I.R.C. - Legge di parità

Scuola Cattolica Confessionale

 

Se vale il detto 'chi ben inizia è a metà dell'opera' possiamo ben dire che questo inizio giubilare è fonte di soddisfazione per la gerarchia vaticana. Il volano speculativo e finanziario macina risorse pubbliche a più non posso a favore dello spettacolo clericale, le basiliche di Assisi vengono restaurate a tempo di record alla faccia dei terremotati, i media sono concentrati a dare man forte a questo ennesimo tentativo di 'evangelizzazione' del mondo, i sindacati si sono votati alla messa papalina in una Roma che si vuole anestetizzata al conflitto sociale e, per finire, un governo guidato da un partito postcomunista, per tradizione laico, garantisce finanziamenti e parità alla scuola privata, che in Italia è, sostanzialmente, scuola cattolica.

Oltre Tevere si staranno fregando le mani, e sicuramente staranno predisponendo i piani per nuovi assalti alla ricchezza sociale e alla cultura laica che, con grandi sacrifici fisici e morali, si è venuta affermando, in questo paese, proprio in lotta contro l'oscurantismo religioso.

Prendiamo ad esempio la questione della scuola. E' noto che il problema della formazione delle nuove generazioni, della trasmissione dei 'valori', è sempre stato in cima alle preoccupazioni del mondo cattolico. Scuole per l'infanzia, oratori, associazioni giovanili, ecc., sono stati e sono tuttora i luoghi materiali in cui si tenta di influire sui processi formativi in modo diretto, con la catechesi cioè, per opera di personale ecclesiastico o laico d.o.c. La penetrazione nella scuola statale è avvenuta invece con la conquista progressiva di spazio, tempo e risorse grazie a concordati extracostituzionali che hanno permesso la creazione di veri e propri spazi 'autogestiti' dal clero.

Lo spettacolo vergognoso della vicenda dell'Insegnamento della Religione Cattolica, in seguito al concordato craxiano, dovrebbe essere sufficiente a ricordare le mostruosità che abbiamo dovuto registrare per continuare a vedere garantito un insegnamento deciso autonomamente dalla Chiesa con docenti di nomina curiale pagati dallo Stato: la libertà di scelta stravolta, la discriminazione dei non 'avvalentesi' all'ordine del giorno. Ma non era e non è ancora finita.

Con la legislazione in corso d'opera riguardante il pieno riconoscimento della parità di funzioni nel campo dell'istruzione, conferito al privato, si vuole colmare definitivamente un divario, iniziato con l'organizzazione della scuola pubblica statale istituita dai liberali di fine ottocento.

Già il maxi emendamento del 21.7 scorso, voluto dal ministro Berlinguer al disegno di legge del Polo ha di fatto sancito l'istituzione di un sistema nazionale d'istruzione che, riconoscendo pari dignità alla scuola privata, prefigura un sistema dove statale e privato si completano a vicenda con la scusa di un miglioramento dell'offerta complessiva sul piano della formazione. In tal modo si aggira di fatto il dettato costituzionale e si gettano le basi per un finanziamento stabile e determinante del privato. Non bastavano evidentemente i quattrini distribuiti alle materne ed alle elementari private (generalmente gestite dalla Chiesa) stanziati nelle varie finanziarie, non bastavano quelli decisi a livello regionale (regioni 'rosse' in primis), non bastava il monopolio riconosciuto di fatto alla Chiesa nell'organizzazione delle scuole materne, non bastavano 1.246.298 milioni di lire per l'insegnamento della religione cattolica solo nel 1998. Ci voleva di più, molto di più. La parità che si va prefigurando nei meandri del mercanteggiamento politico tra ex comunisti ed ex democristiani non è, infatti, solo un rimedio economico alla crisi oggettiva della scuola confessionale, in calo di iscritti, ma rientra nel piano più ambizioso di un riconoscimento di ruolo sul piano sociale e culturale del paese in un contesto di laicizzazione spinta e di presenze multiconfessionali e multietniche in crescita.

Un ruolo di direzione morale per il paese in cui la scuola rappresenti il luogo per eccellenza di riproduzione di valori specifici, fuori e contro un pluralismo considerato acefalo, per l'affermazione di un progetto educativo ben orientato e ben saldo nei suoi presupposti confessionali, fedele ai desiderata delle famiglie cattoliche 'militanti' e in linea perfetta con la rivendicazione gerarchica dei rappresentanti del 'divino' in terra. L'aziendalizzazione del sistema scuola, portata avanti con la realizzazione dell'autonomia, diventa in questo contesto funzionale non tanto all'affermazione di una dimensione puramente mercantile della formazione (che è anzi criticata) bensì come elemento scardinante di un sistema che si vuole sconfiggere nella sua dimensione pluralistica, contraddittoria, di trasmissione dei saperi. Dimensione pluralistica e contraddittoria che , è bene ricordare, è frutto più delle tensioni, dei conflitti, delle sperimentazioni portate avanti in questi ultimi decenni, piuttosto che della volontà di un apparato statale, che nel campo della formazione, ha dimostrato tutta la sua ottusità e la sua incapacità di misurarsi con le istanze dei lavoratori della scuola e, più in generale, dei movimenti studenteschi.

Contro il tentativo clericale questo apparato non può rappresentare alcun ostacolo, anzi; esso si serve di quello per ritrovare una propria ragion d'essere. Devono essere i movimenti di tutti coloro che non si riconoscono nell'angustia di questa parificazione della miseria a dare una risposta significativa in grado di bloccare il processo in corso.

La partita non è chiusa, possiamo farcela. Basta volerlo.

 

M.V.

 

 

 

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