XXII CONGRESSO DELLA F.A.I.
VERSO LA TRANSIZIONE DI FINE MILLENNIO
di Maria Matteo
aderente F.A.I.
Il XXII Congresso della Federazione Anarchica, svoltosi a Spezzano Albanese il 25, 26 e 27 aprile di quest'anno, si è rivelato occasione importante e feconda di confronto, riflessione ed elaborazione progettuale per chi si riconosce in un' anarchismo sociale ed organizzatore.
L'ormai ultracinquantennale percorso della FAI è segno inequivocabile che un'organizzazione è viva e vitale, se riesce a radicarsi nelle lotte sociali, a recepire gli stimoli e le tensioni che emergono dalla società civile, ad elaborare sempre nuove strategie d'azione e d'intervento, pur mantenendo saldo il richiamo al nucleo assiologico dell'anarchismo e la conseguente inesausta tensione ad una radicale trasformazione sociale.
Nelle tre dense giornate di Spezzano Albanese i compagni presenti al congresso hanno ribadito "la validità di un'organizzazione viva e visibile che non abbia un centro che dirami ordini alla sua periferia, di un'organizzazione intesa quale laboratorio collettivo in cui ogni struttura ed ogni singola individualità fungano al tempo stesso da centro e da periferia con il fine di insieme analizzare, elaborare, comunicare, costruire e praticare il programma rivoluzionario anarchico per iniziare ad edificare nel qui ed ora, insieme ai dominati e dunque all'interno di tutte le realtà di base sindacali, comunaliste, culturali, alternative, autorganizzate ed autogestionarie che nel sociale si esprimono, una società nuova sulla base degli obbiettivi di intervento che l'anarchismo sociale ed organizzatore saprà di volta in volta darsi nel presente storico".
Il crescere degli aderenti alla Federazione Anarchica (numerose sono state le nuove adesioni anche in occasione di quest'ultimo congresso) in questi ultimi anni mi pare sia il miglior segnale della vitalità di un'organizzazione che pur tra non poche difficoltà è riuscita ad essere punto di riferimento per molti di coloro che propugnano una concezione sociale dell'anarchismo
Il Congresso di Spezzano, il primo celebrato nel meridione d'Italia dopo molti anni, si è svolto in un clima positivo di collaborazione e confronto. L'eccellente lavoro organizzativo dei compagni di Spezzano ha reso agevoli le varie fasi congressuali.
A Spezzano il congresso è stato un evento importante, seguito con interesse da ampi settori della cittadinanza che hanno partecipato numerosi all'assemblea pubblica ed al comizio che hanno seguito le prime due giornate di lavori. D'altro canto a Spezzano negli ultimi vent'anni la presenza degli anarchici è stata elemento imprescindibile della vita politica. L'impegno costante e tenace del locale gruppo anarchico ha reso possibile la nascita di una Federazione Municipale di Base che rappresenta in Italia uno dei più efficaci esempi di comunalismo, ossia di creazione di uno spazio pubblico non statale ove i cittadini, fuori e contro la logica della delega e della democrazia si autoorganizzano per far fronte ai bisogni ed ai problemi del paese. Nessuna amministrazione comunale può più permettersi di fare il buono ed il cattivo tempo a Spezzano: la continua e vigile presenza della Federazione Municipale ha in questi anni garantito la piena agibilità politica delle piazze, delle strade e dei locali pubblici ed è altresì riuscita ad ottenere importanti risultati in tema di occupazione, servizi, tutela della salute.
Non è facile riassumere sinteticamente un dibattito ampio, articolato che è peraltro stato facilitato dal lavoro svolto precedentemente nei due appuntamenti precongressuali di Torino e di Livorno.
Nelle lunghe e partecipate sessioni del congresso si è tentato di delineare il profilo di un'insieme collettivo che, pur nell'intransigente perseguimento dei propri obbiettivi, nel tentativo di costruire una società di liberi ed eguali, riesce tuttavia a confrontarsi in maniera efficace con un mondo in rapida evoluzione.
Nel nostro paese, dopo un lungo periodo di stagnazione politica e sociale, abbiamo negli ultimi anni assistito a cambiamenti di vasta portata.
La vittoria elettorale della compagine guidata da Berlusconi, una compagine che, non dimentichiamolo, nasce nel giro di tre mesi, non solo segna una forte rottura con il passato, la fine della prima repubblica ed il delinearsi di un nuovo assetto istituzionale, in cui l'adozione del sistema elettorale maggioritario non è che il primo tassello, ma, grazie all'ingresso dei post-fascisti al governo, inaugura di fatto la seconda repubblica.
