A 60 ANNI DALLA MORTE, A 100 DALLA NASCITA DI CAMILLO BERNERI
di Claudio Strambi
Le molte letture di Berneri
Pietro Adamo, dalle pagine di A rivista anarchica (N.1, febbraio '97), contrapponendo frontalmente Berneri al positivismo e al materialismo storico dell'"anarchismo classico", arriva alla discutibile conclusione che il revisionismo berneriano è fondato sulla contrapposizione tra etica e progetto, cioè sul recupero delle valenze etiche dell'anarchismo. Del resto letture assai diverse sono state date nell'ultimo ventennio sulla figura di Berneri (1) e ciò mi sembra sia il frutto, oltre che di forzature soggettive, anche di una reale contraddittorietà di Berneri, dovuta all'estrema varietà di influenze filosofiche che confluivano nel suo pensiero: il positivismo di Cattaneo e quello di Kropotkin, un romanticismo risorgimentale succhiato insieme al latte materno, un materialismo storico, acquisizione bakuninista e sintonia con i marxismi sui generis, la filosofia liberale della tolleranza, Kant, Hegel, l'influenza delle correnti eretiche del cristianesimo. Tutti questi influssi scorrono intrecciandosi ed armonizzandosi in vario modo senza mai avviare una vera e propria fusione. L'evidente resistenza ad amalgamare completamente queste diverse influenze rimanda in parte a quello che Nico Berti definisce il rifiuto berneriano di ogni unicismo dottrinario(2). Questo tratto culturale si basa, in estrema sintesi, nel riconoscere una molteplicità di piani di lettura della realtà e nel limitare fortemente l'importanza, fino quasi a negare l'esistenza, di un piano principale. Molto vi sarebbe da dire su come questa metodologia sia utilissima in funzione critica, cioè ad esempio come correttore delle deformazioni economiciste (in qualche modo immanenti) del materialismo storico, ma come sia fragile quando voglia uscire da questa funzione.
In ogni caso non si può apprezzare Berneri se non si accetta questa sua intrinseca contraddittorietà, se non si apprezza la sua vastità di orizzonti e la molteplicità degli stimoli alla riflessione che ci fornisce.
Berneri di fronte alle dottrine materialiste
"Il contrasto tra realismo e idealismo è tanto contrasto tra l'indagine scientifica e la speculazione teorica, tra la tendenza alla positività del fatto e la tendenza all'astrazione, quanto è contrasto tra grettezza utilitaria, basata su di un piatto realismo e la generosità idealista … Il dire che la mente deve essere educata alla visione positiva della realtà ed aborrire dalla speculazione idealista è giusto. Ma è falso se dire di questo significa ridurre tutta la vita spirituale alla conoscenza empirica e alla pratica utilitarista. Il vero realismo è l'idealismo che ha il senso della realtà, non quello incapace di idealità.… Il realismo dell'idealista non può essere arido e limitato riconoscimento del fatto… bensì sintesi della visione del reale e dell'intuizione dell'ideale, bensì determinazione dei fatti avente valore ideale ed attuazione dei modi di esistenza rispondenti all'intuizione di una superiore realtà.… Idealismo e realismo devono dunque integrarsi (3). Questa citazione rende in parte l'idea dell'adesione e delle riserve di Berneri alle dottrine materialiste e introduce al rapporto con il marxismo: "Marx ed Engels hanno avuto il grande merito di persuadere quasi tutti i socialisti che l'ordinamento socialista non sorge in base ad un piano ben meditato da qualche riformatore di genio, bensì come la risultante naturale del processo di evoluzione economico e sociale. L'aver opposto all'artificiosità delle costruzioni utopistiche la naturalità dei processi storici fu critica e feconda, ma il concetto di necessità dello sviluppo di tali processi in senso socialista fu fonte di equivoci dottrinari e di errori pratici. Il dire, come dice Engels, che "la socializzazione dei mezzi di produzione diventa realizzabile non già per una concezione astratta di giustizia, bensì per il presentarsi di certe nuove condizioni economiche", o è banale affermazione del fatto, evidentissimo, che le teorie non creano le condizioni della loro realizzazione, che sono date da processi storici e non ideologici; o è affermazione determinista. Nel primo caso, nei processi storici sono forze operanti anche le ideologie…. Nel secondo, il materialismo storico porta al determinismo economico.