SOMALIA: ABBIAMO ASSISTITO AD UN MASSACRO
E NON CE NE SIAMO NEPPURE ACCORTI.
In questo ultimo periodo si parla molto di Somalia, esercito e torture. I mass media hanno pubblicato e trasmesso con gran risalto immagini di violenze e testimonianze che hanno fatto rabbrividire buona parte degli italiani.
Eppure gli stessi mass media ci mostrarono alcuni anni fa (nel 93, durante l’intervento militare italiano e multinazionale in Somalia e parzialmente ritrasmesse ieri sera durante la trasmissione di Gad Lerner) immagini di massacri che però non provocarono nessuna reazione.
Forse qualcuno si ricorderà: nei telegiornali passarono immagini dove un gruppo di militari in fila per la strada sparava all’impazzata. Il commento era quello dell’autodifesa dei militari dagli attacchi di briganti somali (un distaccamento militare italiano era caduto in un’imboscata subendo diversi morti tra loro; la risposta di altri reparti, era stata quello di sparare provocando, secondo la versione ufficiale, una sessantina di morti tra i civili somali). Ma ad una analisi più approfondita della scena, il risultato cambia radicalmente: se si è sottoposti ad un attacco, se si è sotto il tiro di armi nemiche non si risponde al fuoco in fila, in mezzo ad una strada, completamente allo scoperto. L’insegnamento militare (ma anche l’istinto di sopravvivenza) consiglia di rimanere al coperto dei mezzi corazzati, dietro a muri o ad ostacoli. Invece questi militari erano ripresi mentre da fermi sparavano in direzione della folla: erano le immagini di un massacro cercato appositamente (ora le testimonianze dirette ci dicono che i morti tra i somali furono ben di più dei sessanta ufficialmente dichiarati). Avevamo assistito ad un massacro in TV e non ce ne siamo neppure resi conto. Potenza dei mass media.
Di fronte alla questione ri-aperta, sempre dai mass media, ora si discute molto: il governo mette in piedi Commissioni di Inchiesta per scovare i responsabili di atti criminali, Ufficiali si dimettono in difesa dell’onore. Ma i mass media continuano a manipolare la realtà, accanto alle crude immagini c’è sempre pronto un militare a difendere l’onore dell’istituzione e a suggerire ipotesi di fotomontaggi.
Comunque la parola d’ordine è una: non possono un pugno di persone disoneste infangare l’onore dell’esercito, e comunque questi hanno agito in stato di necessità perché c’era una guerra.
Quest’ultima affermazione si commenta da sola, come altre missioni militari all’estero, quella della Somalia era stata presentata come un’azione di Pace, per sorvegliare che gli aiuti umanitari internazionali venissero ben distribuiti. E ora invece diventa evidente che era un intervento diretto ad una spartizione del territorio a favore di fazioni più "amiche" rispetto ad altre (chi si ricorda del dittatore somalo Aidid, ospite fisso dei nostri governanti e perfino di trasmissioni televisive, poi scaricato perché indifendibile). Intervento militare internazionale poi cessò non perché era cessata la necessità di un aiuto alimentare ed umanitario, ma solo per calcoli politici e militari.
L’altra affermazione, quella di alcuni che disonorano una istituzione immacolata, noi la respingiamo totalmente. E’ la stessa istituzione militare, la sua essenza che implica violenza e morte. E’ ovvio che chi viene istruito ad utilizzare le armi e ad uccidere, prima o poi utilizzerà questa "professionalità acquisita", e quale migliore occasione di "fare esperienza", se non durante le missioni militari autorizzate? In una società in gran parte basata sull’economicismo che senso avrebbe spendere in armi e pagare profumatamente i militari per non farli esercitare la loro professione? Probabilmente invece la loro funzione è ritenuta necessaria: una funzione di morte e distruzione.
Non basta sciogliere un reparto militare per risolvere i problemi, l’istituzione militare ed il militarismo sono da abolire.
Ed è anche per questo che siamo stati contro gli interventi militari in Libano, in Iraq, in Somalia, Mozambico, Ex-Yugoslavia ed ora siamo contro l’intervento militare in Albania mascherato da intervento "umanitario".
Circolo Culturale Napoleone Papini
Fano, 24/6/97
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