Un
bilancio del giubileo
Nel
rallegrarci del fatto che sia terminato il più costoso evento autocelebrativo
di una religione sul nostro pianeta è il caso di fare un bilancio di quanto
successo. Un bilancio, come d’uso, va diviso in capitoli, e non può essere un
bilancio economico. Abbiamo denunciato già tante volte lo sperpero, le
mazzette, le regalie e le prebende elargite alla chiesa di Roma per un suo
evento privato: dal quel punto di vista non c’è altro da dire, la chiesa ha
guadagnato, e tutti i cittadini ci hanno rimesso.
Oltre
all’aspetto economico, un altro paio di punti all’attivo la chiesa li può
registrare.
Il
primo è stata l’acquiescenza dei politici. Si badi bene, dei soli politici
italiani: al giubileo dei parlamentari su un migliaio di presenti più della metà
(550) erano italiani. Questo ha consentito la prosecuzione di una politica
liberticida e di rapina a favore della chiesa cattolica. Il finanziamento alle
scuole confessionali, l’obbedienza ai diktat vaticani sulla ricerca
scientifica, il divieto della fecondazione artificiale per le coppie di fatto e
le single, la polemica sulla “pillola del giorno dopo”, sono figlie di
questa obbedienza, proseguita anche nel 2001 con le “consultazioni” dei
candidati alle elezioni da parte del Cardinal Sodano.
Il
secondo punto è stata la pervasività mediatica di questo giubileo. Che ci
fossero accordi tra la RAI ed il Vaticano per fare solo trasmissioni che fossero
“rispettose dell’evento” si sapeva, ma quello che è successo è stato
veramente troppo. Tutte le reti televisive si sono inventate trasmissioni di
carattere religioso, sono stati fatti film (tipo quelli su Padre Pio); hanno
fatto programmi sui miracoli o sugli angeli spacciati come cose vere “a cui la
scienza non sa dare risposta”; il cattolico Zichichi, che sostiene che
l’uomo discenda da Adamo ed Eva, imperversa come “scienziato”; nelle
trasmissioni scientifiche ormai si sente quasi sempre il parere del prete, che
viene intervistato come “esperto” anche su argomenti (tipo la sessualità o
la vita di coppia) di cui non sa assolutamente nulla; si è arrivati a dire al
telegiornale “il Santo Padre [già, si esprimono così] raccomanda prudenza
agli automobilisti”, manco fosse il presidente dell’ACI.
Il
resto del bilancio però, per nostra fortuna, è stato negativo per la chiesa.
Cominciamo
dai pellegrini: per prevedere quanti fossero hanno speso 10 miliardi di soldi
pubblici. Nonostante la cifra spesa le previsioni sono state assolutamente
inaffidabili, con variazioni, tra una previsione semestrale e l’altra, del 20%
in più o in meno sul numero totale dei pellegrini attesi. Alla fine avevano
deciso ce ne dovessero essere 30 milioni, la stessa cifra dichiarata dalla
chiesa. La cifra ufficiale dei pellegrini giunti a Roma è di 25 milioni, cifra
che include anche i normali turisti (ogni anno ne arrivano 18 milioni) e persino
i partecipanti al gay pride, alle manifestazioni di Giordano Bruno, al 1°
maggio ed ai cortei politici. Insomma, dal punto di vista dell’afflusso non è
stato un successo, tant’è che del paventato prolungamento del giubileo fino a
pasqua non se ne è più parlato.
Per
quanto riguarda i rapporti con le altre religioni, bisogna registrare il
fallimento del tentativo di rendere centrale, su un piano di parità, la chiesa
di Roma. Anzi, il giubileo ha portato a un ritorno all’arroganza ed
all’isolamento da parte del Vaticano: la rivendicazione della validità delle
indulgenze gli ha guastato i rapporti con i protestanti, la pretesa del primato
papale quelli con gli ortodossi, la beatificazione di Pio IX quelli con gli
ebrei, le uscite di Biffi hanno testimoniato la paura ed il nervosismo verso gli
islamici, ed infine la promulgazione dell’enciclica Dominus Jesus, secondo cui
la sola vera religione è la loro e gli altri sono destinati all’ignavia, ha
suggellato la chiusura del dialogo nei confronti di tutti.
