OTTO PER MILLE... FREGATURE.
Abbiamo notato recenti dichiarazioni di personaggi eminenti della politica locale riguardo quella che noi chiamiamo "Popetax", cioè il famoso "otto per mille", e vorremmo esprimerci in proposito.
C'è chi dice di scegliere il contributo alla Chiesa cattolica italiana piuttosto che allo Stato perché "lo Stato ruba" già tanti soldi ai contribuenti e li spende poi male:
argomentazione invero molto poco chiara; se è vero infatti che lo Stato spende male i soldi dei cittadini ( vedi le esose spese per la "Difesa" cioè per le guerre, in ultimo quella del Golfo ), è anche vero che il Vaticano dà ancor meno garanzie circa l'utilizzazione dei soldi affidatigli.
Ricordiamo che non solo la Chiesa cattolica non ha neppure struttura democratica, bensì gerarchica, ma che non ha mai rivelato i suoi conti economici, tantomeno degnandosi di pagare truffe clamorose come quella operata dal Cardinal Marcinkus.
Non solo, i soldi devoluti alla Chiesa sono in gran parte destinati al sostentamento del clero e delle parrocchie: delle quali, se è vero che al loro interno vengono svolte attività umanitarie, l'opera è essenzialmente di pressione e "rappezzatura" politica. La Chiesa cioè destina una minima parte dei suoi fondi alla assistenza umanitaria e una gran parte all'opera politica e di pressione morale di preti e vescovi. Ricordiamo le campagne contro la contraccezione, le ingerenze politiche sul voto, le prese di posizione a favore di opere caritative ma niente affatto risolutive dei problemi sociali.
La Chiesa poi, percepisce già numerosi contributi da privati cittadini e dallo Stato stesso per opere e iniziative varie.
C'è chi, come Giuseppe Mascioni, spiega la sua scelta pro otto per mille dicendo che la Chiesa è stata più veloce a spendere quel denaro in opere umanitarie, mentre lo Stato non ha ancora impiegato il gettito del 1989. Ciò è falso: basti pensare che lo spoglio delle dichiarazioni relative a quell'anno è ancora al 75%, dunque la Chiesa ha già speso soldi, non si sa bene quanti né dove, ma solo in virtù dei "santi" e cospicui anticipi percepiti dallo Stato.
Noi pensiamo che non solo la Popetax sia illegittima perché costringe i cittadini a un "referendum religioso" sulla dichiarazione dei redditi, spillando soldi basandosi sulle opinioni della maggioranza. Pensiamo anche che, vista la mole di astensioni dalla scelta, la Popetax sia già stata nella realtà dei fatti rigettata: solamente la pretesa del clero di mantenersi a spese di tutti (e non dei soli credenti), e di far pesare il proprio ruolo politico, continua a mantenere questo meccanismo.
E' vero, molti sedicenti politici di sinistra si sono lasciati affascinare dall'abito pacifista e umanitario indossato da Papa e sacerdoti per giustificare l'obolo miliardario: eppure non è con qualche predica in favore della "pace" e qualche prete negli ospedali (e nelle caserme) che si può giustificare il mantenimento dell'intero Vaticano e della mercedes papale.
Come già spiegato nel terzo numero del nostro bollettino, noi ci auspichiamo una obiezione fiscale dei cittadini, non solo contro le spese militari ma anche contro la Popetax: perché quei soldi vadano non allo Stato, ma alle associazioni e realtà, anche piccole, che fanno attività sociale e i cui libri conti sono più chiari e meno dorati di quelli di Wojtyla.
Associazione per lo Sbattezzo, sede nazionale: via Garibaldi 47, Fano.
Fano, 6/6/91
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