…" (4). Nelle dottrine materialiste Berneri vede essenzialmente due pericoli. Il primo è quello di degenerare in grettezza utilitarista che si traduce, in termini comportamentali, in corporativismo nelle masse ed in carrierismo politico-sindacale nelle élite. Il secondo è quello di identificare completamente spirito rivoluzionario e scienza con l'annullamento della dimensione etica che invece Berneri esalta insieme alla funzione del mito. Per lui il socialismo, nella sua funzione educativa, deve abbinare "il fascino del mito all'evidenza della necessità di un'armonica conciliazionedi valori ideali e di interessi utilitari". Tutto il pensiero di Berneri corre su questo stimolante quanto insidioso crinale, tra materialismo anti-determinista ed un idealismo che fa della giustizia sociale una specie di religione, pur tenendo le sue finestre tutte aperte sulla realtà. E tuttavia è interessante vederlo di fronte ai grandi fenomeni storici. Nell'analisi della degenerazione della rivoluzione sovietica fu l'anarchico italiano che pose di più l'attenzione al carattere arretrato dell'economia e della società russa (5) (senza sminuire le colpe soggettive dei bolscevichi che anzi indicò con grande competenza) e pubblicò su Umanità Nova uno studio sull'economia agraria russa (6). E a proposito della sua analisi del sistema sociale staliniano, anche un anticomunista viscerale come N. Berti è costretto ad ammettere che in tale analisi riecheggia in parte il metodo "marxista" (7), cioè, tradotto, che nonostante tutta la mitologia che certa parte dell'anarchismo ha fatto su di lui, la sua analisi del sistema staliniano è basata su categorie prevalentemente economico-sociali. Interessante da questo punto di vista un articolo del '38, in cui Berneri analizza nei dettagli la politica estera dei sovietici e conclude: "Le convenzioni commerciali: eccol la base della politica estera del "capitalismo di stato" che si pretende spacciare per "comunismo" …. Quale sarà la "linea" che Mosca darà alla III Internazionale ? …Qualunque essa sia, il compromesso è immanente nella dipendenza dell'Internazionale Comunista da un governo che ha la necessità proprie, rispondenti a particolari interessi economici, aspirazioni nazionaliste a particolari necessità di governo. L'arcangelo della rivoluzione mondiale vende, con il petrolio, le ali."
Umanesimo e classismo
La contrapposizione tra natura umanista e natura classista dell'anarchismo è stata oggetto di laceranti diatribe soprattutto nel secondo dopoguerra e negli anni '70. Questa questione, di per sè serissima, non avrebbe forse assunto toni tanto drammatici se, in taluni casi, non avesse celato in realtà, non uno scontro tra umanesimo e classismo, ma una diversa collocazione di classe di alcuni settori dell'anarchismo. Per quanto riguarda Berneri non c'è dubbio che si possa riscontrare, in periodi limitati della sua vita, una certa ambiguità nella collocazione di classe, tra proletariato e ceti intermedi, ma ciò non è nascosto dietro ad una contrapposizione tra umanesimo e classismo, bensì si manifesta come esplicita influenza liberale. Mi riferisco in particolare ad alcuni momenti degli anni '20, in cui si sommano l'influenza della sinistra liberale, da Salvemini a Gobetti, alla demoralizzazione per la rassegnazione proletaria al fascismo trionfante e alla preoccupazione di fronte al ruolo svolto dai ceti medi nell'affermazione del regime (9). Al contrario la posizione di Berneri su umanesimo e classismo è ben espressa in un articolo del '36 (10) di cui riportiamo un piccolo stralcio: "… l'anarchismo si è affermato nettamente e costantemente in ogni paese come corrente socialista e come movimento proletario. Ma l'umanesimo si è affermato nell'anarchismo come preoccupazione individualista di garantire lo sviluppo delle personalità e come comprensione, nel sogno di emancipazione sociale di tutte le classi… cioè di tutta l'umanità…. Il proletariato è stato. È, e sarà più che mai il fattore storico di questa universale emancipazione. Ma losarà tanto più quanto meno sarà fuorviato dalla demagogia che lo indora e ne diffida, che lo dice Dio per trattarlo da pecora, che gli pone sul capo una corona di cartapesta.