FLUSSI MIGRATORI, POLITICA DELLE CLASSI DIRIGENTI, MILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO. QUALE AGIRE PER GLI ANARCHICI?
di Luca Papini
Il tema dell'immigrazione extracomunitaria è diventato, in questi ultimi anni, un terreno di scontro politico progressivamente più importante per regolare gli equilibri e gli assetti delle classi dominanti italiane e europee. Se in Francia si è incominciato a parlare di una questione immigrazione a partire dalla metà degli anni '70, in Italia rispetto a questo dibattito siamo indietro di almeno dieci anni, ma quanto a legislazione li abbiamo battuti in un colpo solo, riuscendo a Dini prima, e alla legge Turco-Napolitano del governo Prodi dopo, quello che ancora per poco non sta riuscendo al fascista Le Pen. Il sistema giuridico che regola l'immigrazione è infatti a livello europeo quello maggiormente razzista, discriminatorio, xenofobo.
La strategia che gli Stati perseguivano, in passato, quando programmavano, favorivano o esprimevano una emigrazione spontanea, era quella di accelerare il processo d'accumulazione originario di capitale sia nello Stato che accoglieva, sia nello Stato che espelleva il surplus di manodopera. C'era quindi un ritorno d'interesse per tutt'e due gli estremi del processo1.
Adesso il contesto internazionale si caratterizza per meccanismi di attrazione ed espulsione che spostano quantità di ricchezza verso un estremo solo, e in particolare verso gli Stati più ricchi che accolgono manodopera straniera. Ciò risponde all'esigenza degli Stati occidentali di porre crescenti aree di sfruttamento che si trovano fuori la fortezza Europa sotto il proprio controllo.
Verso queste aree si procede con un metodo diverso che in passato. Sfruttando cioè la manodopera straniera sul posto attraverso la dislocazione di intere branche della produzione all'estero, e realizzando in questo modo un doppio risultato: da una parte il depotenziamento della capacità di reazione della classe operaia europea soggetta al ricatto, alla flessibilità, al precariato e allo spionaggio; dall'altro l'emarginazione nella clandestinità dei nuovi flussi migratori d'origine asiatica e africana. Rispetto a questi, lo Stato tende a privarli di qualsiasi azione positiva verso i propri paesi d'origine, impedendo, di concerto con le banche, ogni possibile fuga di salari che potrebbero favorire l'accumulazione originaria di capitale per mettere in moto processi di industrializzazione nei paesi sottosviluppati.
Ecco quindi che a livello internazionale il FMI e la Banca Mondiale, raccolgono i depositi disponibili e attraverso politiche di forte monetizzazione soffocano qualsiasi possibilità di riscatto per queste aree, appoggiando contemporaneamente i regimi più sanguinari e fascisti.
Da parte sua lo Stato non sta certo a guardare. Espulsione, foglio di via, controllo dei permessi di soggiorno, quotizzazione dei flussi migratori, estensione dei meccanismi di controllo poliziesco, sono tutti aspetti della stessa strategia che consiste nell'accentuazione delle pratiche di esproprio verso questi settori della società.
E' in questo modo che possiamo spiegarci il calendario degli esempi che propone il foglio del comitato 3 febbraio di Livorno, " Il Clandestino", numero 3, quando denuncia che Al " deve versare 2 milioni ad un padrone per essere assunto, che S. deve versare 1,5 milioni all'INPS se vuole uscire dalla clandestinità e ottenere il permesso di soggiorno, che M., infine, è stato costretto ad anticipare 4 mesi di busta paga per avere riconosciuto lo stesso diritto, in conformità a quanto stabilito dal decreto Dini che riconosce il permesso di soggiorno solo a coloro che dimostrano di aver lavorato 4 mesi sotto lo stesso datore di lavoro.
Questi sono solo alcuni dei casi determinati dal decreto Dini e confermano già l'ipotesi avanzata precedentemente. In più, sembrano anche in linea con l'attuale processo storico che si caratterizza sia per l'accelerazione in tempo reale della circolazione dei capitali per i quali non esistono più frontiere, sia per la fortificazione degli Stati che rafforzano invece il controllo sul perimetro dell'Europa con polizie trasnazionali, mentre assoggettano al loro interno, quartieri, piazze e strade a un capillare controllo militare e poliziesco.
In tutt'e due i casi si vuol impedire la libera circolazione degli individui, si vuol costruire spazi recintati dove la pratica del ghetto e del discrimine finisce per acuire i processi di emarginazione verso i segmenti più deboli delle classi subalterne.