Anche
come peso politico internazionale il Vaticano ha fatto passi indietro: si è
cominciato a discutere dell’ammissibilità di questa superstizione all’ONU.
Il vaticano, infatti, non è presente al palazzo di vetro come stato sovrano
(Stato di Città del vaticano), ma come Santa Sede, insieme dello stato sovrano
e del cattolicesimo nel mondo, fatto che lo pone in condizione di privilegio
rispetto alle altre religioni, anche quelle con un numero maggiore di adepti. Va
da sé che, anche come stato sovrano, la Città del Vaticano non potrebbe stare
all’ONU per le continue violazioni dei diritti umani che avvengono nei suoi
confini.
E’
anche peggiorato, e di molto, il rapporto del Vaticano con i cittadini romani.
Dopo due anni di devastazioni cittadine per un sottopassino, la periferia
dimenticata, il centro in ostaggio dei preti e dei pullman, il mancato introito
economico per albergatori e commercianti (che erano stati i più entusiasti
sostenitori dell’evento), la pretesa d’oltretevere di decidere se e dove si
dovessero fare le manifestazioni in città e quali fossero i cartelloni
pubblicitari affiggibili, hanno scavato un solco profondo, e lo dimostra, tra le
altre cose, la rinata forza del movimento anticlericale in città.
Proprio
a proposito di anticlericalismo è da salutare con soddisfazione la capacità di
mobilitazione dimostrata: le manifestazioni, da noi organizzate, per il
quattrocentesimo anniversario del rogo di Giordano Bruno, hanno avuto una
partecipazione, nelle 3 giornate, di circa 30.000 persone e sono state una delle
più grandi manifestazioni anticlericali tenute a Roma nel ventesimo secolo.
Quest’iniziativa riteniamo che abbia degnamente sostituito l’annuale meeting
anticlericale.
In
un’ottica anticlericale va anche visto il rilancio del primo maggio come festa
dei lavoratori, visto che il concerto tradizionalmente tenuto da CGIL-CISL-UIL
era stato spostato a Tor Vergata per consentire la partecipazione del papa e la
relativa messa. Il tentativo di far diventare il ricordo degli
anarcosindacalisti assassinati a Chicago nella festa di San Giuseppe artigiano
è miseramente naufragato. Insieme ai sindacati autorganizzati ed alle
associazioni antirazziste abbiamo organizzato una manifestazione concerto a
Piazza Navona che ha visto la partecipazione
di 50.000 lavoratori, maggiore di quella papalina.
Il
Gay Pride (“Una macchia su un bel quadro” a detta del cardinal Sodano: lieti
di avergli rovinato la festa) ha rappresentato, per la gigantesca
partecipazione, il sussulto liberatorio di una città che non ne poteva più del
tentativo clericale di imporre la loro becera e falsa morale anche a chi non la
pensa come loro.
Altri
momenti, vissuti in maniera ugualmente intensa, sono stati la manifestazione
alla Bocca della verità per Monti e Tognetti in contemporanea alla
beatificazione del loro carnefice Pio IX ed il 20 settembre, ricordato insieme a
noi da tutti quegli anticlericali che non hanno dato credito all’ennesima
giravolta, questa volta in direzione dell’anticlericalismo, dei radicali,
preoccupati solo di intercettare il crescente dissenso popolare nei confronti
della chiesa che non trova sponde in alcun partito.
Il
giubileo è finito con la contestazione alla visita di Haider in Vaticano
avvenuta tra il fumo dei lacrimogeni: era dai tempi dei funerali di Pio IX,
quando il corteo funebre fu assaltato da cittadini romani inferociti che
volevano gettare la salma del papa nel Tevere, che non c’erano scontri di
fronte a San Pietro. Che stiano tornando i tempi del Papa-Re?
Francesco
Fricche