… Dittatura del proletariato: formula equivoca quanto il popolo sovrano. La voce del proletariato non è vox Dei nè latrato di cane.… Il genio popolare non è demiurgo, nè il caos, bensì un grande fiume che straripa e qui distrugge e là feconda e troppo presto tende a ritornare nel letto antico.… Il proletariato deve sparire non governare. Il proletariato è proletariato perché dalla culla alla tomba è sotto il peso dell'appartenenza alla classe più povera, meno istruita, meno passibile d'individuale emancipazione, meno influente nella vita politica.… Redento da queste ingiustizie sociali il proletariato cessa di essere classe a sè.… La rivoluzione sociale, classista nella sua genesi, è umanista nei suoi processi evolutivi".
Berneri e la crisi dell'anarchismo
Problematizzazione, approfondimento dei particolari teorico-programmatici, sforzo di ancorare l'anarchismo al tempo e allo spazio in cui si trova ad operare. Queste le direttrici su cui si mosse Berneri fin dal primo dopoguerra, periodo in cui per altro, l'anarchismo italiano si dimostrò, ben più degli altri partiti, all'altezza dei tempi. Sul problema della legislazione sociale post-bellica, la sua critica non fu dogmatica e dottrinaria come spesso fu in campo anarchico, ma essenzialmente di merito (11). La stessa critica che fece in seguito anche all'insieme della politica riformista giolittiana: concessioni parziali alla sola parte organizzata del proletariato industriale del nord, in modo da dividerlo dal resto dei lavoratori, in particolare dalle masse agricole (12) (un opinione abbastanza simile la possiamo ritrovare nel Gramsci de "La questione meridionale"). Anche al problema della transizione al comunismo libertario il suo approccio fu estremamente problematico ed incisivo. Sul terreno politico indicò nella democrazia di tipo sovietico il terreno su cui giocare la partita della transizione, spingendo tale modello in senso federalista (13). Sul piano economico contrastò, come Malatesta, l'ottimismo su un passaggio simultaneo ad una economia integralmente comunista (14). E grande fu l'aderenza ai problemi posti dalla rivoluzione russa come ad esempio il problema degli intellettuali e dei tecnici: " Il boicottaggio tecnico e culturale della borghesia intellettuale… non è un fatto esclusivo della rivoluzione russa…. Noncredo alla possibilità di una unione a priori delle classi colte col proletariato ma credo che dalle necessità economico-sociali… tale unione avverrà….La guerra, accentuando i fenomeni tipici dell'economia capitalista, ha determinato il processo di proletarizzazione della media borghesia assorbita dal crescente potere di emancipazione economica delle masse proletarie e sfruttata dall'accentramento finanziario dell'industria di guerra…. L'esercito proletario aumenta di forza con l'aumento della quantità e della qualità dei suoi aderenti e con la gestione ed il controllo di sempre nuove e sempre più importanti funzioni sociali.… I proletari considerano tutti i ceti intellettuali, anche se nullatenenti, come una gradazione della classe capitalista. questo punto di vista non è esatto.… Anche se i ceti intellettuali sono per coincidenza di interessi, per affinità di idee e sentimenti, dei paladini dell'attuale regime capitalistico, non si possono identificare con la vera e propria classe borghese che ha una costituzione economica radicalmente diversa.