Lettera aperta al mensile di Fano, Lisippo ed al giornalista Carlo Moscelli.

 

Nel numero di novembre 2004 del Lisippo, nella consueta pagina di Carlo Moscelli sulla cultura fanese, veniamo citati come esempio di “vecchi nemici ed affossatori della lirica”.

In merito a ciò vorremmo fare alcune considerazioni:

1)     Non ci sembra che fare una proposta che potrebbe portare 5.600 cittadini fanesi, a spese dell’amministrazione comunale, a Verona ad uno spettacolo di musica lirica in uno dei suoi luoghi più prestigiosi sia una intenzione da “nemici della lirica”, anzi… giacché potranno essere al massimo 1.500 gli spettatori delle tre serate locali della Bohème di Pavarotti il nostro suggerimento è da “divulgatori” della musica lirica.

2)     Nel nostro circolo ci sono appassionati di musica sinfonica, lirica, contemporanea, pop e jazz; eppure abbiamo iniziato a criticare le prime edizioni del Jazz a Fano (per non confondere con la situazione attuale, quella dei concertini per Vip sui barconi, quella in cui Umbria Jazz ci dava i suoi “scartini”). In quel caso la spesa era esagerata; in quell’occasione iniziammo a fare i “calcoli” su quanti cittadini fanesi potevano essere portati a godersi uno spettacolo ad Umbria Jazz di un artista d’alto livello. Anche in quel caso il numero era maggiore dei coinvolti nell’edizione locale. Abbiamo continuato col criticare la maestosità e le spese del Violino e la selce, ora critichiamo le spese esagerate per una mini-rassegna lirica.

3)     Circa Dario Fo ed il carnevale (su questo specifico punto e sui precedenti chi vuole può verificare i nostri comunicati che in Internet, sul sito www.anticlericale.it, sono consultabili a partire da quelli datati dalla fine degli anni ottanta) da un lato abbiamo evidenziato la non economicità della prima edizione ma allo stesso tempo abbiamo evidenziato che l’operazione culturale ci sembrava valida: decine e decine di artisti ed attori locali coinvolti, centinaia di bambini coinvolti con le scuole, migliaia di spettatori in piazza e nei luoghi delle rappresentazioni. A differenza di altre “consulenze e direzioni” ci sembrava che questa avesse lasciato qualcosa a Fano tanto più che la sfortunata seconda edizione era stata sotto la sua supervisione ma sostanzialmente gestita localmente (a parte alcune bizzarrie del personaggio ci risulta con ampia soddisfazione degli artisti, attori e bimbi coinvolti).

4)     Circa il nostro “dispiacere che il Carnevale non sia più curato da Dario Fo…”, scusate ma che tutto il Carnevale fosse stato gestito solo da Dario Fo l'apprendiamo solo adesso… sapevamo che Dario Fo aveva curato una parte del Carnevale ma che fosse il direttore delle sfilate dei carri e dei veglioni questo proprio non lo sapevamo (ma viste le evoluzioni successive forse era meglio che lo fosse stato).

5)     Circa la “Tradizione del Carnevale”, (verificabile sempre nei nostri comunicati visibili in Internet) noi respingiamo la teoria che può far parte del Carnevale solo quello che è tradizionale. Siamo d’accordo nel dividere tra la parte “storica” fanese del carnevale ed altre manifestazioni, ma che si possa parlare di ciò che è consentito nel Carnevale e quello che non è consentito, permetteteci, è proprio FUORI DELLO SPIRITO DEL CARNEVALE DOVE, INVECE, TUTTO E’ PERMESSO. Ma poniamo pure un esempio: nella tradizione fanese insieme alla sfilata dei carri una parte di grande importanza era rappresentata dalle feste danzanti ed i veglioni organizzati al Teatro della Fortuna. Ebbene per tanti motivi (il teatro ristrutturato non consente più feste da ballo; queste, che un tempo si svolgevano in periodi limitati dell’anno, ora si svolgono in diffusissimi locali e discoteche sparsi nel territorio e in qualsiasi periodo dell’anno) la “tradizione” ha preso atto dei tempi cambiati e questa parte non ha più la stessa centralità… Ci sembra difficile, in nome della tradizione, far tornare indietro il tempo.

 

Distinti saluti

 

CIRCOLO CULTURALE NAPOLEONE PAPINI

 

Fano, 7/11/2004

 

 

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