Ferrovie: dietro l'ennesimo piano d'impresa si delineano ancora una volta i veri obbiettivi: drastico taglio all'occupazione, peggioramento del servizio, minor sicurezza, precarizzazione ulteriore del rapporto di lavoro. Il tutto in linea con tendenza in atto verso lo smantellamento dello Stato Sociale

di Felice Soave Franha

 

Per il giorno 8.9.1997 era stato indetto uno dei tanti scioperi di facciata, regolarmente revocato, appena giunge qualche vaga assicurazione da parte del governo e dell'azienda circa le prospettive future. E' una storia vecchia di anni. Già per la direttiva Prodi fu indetta una mobilitazione per contrastarla, questa si evidenziò più come valvola di sfogo che come reale opposizione ad una direttiva del resto già prevista da tempo, anche con l'avallo delle organizzazioni sindacali. Ora l'enfasi del ministro Burlando circa il piano di impresa proposta da Cimoli e gli "spiragli" positivi che intravedono CGIL CISL e UIL, frenano i lavoratori e ridanno credibilità al tavolo con il governo.

La concertazione, il ruolo subalterno e codino dei vertici sindacali nei riguardi dell'Azienda F.S., in vari periodi, da Ligato, Schimberni, Necci ed oggi Cimoli, sono stati funzionali ai vari assetti societari che di volta in volta venivano delineati dal quadro politico, sponsors dei vertici aziendali così pure nel momento di contabilizzare le perdite, di razionalizzare i conti. La modernità e il futuro europeo cui tanto aspirava l'Azienda F.S., in sintonia con i vari governi succedutesi negli ultimi 12 anni, hanno offuscato i cervelli dei dirigenti aziendali, dei burocrati sindacali e dei partiti. Tutti, a vari livelli, hanno gestito e voluto essere protagonisti di una falsa moralizzazione ferroviaria, di un demagogico cambio gestionale. Non è cambiato, ad oggi praticamente nulla. Gli scandali vari, sin dai tempi del consiglio di amministrazione con Ligato per arrivare alle recenti gravissime realtà emerse durante la gestione Necci. Sono esemplificative di una situazione generalizzata di corruzione, interessi personali durante pubbliche attività, legami con apparati deviati dello Stato, ai massimi livelli politici ed economici.

La torta ferroviaria, da anni a questa parte, ha rappresentato ingenti capitali, per decine e decine di migliaia di miliardi, che hanno attirato gli appetiti del capitale, pubblico e privato, nonchè settori non indifferenti della criminalità, vedi la camorra nel napoletano riguardo agli appalti del tratto di linea dell'Alta Velocità in quella zona.

Nella realtà, a livello di gestione e di operatività del servizio, si è registrato molto poco sul terreno di una tanto decantata qualità mentre sono aumentati notevolmente i disservizi, si sono lasciate andare in malora impianti, linee secondarie solo nel senso di essere periferiche alle tratte più appetibili della rete.

La sicurezza del trasporto ferroviario è notevolmente calata, le condizioni di lavoro hanno subito un drastico peggioramento. Gli incidenti più gravi non sono che la punta di un iceberg che non può far dimenticare le centinaia di incidenti, nelle stazioni, lungo le linee che solo per caso non hanno causato ulteriori tragedie. Gli infortuni sul lavoro sono aumentati, la concessione e l'esternalizzazione di alcune attività a ditte e società estranee alle F.S., hanno accelerato la dinamica rischiosa del calo della sicurezza e dell'aumento degli incidenti. Peggiorando le condizioni normative e di protezione di questi lavoratori, dietro il ricatto occupazionale, sottoposti a ritmi di lavoro massacranti (nelle gallerie, nei cantieri etc.), è inevitabile un futuro sempre più precario.