… La borghesia non è il cervello della società non lo è stata e non lo sarà mai"(15). A partire dal '22 il suo atteggiamento fu sempre più critico nei confronti del movimento anarchico italiano, tanto più che con la progressiva entrata in clandestinità il movimento perde anche la dinamicità politica del periodo precedente. In un articolo del gennaio del '25 espresse i concetti essenziali che portò avanti fino alla morte (16). Per lui "… uno dei segni più tipici e più gravi dell'impreparazione degli anarchici" è "… nel prevalere della propaganda generica prevalentemente dottrinaria che non sempre è collegata con la particolare situazione politica e sociale della nazione nella quale i nuclei anarchici vivono ed operano" mentre invece la necessità sarebbe per gli anarchici italiani di "… partecipare alla vita sindacale del luogo, di esaminare i problemi sociali sotto gli aspetti particolari che presentano in quel dato paese, per quella data categoria di lavoratori" devono cioè trattare le "questioni che hanno importanza per la maggioranza degli uomini" (la memoria non può che andare a tempi ben più recenti). Contemporaneamente però, riflettendo soprattutto sulle dinamiche di affermazione del fascismo, arrivò ad individuare come errore degli anni precedenti, quello di "contare troppo sulle masse, fino a subordinare l'iniziativa rivoluzionaria alla partecipazione di quelle, mancando così al compito di aprire la strada con l'audacia ed il sacrifizio delle minoranze volontarie".
Questa doppia riflessione lo portò, nell'esilio di lì a poco seguente, a due tipi di condotta politica. Da un lato Berneri svolse un insostituibile lavoro teorico e politico-organizzativo tra gli anarchici italiani in esilio, che toccò il suo punto più alto con l'uscita di Umanità Nova nel '32 (17) (esperienza editoriale esplicitamente ispirata alla sua lettera del '25) e continuò con il rapporto con Giustizia e Libertà (18). Dall'altro, il suo culto per "il sacrificio delle minoranze", cioè la sua convinzione, schizofrenica per certi versi, della necessità di azioni armate avanguardiste contro il regime fascista, non credo sia stata opportuna (19). In ogni caso, quella di Berneri è una riflessione tra le più lucide, di fronte alla crisi che l'anarchismo internazionale stava vivendo in quegli anni, come mostrano ad esempio i suoi interventi del '30, su "Guerra di classe", giornale dell'Unione Sindacale Italiana (20): "La dove il movimento anarchico ha radici nel movimento sindacale, ha ha una partecipazione vasta nella lotta di classe, là esso presenta un'organicità, una vitalità, una maturità insomma, che largamente compensa delle deformazioni e delle insufficienze dottrinarie e tattiche. Se il movimento anarchico russo non s'è trovato all'altezza della situazione fu, essenzialmente, perché non unificato da un comune sforzo contingente atto a dedurre o a mettere in disparte i dissensi metafisici o di dettaglio. E' là dove il movimento anarchico vive fuori dall'orbita dell'attività sindacale, lì appaiono gli stessi segni di disorientamento, gli stessi fenomeni di bizantinismo e di dilettantismo, gli stessi sintomi di un vero e proprio marasma.…" (21). E ancora. "Chiuso nell'intransigenza assoluta di fronte alla vita politica, l'anarchismo puro è fuori del tempo e dello spazio, ideologia categorica, religione, setta. Fuori dalla vita parlamentare, dalle amministrazioni comunali e provinciali, non ha saputo e non ha voluto condurre delle battaglie di dettaglio, suscitanti, a volta a volta, consensi; non ha saputo agitare problemi interessanti grande parte dei cittadini…. Se il movimento anarchico non si decide… a formulare un programma italiano, spagnuolo, russo. Ecc. a basi comunaliste e sindacaliste; a crearsi una tattica rispondente alla complessità e variabilità dei momenti politici e sociali; a sbarazzarsi insomma, di tutti igravami dogmatici dogmatici, di tutte le sue abitudini stilistiche, di tutte le sue fobie, il movimento anarchico non attirerà più la gioventù intelligente e colta non saprà combattere efficacemente la statolatria comunista, non potrà per lungo tempo uscire dal marasma"(22). Alle accuse di eresia che gli arrivavano immancabilmente dagli ambienti dell'anarchismo italo-americano, così replicava: "Se degli individui ripugnano allo sforzo mentale di porsi davanti i problemi nella loro complessità e preferiscono ripetere vecchie formulette… vi sono altri, specialmente tra gli operai che hanno sete di chiarezza, bisogno di una realistica visione dei fini della lotta" e richiamava ad una visione della storia come "dialettica di forze vive non una logica lineare riducibile a idealistiche rappresentazioni" (23).
