Il Convegno anarchico giovanile potrà darsi un senso solo nell'impegno e nella responsabilità di tutti i singoli compagni. Altrimenti archivieremo l'ennesimo fallimento
di Luca Papini
Aspettando Lavallière Noire, il foglio di dibattito per il terzo Convegno giovanile anarchico che si terrà a Livorno il 13, 14, 15 dicembre. I mesi che ci separano dal Convegno di Livorno non saranno facili per nessuno. Non saranno facili per gli immigrati, per il proletariato di fabbrica, per i disoccupati, per le prostitute, per gli studenti. Non saranno facile neanche per il movimento anarchico avvitato attorno a quelle polemiche interne che lo fratturano e lo rendono ancora più vulnerabile rispetto alla feroce repressione poliziesca che lo stato sta montando ormai da diverso tempo. D'altra parte il governo tirerà dritto per la sua strada per portare l'Italia nell'Europa dei re, delle regine, dei banchieri, dei padroni e delle europolizie. All'interno di questo quadro molto approssimato avremo tre scadenze: l'uscita a settembre e novembre del foglio di dibattito in preparazione del convegno di Livorno, e il Convegno Nazionale sulla scuola che si terrà a Bari il 4-5 ottobre. Arrivarci impreparati, trascurando le difficoltà che già sono in parte emerse sarebbe un suicidio. Alcuni nodi sono già venuti al pettine, sarebbe stupido tacerli o negarli semplicemente perché ce li ritroveremo poi tutti insieme e maggiormente aggrovigliati a dicembre. Sto parlando in particolare della difficoltà che il collettivo Zero in Condotta ha trovato nella composizione del primo numero di Lavallière Noire - che vuol dire fiocco nero e si legge "lavallière nuar". Questo foglio di collegamento, a tempo determinato, avrà senso se rispetto al dibattito che dovremo sviluppare ci sarà interesse e partecipazione, sia nella elaborazione teorico-politica, sia per ciò che riguarda il contributo economico che in poche parole vuol dire impegno nel diffonderlo. I meccanismi di delega non ci piacciono quando si tratta di mettere in piedi le lotte, figuriamoci se possiamo accettarli quando giungono dalle nostre fila. D'altra parte cercheremo di svolgere con forza quella funzione di agente provocatore che il Convegno di Parma aveva indicato. Il costo per l'uscita del primo numero si aggira intorno alle 600mila lire, e in cassa per adesso ci sono solo le 10 mila lire che ha messo il Collettivo Zero in Condotta. Nel primo numero abbiamo deciso di dare particolare risalto alla questione scuola, sia perchè su quel terrneo si sta giocando un duro attacco al diritto allo studio, sia per dare supporto ai compagni e alle compagne che a Bari stanno preparando un Convegno specifico su questo tema. Gran spazio ha trovato anche una riflessione sulla liberalizzazione delle droghe leggere in linea con quell'orientamento emerso a Parma per cui è giunto il momento per l'anarchismo di classe e organizzato di riprendere importanti battaglie di carattere sovrastrutturale come la questione del libero amore, l'anticlericalismo, la rivendicazione dei propri desideri e la difesa del corpo, cioè la lotta per difendere i consultori e la legge sull'aborto. Temi, tra l'altro, che si legano direttamente al quotidiano giovanile e sui quali è assurdo lasciare campo aperto a forze borghesi come i radicali di Pannella, o, ancor peggio, alle strutture dell'associazionismo laico e cattolico. Tuttavia oltre al reticolo dei temi che caratterizzeranno il numero di settembre, c'è qualcosa di più importante su cui vorremmo lavorare e che non emergerà pubblicamente fino al terzo Convegno. Si tratta del censimento delle nostre forze: quanti siamo, quale la composizione sociale di coloro interessati a questo progetto, quali sono i campi di intervento su cui sono impegnati i gruppi e le individualità, la mappa geografica che ci faccia sapere dove siamo più forti e dove occorre un'azione di supporto. Un silenzio su questo fondamentale asse di riferimento rappresenterà probabilmente uno dei nodi che neanche il Convegno di Livorno potrebbe sciogliere. E' proprio su questo piano, a mio avviso, che si misurerà la nostra capacità di fare un salto di qualità rispetto ai due precedenti convegni. Trascurarlo vorrebbe dire rimandare alle calende greche la possibilità di costruire un coordinamento delle individualità e dei gruppi impegnati sullo specifico giovanile. Ce lo possiamo permettere, voglio dire, dinanzi all'azione feroce che i governi stanno portando avanti contro gli sfruttati, gli immigrati, i senza lavoro, i senza casa? Ce lo possiamo permettere nel bel mezzo della campagna vaticana che conduce al Giubileo, e quindi alla vigilia dei più forti attacchi alla libertà di pensiero, di uso dei desideri e del corpo, in piena offensiva sanfedista contro le donne, e il loro diritto all'autodeterminazione?