Le truppe del glorioso esercito italiano sono presenti attualmente in quattordici scenari di guerra (Croazia, Bosnia, Kosovo, Libano, Israele, Sinai, Cisgiordania, Malta, Kuwait, Marocco, Sahara occidentale, Guatemala, India, Pakistan, Cambogia…).

In questi giorni è in partenza un contingente di 700 soldati della brigata Sassari per un’ennesima, incomprensibile, “Missione di Pace”.

Le truppe italiane, insieme a quelle di altri paesi NATO, per un totale di circa 5.000 unità, dovrebbero partire per un altro paese della regione balcanica, la Macedonia, con lo scopo di “disarmare” la guerriglia albanese dell’UCK, che da alcuni mesi attacca territori macedoni (col fine evidente di estendere l’area d’influenza albanese).

E’ una missione strana ed incomprensibile:

- L’UCK è stata armata e, in buona parte, addestrata dai militari e dai governi NATO (quindi anche dall’Italia), prima e durante la guerra scatenata dalla NATO contro la Serbia (forse adesso i guerriglieri dell’UCK non servono più? Non sarebbe la prima volta che aiuti militari destinati a destabilizzare un ipotetico nemico, vedi Agfanistan, poi si ritorcono contro chi li aveva foraggiati);

- E’ stata concordata preventivamente con la consegna di tremila armi dell’UCK, sembrerebbe una cosa facile, ma perché allora ci avvertono dei rischi che potrebbe avere questa missione? (perché quasi cinquemila uomini per tremila armi? L’UCK, se intende disarmarsi realmente, non poteva consegnare questo materiale direttamente all’esercito macedone? Si tratta di una consegna finta, in modo che la NATO riconsegni le armi all’UCK subito dopo, o si tratta della fine di un prestito? Non sono pochini tremila pezzi a fronte di una stima di ottantamila armi in mano ai guerriglieri albanesi in Macedonia?);

-  Cosa andiamo a fare in un paese dove la maggioranza della popolazione ci vede con diffidenza, perché ritiene le forze NATO colluse con l’UCK (e a ragione), dove lo stesso governo macedone è scettico sui risultati della missione: è forse tutta una messa in scena?

- Forse andiamo ad intrometterci, ancora una volta con le armi, in un paese dei balcani per la sua importanza strategica? (in Macedonia passa il cosiddetto “Corridoio 8”, che comprende oltre ad altre infrastrutture anche l’oleodotto transbalcanico “AMBO”, una condotta petrolifera che unirà il bacino petrolifero del Mar Caspio (dove le famose sette sorelle hanno fatto cospicui investimenti) al porto albanese di Valona, sul mare Adriatico, passando per Bulgaria, Macedonia ed Albania. Questo progetto, tra l’altro, è principalmente in mano alle compagnie petrolifere USA e della G.Bretagna, che hanno sconfitto il consorzio europeo, ENI compresa, noi che ci andiamo a fare? A fare gli utili idioti? I servitori scrupolosi ed imbecilli?

- Non basta il Kosovo per le esercitazioni di caduta libera dall’elicottero?

Dobbiamo rilevare che a questa operazione esiste solo un’opposizione formale:

-         i poli sono praticamente uniti nella politica estera militarista ed imperialista;

-         la forte opposizione che si era levata durante la guerra dei Balcani ora sembra tacere.

Forse ci stiamo assuefacendo un po’ tutti a queste continue “missioni di pace” che impegnano l’esercito italiano e la politica estera italiana.

E’ importante allora riaffermare la nostra opposizione all’utilizzo dello strumento militare: SEMPRE!!

 

COMITATO CONTRO LA “PACE” NEI BALCANI ED IN MACEDONIA

c/o Circolo Culturale N. Papini

Via Garibaldi 47 Fano

 

Fano, 27/8/2001

 

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