SIAMO TUTTI ZAPATISTI
La strage di Acteal del 22 dicembre è solo l'ultimo atto di un gioco sporco portato avanti dallo stato messicano, dopo la violazione di ogni accordo fatto in passato con gli zapatisti, dopo la progressiva militarizzazione del Chiapas, l'espulsione di volontari stranieri e l'appoggio agli squadroni della morte locali.
Tutto è iniziato 4 anni fa, il 1° gennaio, con l'insurrezione zapatista.
Tutto è iniziato 500 anni fa, con la conquista dell'America ed il genocidio degli Indios e lo sfruttamento incontrollato e distruttivo del continente da parte degli europei; del nascente capitalismo europeo avido, come sempre, di risorse umane e materiali, per poter crescere.
Una fame che da allora è sempre più diventata grande, portando allo sterminio di milioni di uomini in Messico, come in tutto il mondo.
Una logica di dominio, quella capitalista, che rende uguali fra loro gli zapatisti con i curdi, gli albanesi con i disoccupati, con i poveri del Nord e del sud del mondo, vittime tutte del neoliberismo imperante.
Il Chiapas è ovunque quindi, è l'atto di ribellione degli zapatisti è un esempio per la lotta della comunità degli sfruttati e un monito contro ogni forma di potere, politici ed economico. Compagni della stessa schiavitù, compagni della stessa lotta, la solidarietà che possiamo e dobbiamo esprimere verso gli indios del Chiapas è quella che da sempre unisce nell'azione tutti gli sfruttati: la solidarietà di classe.
Ed in questo, quindi, la nostra controparte non è solo un'ambasciata o un consolato messicano, ma ogni istituzione italiana, locale e nazionale, che dietro una malcelata maschera di democrazia e di solidarietà pietista, nasconde la stessa logica di dominio di classe, quella borghese, di ogni stato. Del resto cosa possiamo aspettarci da un governo, quello italiano, che butta a mare gli Albanesi, che tratta i Kurdi come merce di scambio con la Germania, che chiude le frontiere ai disperati del Sud del mondo, che rende sempre più precarie le condizioni di vita dei lavoratori italiani?
Come può il governo italiano solidarizzare con gli zapatisti che aprono ospedali, mentre questo li fa chiudere.
Come può il governo italiano solidarizzare con chi denuncia una politica economica, quella messicana, di adesione al NAFTA, che è la stessa cosa del trattato europeo di Maastricht.
Quella zapatista è una speranza che dobbiamo difendere e far crescere contro quanti la vogliono annientare. Le incursioni e le stragi servono ad isolare le opposizioni e le speranze: anche in Italia la strategia della tensione è servita a far arretrare le lotte e le conquiste dei lavoratori. Ecco perchè non ci appelliamo ad istituzioni o governi, ma ai lavoratori, ai disoccupati, agli emarginati, fuori dal quadro istituzionale, rilanciando la validità, la freschezza e la consapevolezza della concezione e della pratica libertaria del movimento zapatista e delle loro avanzate forme di autogestione e di democrazia diretta.
Tutti con il Chiapas.
Centro Studi Libertari "L. Fabbri" - Jesi
Centro Studi Sociali "E. Malatesta" - Ancona
Centro Studi Sociali "O. Manni" - Senigallia
Circolo Culturale "N. Papini" - Fano
Gruppo Anarchico "G. Bresci" - Recanati
F.A.I. sez. "M. Bakunin" - Jesi
F.A.I. sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
F.d.C.A. sez. "N. Machno" - Pesaro/Fano
Unione Sindacale Italiana - Marche
Unione Spazi Libertari - Fano
Testo del volantino distribuito alla manifestazione regionale di solidarietà con il popolo del Chiapas.
Ancona, sabato 17 Gennaio '98.
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