Pierluigi Visintin – IL SOMMO STREGONE
Edizioni La Fiaccola
Ho conosciuto Adriano Grazioli nell'agosto 1993, durante il decimo meeting Anticlericale di Fano. Eravamo andati a presentare due libri della Kappa Vu, una casa editrice di Udine, uno sull'operato di un vescovo durante il Ventennio, l'altro sulle elezioni del 1948. Magnifica atmosfera, spensierata ma anche propositiva, tanti giovani - non solo italiani -, e tante iniziative, spesso di alto livello culturale. E poi gli amici del Circolo "Napoleone Papini", Francesca, Federico, Pierino, Mimmo... Quel meeting durava otto giorni, fra presentazioni di libri, dibattiti, concerti, teatro, seminari, video, poesia, satira, mostre di disegni, conferenze, letture, filmati...
Era il primo giorno del Meeting. Nel cortile della rocca malatestiana, dopo essermi ingozzato di strangolapreti e di verdicchio assieme con Alessandra, me ne stavo sdraiato su un tavolo in attesa di smaltire la sbronza. Stavamo chiacchierando con la Joyce Lussu quando è arrivato.
Adriano è un poeta vagabondo. Da quando non ha più impegni di lavoro percorre l'Italia con un trespolo, sul quale sono disposte le sue poesie, in larga parte di soggetto anticlericale. Ex dirigente tecnico dei Telegrafi, celibe, Adriano è ormai diventato un simbolo. Ha cominciato il 7 settembre 1991, in una Reggio Emilia tirata a lucido per la visita del cardinale Ruini, fresco di nomina. E passato davanti al duomo con i suoi cartelli, che adesso sono tenuti sollevati da terra per mezzo di un tubo metallico, in modo da non rischiare di incorrere, come è successo ad Assisi, nel reato di occupazione del suolo pubblico. Non si è fermato molto con noi, giusto il tempo di bere un bicchiere d'acqua. "Qui la mia presenza non serve, ragazzi...", ci ha detto, "Vado in stazione, perché là si possono aiutare tante persone!".
Adriano Grazioli, che adesso ha 72 anni, ha aggiunto recentemente un'altra "perla" alla sua carriera. Nove anni fa, il 21 giugno, aveva esposto ad Assisi i suoi cartelli anticlericali ed era stato denunciato, processato e assolto in primo grado, ma condannato in appello a 20 giorni di arresto, poi tramutati in 600.000 lire di multa. Il suo legale, l'avvocato Mario Tedesco di Assisi, si era appellato in Cassazione, sollevando il sospetto di incostituzionalità dell'articolo 402 del Codice penale. E il 13 novembre del Duemila la Cassazione gli ha dato ragione, cancellando il reato di "vilipendio della religione dello Stato"... Ditemi se questa non è poesia...
E prosa invece, e purtroppo prosa di basso livello, quella che ci viene propinata tutti i giorni da una sedicente Sinistra in corsa forsennata verso il centro. Viviamo in tempi confusi, questo è vero, ma non si può certamente "coniugare" (detesto questo verbo tipicamente "diessino") le esigenze dello Stato con le pretese della Chiesa; la laicità, uno dei valori storici fondanti della Sinistra, con l'invadente integralismo cattolico. Bassolino che difende in anticipo il cardinale Giordano, Rutelli che si commuove di fronte a Wojtyla, Veltroni che plaude al finanziamento della scuola privata, il mondo degli affari che inneggia al giubileo e allo scempio dell'Urbe: questo è l'abbraccio immondo che soffoca una Sinistra con poche idee e ancor meno dignità. Basta accendere la radio: le rubriche fisse sono "Notizie dalle Borse" e "Notizie dal Vaticano", tutto il resto viene dopo.
Purtroppo nessuna voce "alta" si è levata nel Duemila a difendere e a rivendicare il valore della laicità. I nostri intellettuali si sono fermati davanti al pontefice... Senso di colpa? brama di servitù? rimbambimento senile? Mi viene in mente Attila di fronte a papa Leone; ma chi è oggi il barbaro che attenta alla civiltà? chi il difensore della civiltà? Per questo è nata l'idea di Il Sommo Stregone, perché fra i tanti volumi che inneggiano al colosso romano ce ne sia almeno uno che esprime una qualche forma di dissenso di fronte all'uso spregiudicato e commerciale che la gerarchia ecclesiastica fa della religione.