Laicismo, agnosticismo, anticlericalismo e ateismo.

Non solo di filosofia, anche di libertà, si parla.

 

Da oltre quindici anni svolgo, assieme a tante altre compagne e altri compagni, una specifica attività anticlericale, antireligiosa, anticattolica. L'input lo ebbi dopo l'elezione di Carol Woytila a papa e re della chiesa cattolica, apostolica e romana.

Anche in precedenza le mie idee erano di stampo antireligioso, di critica alle dottrine, ai dogmatismi, al fideismo; la mia attività anarchica data ormai trent'anni e, si sa, gli anarchici sono contro ogni sovradeterminazione ideologica. Il concetto stesso di credenza religiosa contraddice la visione materialista della storia e la lettura critica del presente che dovrebbe guidare ogni considerazione del pensiero che si voglia libero dai pregiudizi e capace di comprensione. D'altra parte la concezione libertaria che mi ispira prevede il rispetto delle altrui opinioni, credenze, consuetudini e associazioni. In effetti, nel corso degli anni '70, il mio atteggiamento era più caratterizzato da un agnosticismo filosofico e dal considerare la questione religiosa come retaggio di un passato destinato a deperire. Spesso, sia nelle lotte sociali come in quelle politiche, si riscontrava la presenza nel movimento di emancipazione di gruppi cattolici "del dissenso" o "di base" e, al di là di qualche scaramuccia sul piano etico e filosofico, era più forte la solidarietà fra compagni di lotta della distanza filosofica. Del resto perché prendersela proprio con i cattolici quando di fideismi fra i compagni di strada ce n'era da vendere: maoisti, stalinisti, castristi, eccetera. Vero, i cattolici avevano la loro rappresentanza politica nella D.C. che era forza reazionaria, clericale, golpista oltre che partito di governo per eccellenza ma, qui, la questione era politica e non sfiorava la questione religiosa. Il blocco di potere reazionario contava nelle sue file sia i clerico-fascisti che i borghesi-liberali-massoni nonché pezzi della sinistra storica (socialisti, socialdemocratici, repubblicani). I preti erano senza dubbio il simbolo del potere reazionario (anche se vi erano diffuse eccezioni) ma lo erano alla stregua del maresciallo dei carabinieri. In poche parole, la chiesa post-conciliare non sembrava invadente ed arrogante anche se era chiaro che godeva di privilegi feudali e, nelle sue gerarchie, osteggiava il movimento di emancipazione.

Verso la fine degli anni '70, già sotto il papato Montini, nei movimenti cattolici si spostò fortemente l'asse di direzione. I cristiani di base scomparvero ed al loro posto comparvero gli integralisti di "Comunione e Liberazione". Il passaggio epocale avvenne con l'elezione di Carol Woytila, dopo il significativo assassinio di Albino Luciani. Il papa polacco, sulle prime, sembrava quasi voler rivendicare le istanze conciliari e la "dottrina sociale della chiesa" trovava incarnazione nella lotta degli operai polacchi contro il regime dittatoriale e golpista polacco. Solidarnosc era una speranza di libertà per tutti gli sfruttati del mondo e l'aperto appoggio del papa a tale movimento creò non poca confusione anche nelle nostre fila.

In un paio d'anni le cose si chiarirono: il primo congresso di Solidarnosc espulse tutte le componenti non cattoliche; CL assurse agli altari pontifici; il papa intesseva fitte relazioni diplomatiche con i potenti della terra; le gerarchie cattoliche rivendicavano primazia sulle questioni morali e comportamentali della società sia in Italia che nel resto del mondo; Walesa divenuto presidente promulgò il divieto di aborto; la lotta contro l'aborto e le libertà sessuali divenne ossessiva campagna politica della chiesa cattolica; il Vaticano strinse un patto di ferro con la classe politica corrotta ed affaristica che portò alla formulazione e quindi alla stipula di un nuovo concordato fra stato e chiesa con il suo corollario di schifezze (dalla tassa di religione alla reintroduzione della dottrina cattolica nelle scuole pubbliche).

A quel punto la questione non era più filosofica, diventava politica, investiva le libertà politiche, sociali, culturali di tutti. Il mio anticlericalismo all'acqua di rose divenne attività determinata per contrastare e sconfiggere quelle tendenze autoritarie. Anche sul piano concettuale ho rivisto le mie posizioni. Non più un agnosticismo filosofico ma un ateismo militante.

Spesso, sia nel dibattito culturale che in quello più strettamente politico si tende a confondere agnosticismo, ateismo e laicismo, relegando fra i rottami della storia l'anticlericalismo.

In ogni caso ateismo ed anticlericalismo hanno un portato concettuale estremista mentre laicismo ed agnosticismo sono lessici considerati più morbidi. Laico é chiunque non sia chierico, non vesta cioè la divisa del funzionario religioso, se poi, il nostro laico sostiene apertamente l'operato del funzionario religioso é un'altra questione. Agnostico é chiunque non crede nella descrizione della divinità che formula la dottrina religiosa ma che non si pone in antitesi alla divinità stessa e tantomeno (se non su di un piano puramente speculativo) alla sua rappresentazione terrena esplicitata dalla dottrina religiosa.

Ateo é invece chi avversa la concezione divina e confuta la sua rappresentazione. Anticlericale é chi non accetta il funzionariato religioso e la sua espressione politica.

Abbiamo quindi una serie di combinazioni solo in apparenza contraddittorie: un anticlericale può essere credente, così come lo può essere un laico; un agnostico può essere clericale, così come lo può essere un laico. Solo l'ateo non può essere né credente né clericale. Il nostro ateo potrebbe non abbracciare una attiva militanza anticlericale ma sarebbe una pura scelta di opportunità.

Nelle vicende contemporanee e quotidiane si sono coniati una serie di epiteti quali "laici di complemento" proprio per evidenziare la sudditanza politica di non credenti nei confronti del magistero (nella sua significato proprio di esercizio della giurisdizione) della chiesa, intesa non tanto come comunità di fedeli quanto come organizzazione gerarchica del clericalismo. Anche da un punto di vista storico il laicismo significa la rivendicazione della primazia politica statale ma non mette in discussione né l'organizzazione gerarchica clericale né il suo ruolo politico. Non é un caso che siano stati i "laici" Spadolini e Craxi a concordare con il Vaticano lo status politico ed economico che permette oggi alla chiesa cattolica tutta l'ingerenza politica, sociale e culturale di cui é capace. Così come i laici Ruffolo, D'Alema, Veltroni, in accordo con i cattolici Berlinguer, Prodi, Parisi & c., oggi garantiscono il giubileo, la legge di parità ed altre simili schifezze.

Se la battaglia per affermare libertà dal pensiero religioso, dalla sua pretesa morale, dalla sua ingerenza politica, dall'esercizio del suo potere si fà aspra, altrettanto aspra deve essere la nostra contrapposizione a partire dalla radice concettuale dell'alterità e dell'antagonismo. Dichiararsi atei, oggi, quando qualsiasi altra affermazione non fideistica perde di significato é, prima ancora che una scelta filosofica, un atto di libertà.

 

Walter Siri

 

 

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