Per i ferrovieri in servizio, calati da oltre 200.000 ai 123 mila di oggi, dopo 100.000 uscite di cui gran parte con prepensionamenti, si è indebolita la loro capacità contrattuale, si è registrata una divisione non solo professionale ma anche umana, si è cercato fino ad oggi di coinvolgerli, in tutti i sensi, politico-sindacale-aziendale, nello sposare una filosofia alla giapponese, nel legarli completamente alle sorti della Società F.S. o meglio alla società o area di appartenenza. Infatti, soprattutto con Necci si è registrata una indiscriminata suddivisione societaria, che al di là dei risultati propagandati, risultati nulli, ha partorito solo una certezza: tanti burocrati in più ben pagati, di fatto inutili. E questo mentre prevaleva nel paese l'invito a fare ulteriori sacrifici per risanare i conti pubblici. Molti lavoratori hanno perso fiducia, altri sono stati inglobati nelle prospettive aziendali, altri sono rimasti a guardare aspettando tempi migliori.

Oggi, in vista del prossimo rinnovo contrattuale (contratto scaduto nel dicembre 1995), a livello nazionale ed europeo si preannuncia un tentativo evidente di ridimensionare drasticamente sia il potere contrattuale dei lavoratori occupati come pure l'aspetto centrale del mercato del lavoro e del collocamento, flessibilità esasperata, mobilità, precarietà del lavoro da una parte e minori garanzie sociali per occupati, disoccupati e pensionati, dall'altra rendono alquanto buio un futuro prossimo.

Anche per le F.S. si prospetta una situazione che punta, definitivamente, ad azzerare qualsiasi ruolo conflittuale da parte dei lavoratori nonchè ad annullare di fatto un ruolo sociale delle ferrovie, soprattutto per la mobilità dei settori più in difficoltà: lavoratori, studenti, pensionati.

Sia la direttiva Prodi che il piano di Cimoli vanno in questa direzione. Dietro le fumose proposte di sviluppo, di investimenti, di uso di nuove tecnologie, si prepara un'altra fase di tagli agli organici con circa 30.000 esuberi utilizzando i vecchi contratti di solidarietà o magari altri prepensionamenti. L'aumento del 20% della tariffa e lo smembramento ulteriore delle F.S. causerà, non tanto a livello di sigla societarie, ma riguardo ai ferrovieri, al loro lavoro, alla loro sicurezza fisica e normativa, altri danni e peggioramenti.

Si punterà ancora di più su quella parte della rete (poco più di 5000 Km) definita ricca da cui trarre profitto sia nel trasporto merci che viaggiatori. Si lasceranno andare, passandoli alle regioni o a società private, gli altri 10.000 chilometri.

Anni di tagli, di riduzioni dei costi non hanno che illuso non solo i ferrovieri ma anche i cosiddetti utenti. Quei sacrifici dovevano portare ad un salto di qualità, l'Italia finalmente sarebbe stata alla pari degli altri partners europei.

La situazione di oggi è sotto gli occhi di tutti.

La demagogia dei vertici sindacali, la politica al risparmio anche dell'attuale governo che al di là delle promesse di riforma non thatcheriana, prepara una svolta epocale che metterà in crisi milioni di famiglie italiane (sanità, pensioni), sono presupposti così pesanti, che rischiano di diventare irrecuperabili. Ed allora, invitiamo i ferrovieri, gli utenti (pendolari soprattutto e tutti coloro che giustamente desiderano un servizio ferroviario ramificato e sicuro), ma anche altri settori di lavoro a riflettere e, spazzato il campo da mistificazioni ed illusioni causati da governi per niente amici, si rendano protagonisti di una battaglia politico-sindacale che, anche per le F.S., possa bloccare i processi in atto, mettere dei paletti. I prossimi mesi, dai rinnovi contrattuali, alle lotte a difesa dello stato sociale, possono rappresentare un terreno utile in tal senso. Niente è impossibile ed è bene che si smetta, a destra, a centro e a sinistra, di continuare a piangersi addosso, a sentire come ineluttabili drastici peggioramenti per milioni di persone.

In Italia ci possono essere potenzialità, forze, intelligenze capaci di scrollarsi di dosso l'apatia, la sfiducia e riproporsi come soggetti attivi di lotte necessarie per la difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro.