INTERVISTA SU PACIFICO ADRIATICO

 

Qual'è stata la vostra reazione di fronte a quanto accadeva nella ex Jugoslavia?

 

(Francesca) - Come circolo culturale libertario ci siamo sempre occupati di antimilitarismo, organizzando ad esempio dibattiti e mostre...e da tempo, come tanti, temevamo che il nuovo ordine mondiale suscitasse l'avvio di una serie di micro conflitti. Via via che la situazione peggiorava, però, ci siamo resi conto che la guerra nella ex Jugoslavia proponeva un modello estendibile a largo raggio , e rigurgiti violentissimi ed estesi di razzismo. La guerra si è praticamente mostrata come un laboratorio di idee e pratiche che ora minacciano altri paesi, sollecitando la crescita di neonazismo, neofascismo, leghismo. Di fronte alle notizie che provenivano di là, alcuni/e di noi hanno voluto anche fare gesti concreti, agendo non solo con l'informazione e la protesta, ma prendendo contatti laddove era possibile e organizzando solidarietà con le popolazioni vittime del conflitto. L'inizio di questa attività, a livello cittadino, in "Pacifico Adriatico", ed i contatti con profughi, ci hanno dato una dimensione più reale di questo sfacelo, e di questo conflitto che non può essere interpretato semplicemente (come fanno certi demagoghi "antagonisti") come suscitato dal conflitto di classe.

 

 

Il Consorzio: come è nato e perché? Chi sono gli aderenti? Avevate esperienze simili?

 

(Fedora) - Il Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS) è un'associazione nata con l'intento di coordinare le attività di solidarietà concreta a favore delle vittime della guerra in tutte le repubbliche della ex Jugoslavia ed il sostegno alle forze democratiche e pacifiste di quelle regioni. L'ICS si propone come una struttura di servizio per quanti sono attivi in uno o più campi d'intervento. Possono aderire gruppi e comitati spontanei, associazioni, enti locali, comitati cittadini ecc..., sono stati definiti dei network e dei coordinatori per lo smistamento di notizie, materiali, e la messa a punto di interventi (network: Slovenia, Croazia centrale/Slavonia, Istria e Fiume, Vojvodina, Serbia e Montenegro, Erzegovina, Mostar, Bosnia, Sarajevo, Accoglienza). L'ICS promuove un volontariato che agisca direttamente nelle aree di bisogno, organizza l'accoglienza temporanea in Italia di profughi, sfollati e disertori. L'ICS è composto per la maggioranza da comitati e gruppi la cui appartenenza a più vaste organizzazioni (Come l'Arci e l'Associazione per la Pace) non ci sembra determini problemi politici in quanto l'attività è fondata più che altro sul coinvolgimento personale degli aderenti. E' la prima volta che aderiamo a questo genere di associazione (del resto per noi è anche la prima volta che sentiamo la guerra di là dal mare), la collaborazione si sta rivelando proficua.

 

 

Quali sono le vostre iniziative?

 

(Fedora) - Prima di tutto vorrei specificare che "Pacifico Adriatico" è un collettivo di persone rappresentative di diverse aree cittadine fanesi (Associazione Arcipelago, Il Solco, Verdi, Rif.Comunista, Pds unità di base "Di Vittorio", oltre naturalmente al Circolo "N.Papini"...). Il collettivo si è fondato nel Gennaio del 1993, con lo scopo di dare l'avvio ad attività informative, di dibattito, e di solidarietà concreta e di base con le popolazioni della ex Jugoslavia. Finora abbiamo organizzato un dibattito cittadino nel Febbraio 1993, molto partecipato, una mostra fotografica, alcuni di noi sono stati a fare attività in campi profughi (Posusje, Visnja Gora), abbiamo fatto una raccolta mirata di farmaci, spedito verdura a Posusje, e acqua a Sarajevo. In questo momento stiamo organizzando due dibattiti: uno sul Nuovo Ordine Mondiale, con un momento di informazione per gli studenti sulle varie forme di obiezione, e l'altro su Etnia, Nazioni, Integrazione razziale, con un momento di denuncia e informazione di nazismo e neonazismo. Abbiamo inoltre altre attività in cantiere (Cene per raccolta fondi, adesione ad altre iniziative).

 

(Francesca) - Come Papini ci siamo anche interessati a portare il problema dei disertori jugoslavi all'interno del collettivo, e speriamo che serva a trovare accoglienza per qualcuno di loro. Inoltre come donne organizzeremo una lettura poetica per raccogliere fondi da destinare alle case di accoglienza per donne nella ex Jugoslavia. In "Pacifico Adriatico" alcuni temi, tra cui questi, funzionano come stimolo per alcuni ad abbandonare la forma "partito" per fare attività a livello locale accettando ed integrandosi in un orizzonte più libero e vasto.

 

 

Esistono differenze tra la vostra attività e quella di analoghe organizzazioni del volontariato cattolico? Se sì, quali?

 

(Francesca) - Il volontariato cattolico fa innanzitutto attività di invio di aiuti, spesso massicci, e una attività di presenza nei campi profughi che non è certo esente da tentativi di indottrinamento, vengono inoltre create dal volontariato delle grosse associazioni cattoliche delle "mafie" in base alle quali questi aiuti vengono poi gestiti da preti jugoslavi. Ma, oltre a questa gestione, è proprio l'aiuto caritatevole che si differenzia dalla solidarietà sociale in cui noi "crediamo" e che dovrebbe aiutare la gente jugoslava a ricostruire la propria società libera da condizionamenti.

 

 

Che rispondenza avete avuto nel vostro territorio? E nei paesi e con la gente della ex Jugoslavia?

 

(Francesca) - Qui da noi c'è stata una risposta buona, che ci ha permesso di finanziare le poche iniziative fatte ma anche di spedire aiuti eccetera. Comunque la gente è in generale abituata a delegare la "carità", per cui anche l'invito a muoversi è stato recepito con molta lentezza. Tutt'ora, quando ci vediamo, non siamo che in dieci, anche se poi alle iniziative ci vengono decine e decine di persone. Nei campi finora, per più volte, sono andati solo due di noi, ed entrambi del Papini, Lia e Michel. Altri di Pacifico Adriatico si sono però impegnati nei contatti coi profughi ospitati qui in provincia di Pesaro, alcuni di loro sono venuti anche ad una nostra riunione, ed altri li incontreremo. Lia e Michel stanno coinvolgendo altre persone per tornare in Jugoslavia e continuare il rapporto con le famiglie incontrate là, soprattutto la loro impressione è che bisogna fare il possibile per aiutare i profughi a gestirsi da soli spazi e mezzi, il più possibile.

 

 

Quali punti di congiunzione e quali diversità vedete tra la vostra attività e la specifica antimilitarista, pacifista ed antisessista?

 

(Francesca) - In "Pacifico Adriatico" c'è chi come noi fa una critica radicale ai partiti, e chi invece vi milita. Ma c'è un deciso accordo su punti base per la nostra attività, quali un no secco ad ogni intervento e spesa militare, o la questione del volontariato laico e di base. Il fatto, poi, che vi sia spesso una maggioranza di donne alle riunioni, mette in rilievo certi temi, ed un certo modo di far politica, meno parolaio e più incentrato su azioni concrete e rapporto col cosiddetto "territorio", in questo caso la città. Pecco di femminismo? Vorrei ancora sottolineare che non è tanto la grave carenza di mezzi e di contatti del movimento anarchico e libertario (per quel che riguarda strutture per ospitare, ad esempio), che ci ha spinti al lavoro in "Pacifico Adriatico", ma proprio un'esigenza di confronto e di apertura di un orizzonte politico locale.

 

 

In base alla vostra esperienza ed ai vostri contatti dall'altra sponda dell'Adriatico, che opinione vi siete fatti del nazionalismo e degli stupri di massa?

 

(Francesca) - Che appunto si tratta di un "modello da esportazione", e che nel Nuovo Ordine Mondiale le donne dovranno subire un pesante attacco, che andrà a rinverdire la merdosa tradizione Patriarcale, nel tentativo di poggiare sul genere femminile il rilancio di economie e sistemi politici e geografici ritoccati.

 

 

Fano, 29/10/93

 

 

 

 Tocca il diavolo per tornare alla Home Page

Tocca il maiale per tornare ai Comunicati Stampa