La militarizzazione costituisce quindi l'elemento macroscopico, quotidiano e prolungato nel tempo, che pone a repentaglio la vita di tutti noi disarmati e sintetizza meglio la strategia degli Stati.
Per portare un caso, in Italia si è passati da 155 mila tutori dell'ordine dello Stato nel 1948 a 250 mila nel 1993. A questa cifra dobbiamo aggiungere 65 mila guardie di finanza e 30 mila poliziotti municipali. Non solo, ma la politica supportata dal PDS, dei governi Amato, Ciampi e Dini, ha innalzato le spese militari da 26 650 miliardi nel 1993 a 31 500 miliardi nel 19962. Con concrete possibilità di ulteriore innalzamento se passa il progetto di costruizione di un esercito professionista.
Se vogliamo adesso dilettarci un attimo con la matematica, possiamo dire che il rapporto tra poliziotti europei e cittadini europei è di 1 poliziotto ogni 320 abitanti, ossia il risultato della seguente media:
Danimarca 1\510
Regno Unito 1\407
Belgio 1\278
Francia 1\258
Spagna 1\219
Italia 1\217 (esclusi vigili e guardie di finanza)
Sul terreno dell'immigrazione lo Stato sembra sperimentare nuove tecniche di violenza e di controllo sociale, non senza servirsi dei più moderni e avanzati strumenti di costruzione del consenso (pubblicità, marketing, interventi in tv e nelle scuole, uso della computeristica, generalizzazione di panoptici telematici).
Sempre in questo contesto, non stupisca più di tanto l'azione tentata dal governo Prodi di stemperare gli elementi xenofobi del decreto Dini proponendo che il diritto di soggiorno venga concesso a coloro che denunciano gli immigrati nell'illegalità.
Ora non si tratta solo di una proposta a limite della perversione, ma doppiamente perniciosa: immaginiamoci per un momento cosa potrà succedere a quella prostituta immigrata che per uscire dal pericoloso e spesso obbligato stato di clandestinità, deciderà di denunciare un'altra prostituta clandestina. La proposta del governo è un invito alla guerra tra poveri e tra disgraziati che va combattuta con tutte le nostre forze.
D'altra parte, il fatto che per la classi dirigenti italiane l'immigrato sia un problema di ordine pubblico è confermato dall'intera impalcatura giuridica messa in piedi dal governo, per cui le questure tengono il timone delle politiche d'accoglienza dei flussi migratori, mentre le amministrazioni locali hanno ulteriormente ridotte le proprie competenze in materia.
In particolare l'articolo 6 rappresenta più di ogni altro la più giusta conferma di quanto andiamo dicendo. Nel comma 3 infatti si afferma che ogni extracomunitario deve poter mostrare i suoi documenti, ad ogni richiesta, e se non lo fa, senza 'giustificato motivo', può essere arrestato fino a 6 mesi. Con ciò si aumenta la percentuale degli incarcerati e si rende nullo qualsiasi meccanismo di depenalizzazione per reati e condanne brevi.
Nel comma 4, in più, lo straniero deve sempre poter dimostrare la sufficienza e la liceità dei mezzi di cui vive. Se l'immigrato non ci riesce, anche perché è sempre difficile decidere nel merito per le autorità cosa sia sufficiente per un individuo, allora può essergli ritirato il soggiorno.
E comunque anche questa legislazione tendenzialmente di sinistra, nel senso che trova nel quadro politico sorretto da Pds, laici, rifondati e cattolici moderati il suo alveare di ispirazione, conferma quanto gli anarchici affermano da sempre, e cioè che non esistono governi buoni o amici. Tanto per offrire un altro spunto di riflessione possiamo far emergere altre perversioni normalizzate nell'articolo 11. E' quello l'articolo che introduce la figura dei collaboratori di giustizia, nè più nè meno che immigrati detenuti usati contro altri immigrati. In che modo? I detenuti escono dal carcere con un soggiorno condizionato dal vincolo di far arrestare altri, in questo modo i più deboli finiscono in prigione generalmente per reati di microcriminalità, senza aver la possibilità di pagarsi un avvocato e con la concreta prospettiva di restare dentro tanto più a lungo quanto più resiste al ricatto della delazione.
