TREMATE TREMATE I ROM SON TORNATI

 

 

Sulla vicenda rom di Fano è stato detto tanto; ci sono stati bilanci, autocritiche, mea culpa, fiaccolate, ma in pochi sanno veramente come siano andate le cose.

I rom ospitati nel campo-nomadi fino qualche mese fa non hanno lasciato Fano per andare in luoghi più caldi o per seguire quel sentimento errante che li caratterizza e da sempre ne sottolinea l'identità, i rom qualche mese fa sono fuggiti, scappati, abbandonando il campo con una fretta e un disordine che solo un sentimento forte come la paura può far fare.

La trappola era stata ben organizzata, quasi degna di una strategia politica ideata a tavolino: da una parte infatti le forze di polizia li minacciava quotidianamente paventando una imminente legge Bossi-Fini che, a detta degli "sbirri", li avrebbe messi tutti in galera, tolti i figli, o ancor peggio spediti tutti nei paesi d'origine; dall'altra la simpatica e sempre disponibile amministrazione comunale offriva soldi a go go a chi se ne fosse andato.

Perché offrire soldi per cacciare persone  che a parole si voleva aiutare? forse il periodo in cui gli aiuti umanitari andavano di moda stava finendo, o perché in una piccola città come Fano aiutare gli "zingari" non porta voti.

Quella stessa amministrazione che, ora che parte dei Rom sono tornati, tuona e si dichiara inflessibile contro chi non rispetterà le regole; un’amministrazione che rischia di trasformare un problema di accoglienza in un problema di ordine pubblico gestito militarmente.

Le vicende di questi giorni vengono poi ingigantite ad arte, in un paese in cui la presunzione d’innocenza è tale finché non vengono pronunciate condanne a più livelli, in un paese governato da personaggi che hanno ricevuto “avvisi di garanzia” e sono in ballo in processi, in un paese in cui i processi durano anni i nostri “zingari” sono già stati condannati, i mostri-Rom vengono sbattuti in “prima pagina”, e lo sciacallaggio politico ha così la sua parte.

Ma dov’è la sinistra solidale, umanitaria o antiglobalista? E’ impegnata solo a manifestare contro l’attacco al popolo iracheno? E se arrivasse a Fano un gruppo di profughi iracheni come verrebbero accolti? (attenzione, assomigliano stranamente ai ROM).

Ma c’è anche la Fano provincialotta e borghese piena di persone che difficilmente accettano "il diverso", "l'altro". L'"altro" lontano, nato mostro per  risaldare la nostra umanità, nato diverso per sottolineare la "nostra" identità.

L'altro nato sporco e sbagliato per evidenziare la nostra perfezione.

Ma anche l'"altro "mitizzato”, idealizzato, copiato, inseguito, e studiato; tutto va bene finché i giochi sono solo nell'immaginario e lontano, ma quando l'"altro" diviene il nostro vicino di casa, il nostro collega, il nostro compagno di scuola, l'"altro" inizia a spaventarci.

Fanno paura quelle facce scure, quei lineamenti marcati, quelle lunghe gonne che chissà cosa nascondono, ma in realtà sia che li si chiami figli del vento (come molti sociologi o antropologi) o figli di puttana in realtà la verità è che noi del popolo rom non sappiamo niente.

Per finire, forse non tutti sanno che nei giorni successivi alla partenza dei Rom dal campo questo fu meta di tanti, alcuni per immortalare l’indecorosa situazione provocata dalla fuga, altri, anche “perbenisti” non hanno avuto problemi a entrare nel campo dive vivevano gli zingari e ad appropriarsi del tappetino o di oggetti tipici costruiti in ferro, ma non solo… anche oggetti pratici (come strumenti da lavoro) e per niente etnici.

E oggi, probabilmente qualcuno che “girava” incuriosito nel campo cercando qualcosa per caratterizzare il proprio salotto ora storcerà il naso e protesterà contro il ritorno dei Rom a Fano.

 

Circolo Culturale Napoleone Papini

 

PS

Invece di essere a favore o raccogliere firme contro paventate cittadinanze onorarie, perché non aprire il dibattito sul significato di cittadinanza e magari offrirla realmente a chi ne ha bisogno?

 

 

Fano, 21.3.2003

 

 

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