lo si vorrebbe, che non è così morto come lo si vorrebbe.

Mi auguro che la "grande rivoluzione cibernetica" in atto non si concluda con un esilarante e macabro "un pulsante a tutti quanti", con la realtà (non solo virtuale ma reale) cioè di un grande videogame in cui la guerra la si fa comodamente da casa:

esplicitazione di ciò che già abbastanza chiaramente, per chi vuol vedere, è accaduto con la guerra del golfo in TV, filtrataci dai media e da molti gustosamente bevuta e ruttata.

Dada Knorr

 

20/2/92

 

 

 Tocca il diavolo per tornare alla Home Page

Tocca il maiale per tornare ai Comunicati Stampa