Altro che contrapposizione tra ethos e progetto!!! Berneri pose il problema di una politica anarchica in un mondo, quello degli anni '30, che stava vivendo grandi mutamenti.
(fine seconda parte)
NOTE
1 Vedi "Atti del Convegno di studi su Camillo Berneri, Milano, ottobre 1977", "Memoria antologica... in ricordo di Camillo Berneri nel cinquantesimo...", 1987, F. Madrid Santos "Camillo Berneri, un anarchico italiano...rivoluzione e controrivoluzione..." , 1985.
2 "Memoria antologica ...", 1987, a pag. 89.
3 "Realismo ed idealismo", su 'Pagine libertarie' ,n.7, 30/5/1922.
4 "La socializzazione", 1/9/'24, ora in "Pietrogrado...", Pag. 65. Questo tipo di valutazione critica del marxismo è inserita in una polemica con il marxismo economicista della Seconda Internazionale.
5 Vedi ad esempio "A proposito delle nostre critiche al bolscevismo", 4/6/22, ora in "Pietrogrado '17..", pag. 49.
6 Questo studio è stato pubblicato in 4 articoli con diverso titolo su Umanità Nova quotidiano dell'11/1/22, 7/2/22, 24/2/22, 22/3/22
7 "Atti del convegno...1977", pag. 53.
8 "Rivoluzione e diplomazia" su 'Studi sociali' del 20/3/33, rivista anarchica di Montevideo (Uruguay), diretta da Luigi Fabbri.
9 "Per un programma d'azione comunalista", manoscritto inedito del '26, ora in "Pietrogrado...", pag. 95.
10 "Umanesimo e anarchismo", ora in "Pietrogrado...", pag. 187.
11 "La legislazione sociale del dopoguerra" su 'Volontà' del 23/3/19.
12 Vedi "Giolitti" su 'La Lotta Umana', 30/8/28.
13 "L'autodemocrazia", 1/6/19, ora in "Pietrogrado...", pag. 30.
14 "I problemi della produzione comunista", su 'Volontà', 1/7/20.
15 "I problemi della rivoluzione. I ceti medi intellettuali e la rivoluzione", su 'Volontà', 16/12/19.
16 "Risposta ad una consultazione sui compiti immediati e futuri dell'anarchismo", ora in "Pietrogrado...", pag. 69.
17 Il primo editoriale di Umanità Nova in esilio, attribuito a Berneri stesso, cosi iniziava: "Sarà compito principale di questo giornale chiarire e propagandare le vedute libertarie sulla rivoluzione italiana, in rapporto alla situazione politica e sociale di un futuro prossimo, nel quadro delle forze reali, lasciando da parte i miraggi di un futuro lontano e le sabbie mobili del romanticismo".
18 Giustizia e Libertà, movimento di esuli antifascisti, di ispirazione socialista liberale, il cui massimo leader fu Carlo Rosselli.
19 Per questo aspetto è necessaria la lettura del già citato libro di F. Madrid Santos. In ogni caso uno spunto è rilevabile nella ultima parte de "L'operaiolatria", ora in "Pietrogrado...", pag. 144.
20 L'Unione Sindacale Italiana (USI) era un sindacato di ispirazione anarco-sindacalista. Esiste tutt'oggi.
21 "L'ora dell'anarco-sindacalismo", settembre '30, ora in "Pietrogrado...", 109.
22 "Fallimento o crisi", ottobre '30, ora in "Pietrogrado...", pag. 128.
23 "Mali passi o fisime", in 'Guerra di classe', gennaio '31.