Nel '96 l'ascesa al governo di un'alleanza di centro sinistra al cui interno era anche Rifondazione comunista rappresenta una novità altrettanto forte. In realtà, come è ormai del tutto evidente ai più, in questo triennio ha governato senza soluzione di continuità un Partito Unico le cui interne articolazioni si sono rivelate più sul piano dello stile che su quello ben più rilevante dei contenuti. L'adozione di misure di contenimento della spesa pubblica, la politica delle privatizzazioni, il sostanziale e progressivo smantellamento del sistema di garanzie sociali, la legislazione razzista nei confronti degli immigrati, l'aumento delle spese militari, la marcata subalternità culturale alla Chiesa cattolica ne sono stati i segni distintivi più espliciti. "Il moltiplicarsi degli apparati repressivi è il contraltare delle politiche neoliberiste. La presenza dello stato nella società, lungi dal diminuire, si accentua senza peraltro permettere ai singoli stati nazionali di gestire le dinamiche generate dai processi di globalizzazione dell'economia".
Sul piano sociale abbiamo assistito all'emergere prepotente di una cultura di destra che pare attraversare trasversalmente l'intera società.
La fine delle grandi narrazioni, il contestuale affermarsi a livello planetario dell'universalismo della merce, rendono i percorsi individuali tanto più differenti sul piano immediatamente materiale quanto più simili su quello culturale. Il riemergere ed il consolidarsi di localismi e particolarismi, l'integralismo religioso nelle sue varie versioni da quella islamica a quella cattolica sono i più rilevanti fenomeni reattivi e reazionari che una tale condizione vieppiù induce. "Nel nostro paese la vita sociale è permeata da un crescente senso di insicurezza, determinato dalla rottura di equilibri per lungo tempo consolidati. Tale diffuso senso d'insicurezza diviene il vettore potente della richiesta d'ordine che emerge in vasti strati sociali. Ne sono coinvolti sia i ceti medi che quelli popolari, che in questi anni hanno visto infrangersi un modello di relazioni sociali che aveva retto dal dopoguerra. Il restringersi dello stato sociale e la profonda trasformazione dell'ambito lavorativo ne sono i segni più evidenti. L'erosione di garanzie consolidate non ha, peraltro, quei caratteri coerenti e univoci che forse consentirebbero l'emergere ed il rafforzarsi di una conflittualità sociale diffusa ma si configura come fenomeno estremamente articolato sia per aree geografiche che per settori e persino per fasce d'età".
La pratica federalista, mutualista ed autogestionaria costituisce uno dei pochi antidoti alla frammentazione ed alla disgregazione sociale, poiché diviene terreno concreto e non meramente ideale in cui si sperimentano percorsi di solidarietà, cooperazione e lotta in cui ciascuno può ricostruire un percorso identitario che, lungi dall'appiattirsi sulla perversa logica mercantile, rende desiderabile e possibile un diverso modo di organizzazione sociale.
Nelle gigantesche conglomerazioni metropolitane è più forte il processo di disgregazione e le appartenenze divengono sempre più deboli, incerte, transitorie. "Questo contesto induce il diffondersi ed il radicarsi di sempre maggiori tendenze razziste e xenofobe (..). La negazione dell'altro, del diverso, dell'immigrato povero, del profugo albanese diviene il modo più efficace per essere sicuri che le immagini di povertà e violenza che vediamo scorrerci davanti negli schermi televisivi appartengono sino in fondo ad un altro mondo: il mondo degli sconfitti e dei perdenti". L'immigrato diviene lo specchio scuro in cui nessuno vuole scorgere la propria immagine: niente è più efficace che la creazione di un nemico per rimettere in campo percorsi identitari ed appartenenze in cui l'affermazione di sè si da attraverso la negazione dell'altro.
"Le difficoltà dello stato italiano nel gestire i contraccolpi del processo di globalizzazione dell'economia ha portato le classi dirigenti a partecipare all'integrazione europea caratterizzata dai trattati di Maastricht e di Schengen. Rispettare i parametri di Maastricht implica la riduzione dei servizi pubblici, lo smantellamento dei sistemi assistenziali e previdenziali. Partecipare all'accordo di Schengen significa rafforzare il fianco sud della fortezza Europa. Diventare europei, rientrare tra i paesi di serie A, assume oltre che una valenza materiale anche un significato simbolico di rafforzamento dell'identità nazionale. A ciò sono quindi funzionali le imprese militari, anche se costano alla collettività un miliardo al giorno, i campi di concentramento per i "profughi" albanesi, un Nuovo Modello di Difesa che sia atto a difendere gli interessi italiani all'estero".
Al Congresso di Spezzano si è concluso ribadendo l'importanza di proseguire ed approfondire l'impegno sul terreno dell' autoorganizzazione sindacale, della lotta antimilitarista ed anticlericale, dell'autogestione, del comunalismo e del mutualismo. In settembre -il 20 e 21- si svolgerà una sessione straordinaria del XXII Congresso che affronterà temi importanti quale la questione internazionale che per motivi di tempo non è stato possibile discutere in aprile.