Giubileo 2000: chiusura anticipata!

Disorganizzazione, caos cittadino, dimissioni del papa costringono il Vaticano a chiudere anticipatamente l'anno santo 2000.

 


I primi giorni dell'anno giubilare hanno mostrato i limiti di questo evento. I primi flop vengono dalla struttura logistica di Roma. Al momento attuale la città non ha beneficiato particolarmente dell'arrivo di pellegrini spendaccioni ma ne ha solo subito le conseguenze negative, il caos nella viabilità anche pedonale, il traffico automobilistico impazzito, rifiuti, la carenza di cessi, insomma tutti i ricordi che in passato hanno lasciato le orde barbariche.
Economicamente invece i pellegrini sono gestiti, ed informaticamente schedati ed incasellati, direttamente dall'organizzazione "ufficiale", che ha il suo circuito, i suoi percorsi, i suoi ristoratori ecc. Per i servizi viene utilizzato personale malpagato, precario, senza formalizzazioni contributive e di legge: il fatto, gravissimo, è stato ufficialmente concordato in un patto firmato il giugno dello scorso anno dai sindacati istituzionali e dal governo, con la benedizione formale dalla Curia Romana (un miracolo: sindacati e governo che decretano come regolare il lavoro irregolare!). L'organizzazione pensa a tutto: anche al ristorno degli incassi dei pellegrini, (chi vuol lavorare deve riconoscere una percentuale al Comitato organizzatore, per non parlare delle sponsorizzazioni e i diritti sull'utilizzo del logo) e in diversi casi questa operazione sembra essere fiscalmente "in nero".
Il primo esperimento negativo è stato il giubileo dei bambini, il primo di una serie di giubilei di categoria (ne sono previsti poi altri: per politici, per giornalisti, per movimenti ecclesiali, non è mai un caso se alcune categorie vengono privilegiate).

Per evidenziarne il carattere mass mediatico e di rilancio della politica evangelizzatrice della Chiesa Cattolica sono state quasi cancellate le motivazioni indulgenziali, badando bene però di moltiplicare e semplificarne le modalità, addirittura potranno beneficiare dell'anno santo anche i passeggeri in transito a Fiumicino, una breve visita alla cappella dell'aeroporto e sono a posto.

A determinare ulteriormente la scelta di chiudere anticipatamente il giubileo sono state le condizioni di salute del papa. Traballante, legato a meccanismi leonardeschi per farlo muovere avanti ed indietro nei saliscendi del vaticano (non sono state eliminate le barriere architettoniche, ci si è curati invece di far spazio ai pellegrini portafortuna), appeso a fili invisibili e colorato come arlecchino il papa cominciava a far pena. Il mitico SuperW che volava sopra i continenti, inciampava in continuazione. Con queste dimissioni la curia, ingiustamente criticata dal capo dei vescovi tedeschi in una clamorosa intervista (poneva la questione delle dimissioni ma evidenziava la forza conservativa dell'entourage curiale che avrebbe impedito ciò) ha fatto un atto coraggioso.

In primo luogo ha impedito che si ripetessero scene scomode in diretta TV, come quella, vista alcuni anni fa, del papa che, colpito da virus influenzale, vomitava durante l'angelus domenicale, veramente schifoso! Grazie in particolare dai pellegrini che stanno sotto la finestra.

Purtroppo dobbiamo riconoscere che questa mossa a sorpresa ci spiazza, eravamo pronti al proverbio "morto un papa se ne fa un altro", ma non a "dimesso un papa se ne fa un altro". Non avevamo previsto l'effetto Conclave durante l'anno santo, miliardi di telespettatori incollati agli schermi per vedere le fumate (insieme a centinaia di migliaia in diretta), la chiesa che rinnova le cariche in diretta satellitare. Non eravamo pronti all'elezione a sorpresa di un personaggio scomodo da parte di un conclave dominato da cardinali legati all'Opus Dei (che potevano scegliere candidati ben più conservatori del precedente)., un esperto di problematiche finanziarie più che di questioni teologiche.

E invece l'elezione a papa del Cardinal Giordano di Napoli ha lasciato tutti di stucco!

In primo luogo la Giustizia italiana, ancora una volta beffata da quella divina.

Non avevamo previsto la sua prima dichiarazione pubblica di chiusura anticipata del giubileo.

E adesso cosa facciamo? Forse abbiamo puntato troppo anche noi all'effetto "Anno santo"?

Nel combattere le pretese culturali egemonizzanti di una religione che è al potere da millenni dovevamo essere pronti anche ai colpi di scena. Rimettiamoci al lavoro.

 

 

 

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