Per dire no ai falò di piazza e all'intolleranza
di Opul Pinori
A seguito dello stupido e ancorchè grave episodio di intolleranza nei confronti della camera di Lavoro di Varese da parte di elementi inneggianti al movimento indipendentista padano, esprimiamo la nostra solidarietà ai quei compagni insultati politicamente e minacciati anche nei loro affetti familiari.
Alcuni di noi sono compagni che da oltre vent'anni sono impegnati sindacalmente nella C.G.I.L., non collocati in nessuna delle precedenti ed attuali componenti politiche in quanto militanti del movimento Comunista Anarchico. Critici severi ed attenti della linea politico-sindacale espressa dalla C.G.I.L. almeno dai tempi dell'EUR, sottolineando sempre con estrema chiarezza quelle che secondo noi erano e sono delle scelte sbagliate per la difesa degli interessi primari dei lavoratori e pensionati, dei giovani disoccupati.
Riteniamo che questo atteggiamento sia elemento prioritario per il mantenimento di una dialettica sindacale e politica più generale, presupposti indispensabili per la salvaguardia di una reale libertà di espressione, di agibilità, di propaganda e proposta delle proprie posizioni.
Gli interessi fondamentali per milioni di lavoratrici e lavoratori, pensionati e disoccupati, la loro difesa intransigente, la cocciuta volontà di non dividere e frantumare l'unità di tutta la classe, vanno al di sopra dei vari opportunismi o isterismi, aggressioni, diffamazioni gratuite da parte di chi lavora per qualcosa che è altro, che non ha niente a che vedere con valori per noi ancora pregiudiziali e peculiari: l'unità di classe, l'internazionalismo e la solidarietà come espressioni fattive di militanza e lavoro concreti e non frutto di atteggiamenti pietistici o strumentali.
Riteniamo gravi e preoccupanti tutti quei fenomeni, singoli e collettivi quali il rigetto del diverso, la caccia al mostro, l'intolleranza e l'aggressività sempre più evidenti verso gli immigrati ma anche verso gli emarginati di casa nostra. Due facce di una stessa medaglia: lo sviluppo diseguale, gli squilibri prodotti da un sistema capitalistico vorace, senza nessuna morale. Il popolo degli "usa e getta", delle "zavorre" aumenta ed è ingombrante per lo scenario che si delinea: un sistema economico e politico nazionale ed internazionale, che deve essere lindo frenetico, iperefficiente, spettacolare: chiunque non ce la fa, non riesce ad adattarsi o non vuole adattarsi, è un peso, sciupa l'immagine, sarebbe meglio azzerarlo, nella migliore delle ipotesi sopportarlo emarginandolo. Anche la battaglia politica e sindacale risente di questo imbarbarimento. Il pensiero unico, l'omologazione culturale, politica, progettuale che sempre più offuscano i cervelli di tanti dirigenti politici e sindacali, contribuiscono con errori tattici e strategici nell'elaborazione, nell'analisi della fase, a indebolire la forza, la compattezza, di tanti militanti.
Si rischia in tal modo di avallare oggettivamente una ineluttabilità di fenomeni e processi di deregolamentazione riguardo al mercato del lavoro, alle relazioni industriali, ai contratti di lavoro, alla tenuta dello stato sociale, che, utili solo ai nostri avversari di classe, vengono spacciati per sacrifici inevitabili per salvare tutta la barca Italia.
La precarità per milioni di lavoratori, pensionati e disoccupati, la tenue mancanza assoluta di prospettive future per milioni di giovani si manifesta per molti con la fine di ogni speranza, di una prospettiva per la quale per anni, tanti prima di noi, compagne e compagni di varie tendenze politiche, hanno lavorato, lottato, lasciato la vita.
Quegli imbecilli che si divertono a fare i falò in piazza, che attaccano altri che non la vedono come loro, individuandoli come nemici, ostacolo da abbattere, nulla hanno a che vedere con lo spirito, la cultura politica e sindacale cui facevamo riferimento. Sono elementi che inseriti in un contesto sociale come quello del nord, per anni affermatosi come riferimento per il resto d'Italia, meta da raggiungere per tanti disoccupati meridionali, come laboratorio politico-sindacale vivace e propositivo per le lotte più significative (Fiat, Alfa, Marghera tanto per dirne alcune), oggi, anche per gli errori di valutazione, d'incapacità nel tradurre in risposte concrete il malessere pur legittimo (sul terreno fiscale, servizi, infrastrutture) da parte non solo delle forze di centro e centrodestra poi, ma anche della sinistra sindacale e politica, sono lievitati. Hanno trovato nella lega un movimento, una forza che ha incanalato, toccato le corde più intime, soprattutto di tanti giovani, ha ridato fiato a tanti lavoratori, alla marea di piccoli e medi imprenditori.
