Dalla procreazione assistita alla clonazione…

 

Nel tentare un approccio critico all’attuale dibattito sulla bioetica non solo mi sono sentita sommersa da una quantità di argomentazioni concatenate, ma anche dalle implicazioni normative e giuridiche che ne derivano,  perché un sistema sociale ed economico tutt’altro che semplice e basato su principi di sfruttamento, inevitabilmente genera complessità e brutalità.

Al di là delle soluzione prospettate assistiamo a giustificazioni morali, se non addirittura metafisiche; se le religioni appagano un bisogno di immortalità, ora la scienza s’impone con lo stesso delirio d’onnipotenza.

La “comunità scientifica” ci viene presentata come un’entità al di sopra delle parti che lavora in maniera univoca per il bene dell’umanità…ma ci dovremmo forse dimenticare delle scoperte scientifiche che applicate all’industria bellica hanno generato solo morte e sofferenza? Ci dovremmo scordare delle malattie nate nel 20° secolo a causa del progresso industriale e farmacologico? Non dovremmo far caso al fatto che la maggior parte delle nuove tecniche sfruttano il corpo delle donne proprio perché per natura può generare altre vite?

Le pratiche della fecondazione assistita (ma anche quelle della clonazione terapeutica), che dopo anni di sperimentazioni hanno un successo solo nel 15-20% dei casi, presuppongono un trattamento farmacologico e ormonale pesantissimo.

Il desiderio procreativo – che è spesso indotto da una mentalità per la quale la donna è incompleta se non è madre – è manipolato in maniera tale da indurre a processi speculativi che portano ad analogie tra ricchezza biologica e arricchimento economico; i fautori di uno scientismo esasperato spesso tacciono sui rischi fisici, psichici, relazionali ed economici di tali sperimentazioni. Inoltre, se alcuni dati statistici sul trattamento pre-fecondazione sono noti, non vi è traccia del dopo, cioè sulle conseguenze negli anni di tali trattamenti…c’è chi parla di predisposizione ai tumori, ma non vi sono studi approfonditi, come sono approssimativi i dati sulle cause sociali ed ambientali della sterilità e questo proprio perché non le viene riconosciuta una dimensione sociale.

Ovviamente la decisione di sottoporsi ad un trattamento di qualsiasi tipo rientra nella sfera delle  libertà di scelta personale, ma qui entra invece il gioco dei divieti.

Il dibattito dell’etica in campo medico porta ad accettare l’obiezione di coscienza, come sancito dalla 194 in Italia che in realtà sancisce un esercizio di potere del medico sulla donna che invece deve essere l’unica a poter decidere se ricorrere o meno all’interruzione di gravidanza. Vietare per legge significa incrementare un mercato clandestino o trovare soluzioni fuori dai confini del proprio paese e questo non vale solo per l’aborto, ma anche per la fecondazione artificiale ecc.

Nella maggior parte delle legislazioni attuali le pratiche di procreazione assistita sono vietate alle coppie non regolarmente sposate, a quelle omosessuali e alle donne sole, questo perché continua a riproporsi il mito della famiglia tradizionale al di fuori della quale è “scientificamente provato” che un bambino subirà traumi psichici a causa di una non chiara identità delle figure genitoriali e di un’educazione che di conseguenza non può essere lo specchio di “valori positivi” (questo è uno degli argomenti forti di psicologi cattolici che creando allarmismo non rischiano però di essere etichettati come anti-progressisti: da genitori artificiali e da famiglie artificiali si formerà una società artificiale ; ciò che poi mi preoccupa è che lo stesso tipo di approccio lo si ritrova nella relazione introduttiva al progetto di legge sulla procreazione assistita, attualmente dibattuta in parlamento, nel quale vi è poi un esplicito richiamo ai principi dettati dalla  Congregazione per le dottrina della fede!). 

L’appello alla sacralità della vita e al riconoscimento giuridico dell’embrione porta alle crociate contro l’aborto e le unioni prive di benedizione religiosa: si  demonizza  ogni comportamento non voluto da dio, la spiegazione è un atto di fede, visto che da un punto di vista razionale queste tesi morali vacillano!

