IV NOVEMBRE: c’è poco da festeggiare!

 

 

Antonio Salandra, presidente del Consiglio dei ministri, intitolò un discorso pronunciato in Campidoglio, il 2 giugno 1915, pochi giorni dopo l’entrata in guerra dell‘Italia, “la nostra guerra è santa”.

A distanza di tanti anni c’è chi ancora festeggia le forze armate e la “vittoria”.

Ma a parte la spartizione di territori per gli stati, le fortune economiche fatte da industrie e classi privilegiate, per gli uomini e le donne non c’è stata nessuna vittoria, il 4 novembre è solo l’anniversario della fine del “primo macello mondiale”.

Oltre quindici milioni di morti (circa novemilioni di militari e altri milioni di morti, dirette ed indirette, civili), oltre trenta milioni di vittime di guerra tra i militari (dispersi, feriti e prigionieri); in Italia i morti furono oltre 650.000, i feriti e mutilati un milione, altri 600.000 tra dispersi e prigionieri.

Cosa c’è da festeggiare? I primi esperimenti con il gas? L’usa del carro armato sul campo di battaglia? L’uso in largo stile dell’arma aeronautica? La repressione interna “antidisfattista”?

La guerra è negativa non solo per gli effetti diretti ma anche per il contorno di limitazione delle libertà, della censura, della miseria sociale ed economica che produce.

Un fatto di quel periodo però ci piace ricordarlo: nel maggio del 1917 la popolazione era stanca della guerra, a Montelabbate un gruppo di donne organizzarono una manifestazione contro la guerra e per il rientro a casa dei soldati, il paese fu tempestato di volantini scritti a mano con frasi contro la guerra, si provò una manifestazione per le vie del paese. Ma la l’iniziativa più clamorosa, sempre organizzata dalle donne, fu quella del rifiuto di incassare il sussidio che lo stato metteva a disposizione per le famiglie e per le mogli dei soldati chiamati al fronte: ebbene l’8 maggio 1917 su 223 aventi diritto a ritirare il sussidio ben 128 non si recarono negli uffici comunali. Fortunatamente l’anno seguente la guerra finì e per il gruppo di donne antimilitariste e promotrici delle manifestazioni non si ebbero condanne.

Vogliamo però ricordare anche un episodio di circa dieci giorni fa, passato nella cronaca locale come fatto di colore: presso il poligono militare di Carpegna, anzi questa volta proprio all’interno della cittadina c’è stata una simulazione di contestazione delle truppe militari; un gruppo di militari in borghese, travestiti da manifestanti pacifisti, ha sceneggiato una manifestazione contro militari vestiti in assetto antisommossa. Una sceneggiata talmente ben congeniata che ha ingannato, oltre gli abitanti, anche i carabinieri della stazione locale che inizialmente hanno creduto la manifestazione reale e non simulata.

Che ci siano militari bene allenati a travestirsi da “manifestante e/o pacifista” questo ormai è cosa nota, non è chiaro se l’esercitazione fosse diretta ai militari che dovevano fronteggiare la contestazione o per i falsi pacifisti che si preparano per essere impiegati in future manifestazioni.

Indicativa è però la scelta di usare ed esercitare le truppe militari non per i tradizionali scenari di guerra, ma per operazioni di ordine pubblico.

Questa “esercitazione” deve farci meditare.

Infine un consiglio, sulla Prima guerra mondiale è stato recentemente ristampato il libro “Guerra alla guerra, 1914-1918 scene di orrore quotidiano” dell’antimilitarista ed anarchico tedesco Ernst Friedrich (Piccola biblioteca Oscar Mondatori) con introduzione di Gino Strada. Procuratevelo! E… buona visione e lettura.

 

Circolo Culturale Napoleone Papini

 

 

Fano 4/11/2004

 

 

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