IL PERCHE' DI UNA MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE A ROMA

 

Giordano Bruno

 

E' sempre stata scarsa e quasi inesistente la letteratura sull'altra Roma, quella dei cittadini costretti a subire le angherie del potere politico e di quello religioso, spesso coincidenti.

Quasi nessuno conosce la storia della statua eretta a Giordano Bruno, a Campo de' Fiori, dove fu arso vivo dalla santa inquisizione il maggior filosofo del rinascimento europeo, "apostata di Nola da Regno, eretico impenitente".

Una statua fu eretta una prima volta durante la repubblica romana del 1849 e fu distrutta durante la restaurazione, una volta tornato sul soglio pontificio quel Pio IX, che oggi si vorrebbe far santo, probabilmente per aver vietato la luce elettrica a Roma (che arrivò solo dopo Porta Pia), per aver massacrato gli insorti (oltre 1000 morti nella difesa di Roma), per aver imposto la legge marziale alla città, per aver reso famoso e proverbiale "Mastro Titta" (suo boia di fiducia), per aver fatto sequestrare e battezzare bambini ebrei, per aver fatto uccidere dalla Santa Inquisizione patrioti, organizzatori di leghe artigiane, operaie e contadine e semplici cittadini. Tra il 2 maggio del 1849, fine della repubblica romana, ed il 20 settembre 1870, breccia di Porta Pia, quel papa fece assassinare dalla Santa inquisizione ben 130 cittadini romani, l'ultimo il 9 luglio del 1870.

Tanto fu l'odio dei cittadini romani verso questo "Santo" papa, che quando finalmente morì (nel 1878), i papalini attesero 3 anni per traslare, la notte del 13 luglio 1881, la salma a S. Lorenzo fuori le mura. Le precauzioni prese, il gran segreto che circondò la traslazione, la cerimonia notturna non servirono a nulla: il corteo funebre fu assaltato da cittadini romani inferociti che cercarono di buttare la salma nel Tevere e la polizia riuscì ad evitarlo solo dopo una notte di scontri.

Nel 1885 fu formato un comitato per la costruzione del monumento a Giordano Bruno, cui aderirono le maggiori personalità dell'epoca: Victor Hugo, Michail Bakunin, George Ibsen, Giovanni Bovio, Herbert Spencer e molti altri. Nel 1888 gli studenti universitari romani, tra i maggiori animatori del comitato, fecero numerose manifestazioni per erigere il monumento, spesso con scontri, arresti e feriti. Il consiglio comunale di Roma, all'epoca controllato da una maggioranza filoclericale, fu costretto alle dimissioni, e le elezioni successive, tutte incentrate sulla questione del monumento a Giordano Bruno, furono perse dai filoclericali.

Finalmente nel 1889 la statua fu eretta a Campo de' Fiori "lì dove il rogo arse".

Il monumento, aldilà della battaglia politica condotta per erigerlo, è significativo anche per la figura che rappresenta: quello che è stato tramandato nella coscienza popolare, più che il pensiero di Giordano Bruno, è stato il suo rifiuto alla sottomissione. Se si fosse pentito, probabilmente avrebbe avuta salva la vita. Per il suo inquisitore, il cardinal Bellarmino (fatto santo dalla chiesa), era molto più importante l'abiura che non la condanna. Il rifiuto di Giordano Bruno al pentimento, la sua tenacia nel difendere le proprie idee, la sua spavalderia nell'affrontare la sentenza di condanna con la risposta al Cardinal Madruzzo, che gliela leggeva, "Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla", ne hanno fatto un simbolo della libertà di pensiero, della volontà dell'uomo a lottare in difesa delle proprie idee.

Questa tradizione ideale di lotta per libertà è stata tramandata da generazioni di laici e di militanti che ogni anno, il 17 febbraio, si danno appuntamento sotto la statua.

La preoccupazione della chiesa nei confronti di questa cerimonia laica è stata sempre molte forte: si pensi che, al momento della stipula dei patti Lateranensi nel 1929, Pio XI (anche lui in odore di santità) propose addirittura di radere al suolo il monumento e di erigervi "una cappella di espiazione al cuore santissimo di Gesù", ma Mussolini ("l'uomo della provvidenza", secondo lo stesso Pio XI), memore di quanto era successo non molti anni prima, gli garantì solo la proibizione delle manifestazioni che furono così vietate soltanto durante il fascismo.

Giordano Bruno fu ucciso durante l'anno santo del 1600 ed in quest'anno santo, il 17 febbraio 2000, ricorre il 400° anniversario dell'omicidio.

La chiesa non è cambiata da allora, la volontà di imporre le proprie convinzioni anche ai non credenti è rimasta la stessa. La condanna delle coppie di fatto, dell'aborto, del divorzio, dei rapporti non matrimoniali, degli omosessuali, della scienza è sempre la stessa, uno spicchio di medioevo ai nostri giorni.

Tanto più grave é l'atteggiamento del governo e del parlamento, prono a qualsiasi esigenza clericale: la legge sulla fecondazione artificiale, i finanziamenti alla scuola cattolica, i 6.000 miliardi regalati per il giubileo, la designazione della RAI a organo ufficiale della santa sede, sono gli ultimi atti di una farsa destinata a divenire tragedia per le libertà di ognuno di noi.

Pericolosa é la latitanza dei pensatori laici su tutto quanto sta accadendo, si pensi alla cinica bagarre scatenata dal papa sulla pelle della piccola psicolabile di Pozzallo (Ragusa) costretta a non abortire un figlio frutto di violenza; non una voce critica si è levata contro una palese ingerenza nella vita di un individuo.

Nella città di Roma, utilizzata come struttura di servizio per le personali esigenze del Vaticano, questo clima è ancora più malsano. Si proibisce ai cittadini di svolgere la normale vita civile e sociale per favorire un turismo religioso che ha come unico scopo l'arricchimento della chiesa ai danni dei pellegrini, poveracci che vengono truffati con la promessa di un posto in paradiso.

Abbiamo pensato che il modo migliore di ricordare Giordano Bruno fosse quello di dare un forte segnale, attraverso una mobilitazione di massa, contro questa situazione. Per il 17, 18 e 19 febbraio stiamo organizzando in Campo de' fiori a Roma, una manifestazione che vedrà la presenza di individui liberi e di associazioni di base. E' opportuno che ognuno si attivi per realizzare la partecipazione più ampia possibile.

Arrivederci a Campo de' Fiori

 

Francesco Fricche