La Lega è riuscita, con gran fiuto politico, ad esprimersi e legittimarsi come coagulo di emozioni, sentimenti, interessi, egoismi, da sempre presenti in quelle aree, legando il tutto con un atteggiamento sciovinista, razzista, di intolleranza molto radicati. L'etica del lavoro ha raggiunto così un tono ed espressione di mistica esaltazione del proprio credo nella forza, nella maggior capacità, nel DNA che risulterebbe insito in queste popolazioni in merito ad una impareggiabile supremazia nel lavorare e produrre. Nel momento in cui mai come in questi ultimi tempi lo stato nazionale ha mostrato il peggio di sè, le istituzioni, tutte, nessuna esclusa, hanno evidenziato marcio, inquinamenti, allorchè viene meno una visione globale di tenuta solidale, di scelte concrete a favore di tanti disoccupati per accogliere degnamente coloro che vorrebbero trovare da noi una speranza per il domani, nel momento in cui, come scioccamente sostengono i mass-media, "son crollati miti e ideali", trova terreno fertile un sentimento di rivalsa di autoreferenzialità, di esaltazione di una propria autonomia economica e sociale che rafforzerebbe soltanto un convincimento sbagliato quello che i forti, le regioni forti e più ricche devono stare con chi è al loro livello, per gli altri può bastare una elemosina, privata o di stato che sia.
Man mano che si svuotavano le sedi politiche e sindacali, che veniva meno la cultura della militanza politica, del confronto, della ricerca, della conservazione della memoria storica, diminuiva la ripresa concreta di un percorso a livello di massa, da Bolzano a Palermo, che rigettando nazionalismi, localismi, corporativismi strumentali, potesse ridare una speranza, una prospettiva comune.
La lotta di classe, la contrapposizione al governo e allo stato come insieme di apparati classisti, ideologicamente dominanti, per niente neutri, sono un antidoto necessario, fondamentale per evitare che si mettono in moto fenomeni, per ora solo dichiarati, di contrapposizione violenta tra lavoratori, tra popolazioni.
Noi crediamo che l'attenzione, la riflessione, la messa in guardia circa certe manifestazioni, spesso relegati a fenomeni da baraccone, sono indispensabili. La storia ci insegna che spesso da "goliardiche" ragazzate si è giunti a ben altro.
La lotta politica e sindacale sono la linfa, un terreno di ginnastica mentale, di esperienza, di arricchimento per chi la vive nel momento in cui si esplica a livello di massa, in un contesto ampio, ricco di diversità di opzioni. Lo spartiacque sta qui: la capacità attiva, pratica, militante che unite all'onestà intellettuale siano uno strumento non solo di ricchezza personale ma anche di crescita più generale con un obiettivo comune: il superamento di un sistema economico squilibrato, che se evoluto capitalisticamente ha nei fatti lasciato indietro i due terzi della terra.
Difendiamo, ognuno nel proprio ambito di militanza politica e sindacale dei valori fondanti, respingiamo qualsiasi manifestazione truculenta di disprezzo, di aggressività fisica, nei confronti di chi è portatore in buona fede di idee diverse. Poi si può ragionare di tutto, scazzarsi anche aspramente; del resto è relativo se resterà questo ambito statuale o se verrà sostituito da uno più o meno federale. Bisognerebbe riflettere, per esempio, che oggi non è tanto in discussione un'unità d'Italia, costruita, è bene ricordarlo, anche con aggressioni e conquiste militari, ma una concezione di unità di comune sentire come ci hanno insegnato per molti decenni le lotte degli operai del nord e dei braccianti del sud,che ispirati a ideali di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia sociale, hanno creduto e lottato per un mondo nuovo da costruire, in cui sentirsi fratelli e eguali sul terreno economico e nella libertà.
Tanti morti, tanti sacrifici, non meritano oggi di essere svenduti, sventolati strumentalmente sull'altare di una ipocrita difesa acritica di un'entità statale lontana dagli umori e dai sentimenti, al nord, al centro, come al sud, di milioni di italiani. Così come non servirebbe sventolare la rinascita della Serenissima o del Granducato di Toscana, quale antidoto contro il tiranno romano, quale sinonimo di modernità, di esempio da imitare sul terreno della organizzazione sociale ed economica. Significherebbe legittimare una pretestuosa contrapposizione tra buoni e cattivi e viceversa. In realtà lo stato nazionale come altre esperienze storiche precedenti ad esso, sono l'espressione di un'impostazione politica che non fa riferimento ad un tessuto socio economico sviluppato in senso solidale, comunistico, egualitario, ma al contrario l'esaltazione della proprietà privata e del profitto avanti a tutto, della conquista di altri mercati con guerre e colonizzazione, con la soppressione e l'emarginazione di qualsiasi opposizione sociale e politica al potere dominante.
Ci verrebbe da dire nè con la lega nè con lo stato, ma sarebbe forse riduttivo. Ma certo non fu riduttivo in altre epoche opporsi ad avventure guerrafondaie a difesa di una patria comune, ma comune solo per padroni, affaristi, burocrati e parassiti.
Cosa diversa sono state le lotte, la difesa di valori universali contro repressioni interne ed esterne, contro sistemi dittatoriali, contro il potere, comunque si sia espresso, che minacciava le libertà fondamentali.
E' un diritto dovere per noi irrinunciabile. in Italia in Europa nel mondo, continuare su questa strada per preparare un terreno utile alla costruzione di una casa comune, di una società comunista e libertaria più che mai vitale e attuale.