Il Vaticano è contrario (condizionando così l’iter legislativo non solo in Italia) all’aborto anche terapeutico, all’eutanasia, all’inseminazione artificiale, alla contraccezione e alle tecniche di sterilizzazione, ma ammette la clonazione animale e terapeutica, gli OGM, la predazione d’organi, la vivisezione e gli eterotrapianti; è sufficiente una giustificazione morale e si passa dalla condanna all’ammissibilità, quando ad agire sono i poteri statali e gli interessi economici e non i singoli individui che in quanto tali devono essere assoggettati ai divieti.

Nell’evangelium vitae di G.P.2° si legge: ”il cuore di ogni problema è l’eclissi del senso di dio. La sessualità in un’ottica di materialismo pratico viene sganciata da ogni responsabilità procreativa…la chiesa diventa così guida per tutti, anche per i non credenti”. In questo modo la chiesa esercita quel tentativo arrogante di essere “fuoco del mondo” cioè portatrice di verità assoluta (con l’aggiunta ipocrita di equiparare verità a libertà), ma la stessa volontà di dominio la ritroviamo in una tecnica scientifica che inizialmente tentava di imitare i processi naturali e ora li modifica sostanzialmente.

In un libro della diocesi milanese “le nuove frontiere della bioetica” è scritto che “il compito della bioetica è “un’ermeneutica del sospetto” nei confronti di una nuova tecnologia: l’onere della prova spetta a chi la propone”. Questo significherebbe stabilire a priori se il fine è buono o cattivo? E la responsabilità cadrebbe sugli scienziati o su chi li finanzia?

In un tranello simile cade anche parte della bioetica laica quando afferma che la scienza deve essere libera di fare il suo percorso, le discriminanti nasceranno sull’utilizzo di tali strumenti.

Tutto ciò è riduttivo perché non esiste una scienza neutra, ma stanziamenti mirati ad obiettivi  precisi finanziati da privati, ma anche da governi e non a caso la ricerca è accompagnata da scandali sui brevetti e sull’inquinamento dei dati.

Le tecniche della clonazione se da un lato hanno l’obiettivo di curare malattie genetiche utilizzando cellule staminali, dall’altro aprono la strada alla riproduzione di pezzi del nostro corpo o  di copie complete del corpo di una persona e l’ideologia che ne sta a monte è quella della razza pura di hitleriana memoria.

La corsa alla brevettibilità delle linee cellulari e delle cellule staminali è giustificata da ciò che promettono queste ricerche, cioè la rigenerazione delle cellule…il mito dell’eterna giovinezza!

Medicina predittiva, trapiantistica e rigenerativa sono al servizio delle persone ricche dei paesi ricchi e come si riforniscono i ricchi se non dai poveri? Chi fornisce organi? Chi presta uteri? Per clonare serve un ovocita enucleato cioè un ovocita a cui è stato tolto il nucleo per inserirvi quello di un altro soggetto; chi fornisce i contenitori? chi sono i contenitori?  Se l’embrione diventa soggetto giuridico, la donna diventa solo un contenitore e in questo conflitto di soggetti giuridici vincerà la biologia assunta a dogma?

In un ambito di analisi e critica rispetto a dogmi vecchi e nuovi penso che ci troviamo di fronte dei mostri che non considerano affatto la tutela della salute e la libertà di scelta e di pensiero, ma che impongono valori totalizzanti in nome del profitto e del deliri d’onnipotenza.

Inoltre ogni innovazione cambia la nostra vita anche in termini di relazioni tra individui, di tempo trascorso utilizzando strumenti tecnologici, di qualità del cibo ecc.; ciò significa che comunque veniamo trasformati (la logica del mercato è che o ti adegui o muori), le sofisticazioni genetiche e tecnologiche daranno origine a sofisticazioni culturali.

Ciò che mi auguro è che tramite la consapevolezza e la conoscenza di tutte le trasformazioni a cui andremo incontro potremo pensare e decidere dove e come aprire spiragli di libertà.

                                                                          Chiara Gazzola

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