QUANDO EVA DIVORZIO’ DA DIO

 

Non ricordo chi fosse ma una donna un giorno mi raccontò la vera storia di Eva.

Mi disse che raccogliendo quella mela dall’albero inventò una splendida cosa: la disobbedienza.

Ma prima di coglierla quella mela quanto c’è voluto!

Quanto c’è voluto per accorgersi che il suo corpo, la sua mente, la sua fantasia e il suo volere fossero cose delle quali doveva riappropriarsi e dalle quali non poteva prescindere per vivere una vita libera e appagante.

Le gerarchie ecclesiastiche con le loro dottrine sessuofobiche e frustranti l’avevano calpestata e annullata nel "sacro" nome del predominio spirituale sul suo corpo, sulle sue aspirazioni, sui suoi pensieri.

Quell’opprimente confessionale di fronte al quale doveva inginocchiarsi e raccontare quando, come e perché si era toccata, chi e che cosa aveva desiderato, era diventato il suo incubo. E proprio partendo da questo incubo tentò di rimuovere la costrizione all’ubbidienza ed alla penitenza che aveva soffocato il bisogno di affermazione del suo desiderare.

E non fu una rimozione indolore. Doveva liberarsi di una pesante armatura fatta anche di pregiudizi e superstizioni. Aveva il timore di essere sola e avvertiva il disagio di trovarsi portatrice di un linguaggio e di un messaggio non comunicanti.

Si oppose con tutta sé stessa contro il pensiero dominante e bigotto che la definiva minacciosa seduttrice quando lasciava agire il suo corpo liberamente e consapevolmente, decisamente sovversiva quando si batteva per il diritto di libertà anche per la sua soddisfazione gioiosa.

E la mela Eva la colse proprio nel momento in cui riuscì a scrollarsi dalle spalle quel fardello di repressione sessuale impostole attraverso ipocriti ruoli, nel nome di una religione e di una storia sempre scritte al maschile, disobbedendo e divorziando finalmente e definitivamente da quel dio fittizio che pretendeva di averla creata a sua immagine e somiglianza e per il suo esclusivo piacere.

Tiziana