Fano – Spiaggia Sassonia, agosto 2002:

Domenica fuochi pirotecnici, Martedì fuochi militari.

  

Ancora una volta lo stretto tratto di spiaggia libera antistante l’anfiteatro Rastatt diventerà il terreno di sbarco di militari armati fino ai denti, con l’esibizione di armi, elicotteri, mezzi anfibi e facce mimetizzate.

Era già successo tempo fa ma pensavamo che dopo aver già conquistato questo piccolo lembo di spiaggia libera (uno dei pochi rimasti, e dove, per l’evento sarà proibita la balneazione in corrispondenza dell’esercitazione e la zona sarà interdetta al transito) ora i lagunari avessero programmato di conquistare una zona meno centrale come l’ex poligono militare o al limite una spiaggia in concessione…(visto che ce ne sono tante), ed invece no, ancora alla Sassonia.

L’inizitiva è curiosamente chiamata “RAP Camp” e vorrebbe promuovere il reclutamento nell’esercito italiano. Certo noi preferiremmo che all’anfiteatro rastatt invece della banda della contraerea militare fosse stato organizzato un bel concerto RAP.

Noi non parteciperemo (ed invitiamo a non partecipare), in primo luogo perché le esercitazioni militari sono pericolose (vedi l’aereo caduto in Ucraina con oltre 70 morti, e l’aereo caduto due giorni fa in inghilterra davanti ai bagnanti che assistevano ad acrobazie di aerei militari) ma anche, e soprattutto, per ragioni politiche.

Bisogna infatti rispondere fermamente NO a ogni i tentativo di risolvere problemi e conflitti con l’utilizzo del militare, anche quando si nascondono dietro i lustrini di una parata propagandistica acchiappareclute sul bagnasciuga.

Invece in questi giorni il Ministro della Difesa italiano, Martino, ha dichiarato che truppe italiane potrebbero intervenire a fianco dell’esercito statunitense in un’eventuale intervento militare contro l’IRAQ (si può definire un ritorno, chissà che non tentino di recuperare la carcassa del “Tornado” dell’aeronautica militare italiana abbattuto nel precedente conflitto).

In questi ultimi anni l’esercito italiano è stato impiegato in numerosissime missioni militari al di fuori del “patri confini”, non sempre in “missioni di pace”, riportando diversi caduti ed anche diverse morti sospette (vedi il caso dei militari italiani impiegati in località dove erano state utilizzate proiettili con l’uranio impoverito).

Ma a parte il rischio insito nelle azioni militari contestiamo il principio dell’utilizzo della forza come mezzo di risoluzione dei problemi.

La stampa poi riporta che la giustificazione di Bush, e del suo alleto Blair, danno all’intervento militare in IRAQ (già duramente provato dal blocco economico) è che il suo capo lo ha dotato di armi di distruzione di massa.

Leggiamo ugualmente sulla stampa invece di uno scandalo scoppiato in inghilterra, in questi ultimi anni ditte inglesi hanno fornito, indirettamente, all’IRAQ macchinari che potrebbero essere utilizzati nella costruzioni di quelle famose armi di distruzione di massa. Come a dire, prima viene tollerata la fornitura di componenti (si guarda solo all’affare), poi si va a distruggere ciò che si è contribuito a costruire. Ma questa è storia vecchia.

La lezione è però importante per l’Italia: le forze politiche al governo mettono in discussione la legge che regolamentava e limitava l’esportazione di armi (e di componenti di queste), una legge comunque limitata ma approvata sotto la pressione di tante mobilitazioni antimilitariste e pacifiste. Anche qui tentano di farci tornare indietro.

SI ALLA RAP MUSIC

NO AL RAP CAMP

 

Circolo Culturale Napoleone Papini

 

Fano, 5/8/2002

 

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