Il giubileo del 2000

 

Il nome giubileo viene dall’ebraico jobhel e significa corno di montone. Era, infatti, suonando un corno di montone che gli ebrei annunciavano, ogni sette anni, l’anno sabbatico. Ogni sette anni sabbatici (quindi ogni 49 anni) si celebra un anno sabbatico particolare; ed è da questa tradizione che la chiesa cattolica ha copiato per inventare il proprio anno santo.

L’usanza di indire l’anno santo dei cattolici risale al 1298 quando Bonifacio VIII, per rimpinguare le casse del papato svuotate dalla proibizione di Filippo di Francia di inviare le decime del clero francese a Roma, decise di proclamare un anno santo per il 1300.

Chi fosse andato a Roma in quell’anno, avesse fatto il giro di un paio di chiese (che nel corso dei secoli sono diventate sette) ed avesse versato un obolo al papato, si sarebbe guadagnato l’indulgenza plenaria: gli venivano perdonati tutti i peccati commessi.

Il tentativo andò benissimo tanto che, oltre a ripianare i debiti accumulati, Bonifacio VIII si poté comprare molti ettari di terreno nella zona (tra la Salaria e la Flaminia) che ancora oggi si chiama, per quel motivo, Castel Giubileo.

Dal punto di vista spirituale l’indizione dell’anno santo non portò molta fortuna al papato che dopo soli 5 anni fu costretto a trasferire la propria sede temporale ad Avignone; dal punto di vista finanziario fu però un successo, tanto che, invece di celebrarlo ogni 100 anni, come inizialmente previsto, decisero subito di indirlo ogni 50 (e, dal secolo successivo, ogni 25) ed addirittura ne proclamarono uno straordinario per il 1390, tutti, purtroppo, sempre a Roma.

Questa dell’anno santo per fare soldi non è una cosa solo medioevale, basti pensare che l’ultimo anno santo, quello straordinario del 1983, fu indetto per far fronte alla crisi finanziaria dello IOR (la banca Vaticana) dovuta al fallimento del Banco Ambrosiano, causata dallo IOR stesso, e per cui fu condannato Monsignor Marcinkus.

In fondo la chiesa cattolica non fa altro che applicare, e da molto tempo prima che venisse enunciato da Ron Hubbard (il fondatore della setta di Scientology), il principio: "Se vuoi davvero fare i soldi devi fondare una religione".

Il giubileo del 2000 non si differenzia dai precedenti tranne che per la scientificità nella ricerca del denaro da parte della chiesa.

Oltre ad usufruire di un enorme finanziamento statale (6.000 miliardi di lire), la chiesa ha scelto, diversamente dai passati giubilei, di far fruttare il proprio patrimonio immobiliare a Roma (un quarto circa degli immobili di Roma è di proprietà della chiesa, tra l’altro quasi tutti esentasse) gestendo in proprio l’accoglienza dei pellegrini.

I pellegrini: già, ma quanti saranno? Benché abbia già speso 6 miliardi per la previsione dei flussi turistici (soldi pubblici, cioè nostri) l’agenzia per il giubileo modifica continuamente le sue stime. Nell’ultima previsione fatta (febbraio ‘99) prevedeva 19.500.000 pellegrini italiani e 9.900.000 stranieri, nella penultima (sei mesi prima) ne erano previsti 2 milioni e mezzo di meno, in quella ancora precedente (un anno prima) 4 milioni e mezzo in meno. Vista l’entità delle differenze a così poca distanza dal giubileo nulla di più facile che qualcuno stia dando dei numeri a caso e si stia pappando i sei miliardi stanziati a tal fine. Anche perché dubitiamo fortemente che, alla fine, ci sia qualcuno che gli vada a dire "I pellegrini sono 25 milioni e non 30, come avevi previsto, ridacci i 6 miliardi!". Oltre tutto le stime si stanno avvicinando (di pari passo all’avvicinarsi al giubileo) alla stima di 30 milioni di pellegrini fatta dalla chiesa ben tre anni fa, per cui i beneficiari di questa regalia potrebbero sempre dire che non sono gli unici ad essersi sbagliati.

Roma è una città abituata ad accogliere grandi numeri di visitatori, anche tutti insieme, come per i cortei o gli eventi particolari, ma non si capisce perché, ogni volta che si verifichi una manifestazione religiosa di qualche rilevanza, anche con partecipazione inferiore ad altre laiche, debba entrare in crisi il già caotico traffico capitolino. Si è arrivati al paradosso che mezzo milione di giovani vengono tutti gli anni a Roma, in occasione del primo maggio sindacale ed in assenza (tranne quest’anno) di mezzi pubblici, e non si sono mai verificati disagi di rilievo, e che per i 350.000 pellegrini attesi per la beatificazione di Padre Pio, il sindaco Cicciobello Rutelli inviti i romani ad andarsene dalla città.

Data l’ormai acclarata piaggeria nei confronti del Vaticano, si capisce benissimo il terrore con cui i romani stiano attendendo il giubileo.

Visto che siamo in Italia, oltre a finanziare spudoratamente una manifestazione privata (tale è il giubileo cattolico) con soldi pubblici, non si sono neanche creati il problema di renderne trasparente la gestione, per cui si stanno perpetrando colossali ruberie ai danni di tutti, sempre con la scusa del giubileo e con la complicità interessata della chiesa.

Le grandi opere con cui hanno giustificato lo stanziamento (linea "C" della metro, tunnel a Villa Pamphili, sottopasso a Castel Sant’Angelo, ripristino dell’Appia antica, archeotram, ecc.) sono rimaste solo sulla carta di costosissimi studi di fattibilità (solo quello per la metro C è costato 18 miliardi), che non potranno neanche essere riutilizzati in futuro.

I 6.000 miliardi (3.500 destinati a Roma) sono così spesi nei modi più disparati.

Alcuni, e sono le spese più divertenti, si sono dispersi in mille rivoli per i più fantasiosi motivi, ad esempio: Luigi Zanda, presidente dell’Agenzia per il giubileo SPA (la società privata che gestisce i fondi) prende 300 milioni l’anno come presidente e 200 milioni come amministratore delegato, carica da lui stesso inventata ed autoattribuitasi; 90 miliardi andranno per pubblicizzare il giubileo all’estero; 150 miliardi andranno per il restauro delle facciate dei condomini; 100 miliardi andranno per la ristrutturazione di strutture alberghiere ed extralberghiere (leggi conventi)... come se non ne dovessero già guadagnare abbastanza ospitando pellegrini.

E l’elenco potrebbe continuare a lungo

Altri fondi sono andati per il restauro delle chiese (ed indovinate in tasca a chi finiranno).

210 miliardi andranno a costruire un parcheggio in territorio parte italiano e parte vaticano, che, pagato dallo stato italiano, verrà interamente gestito dallo stato vaticano, con relativo incasso di pedaggi e duty free.

500 miliardi (comprendendo anche i fondi dell’università di Tor Vergata, stornati allo scopo) serviranno ad asfaltare 300 ettari di campagna romana per consentire al papa di celebrare la giornata mondiale della gioventù ed altri tre raduni minori (e poi verranno lasciati lì non potendo essere utilizzati per altro scopo).

Insomma, l’unica opera pubblica di qualche utilità è il restauro dei ponti sul Tevere, per la quale però, ci sembra sia eccessivo spendere 6.000 miliardi!

Concludendo, e rinviando al dibattito del meeting per gli approfondimenti e le proposte, cerchiamo di far si che Karol Woytjla, che è 51° nella classifica dei proprietari di pacchetti azionari in Italia, non diventi ancora più ricco a spese di noi tutti.

Francesco Fricche