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ABORTIRE
E’ UN DRAMMA Questo
dato di fatto, di cui tutte le donne sono consapevoli, può essere manipolato
e condurre ad un assunto morale e ad una conclusione legislativa che ne
impedisca la pratica. Eppure
l’aborto è stato ed è un atto liberatorio per le donne perché le sottrae
al ruolo di genitrici-incubatrici di fronte a gravidanze indesiderate. La sua
legalizzazione é oggi messa in discussione dalla chiesa cattolica e dal
governo. Nello stesso tempo tale possibilità non viene utilizzata da un
numero considerevole di donne; ancora oggi sono circa 35.000 gli aborti
clandestini praticati in Italia (secondo stime dell’Istituto Superiore di
Sanità, riferiti all’anno 2000). Fra le extracomunitarie, soprattutto
quelle costrette alla prostituzione e a subire rapporti “non protetti”, è
diffuso un cocktail che produce forti emorragie; nel Sud d’Italia è ancora
in uso la sonda che può provocare la perforazione dell’utero. Le minorenni
poi che vogliono sfuggire al beneplacito dei genitori, sono costrette a
ricorrere alle “mammane” o, per chi ne ha la possibilità, a finanziare i
“cucchiai d’oro”. La legge
attualmente in vigore (194/78), legge per la tutela della maternità e per
l’interruzione volontaria di gravidanza, si è caratterizzata fin
dall’inizio come lo squallido compromesso fra una parte del movimento delle
donne e la gerarchia cattolica con il benestare dell’accordo DC-PCI. Tale
compromesso, che di fronte agli attacchi reazionari che oggi si esprimono
contro l’autodeterminazione delle donne, potrebbe sembrare una conquista fu,
nel momento della sua istituzionalizzazione, l’atto con il quale si volle
spaccare il movimento di lotta delle donne. Chi ha vissuto in prima persona
quell’esperienza sa quanto, in certi momenti, questo movimento sia stato
vasto, radicato e consapevole della propria forza. Quando le donne si uniscono
possono esprimere una enorme carica rivoluzionaria. E’
stata questa minaccia a far si che le forze reazionarie e la chiesa cattolica
chiamassero al compromesso la parte più istituzionalizzata di questo
movimento. Oggi
questo compromesso viene denunciato dalle stesse forze reazionarie e dalla
stessa chiesa cattolica che lo avevano invocato per fermare il movimento
femminista. Non si
tratta qui di difendere la 194 che peraltro, come ricordato, non tutela la
libertà e la dignità di decine di migliaia di donne, ma di far ripartire
lotte che riescano a riaffermare la volontà di riappropriazione della propria
vita. La
questione dell’aborto pone comunque forti dubbi a tutte le donne; la scelta
non viene mai fatta a cuor leggero, non vi è mai nulla di gratuito. Questa
difficoltà porta molte di noi ad una sorta di reticenza nell’affrontare le
battaglie culturali, sociali e politiche che sono implicite
nell’affermazione che, comunque, dove essere la donna libera di decidere. Per
contrastare questa libertà la chiesa usa tutte le strategie: attacca
direttamente quelle che abortiscono, si inventa la natura giuridica
dell’embrione, sostiene i movimenti per la vita che agiscono sulle strutture
legali come i consultori e gli ospedali, sabotandone e stravolgendone le
finalità per le quali erano state istituite. Partendo
dall’affermazione che “...se la vita inizia con il concepimento,
l’aborto non può essere che un terribile omicidio” le gerarchie
ecclesiastiche danno le direttive alle associazioni dei credenti per la
campagna di odio nei confronti donne. Paradossalmente
quella sperimentazione che non accetta limiti etici al suo “sviluppo” si
dimostra un’alleata della chiesa riproponendo il corpo della donna come mero
contenitore e dando “personalità” alle cellule embrionali. A mio
parere la chiesa non intende in realtà impedire l’aborto, che rimarrebbe in
ogni caso una pratica determinata dall’indesiderabilità di certe
gravidanze. Il suo vero obiettivo è quello di riportare nell’illegalità
coloro che abortiscono, per esercitare un maggior potere su di loro, fino a
giungere a quello che è sempre stato e che è tuttora il caposaldo della
dottrina cattolica: il controllo della sessualità di tutte e di tutti. Tiziana
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