Con l'articolo 11 e fino all'articolo 13 si regolamenta il sistema delle espulsioni. Essi sono un manifesto alla discriminazione e al razzismo. Se per un cittadino italiano l'iter giuridico consta di diversi livelli prima di arrivare alla completa definizione della colpevolezza, per l'immigrato è sufficiente il primo grado o addirittura "la flagranza di reato" quando non il solo sospetto, per essere espulso come colpevole. Anche rispetto ai tempi per ricorrere al TAR è mantenuto un sistema di disparità tra cittadini italiani e stranieri, avendo il primo 30 giorni di tempo e i secondi appena 5. E'chiaro che tra i gravi reati per cui un immigrato può essere espulso ci sono anche quelli per furto e finanche per semplice scippo. E' la vecchia novella della difesa della proprietà privata che in alcune fasi storiche si assume a pretesto per ispirare politiche di forte criminalizzazione del diverso, dell'escluso, del sottomesso.
Quando cantiamo che nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà vogliamo semplicemente dire che siamo contro:
¥ la programmazione da parte degli Stati dei flussi migratori.
¥ la militarizzazione del territorio e la chiusura delle frontiere.
¥ la violenza delle istituzioni che si esprime attraverso espulsioni, fogli di via, multe, sanzioni amministrative e incarcerazioni arbitrarie.
¥ la violenza dei gruppi criminali e mafiosi, unitamente ai soprusi dei padroni.
¥ le rapine dell'INPS che ha intascato centinaia di milioni per permessi mai concessi.
¥ le rapine della criminalità organizzata che ha venduto contratti di lavoro, spesso falsi, necessari alle regolamentazioni.
A fronte di questo attacco, noi proponiamo che sia affermato il diritto alla libera circolazione degli individui.
Invitiamo a fare della lotta al razzismo un momento di una lotta più generale contro le politiche liberiste dei governi europei. Facciamo appello a tutti affinchè ciascuno riprenda in mano la propria vita senza delegare ad altri i propri interessi di classe. Perchè se vogliamo veramente una società senza frontiere, se vogliamo con parole più precise una società di libertà ed uguaglianza sociale, in cui la diversità di ciascuno sia una sorgente feconda per l'intera collettività organizzata in libere associazioni di produttori e consumatori, insomma se vogliamo una società comunista nell'anarchia, allora dobbiamo unire fin da oggi tutte queste diversità e culture, per rendere più incisiva la nostra azione, più stretti e duraturi i legami di solidarietà che dal livello locale si estendono a quello internazionale, dobbiamo iniziare a far capitolare lo Stato a partire dai suoi decreti razzisti.
Ciò che nello stesso tempo non va sottovalutato è la capacità di adeguamento di una macchina burocratica come il PDS alle cellule della burocrazia dello stato, un adeguamento che riesce ad essere incisivo sia a livello di costruzione di consenso sia a livello di pratica politica. Questo processo ha trovato espressione in più occasioni in questi ultimi mesi. Il caso dell'utilizzo dei charter per il rimpatrio dei clandestini, proposto dal capo della polizia e accettato dal gesuita Napolitano, da questo punto di vista è emblematico, così come segue la stessa lunghezza d'onda la costruzione d'un pericolo immigrati portato avanti, un giorno si e uno no, dai telegiornali con i servizi sui presidi armati dell'esercito lungo il perimetro delle coste del sud.
Il caso dell'Albania da questo punto di vista è davvero emblematico. I profughi, quando non vengono chiamati criminali, sono indicati come immigrati clandestini, rapinatori di lavoro altrui, minaccia sociale. Ciò permette di fare pressione sugli istinti più sanfedisti di questa nazione che si fa chiamare patria e che non affonderà di certo "nel suo bel mare" per qualche migliaio di uomini, donne e bambini costretti alla fuga dal crollo di uno stato. L'operazione di polizia poi si presenta come la più tipica delle azioni di colonialismo. E il governo italiano fornirà ad un governo fantoccio di truffatori e criminali la forza militare che Berisha e i suoi non hanno più.
Smascherare questi meccanismi è necessario, anche se il timore di sentire tutta la debolezza d'una risposta esclusivamente ideologica o d'azione culturale deve stimolarci a intensificare i percorsi di creazione d'esperienze e luoghi autogestiti dove ricomporre una coscienza di classe frammentata e articolare meglio nella società i significati delle nostre pratiche anarchiche.
NOTE
1 Ciò trova conferma da quanto stabilisce la Legge Turco-Napolitano, là dove non si prevede l'ingresso nel territorio nazionale per ricerca di lavoro, mentre l'ingresso previsto per lavoro autonomo è vincolato ad un reddito, nonchè all'iscrizione ad albi e registri, che lo rendono praticabile solo per commerciasnti facoltosi. L'ingresso per ricerca di lavoro è fissato in base a quote annuali stabilite dalle regole del mercato.
2 Quest'anno il governo Prodi ha confermato la tendenza degli anni passati garantendo con l'ultima finanziaria 32 500 miliardi al sistema militare.